martedì, novembre 06, 2012

I 60's dietro la Cortina di Ferro: Unione Sovietica



Nelle foto i Melody Makers, gli Okna, i Kertukai, i Rutmikud, i Mashina Vremeni.

Credo che in pochi immaginino la presenza di una scena “beat” o vagamente rock nell’Europa dell’est comunista degli anni 60, in cui il controllo sulla società (e la cultura) era particolarmente rigido ed ottuso e le uscite discografiche erano consentite SOLO attraverso le etichette di stato (Melodjia in URSS).
Iniziamo una carrellata dai profondi 60’s dietro la Cortina di Ferro partendo dall’UNIONE SOVIETICA.


Dopo la morte di Stalin, nel 1953, si allargarono leggermente le maglie del controllo e della repressione, favorendo la nascita di una scena jazz e successivamente anche di una serie di gruppi rock che si rifacevano esplicitamente alle bands occidentali (nonostante un discorso di Krusciov nel 1964 condannasse ogni forma di modernismo nell’arte).
Se il controllo era più rigido a Mosca e Leningrado maggior libertà era invece ad appannaggio delle Repubbliche Baltiche e di quelle Caucasiche.

Si fa risalire al 1963 e ad un concerto dei TARAKANY di Alexnder Gradsky all’Università di Mosca a base di Elvis, Louis Armstromg e Little Richard, il primo concerto di rock n roll in terra sovietica.
Lo stesso Gradsky che si unì successivamente, nel 1965, agli SLAVIANE (The Slaves) band con un repertorio a base di Beatles e Rolling Stones.
Dopo esperienza anche con i LOS PANCHOS e gli SKIFY, fonda nel 1967 gli SKOMOROKHI svoltando verso canzoni in russo, influenzate dal folk.
Proseguirà successivamente come solista e come autore e compositore.
Sempre nel 1963 si formano (ma durano solo un anno) i BRAT’IA (Brothers) trasformatisi successivamente, dal 1964 al 1969, in SOKOL, con brani di Stones e Monkees.

Spesso soprannominati i Beatles Sovietici i POJUSCHIE GITARY furono quelli di maggior successo anche al di fuori dei patri confini, attivi dal 1966 e con i primi lavori pubblicati nel 1968.
Nei mid 60’s si segnalano a Leningrado anche i WANDERERS (1964) , i LESNYE BRAT’IA e gli ARGONAVTY.
Alla fine dei 60’s nacquero, in Bielorussia i PESNIVARY (precedentemente noti con il nome di LIAVONY) che mischiavano forti elementi folk locali con influenze psichedeliche che arrivarono, tra i rarissimi esempi, anche in tour in USA nel 1976.
Sempre nei 60’s erano attivi, spesso fortemente contrastati dal regime, cantautori folk come Vladimir Vysotsky o Bulat Okudzhava, definiti “BARDS”, corrente nella quale rientrarono altri personaggi minori della scena.
Gli OKNA da Mosca operavano nei primi 70’s ma con un garage sound tra primi Beatles, Yardbirds, sonorità da “Nuggets” e immancabili (tipici nel sound dell’est europeo dell’epoca) riferimenti al guitar sound degli Shadows.
I MIFI si formarono nei mid 60’s a Leningrado come beat band ma trovarono notorietà e riscontri solo nei 70’s passando attraverso hard rock, prog per approdare infine al pop.

Da ricordare anche Yuri Morozow che con una serie di bands mischiò sonorità prog e psichedeliche all’inizio dei 70’s e gli ARTS di Tomsk e da Mosca gli ARIEL, i SAMOTESVETY, i VESELYE RIBATA , i PLAMIA e i GOLUBE GITARY.
I MASHINA VREMENI (Time Machine, già conosciuti come The Kids) emersero a Mosca nel 1968 sull’onda della beatlemania, spostandosi negli anni successivi verso un mix di blues, rock n roll e folk.

Nei paesi baltici, più aperti alle influenze occidentali grazie alla vicinanza con i paesi scandinavi, furono numerosi i nomi vicini al 60’s sound, principalmente dediti a cover di Beatles, Stones, rock n roll e Shadows.
I KERTUKAI si formarono nel 1966 il Lituania, non arrivarono mai all’incisione, ma ebbero ampio successo tra i giovani, grazie alla diffusione sotterranea di cassette registrate ai concerti.
Sempre dalla Lituania gli AITVARAI (già dal 1963 con cover degli Shadows), le EGLUTES (quartetto femminile) mentre KESTUS ANTANELIS portò sui palchi locali , nel 1971, una versione dell’opera rock “Jesus Christ Superstar”.
In Estonia si distinsero gli JUUNIORID (i primissimi, nel 1965), e successivamente i RUTMIKUD (1966), in cui militava Tonis Magi destinato ad essere uno dei principali attori della scena rock locale diventando particolarmente famoso nel 1980 con la canzone “Olimpiada” dedicata alle Olimpiadi moscovite.

