sabato, giugno 29, 2019

Vellore, Tamil Nadu



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

L'India sta vivendo un periodo di estrema siccità, causata dalla diminuzione delle piogge, l'aumento delle temperature e un sistema idrico antiquato e assolutamente inefficace.

Nel distretto di Vellore, in Tamil Nadu, il lavoro di 20.000 donne ha rivitalizzato il fiume Naganadhi che, in secca da oltre 15 anni, aveva reso la zona inospitale, i campi impossibili da coltivare, costringendo all'emigrazione un grande numero dei suoi abitanti.

Le donne, aiutate spesso dai loro bambini hanno costruito, manualmente 3.500 fosse di raccolta delle acque e con le pietre, argini e sbarramenti per il fiume per impedire lo spreco e la dispersione della poca acqua.
Questo permette di conservare 1000 litri di acqua a persona durante la stagione dei monsoni

https://www.youtube.com/watch?v=JOsSDOB9hnk

venerdì, giugno 28, 2019

Giugno 2019. Il meglio



A quasi la metà del 2019 tanti buoni titoli già in cassaforte: Specials, Dream Syndicate, The Beat, Joe Jackson, Bob Mould, Paul Weller, la compilation 3X4, Limboos, Fontaines DC, Kate Tempest, Durand Jones and the Indications, Soul Motivators, Sleaford Mods, Suzi Quatro, Juliana Hatfield, Tanika Charles, Mavis Staples, Hugo Race Fatalists, The Raconteurs.
In Italia Winstons, Daniele Silvestri, Massimo Volume, Piaggio Soul Combination, Giuda, Oscar, Vinicio Capossela, Giulio Casale, I Rudi, London Underground, Ifriqiiyya Electrique, Oscar, Doubling Riders.


THE RACONTEURS - Help us stranger
La migliore incarnazione di JACK WHITE dopo i White Stripes.
Il nuovo album spazia impunito tra mille influenze rock/blues, dai Led Zeppelin, al blues, all'alt rock, ai Beatles di "Abbey Road". E poi ancora hard rock, ritmi e melodie strambe.
Il tutto con un estro POP di estremo gusto, grande creatività, le riconosciute innate capacità di coinvolgere l'ascoltatore. Album fighissimo.

HUGO RACE FATALISTS - Taken by the dream
L'ex Bad Seeds (e mille altre cose) continua a produrre eccellenti dischi che spesso passano colpevolmente sotto silenzio. Il nuovo lavoro ne conferma le qualità compositive e l'amore per le avvolgenti e suadenti atmosfere noir a cui ci ha da sempre abituati, tra umori (inevitabilmente) cari a Nick Cave, a Mark Lanegan, Calexico, in una sorta di moderna versione di un Johnny Cash contaminato.

KATE TEMPEST - The Book of Traps and Lessons
Rigoroso, monolitico, glaciale, claustrofobico, solenne, ostile, il terzo album dell'artista inglese si muove tra spoken word, suoni elettronici, basi trip hop, non lontano dall'attitudine dell'ultimo Gil Scott Heron o degli Sleaford Mods. Kate racconta il livido declino dell'Inghilterra della Brexit, dei rapporti tra le persone nel disfacimento civico e sociale.
Spiazzante, devastante.

NOEL GALLAGHER'S HIGH FLYING BIRDS - Black Star dancing
Nuovo ep per Noel con la sorprendente svolta disco dance della title track (ripresa poi in due ulteriori remix), riuscitissimo e ipnotico viaggio tra Chic e il Bowie dance a cui si aggiungono il latineggiante e spedito soul pop "Rattling rose" e lo stupendo affresco folk di "Sail on".
Grande disc(hetto).

FLEVANS - Part Time Millionaire
Quarto album per il musicista, produttore, DJ inglese, con l'aiuto di u po' di amici, da Laura Vane, Izo FitzRoy, Elliott Cole (già con i Lack Of Afro) e altri. Soul, funk, jazzfunk, disco, varia black music, proposta in una chiava moderna, attuale, fresca, senza troppi retaggi vintage. Supercool.

SCONE CASH PLAYERS - As The Screw Turns
Ottimo album di torrido funk soul, duro e gracchiante, con l'Hammond di Adam Scone in grande spolvero e una serie di voci ad arricchire il tutto. Groooooovy!!!!

BLACK PUMAS - Black Pumas
Altro notevole disco di vintage soul, dalle parti di Al Green, con tanto groove e brani mid tempo avvolgenti e dalle tonalità jazzy.

PETER PERRETT - Humanworld
L'ex leader degli Only Ones, dopo una vita complicata, tra eccessi e droghe pesantissime, risorge faticosamente dal baratro e infila il secondo album solista della carriera dopo il primo di due anni fa.
Aspro, decadente, tra Lou Reed e Johnny Thunders, dolorose ballate punk, una romantica malinconia.
Intenso e pericoloso.

MOSAMBIQUE - Big city moves
L'evoluzione dell'Uomo, anche artistica, è passata, passa e sempre passerà per la CONTAMINAZIONE. E chi dice che per trovare novità nella musica bisogna cercare nel rap e affini, consiglierei invece di guardare più a fondo, ad esempio nella nuova scena jazz che sta proponendo cose di altissima qualità, mischiando jazz, afro, elettronica, black music, fusion, funk e un'energia modernissima e avant. Come con i norvegesi Mosambique, autori di un album eccelso, NUOVO, super cool. DIG THE NEW BREED!

PERRY FARRELL - Kind Heaven
L'ex voce degli immaginifici Jane's Addiction (e Porno for Pyros) torna con un buon album in cui, attorniato da un nutrito stuolo di ospiti, sfodera grinta, freschezza, brani solidi e duri, escursioni funk, influenze varie.
Sempre un piacere ascoltare la sua voce.

WEYNES BLOOD - Titanic rising
Un dream pop di stampo psichedelico (giusto un pizzico), un po' di Julie Driscoll, quei Beatles psych vaudeville del 1967, i primi anni 70 (magari nei dischi di George Harrison).
Si sogna volando, si vola sognando.

