martedì, luglio 31, 2012

Get Back: dischi da (ri)scoprire

La consueta rubrica di fine mese con tre consigli su dischi da riscoprire.

AA.VV. - Yes L.A.
La polemica risposta californiana al “No New York” uscito nel 1978 prodotto da Brian Eno con alcune delle bands emergenti della scena locale come Teenage Jesus and the Jerks, Mars, Contortions e DNA (quelli del brano “Not Moving”).
Non a caso è riportata la scritta “Not produced by Brian Eno”.
Uscito con varie copertine, in poche copie e più volte ristampato (spesso in forma di bootleg), contiene 6 brani acidissimi e ruvidissimi di Germs, X, Bags, Alleycats, Black Randy, Eyes.
“No god” dei Germs (che si apre con l’arpeggio di “Roundabout” degli Yes, di cui Pat Smear è sempre stato un fan) è probabilmente il brano punk per eccellenza.

CURIOSITA’:
come detto i Not Moving presero il nome dal brano dei DNA contenuto sulla citata compilation “No New York” dopo essersi chiamati per breve tempo No Eyes prendendo spunto dal gruppo partecipante a “Yes L.A.”

ARTWOODS - Art gallery
L’unico album, del 1966, lasciato dagli Artwoods di Art Wood e del recentemente scomparso Jon Lord.
Lavoro ottimo e ricco di spunti interessanti tra rhythm and blues, beat e influenze marcatamente jazzy.
In particolare eccellenti “I keep forgettin” (ripresa anche da David Bowie in Tonight” nel 1984) e “Keep lookin”.
Rimane uno degli album meglio riusciti della scena “minore” inglese dei mid 60’s.

ALBERT KING - King Albert
Albert King in un album del 1977, intriso di funk e blues con un groove ritmico di rara bellezza e potenza.
A dirigere i fiati Fred Wesley dei JB’s di James Brown.

lunedì, luglio 30, 2012

Il calcio in Vaticano

Esistono anche una Champions e un campionato di calcio riservati al Vaticano, o meglio, che contempla la partecipazione di squadre provenienti da collegi, seminari, università e convitti.
La prima si chiama CLERICUS CUP e si svolge ogni anno dal 2007.
L’albo d’oro vede i Redemptoris Mater con 3 scudetti, i Mater Eccelsiae i North American Martyrs e la Gregoriana con 1.
Quest’anno il Vaticano non ha promosso l’iniziativa a causa dell’eccessivo agonismo in campo (che sfocia talvolta in un linguaggio poco consono ai protagonisti).

Dal 1972 (in maniera discontinua) si svolge anche un Campionato di Calcio Vaticano che vede in lizza calciatori abitanti in Vaticano ma non necessariamente facenti parte della Chiesa.
Le diverse squadre rappresentano i vari dicasteri e uffici dello Stato (per esempio i Musei Vaticani, le Poste vaticane, i Servizi Tecnici, i Servizi Economici, la Radio Vaticana, il Governatorato, L'Osservatore Romano, la Guardia Svizzera, la Gendarmeria Vaticana, la Biblioteca Apostolica Vaticana).

venerdì, luglio 27, 2012

Darwin e la musica



E’ da sempre uno dei temi più dibattuti: la creatività nasce spontaneamente e autonomamente o è frutto di un’insieme di influenze che si sommano più o meno consapevolmente ?
Ovvero: non c’è più nulla di nuovo da creare ?
Secondo uno studio di un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di Londra l'evoluzione dei successi musicali segue regole simili a quelle del processo darwiniano.
Il programma "DarwinTunes" consente di generare brevi composizioni di suoni casuali di otto secondi e attraverso un algoritmo vengono ricombinati come fossero un DNA, riproducendosi e crescendo, fino a mutare in un brano completamente originale. Il risultato è stato sottoposto ad un’indagine di mercato, come fosse un brano destinato all'alta classifica, attraverso una serie di ascoltatori (7.000) chiamati a dare il loro parere.
La conclusione è che la musica segue un'evoluzione praticamente uguale al processo di selezione naturale Darwiniano venendo costantemente modificata nel tempo, attraverso una combinazione continua di idee che passano casualmente da un musicisti all'altro. L'esperimento è partito da suoni vicini al puro rumore, poi confluiti in una composizione musicale ricca di accordi, armonie e ritmi.
La ricerca sta proseguendo l'esperimento online su Darwintunes.org

giovedì, luglio 26, 2012

Batteristi sconosciuti: Dave Ruffy



Nuova puntata della rubrica riservata ai BATTERISTI SCONOSCIUTI ovvero quell iche non trovereste mai in una classifica dei migliori del mondo...

