lunedì, febbraio 26, 2024

Il basso perduto di Paul McCartney

Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà", dedicato al ritrovamento del "basso perduto" di Paul McCartney.

Come più volte constatato il mondo del rock è ormai un museo a cielo aperto con i suoi più vecchi protagonisti ancora in (discreta) forma a interpretare fino alla fine la rappresentazione di un glorioso passato, gli indomiti fan a raccoglierne le sacre spoglie (l'ennesima ristampa del solito disco, le reliquie esposte in mostra, l'agognato autografo, lo strumento accarezzato dall'idolo di turno, l'imperdibile registrazione di un abbozzo di brano inedito con chitarra scordata), in un declino poco decoroso per ciò che è stata una ragione di vita per così tante persone.

Anche perché le nuove generazioni, pur con qualche dovuta, rara, eccezione non hanno saputo avvicendarsi ai mostri sacri che il periodo punk sembrava avere ridotto al silenzio ma che invece tornarono saldamente in sella, senza troppi problemi.
Alla fine, piaccia o meno, chiunque voglia indicare una lista credibile dei migliori album rock di tutti i tempi deve inevitabilmente guardare al periodo d'oro degli anni Sessanta e Settanta, con qualche sporadica aggiunta dai due decenni successivi.

In questo contesto ha fatto grande scalpore il ritrovamento di una sorta di Sacro Graal della musica pop rock moderna, il basso perduto di Paul McCartney.
Paul lo aveva acquistato nel 1961 ad Amburgo, dove i Beatles suonavano nei peggiori locali della città (ancora con il batterista Pete Best in formazione), costruendo di fatto la loro formidabile carriera con concerti che si protraevano anche per otto ore al giorno e che divennero la palestra ideale per affrontare qualche tempo dopo interminabili tour mondiali con una perizia tecnica comune a pochi all'epoca.

Nella band c'era anche il bassista Stu Sutcliffe che decise, dopo essersi fidanzato con la fotografa Astrid Kirchner, di rimanere in Germania, abbandonare la carriera musicale e dedicarsi alla pittura. Purtroppo morì poco tempo dopo, nella primavera 1962, per un'emorragia cerebrale. Paul, chitarrista della band, passò al basso. Essendo mancino ne ordinò uno apposito in un negozio della città che gli procurò un Hofner con la forma “a violino” che diventò una peculiarità dell'immagine della band (e che Paul ha sempre usato nel corso degli anni nei suoi concerti).

Pare che, non essendo ancora in commercio la versione per mancini, fosse un prototipo.
Fu il basso che usò fino al 1963 per poi relegarlo a “riserva” dopo averne acquistato uno di miglior fattura della stessa marca e forma, ma che rispolverò anche successivamente nelle riprese del film “Let it be” / “Get back” e nel video di “Revolution” del 1968.

Il basso sembrerebbe scomparire nel 1969 durante le registrazioni live in studio dell'album “Let it be” ma è stato invece poi accertato che in realtà fu rubato il 10 ottobre 1972 a Notting Hill, durante un tour dei Wings, dal furgone lasciato incustodito e carico di strumenti. Da allora se ne perdono le tracce fino a quando nel 2018 un liutaio della Hofner lancia una campagna per il ritrovamento del prezioso reperto.
Lo scorso anno due giornalisti, Scott e Naomi Jones, si uniscono alla ricerca, portando a casa i frutti sperati, quando un erede di uno dei successivi possessori lo riconosce in casa propria, si mette in contatto con Paul e lo restituisce.
Nel frattempo i ladri lo avevano smerciato in un pub londinese, insieme ad altri amplificatori, probabilmente ignari di cosa avevano tra le mani e di quanto, anche e soprattutto commercialmente, fosse di valore.
Finisce poi nelle mani di una famiglia che lo lascia in una soffitta per decine di anni.

Il liutaio Nick Wass, da cui la ricerca è partita, spiega come è iniziato il tutto:
“Ero già in contatto con Paul e il suo staff. Di tanto in tanto volevano pezzi di ricambio, nel caso durante un tour si guastasse qualcosa. Mi hanno anche chiesto di realizzare un altro basso dello stesso formato e stile del suo classico Hofner, cosa che ho fatto. Ho parlato con Paul e mi chiese esplicitamente:
“Ma tu non sai dove è finito il mio basso perduto? Tu sei della Höfner e dovresti sapere dov'è!” Ovviamente non ne sapevo nulla, ma è lì che è nata l’idea di cercarlo. Quando parlo del mio rapporto con Paul tutti si emozionano e mi chiedono se l'ho incontrato, ma è sempre stato solo una questione d'affari, di lavoro, non da fan”
.

