sabato, novembre 03, 2012

Soul Time !



"Soul Time" si occupa oggi del libro "Last holyday", scritto da Gil Scott Heron, nel corso di un lungo periodo e completato (o quasi) poco tempo prima della sua scomparsa, oltre ad un paio di segnalazioni discografiche.

GIL SCOTT HERON - The last holyday - A memoir
E’ nota la mia passione per Gil.
Di conseguenza questo libro (che dubito sarà mai tradotto in italiano) è uno stupendo viaggio nei meandri di una vita che ho cercato di conoscere in ogni suo anfratto. La sua ironia, la capacità di raccontare, di cogliere aspetti inconsueti nella realtà e nella vita degli altri, rendono il racconto divertente, interessante, profondo, ricco, sostanzialmente bello.
Anche se incompleto e assolutamente non esaustivo di mille fatti, sfaccettature, avvenimenti di cui avremmo voluto leggere (i suoi “guai” giudiziari e con la dipendenza non vengono minimamente accennati ad esempio).

In realtà il libro nasceva (oltre dieci anni fa, più volte lasciato nel cassetto, più volte ripreso) con l’intento di documentare la sua esperienza con Steve Wonder (i due erano legati da una grande amicizia e rispetto) con cui divise il tour di “Hotter than july” tra il 1980 e il 1981, l’importanza del suo ruolo artistico (che Gil riteneva non sufficientemente apprezzato) e l’iniziativa per dedicare a Martin Luther King un giorno nel calendario americano (avvenne nel 1983 e viene celebrato ogni terzo lunedì di gennaio).
Ci sono però i ricordi di infanzia, trascorsa in un’America ancora parecchio discriminatoria nei confronti dei neri, piuttosto complessa, l’adolescenza, gli esordi tra poesia e musica, un vivissimo ricordo della scomparsa di John Lennon, commoventi appunti sulla madre e tanto altro.
Avrei voluto leggere di più delle 320 pagine, sapere di più di questo o di quello, soprattutto nella consapevolezza che Gil non potrà dare un seguito a quest’opera. Ma era nel suo stile lasciare le cose un po’ così, come, quando e per quanto gli pareva.
E mi è sempre andato bene così.

MENAHAN STREET BAND - The crossing
Ci avevano regalato momenti notevoli a base di un funk di sapore New Yorkese, contaminato e spettacolare. Il nuovo album invece rallenta i ritmi, si fa più “cinematografico”, perde verve e fuoco.
Non male comunque ma trascurabile.

SEAN HAEFELI - Rise
Pianista, cantante, arrangiatore, Sean Haefeli si destreggia trave maglie di uno smooth soul fortemente influenzato da sapori jazz e con intromissioni discrete e appropriate di inserti hip hop.
Sound gradevole e soft ma ben fatto e ottimamente arrangiato.

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