DAVE RUFFY incomincia la carriera di batterista verso la metà dei 70’s con gli Hit&Run (affiancato da Segs, Paul Fox e Gary Barnacle).
Con l’aggiunta de lcantante malcom Mc Owen divennero i RUTS che dal 1977 al 1979 infiammarono l'Inghilterra con il loro punk rock dalle forti tinte reggae e dalle incursioni rock con variazioni prog jazz.
Durante gli ultimi mesi di vita di Malcom (che scomparità per un’overdose di eroina) la band accompagna in tour il re dello ska LAUREL AITKEN.
Dopo la scomparsa di Owen la band prosegue con il nome di RUTS DC , realizza un fantastico album, “Animal Now” supporta in tour gli WHO e decide di sciogliersi. Ruffy si aggrega prima ai PREFAB SPROUT poi agli ATZEC CAMERA, WATERBOYS, i grandi, dimenticati, psichedelici WORLD PARTY, EDWYN COLLINS, MICA PARIS, SINEAD O CONNOR, KRISTY M COIL, MARC ALMOND, ROGER DALTREY.
Ultimamente si è dedicato alla produzione di album di Stranglers, Alabama3, Levellers, Go Between.
Stile irruente ma preciso, molto tecnico, pieno di inventiva, mai sopra le righe, con le influenze reggae dub che emergono spesso ma con discrezione.

mercoledì, luglio 25, 2012

Calcio Punìto: 1980, tutti dentro



Prosegue la rubrica sul Calcio Punìto a cura di Mr. Galletti e mr. Wite sugli scandali che hanno interessato il calcio nella sua storia. Albertosi, Morini, Manfredonia, Wilson, Cacciatori, Della Martira, Zecchini, Casarsa, Magherini… tutti dentro. Questi sono alcuni dei calciatori di serie A, arrestati dai Carabinieri domenica 23 marzo 1980, dopo un’irruzione all’interno degli Stadi, al termine delle partite, alle ore 17.00.
È il famoso e doloroso scandalo del calcioscommesse che porterà il Milan e la Lazio alla retrocessione in serie B.
L’operazione è il culmine di un’indagine scattata tre settimane prima (ma i fatti erano in realtà già “nell’aria” dagli anni Settanta), dopo che il commerciante all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli romano Massimo Cruciani si presenta in Procura per rilasciare una confessione sconvolgente: l’ortolano è fornitore del ristorante Le Lampare, del signor Alvaro Trinca, un locale frequentato da calciatori della Lazio (in particolare Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori)…
Cruciani ha il vizietto delle scommesse calcistiche e Trinca lo introduce ai suoi illustri clienti sportivi, i quali gli fanno capire che si può tranquillamente truccare le partire accordandosi con alcuni colleghi di altre squadre.
Il fruttarolo dovrebbe puntare al totonero anche per conto dei calciatori e alla fine, scommettendo sul sicuro, ognuno si intasca il suo gruzzolo illecito.
Soldi facili? Non per Cruciani.
Che, a causa delle dritte “storte”, si ritrova sempre più indebitato fino alla decisione di parlare…
Tra i giocatori coinvolti, Petrini, Giordano, Paolo Rossi, Colomba, Agostinelli, Pellegrini e tanti altri…dopo una lunghissima inchiesta arrivano le squalifiche, penalizzazioni e le già note retrocessioni…
Sei anni per Pellegrini, cinque per Cacciatori e Della Martira, quattro per Albertosi, tre e mezzo per Petrini, Savoldi, Giordano e Manfredonia, tre per Wilson e Zecchini, due per Paolo Rossi (poi campione del mondo!), ecc, ecc…
Punizioni esemplari, fino alla vittoria ai Mondiali spagnoli, con l’amnistia…
Questa è la versione ufficiale.
Per saperne di più (o rinfrescare la memoria), rimandiamo al sito storiedicalcio.altervista.org, dove si può leggere per intero l’esposto di Cruciani al Procuratore o a disinformazione.it, tra gli altri.
La personalità di Cruciani, però, non sarebbe così “innocente”: Carlo Petrini, suo stretto conoscente ed ex-amico, racconterà che quella del fruttarolo sarebbe stata solo la facciata di un allibratore e faccendiere con amicizie molto in alto, dal Vaticano alla FIGC alla Massoneria …
Troppo facile parlare di attualità?