OSCAR - Sentimenti travolgenti
Il legame di OSCAR con gli STATUTO è talmente stretto e longevo che sorprende non poco vederlo in chiave solista.
Una nuova veste che non recide artisticamente i legami con il marchio storico ma che viaggia in una direzione comunque diversa.
Negli otto brani ci sono echi di Style Council, Oasis, tanto pop soul, tre riprese di brani degli Statuto ("Ti amo", "Invisibile", "Neanche lei") ed un'eleganza cantautorale.
Risaltano l'eccellenza dei suoni, la potenza e la ricercatezza degli arrangiamenti (con una scintillante sezione fiati) e un'esecuzione impeccabile.

LINK QUARTET - Secret Sessions
Il mitico Link Quartet festeggia il suo venticinquesimo compleanno registrando dal vivo in studio i suoi brani migliori durante un evento di tre giorni aperto al pubblico, nello studio di registrazione di Tanzan Music. Il classico Hammond Beat sound pervade i 10 brani scelti con il classico groove a metà tra Meters, Brian Auger, Booker T., impreziosito in alcuni brani dalla voce "nera" di Silvia Molinari.
La resa live è perfetta e l'album del consueto alto spessore qualitativo.

DOUBLING RIDERS - The world of Doubling Riders
Un progetto nato e sviluppatosi negli anni 80 intorno alla creatività senza limiti di Pierlui Andreoni e Francesco Paladino, a cui si aggiunse poi Riccardo SInigaglia.
Ma costantemente circorndati da collaboratori di ogni tipo e di ogni provenienza geografica ("inventaron" le collaborazioni a distanza secoli prima dell'arrivo di internet). La loro musica accoglieva ambient, new wave, etnica, minimale, classica, sperimentale, medioevale. Pura avanguardia. Nell'elegante cofanetto di sei CD c'è tutta loro produzione ufficiale più un album di inediti e rarità. Un'occasione unica per conoscere una realtà inimitabile e inimitata.

DAMIANALS - Stanzy
Il supergruppo mantovano approda all'esordio sulla lunga distanza con nove brani semplici, diretti, minimali, scarni, la cui ispirazione arriva direttamente dal primo punk rock. A cui aggiungono un gusto power pop, melodie 60's e una maturità compositiva di primo livello. L'album scorre veloce, fresco, pulsante, potente. Perfetto.

FANGO - Fango
Fulminante esordio per la band marchigiana. Sette brani di poco più di 2 minuti, tirati, dove punk e blues si fondono, accavallano, scontrano, in una torrida miscela, sporca, gracchiante e arrembante. Giustamente si considerano tra George Thorogood e Motorhead.

THE COYS - Let me know about it - The original tapes
Tra le prime mod band italiane, gli emiliani Coys mettono su vinile le tapes degli esordi, caratterizzate dal tipico mod sound di gusto '79, grintoso e rude ma con una vena 60's made in Kinks che rende il tutto avvolgente e di sapore power pop.
"A move" rimane un classico del mod sound di sempre.

THE MADS - Turn me up / Strange town
Dopo 40 anni il quartetto milanese continua a dimostrare una freschezza unica.
Il nuovo singolo esalta per potenza ed esecuzione impeccabile, inclusa una versione perfetta di "Strange town" dei Jam.

RAF - Want you to know / Get what you get
Da Portland, Oregon, un nuovo travolgente singolo per il quartertto mod.
Due brani anfetaminici, potentissimi, una voce che riporta a tratti al timbro di Feargal Sharkey degli Undertones.
79 sound fulminante ed esplosivo.

ASCOLTATO ANCHE:
AMYL and the SNIFFERS (dalla Nuova Zelanda un buon pop punk grintoso), KEB MO (ottimo soul blues, come sempre), BLACK KEYS (moscio e di plastica)

LETTO

ROSSELLA CATANESE - Futurist Cinema: Studies on Italian Avant-garde Film
Libro recentemente curato da Rossella Catanese, pubblicato da Amsterdam Press, ricerca scientifica (in inglese) che diffonde la conoscenza ad un pubblico internazionale delle relazioni tra avanguardia e Futurismo nell'ambito della cinematografia.
Un testo molto approfondito, curato e tecnico, ricco di dettagli accuratissimi su un periodo di incredibile creatività, in questo caso incentrato sulla allora nascente cinematografia, dapprima vista scetticamente, poi abbracciata dai Futuristi come elemento espressivo di primaria importanza.
"Il cinema è lui stesso Futurista"
Si parla di "Vita futurista" (1916) il film dei futuristi purtroppo andato perduto, di "Velocità", sceneggiatura cinematografica di Marinetti fino a "Thais" di Anton Giulio Bragaglia.
Interessantissimo e unico.

ALESSIO LEGA - La nave dei folli
Un testo essenziale per ricostruire e consegnare alla storia e al giusto merito, la vita e l'opera di uno dei cantautori più significativi della musica popolare italiana, IVAN DELLA MEA.
Un'infanzia e un'adolescenza terribili, una vita vagabonda e sempre precaria, anche e soprattutto a causa di scelte estreme, mai scese a patto con alcun compromesso.
Utopie politiche, ideali rivoluzionari, militanza quotidiana, la nascita di una scena etno musicale con a fianco Giovanna Marini, Giovanna Daffini, il ruolo giudicato ambiguo (e molto criticato) di Dario Fo.
Canzoni di lotta, parole dure, esplicite ("Ballata per l'Ardizzone"), dolenti ("El me gatt"), rabbiose.
Un libro che non è solo normale biografia ma la storia di un'epoca.

STEFANO SPAZZI - Diamond on my side. I Via Verdi
Una storia speciale ma paradossalmente come tante.
I VIA VERDI trovano un incredibile successo (con il brano "Diamond"), il contratto con Cecchetto e WEA, sbancano le classifiche, anni frenetici da una trasmissione all'altra, le copertine delle riviste etc.
E la caduta rovinosa tra imposizioni contrattuali, defezioni, scioglimento.
Una storia speciale...come tante.
Spazzi ne racconta i dettagli, affiancato da uno dei componenti storici.

