lunedì, marzo 30, 2026

Steel Pulse

Nelle foto Steel Pulse, oggi, ieri e con Mick Jones, Paul Simonon e Glen Matlock nel 1977 contro il National Front.

Arrivano in Italia gli STEEL PULSE.
Occasione per un focus sulla mitica reggae band ingles, a cura di PIER TOSI.

mercoledi' 8 aprile Estragon di Bologna
sabato 11 aprile al Fusolab 2.0 di Roma
domenica 12 aprile all'Eremo Club di Molfetta (Bari)


Da Handsworth, quartiere caraibico di Birmingham dove si sono formati nel 1975, Steel Pulse sono diventati un grande fenomeno del reggae mondiale senza perdere i contatti con la loro forte militanza in senso sociale e spirituale delle origini.

Influenzati dall’ascolto di ‘Catch A Fire’ dei Wailers, alcuni studenti di origine giamaicana della Handsworth Wood Boys School decidono di formare una reggae band per diventare portavoce di una opposizione alla vita precaria dovuta alla desolazione del loro quartiere, alla disoccupazione ed alla violenza degli attacchi razzisti contro gli immigrati caraibici all’ordine del giorno in una Inghilterra in cui l’intolleranza razziale sembrava avere la legittimazione dei politici conservatori di destra.

Il nucleo originario è formato da David Hinds (voce, chitarra ritmica), Basil Gabbidon (voce, chitarra solista), suo fratello Colin (batteria), Mykaell Riley (percussioni, voci) e Ronnie McQueen (basso).
E’ proprio quest’ultimo che suggerisce come nome Steel Pulse ispirato dal nome di un famoso cavallo da corsa.
Il nome comunque calza a pennello per una band che sin dai suoi primi momenti sceglie di non imitare le vibrazioni musicali giamaicane ma di cercare l’originalità creando un suono tagliente che pulsa incessante ed è legato ad atmosfere di accordi in minore influenzate dalla fredda e pesante realtà industriale di Birmingham.

Ad un anno dalla formazione esordiscono con il singolo ‘Kibudu, Mansetta and Abuku’ che non ottiene particolare successo ma mostra la direzione del gruppo in cui cresce la militanza sociale anche sotto la forte influenza delle lotte delle Black Panthers negli USA, l’adozione della mistica Rastafari e l’uso di immagini legate alla cultura africana.
La vittoria ad un contest per giovani talenti ha come premio la registrazione di un singolo sotto la produzione di Dennis Bovell, eminenza grigia dell’UK reggae in quegli anni: ‘Nyah Love’, uscito nel 1977, mostra sicuramente una grande maturazione rispetto al primo singolo e getta le basi per l’inconfondibile suono di Steel Pulse fatto di ritmiche serrate e di arrangiamenti vocali sofisticati ed impeccabili quanto incisivi a veicolare messaggi rivoluzionari.
La loro militanza ed il loro suono duro ma carico di groove fanno breccia nei punk di cui divengono una delle reggae bands preferite, vengono spesso invitati a suonare in locali ad alta concentrazione di creste, borchie e giubbotti di cuoio e si ritrovano ad aprire concerti e tour di bands come XTC, Clash e Stranglers.

Insieme a Misty In Roots costituiscono la parte reggae di supporto al movimento Rock Against Racism che vede la musica fare da collante della dura opposizione da parte della sinistra inglese ai movimenti di estrema destra ed alla loro retorica violenta.

Il 1978 è per la band un anno di svolta: la line up cambia con l’innesto di due personaggi fondamentali negli anni a seguire e cioè Selwyn Brown alle tastiere e soprattutto Steve ‘Grizzly’ Nesbitt, il batterista che diventa il fondamentale motore ritmico.
La Island di Chris Blackwell si interessa a Steel Pulse la cui popolarità è in netta ascesa in tutto il paese e la label pubblica il primo straordinario album ‘Handsworth Revolution’, un manifesto di intenti fin dal titolo ed un duraturo capolavoro dalla scena dell’UK reggae.
Il singolo che precede l’album è ‘Ku Klux Klan’ che la band esegue dal vivo indossando cappucci bianchi: si tratta della loro canzone più militante fino a quel momento in cui i razzisti di destra inglesi vengono paragonati nel loro operato all’infame associazione di razzisti americani.
Esperienze importantissime di questo periodo sono la presenza come support act nei tour europei dei più blasonati compagni di etichetta Burning Spear e Bob Marley & The Wailers in un momento in cui la popolarità del reggae è in forte ascesa un po’ ovunque.

Il contratto di tre albums con la Island viene onorato da altri due grandi lavori che forgiano il tipico ed inconfondibile suono della band e cioè ‘Tribute To The Martyrs’ (1979), disco tributo a martiri della nazione black come Steven Biko ed i fratelli George e Jonathan Jackson, e ‘Caught You’ (1980).