martedì, luglio 24, 2012

15 anni di BLOG

Il 18 LUGLIO 1997 lo sviluppatore statunitense Dave Winer 1 annunciava la nascita del BLOG primo sistema per raccogliere link e pensieri sul web.
Oggi esistono oltre 181 milioni di blog e il 63% dei fruitori di internet italiani ne ha uno.
Uno su dieci ci scrive tutti i giorni, mentre il 43% almeno una volta al mese.
Tra le prime piattaforme Splinder, che in Italia raggiunse i 600mila utenti prima di essere surclassata da Wordpress (2005) e Blogger (2006) e dall'apertura a tutti di Facebook (2007), con il conseguente boom dei social network (2008) che ha stravolto il modo di comunicare anche via blog.
Il termine blog fu usato per la prima volta nel 1999 anche se Web-log era stato il termine usato nel 1997.
Il termine log indica il giornale di bordo delle navi, ma viene anche usato per indicare il file che raccoglie le attività compiute su un computer.
Nel 2007 il governo italiano tentò invano di normare i blog ed equipararli a testate giornalistiche.
Proposta puntualmente sommersa di proteste e che altrettanto puntualmente torna ad ogni cambio di governo.

Dati da Repubblica.it

lunedì, luglio 23, 2012

Mod Heroes: Guy Stevens



  GUY STEVENS è abitualmente ricordato per aver prodotto uno dei migliori album della storia del rock, “London calling” dei Clash, del 1979, poco prima della sua prematura scomparsa nel 1981.
Ma oltre ad aver prodotto anche Procol Harum, Free, Moot the Hoople fu, nei primi 60’s, tra i più influenti DJ del giro MOD in particolare al “The Scene” dove suonava rarità rhythm and blues, ska, blues e surf.
Poco dopo fu incaricato di gestire la sezione inglese della prestigiosa label SUE RECORDS, realizzando numerose compilation e 45, destinati a diventare delle hit per la scena mod.
Fu tra i primi ad introdurre in Inghilterra nomi come Chuck Berry (era il presidente della Chuck Berry Appreciation Society), Bo Diddley, Howlin Wolf.
Fu arrestato per droga nel 1966 e cadde in depressione quando, al ritorno in libertà, scoprì che la sua preziosa collezione di rarità discografiche era stata rubata.
La sua profonda conoscenza della black music più rara fu spesso preziosa per bands come Who, Stones o Small Faces che si rivolgevano a lui per avere i brani meno conosciuti, più recenti e interessanti del genere.

sabato, luglio 21, 2012

The A to Z of Mod

Di recente pubblicazione “The A to Z of Mod” di Paolo Hewitt e Mark Baxter è un ennesimo, lungo e dettagliato excursus sulla Cultura Mod attraverso un elenco alfabetico che ripercorre i principali nomi correlati al mondo Modernista.
Materiale fotografico eccellente e spesso raro, molte curiosità e notizie inedite oltre ai consueti nomi ovvii e scontati (Who, Small Faces, Weller, northern soul etc).
Purtroppo sono le note negative a rendere il libro carente e antitetico al concetto di mod soprattutto nella superficialità con cui sono stati ignorati alcuni nomi ed aspetti essenziali.
E la superficialità è esattamente il contrario dell’etica mod.

A partire dall’anglocentrismo del lavoro: il fenomeno mod è nato e proliferato in Inghilterra ma dalla fine degli anni ’70 si è espanso in tutto il mondo e non farne accenno mi sembra assurdo (solo da un punto di vista musicale dicono niente nomi come i nostri Statuto, gli spagnoli Los Flechazos, gli americani Untouchables, i danesi Movement ? Tutti gruppi con un etica ed estetica 100% mod finiti in classifica nei rispettivi paesi).
Si dedica ampio spazio a nomi sinceramente trascurabili come Dc Fontana e Sound Foundation e non si fa alcun cenno a Prisoners, Makin Time, Truth.
Il revival ’79 è liquidato con Secret Affair, Purple Hearts e Chords dimenticando completamente nomi come Merton Parkas, Lambrettas, Long Tall Shorty tra i tanti.
Si inseriscono i semi sconosciuti Fleur De Lys e Eyes e nessun cenno si fa dei Kinks (il cui bassista Peyer Quaife era oltre tutto un mod).