ANTONIO PELLEGRINI - Italian Rhapsody
Antonio Pellegrini aveva già dedicato un volume con le stesse caratteristiche agli Who
(https://tonyface.blogspot.com/2016/12/the-who-e-roger-daltrey-in-italia-di.html).
Replica ora con i QUEEN di cui descrive con minuzia di particolari le apparizioni, le recensioni, concerti etc, in Italia, incluse testimonianze di spettatori e fan.
Un lavoro filologico e preciso per estimatori di Freddie and co.

MAURO CODELUPPI - La pantera di New York
Mauro Codeluppi è il mitico cantante dei Raw Power che in tre brevi racconti ci porta al cospetto di veloci "avventure" new yorkesi, al cospetto di Phil Anselmo dei Pantera, del CBGB's e dintorni.
Stampa Inchiostro Sprecato, nel classico mini formato.

CLAUDIO SOTTOCORNOLA - Coffee break
Un mini book veloce ma estremamente intenso e di spessore, un piccolo trattato filosofico sulla necessità di confrontarsi con la lettura e con il libro, oasi in cui si concentrano cultura, informazione, emozioni, riflessioni.
Il paradosso è però nell'introduzione che cita Ermanno Olmi che fa dire al personaggio interpretato da Raz Degan nel suo "Centochiodi":
“Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”

VISTO

HUGO RACE live a Reggio Emilia 7 giugno 2019v Carisma, aura, attrattiva.
C'è chi non ce le ha e chi invece si, magari acquisite con il tempo, fatica, sforzi.
HUGO RACE ce le ha.
In concerto avvolge e incanta con un blues ipnotico pieno di suadenti ombre.
Per fare le ombre ci vuole una luce che splende.
Il concerto di ieri sera a Reggio Emilia splendeva di luce.
HUGO RACE di carisma, aura, attrattiva.
E poi è un uomo affascinante, cordiale, simpatico e disponibile.

MASSIMO VOLUME in concerto al NoSilenz - Cigole (BS) 13/06/2019
Dopo oltre 40 anni di ascolto massivo, costante, quotidiano di musica di ogni tipo, quello che personalmente cerco è l'originalità, la distinzione, la riconoscibilità.
Pochi gruppi in Italia sono immediatamente identificabili come i MASSIMO VOLUME.
L'ipnosi dai ritmi spezzati di Vittoria Burattini, i testi sempre devastanti di Emidio Clementi, le chitarre ora soniche, ora abrasive, ora voluttuosamente psichedeliche di Egle Sommacal e Sara Ardizzoni, compongono un affresco alla modernità.
Il sound dei Massimo Volume è quanto di più "moderno" e attuale che ci sia, perfetta rappresentazione di una realtà sociale ed emotiva che stiamo vivendo.
Grande, unica, band.

Pensatevi liberi - Mambo Bologna
The Clash: white riot, black riot - Ono arte di Bologna

C'è stato un momento in cui BOLOGNA è stata la capitale del nuovo rock, ben prima di Firenze.
Da lì arrivavano Skiantos, Gaznevada, Confusional QUartet e esplodeva un nuovo modo di concepire la musica, mutuata espressamente dall'attitudine punk.
Tutto ciò confluì il 2 aprile del 1979 nel “Bologna Rock 1979“, il festival organizzato da Harpo’s Bazar al Palazzo dello sport (ora PalaDozza).
Di quei giorni, di quell'attimo, che fuggì veloce e si dissolse in mille rivoli, il Museo d'Arte Moderna MAMBO di Bologna ha raccolto testimonianze, oggetti, dischi, strumenti, fotografie, comunicati, rassegne stampa, amplificatori, mixer e sintetizzatori, ma anche opere come un ritratto di Freak Antoni realizzato da Piero Manai, disegni e collage originali di TRAUMFABRIK (Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Giampietro Huber, Giorgio Lavagna), il dipinto Tuxedomoon di Giampietro Huber, tavole originali di Giorgio Carpinteri tratte da Mumble Rumble e di Nicola Corona da Rinascimento Urbano.
INTERESSANTISSIMO.
Pensatevi Liberi. Bologna Rock 1979
Dal 17 maggio al 29 settembre 2019
Bologna, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14

Dal 12 giugno al 15 settembre, la ONO arte di Bologna presenta la mostra The Clash: white riot, black riot che ci propone alcune significative foto dei Clash attraverso le immagini di Adrian Boot, fotografo che con loro ha stretto un duraturo sodalizio artistico.
Per gli appassionati emozionante e imperdibile, pur nella sua brevità ed essenzialità.

The Clash: white riot, black riot
Ono arte di Bologna
dal 12 giugno al 15 settembre
Ingresso libero

SONICS - Boom di Jordan Albertsen
Un documentario intenso, spesso commovente, costato al regista JORDAN ALBERTSEN 10 anni di duro lavoro, sulla storia di una delle band più importanti per il garage punk, i SONICS.
I membri della band ne parlano apertamente, con ironia, talvolta con tristezza e nostalgia.
In mezzo testimonianze preziose di fan, tra gli altri, come Mark Arm dei Mudhoney, Mike McCready dei Pearl Jam, Bruce Brand dei Milkshakes, Nancy Wilson delle Heart, il produttore Jack Endino, i boss della Dirty Water Records.
Si arriva alla reunion che li coglie stupiti e ignari della considerazione che avevano maturato nel corso degli anni e il successivo lento declino con vari membri originari costretti al ritiro per ragioni di salute e Buck Ormsby degli amici/rivali Wailers che li guarda un'ultima volta (morirà poco dopo) suonare nel 2015.
Un documento prezioso, fatto con il cuore e l'anima.

