lunedì, ottobre 19, 2015

I Clash dopo i Clash



I CLASH sono stati uno di (non rari) quei gruppi i cui componenti dopo lo scioglimento non sono più riusciti a produrre materiale artisticamente paragonabile per spessore e qualità al gruppo madre.
Buoni lavori, dignitosi, talvolta di ottima qualità ma che soffrono immancabilmente di quella magìa che rese i CLASH unici e indimenticabili. Andiam oad analizzare il POST - CLASH discografico.


JOE STRUMMER

Disordinatissima e saltuaria la discografia solista di Joe.

LOVE KILLS/DUM DUM CLUB - 1986
Il primo passo post Clash è il 45 “Love kills”/”Dum dum club” del 1986, inserito nella colonna sonora del film “Sid and Nancy” di Julien Temple.
Il primo è un pesante funk rock mentre la bside un rockabilly country rock morriconiano.
Niente di memorabile.

THE WALKER - 1987
Joe compone l’intera colonna sonora dell’omonimo film di Alex Cox (in cui è anche attore).
Prevalentemente strumentale e musicalmente indirizzato verso sonorità latine (funzionali alla colonna sonora ma decisamente non irresistibili ad un ascolto avulso) contiene però tre brani cantati, il buon e ruvido country “Tennesse rain”, il commovente gospel chicano “Tropic of no return” ma soprattutto la ballata “The unknown immortal” con il verso “Una volta era immortale” che suona molto autobiografica.

STRAIGHT TO HELL - 1987
Ancora una colonna sonora, ancora joe attore in un film di Alex Cox, parodia di uno spaghetti western. I Pogues protagonisti con 5 brani, Joe invece ne compone e canta due, la buona “Evil darling” che poteva stare tranquillamente su “Combat rock” e la cavalcata strumentale morriconiana/Piccioni/Umiliani meet Clash “Ambush at the mistery rock” decisamente trascurabile.

PERMANENT RECORD - 1988
Ancora brani per film, questa volta per “Permanent record” di Marisa Silver, in compagnia della nuova band, i LATINO ROCKABILLY WAR (Zander Schloss ex Circle Jerks e che poi suonerà con Weirdos, Stan Ridgway e parecchie altre bands, Lonnie Marshall, bassista con un lungo numero di progetti, Jack Irons già con Red Hot Chili Peppers e Pearl Jam).
“Trash city” è un brano in stile Clash, ipnotico e ripetitivo, francamente poco incisivo. Meglio il rockabilly di “Baby the trans”. Anche “Nefertiti Rock” e “Nothin bou nothin” potevamo trovarli in un album dei Clash (addirittura “London calling” o “Give em...”). Punk rock ritmato, energico, senza fronzoli.

EARTHQUAKE WEATHER - 1989
L’esordio “solista” arriva solo nel 1989. Un lavoro che ripropone tutto l’immaginario Clash tra rock, un pizzico di attitudine punk, dub, reggae, qualche ballata di sapore folk country, suggestioni tex mex e che può annoverare ottimi brani.
Il tutto suona un po’ stanco e scontato, molto prevedibile.
Nonostante ciò è una buona prova, vitale che lascia intravedere che la classe di Joe è rimasta intatta.

ROCK ART and the X-RAY STYLE - 1999
GLOBAL A GO GO - 2001

Joe ci mette dieci anni per tornare in pista, questa volta accompagnato dai MESCALEROS.
Il risultato non è sempre esaltante.
In “Rock art...” c’è il consueto e prevedibile mondo Strummeriano di buon rock, qualche sterzata punkeggiante, un po’ di reggae, dolci ballate, influenze latine.
L’impressione è di un lavoro non completamente a fuoco e talvolta un po‘ raffazzonato.
Più definito e decisamente migliore il successivo Global a go go dove i riferimenti sono i consueti ma la qualità dei brani è superiore, gli arrangiamenti e il mix più curati, l’ispirazione di ben altro livello.

STREETCORE - 2003
Album postumo che assembla brani in lavorazione (alcuni cantati sono solo la traccia nn definitiva) che riporta il sound ai primi Clash e a connotazioni comunque più rock e meno influenzate dal latin sound.
E che probabilmente rimane il miglior lavoro solista di Joe con il capolavoro acustico di “Redemption song” , il tiratissimo punk rock “Arms aloft in Aberdeen”, la grande ballata “Burning streets” e brani di primissima qualità, ricchi di urgenza ma allo stesso tempo di grande maturità.

MICK JONES
Attivissimo, incline a collaborazioni di ogni tipo (vedi quella con i General Public o la produzione di Libertines e Pete Doherty tra le tante), Mick è quello che riesce ad imbastire la carriera migliore, più continuativa e regolare.

BIG AUDIO DYNAMITE

This is BAD - 1985
Esordio al fulmicotone in cui finalmente (affiancato da Don Letts) può sfogarsi con l’amore per funk, rap, hip hop ed elettronica, un mix esplosivo ai tempi ma che ora suona piuttosto datato.

NO 10, UPPING ST. - 1986
Lasciate alle spalle le disgraziate polemiche successive al licenziamento dai Clash, Mick Jones torna a collaborare con Joe Trummer che produce l’album e divide la composizione di 5 brani del nuovo album.
Sound e produzione si affinano, la direzione è più definita, si sente l’anima di Joe e rivivono alcune atmosfere di sapore Clash (vedi “Beyond the pale” su tutte) mentre prosegue l’originale assemblamento di sonorità black pop.