Ma è PETE ANDERSEN il nome più importante della scena rock estone dell’epoca.
A partire dalla sua attività, iniziata nel 1963 con i MELODY MAKERS, band di puro rock n roll, che coverizzava (in inglese) Chuck Berry, Elvis, JL Lewis creando frequenti problemi di ordine pubblico e scontri con le autorità, culminati con uno show annullato a Riga nel 1966 dal KGB, che causò proteste pubbliche e relativi disordini con i fans e successivo scioglimento della band (in buona parte richiamata sotto le armi).
Pete fonda nel 1967 gli OPTIMISTID , attivi nella sola Estonia (gli era impedito uscire dallo stato più “occidentale” dell’URSS ) e con un tour in Georgia dove ottennero un grande successo ma furono derubati dei soldi dal manager.
Costretti a rimanere nella repubblica caucasica, suonarono per due mesi di fila in tutti i luoghi possibili per racimolare i soldi per tornare a casa (ospitati nelle case dai fans), diventando popolarissimi.
E’ la volta poi, nel 1968, dei NATURAL PRODUCT, altro gruppo inviso al potere che alla fine decide di intervenire pesantemente minacciando Andersen di “eliminazione fisica”.
L’attività di Pete si fermerà per riprendere successivamente e proseguire fino ai nostri giorni a base di rock n roll originale.

Da ricordare anche i MIKRONID (attivi dal 1967) di Gunnar Graps, già con i SATELLIID nel 1964 e successivamente, nei 70’s, negli Ornament e altre band di hard rock, i KONTRASTID e i VIRMALISED (1965) di Toivo Kurmet (prevalentemente beatlesiani), leader della band, che nel 1969 venne arrestato e interrogato dal KGB mentre alla band fu proibito di registrare e suonare dal vivo.
I POISSMEHED venivano da Tallin ma i componenti erano di origine russa.
Anche per loro cover beat, uniformi da palco in divisa napoleonica e una versione di “Cuore matto” di Little Tony eseguita al Festival Beat di Tallin nel 1968.
In Lettonia si segnalano i LIVI (pare attivi già dal 1966, in realtà ufficialmente in pista solo 10 anni dopo) ma soprattutto i RAVENGERS che nei primi 60’s a Riga suonavano classici del rock n roll, da Elvis a Bill Haley e Little Richard.
Dall’Armenia un solo nome, gli APOSTLES (gli Arakyalner), particolarmente seguiti dai giovani oppositori ma presto banditi dalle scene.

Cercando su internet si trovano alcune testimonianze sonore relative ai gruppi in questione.

14 commenti:

  1. Alcuni gruppi sono decisamente interessanti,pur nella limitatezza dei suoni e nella scarsa personalità : il fenomeno era molto condizionato dalla censura e controllato dal regime,ma qualcosa di carino (qui e là) emergeva...
    da segnalare anche l'attività dei SINGING GUITARS,che univano il beat con caratteristiche tipicamente slave e molto folklore tradizionale.
    Particolare la loro versione dell'italiana "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones",già scritta da Mauro Lusini e portata al successo dal Morandi nazionale.

    RispondiElimina
  2. I Singing Guitars sono i POJUSCHIE GITARY.
    Contrariamente alle concezioni comuni si poteva fare, limitatamente, beat e rock.
    Soprattutto se non si mettevano riferimenti "politici" nei testi.
    Molti componenti dei gruppi erano filo sovietici e non avevano alcuni tipo di velleità anti regime, anzi.
    Altri invece hanno pagato duramente certe idee e atteggiamenti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho scritto con i piedi, va bè, si capisce lo stesso, no ?

      Elimina
  3. Si trova qualche disco o compilation ?

    RispondiElimina
  4. Ci sono alcune compilation (soprattutto dei gruppi baltici) e brani sparsi qua e là.
    Su qualche sito si trovano alcuni ascolti (che testimoniano un discreto livello).
    Gruppi come i Pojusche Gitary hanno invece una ricca discografia ma penso reperibile solo in Russia.

    RispondiElimina
  5. Molto interessante..da cercare qualcosa audio o video!
    pensarci e vedere pero mi fa venire una "tristezza"..
    C

    RispondiElimina
  6. Ehhh lo so, l'URSS manca un po' a tutti.

    Scherzi a parte, poi proseguirò ogni settimana con un giro negli altri paesi dell'est dove c'è stata una grande attività artistica nei 60's (Jugoslavia in particolare) e che avrebbe potuto dare grandi risultati artistici

    RispondiElimina
  7. E' vero ! Non avevo fatto caso alla traduzione dal russo (di cui non conosco manco una parola,ovviamente) :-)
    mi aveva colpito quella versione,perchè essendo un testo anti-militarista sicuramente gli avranno apportato alcune modifiche,giusto per far sembrare che la guerra in Vietnam fosse un dramma esclusivo degli occidentali...per il resto le canzoni erano tutte innocue e filtrate dalla censura di stato,anche se in alcuni casi di piacevole effetto.
    Va detto che,nello stesso periodo,anche in Italia non si aveva la mano leggera (pur non arrivando a certi livelli) con le limitazioni nei testi e negli atteggiamenti ritenuti "sovversivi",ma quello è un altro discorso...

    RispondiElimina
  8. Krusciov era un rocker ecco perchè era contrario al MODernismo nell'arte!!!
    Ps: i Leningrad Wanderers sembrano una squadra di footie dal nome buffo!

    Charlie

    RispondiElimina
  9. Si l'Unione Sovietica era un posto molto allegro

    RispondiElimina
  10. un mio amico ha czechoslowakian beat,...c'erano anche gli Juventus:),..non eran malaccio, nome aparte:)

    RispondiElimina
  11. io il russo l'ho studato un poco e so leggere il cirillico, nell'ultima foto sono ritratti i Pojushie Gitari (singing guitars) e non , come erroneamente indicato nelle note i Machina Vremini. con affetto
    Luca

    RispondiElimina
  12. esiste anche (io ce l'ho, scaricata da un sito russo) una strepitosa, quanto ahimé mal registrata versione in russo di You Keep Me Hanging On di tali "Taifun" (il Tifone) resa a metà tra le Supremes e i Vanilla Fudge...

    RispondiElimina