ARRIVEDERCI SAIGON di Wilma Labate
FAVOLOSO documentario/documento di una vicenda pressochè sconosciuta ma dai contorni incredibili.
Ovvero di quando LE STARS, gruppo beat livornese, fu spedito in VIETNAM nel 1968 a suonare per le truppe americane in guerra.
Le ragazze, giovanissime, quasi tutte minorenni, credevano in realtà di intraprendere un tour in Estremo Oriente, dove il Vietnam sarebbe stata una veloce tappa.
Rimasero là tre mesi, condividendo gli orrori della guerra (vedevano passare bare e cadaveri, subirono bombardamenti) e le profonde contraddizioni della società americana, razzista e segregazionista (non suonarono, ad esempio, quasi mai per gli ufficiali che disdegnavano il loro repertorio di musica Black).
Tornate in Italia, dopo un'avventura estrema, pericolosa, indicibile, subirono la censura e l'ostracismo di chi le accusò (nella Toscana rossissima del tempo) di aver fiancheggiato l'imperialismo sanguinario americano.
Un finale amaro e crudele per chi era letteralmente sopravvissuto a qualcosa di immensamente più grande di loro (una della band si ammalò gravemente in Vietnam rischiando la vita), ragazzine vittime di un raggiro.
La band si sciolse e della vicenda non parlarono più per 50 anni.
La regista Wilma Labate svolge un lavoro di pura eccellenza, dando voce alle protagoniste e inserendo rare ed efficaci immagini d'epoca, ricostruendo alla perfezione il clima plumbeo dell'epoca, anticamera alla turbolenta stagione dei 70.
Crudo, minimale, commovente, politico, ECCELLENTE.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".
Sul sito di RadioCoop ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

IN CANTIERE

Venerdì 19 luglio: Cortemaggiore (PC) "Fillmore Summer Festival"
Morgan + Lilith and the Sinnersaints e altri.
Modero l'incontro con Franco Mussida ex PFM per il suo libro "Il pianeta della musica".

Raccomando i concerti italiani di luglio di Liam Gallagher, Franz Ferdinand, Kamasi Washington, The Good, The Bad and the Queen.

NOT MOVING LTD in tour.

giovedì 1 agosto: San Salvi (FI) “Estate fiorentina”
sabato 7 settembre: Zero Branco (TV) “Altro Quando”
sabato 12 ottobre: Pisa “Caracol”
Venerdì 8 novembre: Milano “Cox 18”
sabato 9 novembre: La Spezia “Skaletta”
Da confermare: Roma, Cosenza, Catanzaro, Pordenone, Piacenza, Torino, Bologna, Napoli, Varese, Alessandria.

giovedì, giugno 27, 2019

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

LLOYD COLE AND THE COMMOTIONS - Rattlesnakes
Uno degli esordi più fulminanti degli 80's, uscito nell'autunno del 1984.
Un elegante, raffinato, super cool guitar pop rock, che attinge da country, soul, Dylan, con quella voce dinoccolata tra Bryan Ferry e Lou Reed.
Brani che rasentano la perfezione compositiva ("Perfect skin" su tutti).
Rimane ancora un album di altissima levatura, un vero e proprio classico.

EVERYTHING BUT THE GIRL - Love not money
Un album che, come spesso accade, subì il successo dello stupendo esordio di "Eden". Ma ben Watt e Tracey Thorn dimostrarono subito di sapere guardare avanti, mantenendo le radici in un soft sound avvolgente e fluttuante ma che acquisiva nuove influenze, dal jingle jamgle, al cool jazz, Bacharach, un raffinatissimo pop, elementi rock.
Senza dimenticare che le tematiche dei testi sono all'insegna di argomenti particolarmente difficili e scomodi, dal sessismo, ai problemi sociali dell'Inghilterra del 1985, al terrorismo nord irlandese.
Un lavoro ancora freschissimo, intenso, di enorme spessore.

BADFINGER - Wish you were here
L'ultimo album della line up originale, di una delle band più interessanti dei 70's ma che non riuscì mai a decollare definitivamente (nonostante le spalle coperte da Apple e Beatles).
Un vero gioiello power pop, in cui si innestano elementi Beatlesiani, pop prog, un rock cristallino, elaborato ma allo stesso tempo più che fruibile.
"Just a chance" brano super!

AL JARREAU - Sings Bill Withers
Un sentito omaggio al grande Bill Withers da una delle grandi voci black degli 80's. Uscito nel 1987 riprende otto gioielli magnificamente arrangiati da "Use me" a "Ain't no sunshine" fino a "Grandma' hands". Un gioiello.

mercoledì, giugno 26, 2019

Arrivederci Saigon di Wilma Labate



FAVOLOSO documentario/documento di una vicenda pressochè sconosciuta ma dai contorni incredibili.

Ovvero di quando LE STARS, gruppo beat livornese, fu spedito in VIETNAM nel 1968 a suonare per le truppe americane in guerra.
Le ragazze, giovanissime, quasi tutte minorenni, credevano in realtà di intraprendere un tour in Estremo Oriente, dove il Vietnam sarebbe stata una veloce tappa.

Rimasero là tre mesi, condividendo gli orrori della guerra (vedevano passare bare e cadaveri, subirono bombardamenti) e le profonde contraddizioni della società americana, razzista e segregazionista (non suonarono, ad esempio, quasi mai per gli ufficiali che disdegnavano il loro repertorio di musica Black).

Tornate in Italia, dopo un'avventura estrema, pericolosa, indicibile, subirono la censura e l'ostracismo di chi le accusò (nella Toscana rossissima del tempo) di aver fiancheggiato l'imperialismo sanguinario americano.
Un finale amaro e crudele per chi era letteralmente sopravvissuto a qualcosa di immensamente più grande di loro (una della band si ammalò gravemente in Vietnam rischiando la vita), ragazzine vittime di un raggiro.
La band si sciolse e della vicenda non parlarono più per 50 anni.

