lunedì, febbraio 15, 2016

Rock e hip hop in Siria



Nel delirio siriano qualcosa ancora di normale vive ed esiste.
Con sforzi e rischi inconcepibili
Vari comitati di auto-organizzazione hanno fondato agenzie di stampa indipendenti, stazioni radio, collettivi di fotografi e più di 60 giornali e riviste.
Da Kafranbel, per esempio, Radio Fresh trasmette notizie, discussioni e programmi mentre Enab Baladi (Grapes of My Country), è un giornale pubblicato da donne a Daraya, un sobborgo di Damasco, incentrando la lotta sulla resistenza civile disarmata.
"La strada non è un ascoltatore ignorante", scrive Hani al-Sawah, noto anche come rapper al-Sayyed Darwish.
"E 'in grado di distinguere il bene dal male".
Poco prima che Raqqa venisse invasa da Daesh si è tenuto il primo concerto hip hop in Siria.
C’era addirittura una minuscola scena heavy-metal con gruppi come gli Anarchadia, poi costretti a lasciare il paese.

Di un film su cosa voleva/vuole dire suonare metal ( o comunque rock) in Siria, di Monzer Dawish, METAL IS WAR si può vedere un trailer particolarmente interessante:
https://www.youtube.com/watch?v=0-JyWKMLI9M

Personaggi come il romanziere Khaled Kalifa, autore di due libri, tradotti e conosciuti anche all’estero, ha subito varie aggressioni dalla polizia del regime mentre musicisti e rapper come Rabi Ghazzy o Ibrahim Qashoush, che ha cantava Get Out, Bashar! sono stati meno fortunati e sono stati uccisi.
I Refugees of Rap è una crew siriano palestinese, fuggita a Parigi dopo aver ricevuto numerose minacce di morte e nel 2014 ha esordito con l’album “The age of silence” dove raccontano della vita sotto le bombe.

Abu Hajar un rapper dalla città costiera di Tartus, ha fondato gli Ahrar Tartus (il Popolo Libero di Tartus ora vive in Germania
Abu Hajar è stato imprigionato e torturato da marzo a maggio 2012.
"Non volevo lasciare la Siria, ma non volevo morire in prigione. Se fossi andato ancora in prigione sarei morto lì, lo so. Ho lasciato la Siria quando potevo perché ho avuto qualche soldo. Le persone che hanno lasciato il paese sono quelle finanziariamente in grado di fuggire"
Ora in Germania, Abu Hajar continua ad esibirsi.
"Siamo liberi di parlare. Possiamo trovare migliori attrezzature tecniche qui. E 'molto più facile registrare".

I Khebez Dawle dopo aver pubblicato in Libano il primo album hanno lasciato la Siria dopo l’uccisione del loro batterista.
Sono arrivati dalla Turchia all’isola di Lesbo ai primi di settembre su un gommone e per pagarsi il viaggio avevano venduto tutti i loro strumenti.
A PIEDI hanno raggiunto la Germania, riuscendo a suonare nei vari campi profughi, in Croazia e Vienna.

Si fermano al 2013 le notizie sulla Gene Band, gruppo prog rock di Damasco con numerose esperienze all’estero oltre che di una lunga serie di concerti in patria.

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