TIGHTEN UP Vol. 88 - 1988
MEGATOP PHOENIX - 1989

Lavori confusi che cercano di andare oltre ai sentieri precedentemente tracciati ma che risentono di una scarsa vena compositiva, stanca e poco convincente.

BAD II / BIG AUDIO
Mick Jones rimane l’unico componente della band originale, cambia leggermente nome, prima in Big Audio Dynamite 2 poi in Big Audio ma i risultati sono piuttosto deludenti. Qualcosa qua e là si salva nella numerosa serie di album ma è tutto facilmente dimenticabile.

CARBON/SILICON
Nel 2002 Mick unisce le forze con Tony James (ex Generation X e Sigue Sigue Sputnik) e con l’aiuto di vari collaboratori si butta in un nuovo progetto di buona caratura in cui riscopre le sonorità più elettriche ed energiche.
Il tutto commercializzato in una serie di uscite digitali che si alternano a pubblicazioni fisiche in un vortice di album, singoli, ep.
Talvolta ci sono ottimi brani, altre volte (spesso) anonimi, altre ancora gradevoli o poco più.
A.T.O.M del 2010 è forse il più significativo.

PAUL SIMONON
Abbastanza limitata l’esperienza solista post Clash di Paul con un album degli Havana 3AM, la partecipazione alle esperienze con The Good The bad and the Queen e Gorillza, crature di Damon Albarn dei Blur e addirittura (con Steve Jones ex Sex Pistols in “Down the groove” di Bob Dylan del 1988).

HAVANA 3AM 1991
Un discreto lavoro di generica ispirazione 50’s e rock n roll in cui Paul compare come co autore di tutti i brani ma il cui apporto rimane abbastanza limitato. L’impronta Clash è spesso evidente anche se rimane abbastanza circoscritta.
Non un brutto album ma sicuramente non essenziale.

TOPPER HEADON - Waking up
L’unico sforzo solista dell’ex Clash, datato 1986 e sorprendentemente di stampo palesemente soul/rhythm and blues (a dispetto delle sue origini musicali jazz oriented).
Pur se caratterizzato da un sound datato i 10 brani suonano ancora freschi e gradevoli com la voce di Jimmy Helms e le tastiere dell’ex collaboratore dei Clash Mickey Gallagher.
Ottimi uso dei fiati, suono della batteria di “Sandinista” memoria, soul funk diffuso, il buon reggae soul di “dancing” , la riproposta di “Time is tight” di Booker T (già coverizzata dai Clash in “Black market Clash”) e un buon groove in generale.
Avrà un discreto successo ma nulla più.
Topper sprofonderà nel suo tunnel di eroina ed abusi nonostante le parole de.ll oswing finale “Monkey on my back” lasciassero pensare tutt’altro:
“I had a monkeyy on my back /i’t don’t come back no more/ The day I killed my monkey / I done myself a treat”.

GLI ALTRI CLASH

Terry Chimes ha suonato con Johnny Thunders, Cowboys International, Gen X, Hanoi Rocks, Black Sabbath, Billy Idol prima di abbracciare completamente (oltre alla religione cattolica di cui è fervente praticante) l’attività di chiropratico.
Attualmente suona un buon rock tinto di punk con i Crunch (con Mick Geggus dei Cockney Rejects e Dave Tregunna degli Sham 69).
Nick Sheppard, presente nell’ultimo periodo, proveniente dalla punk band dei Cortinas, successivamente si è mosso con gruppi minori tra cui però spiccano i DomNicks con Dom Mariani (Stems, Someloves e DM3) con cui ha prodotto un EP.
Vince White, anche lui in Cut the Crap, è diventato un taxista, ha finito gli studi e si è dedicato alla pittura. Ha scritto un libro sulla sua esperienza con i Clash, “Out of control”.
Il batterista Pete Howard ha fatto perdere le sue tracce fino al 2002 quando è entrato nella band di alt rock Queenadrena con cui ha realizzato alcuni album.

5 commenti:

  1. Qualcosa di buono qua e là..
    C

    RispondiElimina
  2. Gangsterville era un bel pezzo secondo me

    Charlie

    RispondiElimina
  3. Ci sono brani bellissimi sparsi qua e là. E probabilmente vale quanto si dice dei Beatles. I migliori brani delle loro discografie soliste e uscivano un paio di capolavori. Lo stesso qua: prendi il meglio di qua e di là e avremmo avuto un altro album dei Clash con i fiocchi !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti credo che l'essere in un gruppo (invece di suonare da solista) serva anche per filtrare le "cazzate" che rischi di fare: da solo scrivi un pezzo e ti sembra un capolavoro, poi lo fai sentire al resto del gruppo e gli altri ti dicono "Ma che è 'sta schifezza?". Credo che un sacco di volte McCartney abbia bloccato qualche spunto musicale di Lennon creduto da quest'ultimo bellissimo (e viceversa, s'intende).

      Elimina
    2. Infatti nell'Album Bianco ciò non accadde e spesso si sente :)

      Elimina