La regista Wilma Labate svolge un lavoro di pura eccellenza, dando voce alle protagoniste e inserendo rare ed efficaci immagini d'epoca, ricostruendo alla perfezione il clima plumbeo dell'epoca, anticamera alla turbolenta stagione dei 70.
Crudo, minimale, commovente, politico, ECCELLENTE.

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=Ruz8octOHP0

martedì, giugno 25, 2019

Gabrielle Drake



Iconico personaggio, assurta a celebrità grazie alla partecipazione alle serie UFO e anche per essere sorella del grandissimo NICK DRAKE, cantautore prematuramente scomparso nei primi 70 e su cui ha scritto un controverso libro recentemente.

La sua carriera è vissuta tra alti e bassi ma con notevole intensità, tra cinema, Tv e teatro fino ai giorni nostri.
Tra apparizioni nuda in film di non eccelso valore artistico e parti teatrali di un certo spessore.

lunedì, giugno 24, 2019

Intervista a Ezio Bosso



Riporto la versione integrale dell'intervista apparsa ieri sul quotidiano "LIBERTA'"

Ezio Bosso è un fine intellettuale, persona lucida, diretta, concreta, uno di quei personaggi di cui ha bisogno il Belpaese, martoriato dalla volgarità, dalla superficialità, dal degrado morale, etico, civile.
Una persona che insieme a pochi altri riesce a indicare una via, quel raggio di luce in fondo al retorico, ma quanto mai reale al giorno d'oggi, tunnel oscuro.
Lo ha fatto anche recentemente con una trasmissione coraggiosa e allo stesso tempo spettacolare come “Che storia è la musica”.

Quando accetta di buon grado, pure con entusiasmo, di farsi intervistare e mi dice che si fermerà a Piacenza, investendomi di parole di stima, mi agito e pure molto.
La mia proverbiale attitudine glaciale e distaccata si scioglie in un attimo.
Il Maestro, una delle persone che più ammiro in assoluto, viene da me per riservarmi il privilegio di un'intervista.
E dove lo porto?
Lui sta per partire per Roma a ritirare la cittadinanza onoraria della capitale, approvata all'unanimità dall'Assemblea, per dire.

Conoscendolo un po' opto per la “toppia” (pergolato) della Cooperativa di S.Antonio e tra un tavolo di accaniti giocatori di briscola, uno in cui un anziano scorre lentamente con il dito la pagina dei morti della “Libertà” e uno da cui si levano animate discussioni di calcio mercato, mentre tutto intorno scorre caotica la via Emilia, incominciamo a parlare.
A ruota libera.
Ezio pervade tutto di un'aura di positività, di determinazione, continuando a vivere in modo chiaro e pulito nelle difficoltà circostanti (non a caso il motto filosofico della cultura mod, da cui lui è partito e che rivendica fin dalla prima domanda).

Il tuo esordio è stato da giovanissimo, suonando il basso con gli Statuto e frequentando il giro mod torinese.
L'esperienza con gli Statuto è stata brevissima perchè mi hanno cacciato subito per eccesso di note.
La mia musica è sempre stata la classica ma ero affiancato da musicisti come Davide Rossi (che ha suonato successivamente anche nei Coldplay) e da Oscar Giammarinaro che ai tempi faceva il Conservatorio.
Non ho comunque mai smesso di seguire quella scena, continuo ad ascoltare quella musica, gli Who, i Jam.
Quell'esperienza continua. Per migliorare se stessi e la società anche attraverso la leggerezza, per renderla meno volgare e vivendo non attraverso i propri averi ma per il gusto e la cultura. Se sono l'uomo che sono è anche perchè ho avuto a che fare con i mods. Mi sento ancora un mod.

Quanto è attuale la musica classica?
E' una necessità. L'errore vero è quello di pensare che si faccia la musica classica perchè è storica e museale.
E' invece qualcosa di cui abbiamo bisogno, E' una musica dedicata alle nostre diversità. L'errore è pensare che la musica appartenga ad un periodo.
Tutti i compositori trascendono e superano il periodo, attingono dal passato e si proiettano nel futuro.
Beethoven scriveva, suonava, cantava, dirigeva. La musica ci appartiene perchè la lasci a qualcuno. Questo fenomeno si è sviluppato allo stesso modo nel jazz o nel rock.

La musica ha un valore oggettivo ?
Per fare un esempio, Beethoven è superiore a chi fa rock n roll o la dance elettronica?

Si, c'è un valore oggettivo.
Musicisti come Beethoven e Bach curavano ogni nota. Solo per non possederla più.
Ho rispetto per tutte le musiche ma nel loro caso c'era una necessità vitale e vera.
E' necessario sia per chi l'ha scritta sia per chi la suona. Quando noi interpretiamo questa musica non esistiamo più, diventiamo la partitura, quelle sono le note e quelle devi fare. Questa è un'oggettività. Il playback non lo possiamo fare. Ci sono parametri assoluti.
Ci sono 200 anni di musica di Beethoven e dentro ci sono un sacrificio e una passione che in altri tipi di musica non si trovano. Oggi fare il musicista classico è qualcosa di punk. Beethoven diceva che la musica è nostra mentre spesso si pensa di conservarla solo per un pubblico paludato.
Se vi piace una parte di Beethoven io ve la rifaccio, applauditela, partecipate.
La gente va avvicinata alla musica.

Trovi ancora stimoli nel suonare, nell'ascoltare cose nuove?
Suonare Beethoven, ad esempio, è ancora uno stimolo?

Quella partitura pur avendo sempre le stesse note muta insieme al tuo progresso umano, diventa diversa con te e scopri cose nuove.
Ogni volta che riprendo in mano una partitura scopro spesso particolari che non avevo mai notato prima. Il fatto che le note siano quelle non vuole dire che sia un monolite.
Cambia in base a ciò che sei.
Se l'ascolti fatta da me o da un altro spesso sono cose completamente differenti.