Poco comprensibile anche l’inserimento degli Yardbirds o la forzatura di includere anche figure come Charlie Watts ed Eric Clapton che amavano blues, rhythm and blues e avevano un look affine a quello dei mods ma che con la scena c’entravano poco o nulla.
Nessuna parola sullo ska originale (essenziale tra l’altro nell’integrare, primi tra tutti, i ragazzi neri di origine caraibica all’interno della scena mod nei 60’s), tanto meno sul revival del 79 di Madness, Specials, Two Tone.
Il “pericolo” è quello di dare ad un neofita che si avvicinasse al libro, un’immagine distorta o comunque non completa di quello che è ed è stata la Cultura Mod.
E con tutte le distorsioni viste in questi anni non mi sembra il caso.

venerdì, luglio 20, 2012

Vacanze !



E' tempo di vacanze e finalmente tocca anche a me.
Sui monti dell'Alta ValNure tra i 1.000 e 2.000 metri, parecchi cinghiali, volpi, funghi (speriamo), solito pacco di libri, Olimpiadi, Gazzetta, Tex, qualche vetta che ancora non abbiamo toccato e un paio di scalate in bici in onore di Bradley Wiggins.
Il blog invece NON andrà in vacanza.
Grazie alle incredibili invenzioni tecnologiche, lui stesso da solo provvederà a postare quotidianamente di musica, calcio, spettacolo, libri.
Seguiteci.
CI SI RISENTE AI PRIMI DI AGOSTO.

giovedì, luglio 19, 2012

Intervista a Rai Radio Uno



Questa sera a RAI Radio Uno alle 22.15 intervista al sottoscritto a cura di Barbara Tommasino su Specials, ska, Joe Strummer e la Giamaica etc etc. Ascoltateci.

Cultura 70's: gli Squallor

Attivi dal 1973 al 1994 gli SQUALLOR furono tra i più caratteristici e particolari “gruppi” della musica italiana.
In realtà musicalmente insignificanti basavano i loro album su testi recitati all’insegna del turpiloquio (anche pesante), ironia e satira senza freni e (auto) censure all’insegna di un assoluto unpolitically correct.
Bersagli principali la sessualità (etero ed omo), la chiesa e la religione in generale, solo occasionalmente la politica il tutto all’insegna di una goliardia esagerata, volgare ed estrema.

A farne parte produttori e parolieri famosi ( Giancarlo Bigazzi Gianni Boncompagni Alfredo Cerruti Elio Gariboldi Daniele Pace, Gigi Sabani (solo nell’ultimo album), Totò Savio).
Gli Squallor ebbero un notevole successo, soprattutto di notorietà, nonostante non siano mai apparsi dal vivo e la censura pressochè totale delle loro canzoni sui media (con l’eccezione di qualche sporadica radio privata).
Significativi i titoli della loro discografia, esplicitamente esemplificativi del tono delle proposte: Troia, Palle, Vacca, Pompa, Cappelle, Tromba, Mutando, Scoraggiando, Arrapaho, Uccelli d’Italia, Tocca l’albicocca, Manzo, Cielo duro, Cambiamento.
Famosa la pubblicità televisiva dell’album “Arrapaho” del 1983 con un pellerossa effeminato che si presentava dicendo “Ciao, comprati Arrapaho”, slogan entrato per anni nel lessico comune.

mercoledì, luglio 18, 2012

Ricordo di Jon Lord



A 71 anni se ne è andato JON LORD mitica tastiera dei DEEP PURPLE con i quali ha condiviso (con il batterista Ian Paice) tutta la carriera.
Ma è interessante scoprire anche una lunga serie di collaborazioni e attività pre-Deep Purple con i quali, è superfluo sottolineare, ha comunque scritto eccellenti pagine rock, dagli esordi freakbeat proto hard di “Sahed of Deep Purple” con l’immortale “Hush” a capolavori come “In rock” (1970) e “Machine head” (1972) oltre allo storico live “Made in Japan” del 1972. Dopo l’uscita di Ian Gillan la qualità cala e la direzione diventa più classica ma fino a “Perfect strangers” rimane di prima qualità (senza dimenticare lo stile della meteora chitarrista Tommy Bolin nell’ottimo “Come taste the band”).