In accordo con Paul e il suo management Nick Wass decide di riprodurne una copia uguale in ogni particolare a quello rubato e di cederlo all'ex Beatle che lo userà occasionalmente. Inizialmente la sua ricerca sortisce qualche indizio, nonostante siano pochi gli organi di stampa a darne notizia, apre un sito a cui si rivolgono alcune persone che sostengono di averlo ma dopo accurati esami l'esito è sempre negativo: mancano alcuni particolari o le date di produzione non sono conciliabili.
Solo con l'intervento recente dei due giornalisti le acque si muovono, la notizia ha una copertura mondiale e le informazioni incominciano ad essere sempre più numerose e dettagliate. Tra cui la vera data del furto che fino ad allora era rimasta al 1969.

Si fece invece sentire uno dei due fonici che avevano in custodia il furgone, Ian Home:
"Ero il fonico degli Wings. Io e il mio collega Trevor Jones avevamo un camion da tre tonnellate che usavamo per spostare l'attrezzatura per Paul da un luogo o da uno studio all'altro. Il furgone fu caricato, era notte fonda, intorno alle 22, del 10 ottobre 1972 e decidemmo di non scaricarlo, ma di lasciarlo vicino alla casa di Trevor, dove alloggiavamo. Non siamo riusciti a trovare un posto dove parcheggiare, quindi l'abbiamo portato da qualche parte nelle vicinanze, a Nothing Hill.
Abbiamo chiuso il furgone con un lucchetto, ma quando siamo tornati la mattina seguente abbiamo scoperto che qualcuno era entrato. Due amplificatori Vox AC-30 e il basso erano spariti.
Abbiamo bussato a tutte le porte per chiedere informazioni, ma nessuno aveva visto niente. Lo denunciammo alla polizia e ovviamente dovemmo dire a Paul che il suo basso era sparito, temendo di perdere il lavoro. Ma Paul era tranquillo: "Non preoccuparti, sono cose che succedono, ho altri bassi".


Ian ha poi lavorato altri sei anni per Paul.
Nick Wass si ricorda di una mail che aveva ricevuto sei mesi prima in cui il mittente raccontava una storia molto simile e lo ricontattò immediatamente.

“Il ragazzo che aveva scritto ha detto che era un autista di ambulanza. Una volta lui e un paramedico avevano un paziente nella loro ambulanza, che raccontò loro la storia. Ho chiesto maggiori informazioni e questa volta è stato il paramedico a dirci di più. Ci ha raccontato di aver sentito qualcosa detto da un paziente, ma conosceva troppi dettagli. Nessuno se lo ricorderebbe da una conversazione.”
La giornalista Naomi Jones ha indagato e scoperto chi viveva in tutti gli otto appartamenti della casa nel 1972, di fronte alla quale era stato parcheggiato il camion. E uno di quelli era il paramedico.
Confessò che il padre non era un santo e che qualche furto alle spalle lo aveva, tra cui anche quello del basso.
Lo nascose dal proprietario di un pub per poi venderlo al figlio del padrone di casa che a sua volta lo passò al fratello che lo ripose in soffitta per quasi cinquant'anni.
Quando la moglie sentì parlare sempre più insistentemente di questa storia si ricordò dello strumento in soffitta, ne mostrò qualche foto allo staff di Paul che riconobbe immediatamente il basso.

“Avevamo fantasticato di miliardari giapponesi o americani che se lo erano accaparrato a suon di milioni e invece era quasi dietro a casa in una soffitta. Quando Paul lo ha recuperato, mi ha telefonato, il che è abbastanza insolito. Era emozionato come un ragazzino: "Ho il basso!. Non ci sono dubbi. Alcune caratteristiche sono molto, molto difficili da replicare. Non c’è dubbio.”

Ora il basso è in restauro, visto che non era conciato benissimo, anche a causa di un maldestro ritocco fatto già nei primi anni Sessanta. Il manico è rotto e anche i pick up sono da sostituire ma tutto sommato sostiene Wass di avere avuto tra le mani situazioni ben peggiori.

Paul, da vero e sincero appassionato, non attende altro che impugnarlo di nuovo in studio o dal vivo, nell'estrema sublimazione e celebrazione del sacro rituale del rock 'n' roll.

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