Credi che la televisione possa ancora essere un mezzo d'insegnamento?
La televisione continua ad essere il principale strumento di diffusione in tutto il mondo.
In Italia ancora di più. I grandi numeri di internet in realtà derivano dalla televisione e te lo dico per esperienza personale. Non bisogna fare ascoltare tutto ma una proposta mirata può essere educativa.
La televisione può avere la funzione di dare un accesso a certe esperienze.
Quando è partita la mia trasmissione mi dicevano che quella musica non interessa a nessuno.
E invece abbiamo avuto un milione di spettatori fissi per tutta la durata, una media del 5.3 contro quella del 4 delle domeniche precedenti.
E' il modo di proporre le cose, un po' come la famosa “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi. Mi ha ispirato lui quando l'ho pensata. Quella era la mia intenzione. Quando senti la parola “alla gente piace quello” mi viene paura, è un concetto totalitarista.
L'importante è un'offerta varia, poi uno sceglie.

Che cosa pensi dell'importanza sempre maggiore che hanno i talent show?
Per me i talent sono la distruzione della cultura musicale. La musica è un mestiere.
Anche piccolo ma che ha delle regole normali. Questa storia del successo è malata. Se uno non ha successo sembra che non abbia dignità. La musica è anche quella proposta dai professori che la insegnano alle medie o dei gruppi che suonano nei bar.
Ci vorrebbero mille gruppi che ogni sera suonano in mille bar. Quello è il vero talent show. La storia della musica è fatta da musicisti che partivano dal piccolo, crescevano e con il talento arrivavano o meno al successo.

Credi ancora nel valore dell'educazione in questi tempi grami?
Io ci provo e ci credo. Ascoltando il prossimo. La musica per natura è educativa.
La cosa più importante che esista è ascoltare. E da lì cresci, cerchi cose nuove.
“Amo tanto una canzone che voglio capire che cosa dice, cosa c'è dietro”.
E grazie a quello scopri altre musiche o aspetti culturali.

Che rapporto hai con internet ?
Internet è passato dall'essere un mezzo con un potere enorme ad essere un fine.
E il linguaggio che è usato sempre più violento. Oggi attraverso internet ho enormi possibilità, anche come musicista, soprattutto di accedere ad archivi immensi.
Ma viene invece usato per fini assolutamente narcisistici. Nei giorni della trasmissione ad esempio la pagina di Wikipedia dedicata a Beethoven ha avuto picchi incredibili come mai si erano registrati prima. I giorni successivi le classifiche di classica avevano in testa la Quinta di Beethoven, poi veniva Ezio Bosso. Questo dimostra il potere della televisione e di internet. E' un mezzo enorme usato in funzione autoriferita.

Una curiosità. Ma quando dirigi trovi anche in teatro gente che riprende con il cellulare? Purtroppo si.
Dico sempre una cosa prima dei concerti. Cerchiamo di viverlo e partecipare, cosa ti importa di fare un video che si sentirà male e che non riguarderai mai?

L'uso della tecnologia digitale, anche e soprattutto nella musica, ha cambiato radicalmente le cose negli ultimi anni.
Un problema di atteggiamento suicida di chi produce le cose.
Si pensa che, in ambito musicale, attraverso il digitale si migliori ma in realtà è caduta la qualità del suono e del contenuto. Inoltre togliendo l'oggetto togli il valore alla stessa produzione. Si lamentano della pirateria ma sono stati loro a dare il via a tutto ciò. Si toglie un momento di convivialità, di discussione. Ma non credo sia la fine, credo che alla fine vincerà la qualità.

Tu da sempre combatti tra il tuo essere un personaggio pop ed essere invece una persona.
Ho una figura pubblica che non si discosta da quella privata. Il termine “personaggio” a me dà fastidio, soprattutto il volere essere personaggio.
Com'era bello vedere i documentari di Zavoli e Zavattini dove le persone davanti alla telecamera erano imbarazzate, spontanee. timide. Ora tutti cercano di essere personaggio, di avere il minuto di successo. Io voglio la persona, le persone, non questa orrenda parola che è “gente”.
Incominciamo a riguardarci in faccia, a parlare l'uno con l'altro.
Le nostre singolarità diventano la società, la formano, “gente” non vuole dire niente.

Come procedi abitualmente relativamente alle scelte artistiche?
Mi chiedono di partecipare a progetti. Quando ho pensato alla trasmissione l'ho fatto per non andare più a programmi ad inviti.
Ho determinato di non partecipare più a nulla a meno che non fosse qualcosa di mio. Mi piacerebbe fare qualcosa che mostri come è davvero l'Italia, andare tra la gente e chiedere che musica ascoltano, quale conoscono, farne una fotografia.

Com'è la giornata tipo di Ezio Bosso?
Studio molto, lavoro tanto, faccio ricerche, sia sotto il profilo musicale che storico e letterario, guardo la televisione, mi piace guardare certe serie tv, cucino tanto.
In realtà penso alla musica in ogni momento, da quando mi alzo a quando mi addormento. Facendo il direttore d'orchestra posso lavorare anche da casa, anche a letto, anche se sto male.
Suono un po' anche il pianoforte quando non mi fanno male le mani.

Abitualmente cosa ascolti?
Per chi lavora con una partitura in testa, come me, è molto difficile ascoltare altro che non sia quello. Va in contrasto con quello a cui penso da mattina a sera. Ma ogni tanto mi ascolto Who, Jam, Weller, sono ancora legato a certe cose.

Cosa pensi di quegli idealisti che, negli anni 60 o 70, vivevano per un'idea, fino in fondo, totalmente? E' qualcosa di finito, ti identifichi con qualcosa del genere?
Già ai tempi c'erano come priorità il posto fisso, stare agli ordini di chiesa o partito.
Gli idealisti ci sono, esistono anche oggi ma sono meno visibili. I ragazzi che dirigo o a cui insegno sono spesso idealisti, fanno cose per gli altri, per la comunità.
Ma spesso di essere idealisti se ne accorgono dopo, ne sono inconsapevoli.
Chi si dichiara idealista spesso cerca solo il potere. Mi piace il principio del credere, nel volere bene alle cose. L'idealismo è un grande oggetto che si applica alle piccole cose. Uno schiaffo farà sempre più rumore di una carezza.
La cosa fantastica della musica è che non la puoi tradire, quando la tradisci cade tutto.

domenica, giugno 23, 2019

Il monastero di Geghard, Armenia



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il monastero di Geghard si trova nella provincia di Kotayk’, in Armenia.