Steel Pulse dal vivo in questo momento sono travolgenti, una oliatissima macchina da guerra che non fa prigionieri e macina ritmi micidiali per la bellissima voce del fron man David Hinds che adotta un assai peculiare modo di portare i suoi dreadlocks.

Nel 1980 debuttano in USA con un concerto al Mudd Club di New York e questo evento è significativo per la grande popolarità che raggiungeranno in quel paese in seguito.
Nel 1981 sono il primo gruppo inglese a essere invitato al Reggae Sunsplash in Giamaica dove ottengono un grande successo proprio in virtù della loro originalità ed al preciso intento di non copiare il reggae giamaicano.
Il successivo contratto discografico è con la statunitense Elektra in un momento, dopo la morte di Bob Marley, in cui il paradigma sonoro giamaicano attraversa un grande cambiamento dal roots & culture alla dancehall e la popolarità mondiale del reggae fino a quel momento in ascesa inizia a registrare una flessione.

Nonostante questo, il loro primo album sulla label USA è ‘True Democracy’ (1982), una sublime dichiarazione di militanza in chiave roots a cui fa seguito ‘Earth Crisis’ (1984), altro album straordinario in cui si avverte l’influenza dei lenti, profondi e robotici suoni provenienti dalla Giamaica contemporanea.

A dispetto del Grammy Award di categoria vinto per il successivo ‘Babylon The Bandit’ (1985) David Hinds ammetterà in molte interviste che il resto degli anni ottanta sono per la band un periodo in cui accettano compromessi sotto il profilo artistico pur di sopravvivere.
La massiccia introduzione di nuove tecnologie non risparmia Steel Pulse snaturando un po’ il loro suono ‘live’ dei primi periodi e la loro nuova label, la major MCA impone alcune discutibili scelte di produzione per cercare un grosso hit che metta la band sotto i riflettori globali.

Nei successivi due albums ‘State Of Emergency’ (1988) e ‘Victims’ (1991) ci sono comunque giocate di alta classe come la title track del primo che diventa un caposaldo dei concerti e ‘Taxi Driver’ contenuta nel secondo, traccia accattivante che veicola una campagna contro la New York Taxi & Limousine Commission accusata di discriminare i passeggeri di colore in genere e i Rasta in particolare.

Nel 1989 partecipano alla colonna sonora di ‘Do The Right Thing’ di Spike Lee con la loro ‘Can’t Stand It’ e sono citati nel film da DJ Senor Love Daddy, interpretato da Samuel Jackson, nell’empireo dei black artists addirittura insieme a personaggi come Miles Davis e John Coltrane.

Nel 1992 esce il loro primo maestoso disco live ‘Rastafari Centennial’ registrato a Parigi proprio nella ricorrenza del centenario della nascita di Haile Selassie, la figura divina dei Rasta.

Negli anni novanta continuano ad andare in tour ovunque nel mondo come legittimi ambasciatori del reggae e la loro popolarità negli USA è tale che vengono invitati nel gennaio del 1993 a suonare a Washington ai festeggiamenti per l’insediamento di Bill Clinton dopo la sua elezione a presidente.

Nei loro due dischi degli anni novanta ‘Vex’ (1994) e ‘Rage And Fury’ (1997) tornano all’incisività dei primi periodi con tuttavia un suono molto contemporaneo e duetti con artisti giamaicani o inglesi come Tony Rebel, Macka B o Prezident Brown.
A questo punto la loro discografia si dirada: passano sette anni prima dell’uscita dell’ottimo ‘African Holocaust’ (2004) in cui coverizzano il Bob Dylan di ‘George Jackson’ ed invitano ospiti notevoli come l’ivoriano Tiken Jah Fakoli e dalla Giamaica Damian Marley e Capleton.

Nel 2012 supportano in musica la rielezione di Barack Obama con la traccia ‘Barack Obama’ prodotta dal newyorkese Sidney Mills, in quel momento membro della band.

Per il loro ultimo album fino a questo momento, il successivo ‘Mass Manipulation’ (2019) ingaggiano Gaudi, producer e polistrumentista italiano residente a Londra che da un contributo decisivo in fase di produzione alla creazione di un ritorno a grandi livelli che frutta a Steel Pulse la ottava nomination ai Grammy Awards di categoria.

Mentre il mondo aspetta un nuovo disco Steel Pulse sono incessantemente in tour con concerti in cui la militanza che li ha sempre contraddistinti si unisce ad un livello altissimo di spettacolarità grazie all’esperienza acquisita in cinquantuno anni di carriera.

Gli unici membri ‘storici’ presenti attualmente in formazione sono il cantante David Hinds ed il tastierista Selvyn Brown mentre purtroppo nel gennaio del 2018 è scomparso a sessantanove anni il leggendario batterista Steve ‘Grizzly’ Nesbitt.

Nessun commento:

Posta un commento