Parzialmente scolpito nella roccia di una montagna su cui poggia un lato, è entrato dal 2000 nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Venne fondato nel IV secolo da San Gregorio Illuminatore, nel luogo in cui si trova una sorgente ritenuta sacra.
La chiesa principale venne costruita nel 1215.

Alcune delle chiese sono scavate nella roccia, altre sono semplici grotte, altre si dividono tra parti di roccia e altre costruite, decorate con raffinati bassorilievi.

Il monastero ha subito varie fasi di conservazione, tra cui un lungo periodo di declino, in cui venne usato come stalla per i nomadi Karapapakh durante l’inverno.
Il sito ospita una piccola comunità ecclesiastica ed è meta di pellegrinaggi.

sabato, giugno 22, 2019

Not Moving LTD



Con i NOT MOVING LTD domani in concerto:
Festa della Birra di VICOPISANO (Pisa)
c/o L'Ortaccio Via Loris Baroni n. 14

Next steps:
giovedì 1 agosto: San Salvi (FI) “Estate fiorentina”
sabato7 settembre: Zero Branco (TV) “Altro Quando”
sabato 12 ottobre: Pisa “Caracol”
sabato 9 novembre: La Spezia “Skaletta”

www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832/

SENZ'ETA'



Un progetto video di Francesco Paolo Paladino e il sottoscritto.
Quinta puntata con Robyn Hitchcock.

https://www.youtube.com/watch?v=cLU9vt-cifw&feature=share

Stefano Spazzi - Diamond on my side. I Via Verdi
Claudio Sottocornola - Coffee Break



Stefano Spazzi - Diamond on my side. I Via Verdi
Una storia speciale ma paradossalmente come tante.
I VIA VERDI trovano un incredibile successo (con il brano "Diamond"), il contratto con Cecchetto e WEA, sbancano le classifiche, anni frenetici da una trasmissione all'altra, le copertine delle riviste etc.
E la caduta rovinosa tra imposizioni contrattuali, defezioni, scioglimento.
Una storia speciale...come tante.
Spazzi ne racconta i dettagli, affiancato da uno dei componenti storici.

Claudio Sottocornola - Coffee Break
Un mini book veloce ma estremamente intenso e di spessore, un piccolo trattato filosofico sulla necessità di confrontarsi con la lettura e con il libro, oasi in cui si concentrano cultura, informazione, emozioni, riflessioni.
Il paradosso è però nell'introduzione che cita Ermanno Olmi che fa dire al personaggio interpretato da Raz Degan nel suo "Centochiodi":
“Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”

venerdì, giugno 21, 2019

Alessio Lega - La nave dei folli



Un testo essenziale per ricostruire e consegnare alla storia e al giusto merito, la vita e l'opera di uno dei cantautori più significativi della musica popolare italiana, IVAN DELLA MEA.

Un'infanzia e un'adolescenza terribili, una vita vagabonda e sempre precaria, anche e soprattutto a causa di scelte estreme, mai scese a patto con alcun compromesso.
Utopie politiche, ideali rivoluzionari, militanza quotidiana, la nascita di una scena etno musicale con a fianco Giovanna Marini, Giovanna Daffini, il ruolo giudicato ambiguo (e molto criticato) di Dario Fo.

Canzoni di lotta, parole dure, esplicite ("Ballata per l'Ardizzone"), dolenti ("El me gatt"), rabbiose.

Un libro che non è solo normale biografia ma la storia di un'epoca.

“Ivan ha dentro di sé la morale più meravigliosa che l'uomo abbia adottato: la solidarietà per i più deboli, la fratellanza fra uguali, la libertà che non sopporta catene, né per sé né per nessuno. Il socialismo, insomma, la grande utopia operaia messa in cantiere nella storia dell'uomo.”

Alessio Lega, cantautore, militante anarchico, storico della canzone ne traccia un ritratto perfetto, denso ed esaustivo e risponde ad alcune domande in merito.


1) Perché pensi che un personaggio così interessante e di così grande spessore come Ivan Della Mea abbia sempre avuto poco spazio nella storia della musica italiana?
Se partiamo dalla considerazione che Ivan non ha mai sprecato un solo minuto a competere nella musica (e ancor di più in quella italiana), in un certo senso lo spazio che ha avuto è immenso, rispetto a coloro che hanno buttato la loro vita inseguendo Sanremo, la televisione e la radio.
Gli altri erano dei cantanti, Ivan un uomo che cantava, e fra vivere e cantare c’è una bella differenza.

2) Hai impiegato molto tempo per raccogliere tutte le (numerose e dettagliate) informazioni?
È sempre molto difficile delimitare il tempo di una simile ricerca.
La stesura del libro mi ha preso sei mesi, le interviste di preparazione circa due anni.
Ma sono più di dieci che mi capita di parlare di Ivan e del suo ambiente, la lunga, fraterna, indimenticabile amicizia con Paolo Ciarchi ne è stato il vero motore.
Se questo libro ha un valore è questo: non è un libro, è un pezzo della mia vita passata a cercare il Mea.

3) Esiste ancora quell'idealismo estremo che permeava i personaggi tratteggiati nel libro? Dalla Marini a Ivan, Ciarchi etc ?.
Non solo esiste, ma è ancora più estremo: oggi chi intraprende quella strada e quelle intenzioni si trova in un contesto molto più disgregato e ostile.

4) Che eredità ha lasciato Ivan nella canzone popolare italiana?
Era un grande poeta, un grande artista e soprattutto un intellettuale. Dunque ha lasciato una vasta opera - complessa e diseguale - con punte di valore assoluto come “La nave dei folli” o “Sudadio giudabestia”.
Ma la sua “eredità” più interessante consiste nello spazio liberato, uno spazio nel quale si fa musica per un’urgenza comunicativa e la si fa pensando al futuro, mai al risultato immediato.

giovedì, giugno 20, 2019

The Beatles - Love



E' acclarato che ogni cosa che abbia pur lontanamente a che fare con i BEATLES sia oro puro per il commercio.
Non si contano le speculazioni più o meno artisticamente riuscite (puntualmente finite in classifica).

"LOVE" uscì nel novembre 2006 , colonna sonora dell'omonimo spettacolo del CIRQUE DU SOLEIL.
George Martin e il figlio Giles, ebbero l'approvazione di Paul, Ringo, Yoko e Olivia Harrison, di rimixare una trentina di brani della band, spesso sovrapponendo pezzi di un brano con altri, togliendo strumenti, aggiungendo, scomponendo e ricomponendo.

Un azzardo scioccante, soprattutto quando sentiamo "Get back" aprirsi con l'accordo iniziale di "A hard day's night" che introduce il solo di batteria di Ringo in "The end" per entrare poi nel classico tratto da "Let it be".

Ma tutto l'album è un incredibile intreccio di suoni, accordi, strofe, ritornelli estrapolati dalla loro discografia, che si incastrano ALLA PERFEZIONE nei brani proposti.

Un esperimento filologicamente discutibile ma alla fine riuscito, intrigante, stimolante, soprattutto per i fan dei Beatles.

mercoledì, giugno 19, 2019

Terry Hall. Post pop depression



L'espressione marmorea, triste, sguardo nel vuoto, di TERRY HALL, cantante degli SPECIALS è sempre stato un riconoscibile "marchio di fabbrica".

Che nasconde un profondo dramma, retaggio di un abuso subito a 12 anni, quando fu sequestrato da un gruppo di pedofili e da cui non si è mai ripreso.
Anni di Valium, perdita di un anno scolastico, lunghi periodi di alcolismo, per scacciare una forte e opprimente depressione.

*"La cosa bella nel prendere anti psicotici è che il desiderio di uccidere una famiglia di quattro persone scompare.
E questa è una gran cosa."


*"Ho ancora questa malattia e l'avrò anche fra dieci anni ma per me è importante parlarne".

*"Non provo nessun piacere a suonare.
Ho solo un sollievo nell'essere su un palco, guardarmi intorno e vedere Lynval e Horace, che sono persone che conosco da buona parte della mia vita e con cui condivido qualcosa."


Fece scalpore la prima apparizione degli Specials a "Top of the Pops" con "Gangsters" in cui Terry mantiene un assoluto distacco e restava quasi immobile:

*"Non mi importava.
Non mi importa nemmeno adesso.
Non trovo necessario sorridere o muoversi.
Non lo faccio a casa.
Perché dovrei farlo al lavoro?
Inoltre, non mi interessa"

martedì, giugno 18, 2019

Pensatevi liberi - Mambo Bologna
The Clash: white riot, black riot - Ono arte di Bologna



C'è stato un momento in cui BOLOGNA è stata la capitale del nuovo rock, ben prima di Firenze.
Da lì arrivavano Skiantos, Gaznevada, Confusional QUartet e esplodeva un nuovo modo di concepire la musica, mutuata espressamente dall'attitudine punk.
Tutto ciò confluì il 2 aprile del 1979 nel “Bologna Rock 1979“, il festival organizzato da Harpo’s Bazar al Palazzo dello sport (ora PalaDozza).

Di quei giorni, di quell'attimo, che fuggì veloce e si dissolse in mille rivoli, il Museo d'Arte Moderna MAMBO di Bologna ha raccolto testimonianze, oggetti, dischi, strumenti, fotografie, comunicati, rassegne stampa, amplificatori, mixer e sintetizzatori, ma anche opere come un ritratto di Freak Antoni realizzato da Piero Manai, disegni e collage originali di TRAUMFABRIK (Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Giampietro Huber, Giorgio Lavagna), il dipinto Tuxedomoon di Giampietro Huber, tavole originali di Giorgio Carpinteri tratte da Mumble Rumble e di Nicola Corona da Rinascimento Urbano.
INTERESSANTISSIMO.

Pensatevi Liberi. Bologna Rock 1979
Dal 17 maggio al 29 settembre 2019
Bologna, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14




Dal 12 giugno al 15 settembre, la ONO arte di Bologna presenta la mostra The Clash: white riot, black riot che ci propone alcune significative foto dei Clash attraverso le immagini di Adrian Boot, fotografo che con loro ha stretto un duraturo sodalizio artistico.
Per gli appassionati emozionante e imperdibile, pur nella sua brevità ed essenzialità.

The Clash: white riot, black riot
Ono arte di Bologna
dal 12 giugno al 15 settembre
Ingresso libero

lunedì, giugno 17, 2019

Sonics - Boom di Jordan Albertsen



Un documentario intenso, spesso commovente, costato al regista JORDAN ALBERTSEN 10 anni di duro lavoro, sulla storia di una delle band più importanti per il garage punk, i SONICS.

I membri della band ne parlano apertamente, con ironia, talvolta con tristezza e nostalgia.
In mezzo testimonianze preziose di fan, tra gli altri, come Mark Arm dei Mudhoney, Mike McCready dei Pearl Jam, Bruce Brand dei Milkshakes, Nancy Wilson delle Heart, il produttore Jack Endino, i boss della Dirty Water Records.

Si arriva alla reunion che li coglie stupiti e ignari della considerazione che avevano maturato nel corso degli anni e il successivo lento declino con vari membri originari costretti al ritiro per ragioni di salute e Buck Ormsby degli amici/rivali Wailers che li guarda un'ultima volta (morirà poco dopo) suonare nel 2015.

Un documento prezioso, fatto con il cuore e l'anima.

Il trailer https://www.youtube.com/watch?v=LvO1dy7ak-8