JON LORD esordisce nella scena musicale londinese nel 1963 con l’Art Wood Combo, diventati nel 1964 THE ARTWOODS con Art Wood già cantante con Alexy’s Korner e fratello di Ron Wood dei Birds (futuro Faces e Stones) e Keef Hartley (batterista che sosituì Ringo Starr nei Rory Storm and the Hurricanes e che suonerà poi con John Mayall).
Gli Artwoods realizzano uno stupendo album di british beat chiazzato di blues nel novembre del 1966 e una lunga serie di 45 ed EP, riscuotendo in discreto successo ed interesse nella scena inglese.

Al loro scioglimento proseguirà brevemente nel 1967 con i S.Valentine Day Massacre ma senza riscontri per formare i Santa Barbara Machine Head con Ron Wood, Kim Gardner (anch’esso dai Birds) e Twink Adler (Pink Fairies, Tomorrow, Pretty Things), prgetto di breve durata e che ha lasciato solo tre strumentali.
Nel frattempo JON LORD ha suonato il piano nel primo album dei KINKS ma è stata smentita la sua presenza nella mitica “You really got me”, più volte accreditata (tanto quanto l’assolo fosse di Jimmy Page, notizia falsa, come dichiarato dallo stesso Page).
Dopo un’altrettanto breve apparizione con gli psichedelici Flower Pot Men forma nel 1969 il primo nucleo dei DEEP PURPLE.

Un paio di curiosità: un brano dei Santa Barbara Machine Head, “Rubber monkey” è stato ripreso dal Link Quartet nell’album “Italian playboys” del 2004. Jon Lord sposò la gemella della moglie di Ian Paice e abitava di fronte a George Harrison (con cui non ha mai suonato se non nell'album postumo "Brainwashed".

martedì, luglio 17, 2012

Mod Heroes : Bradley Wiggins



BRADLEY Marc WIGGINS è un pistard e ciclista su strada britannico che corre per il Team Sky.
Su pista ha vinto tre ori olimpici nell'inseguimento, uno nel 2004 ai Giochi di Atene e due nel 2008 ai Giochi di Pechino, oltre a sei titoli mondiali.

La particolarità che lo distingue dagli altri sportivi è che Bradley (attualmente maglia gialla al Tour De France e con discrete possibilità di vittoria) è un MOD.
Prima di vincere i due ori a Pechino si caricava con l’ascolto di “David Watts” dei Jam, ha una collezione di scooters e di chitarre 60’s (pare sia pure un buon chitarrista) ed è fan sfegatato di Small Faces, Kinks, Who, Weller oltre che di Oasis (il cui ascolto lo introdusse alla cultura mod) e nomi più recenti come Moons e Rifles, oltre ad esibire un look mod impeccabile.
Anche la sella che ha brevettato per la sua bici porta un logo dallo stile inequivocabile.
E allora da oggi sappiamo chi tifare quando parte una gara ciclistica !

lunedì, luglio 16, 2012

Gruppo di famiglia in un esterno

Si è svolto in occasione del concerto di Paul Weller a Vigevano uno storico incontro tra alcuni dei più assidui frequentatori di questo blog.
Un grande passo per l’umanità.
Un’umanità molto varia, di diversa provenienza, età, idee ma accomunata da uno spirito libero e che guarda avanti.
Scusate la retorica.

Ed è stata una gioia vedere che il collante è stato ed è questo blog che vive grazie e soprattutto ai suoi fruitori e collaboratori che lo rendono vivo e frizzante ogni giorno, facendone un BAR SPORT CULTURALE dove si discute ad alta voce di musica, calcio, spettacolo, facezie e cose importanti.
Con competenza, conoscenza, ironia e voglia di vivere in maniera pulita nelle difficoltà circostanti.
Invito tutti a continuare ad essere presenti su queste pagine, a collaborare, proporre spunti, scriverne, rendere questo blog qualcosa di “comunitario” in cui a fianco agli scritti del Boss Supremo incomincino (Galletti e Wite hanno già inaugurato la loro rubrica “Calcio Punìto” e Madame Lilith quella domenicale dedicata a Vini e Rose ad esempio) a comparire anche contributi di altri (non necessariamente regolari).
Che l’estate sia momento di riflessione e proposta( e bevute).
Aspetto proposte, articoli e spunti.
Amen

Foto in alto: Cortez, Borghi, Boss, Cristiano, Foreign Minister Sir A Galletti, Marco MODS Trieste, Piergiorgio Genova.
Foto sotto: Clelia, Cristiano, Boss, Cpt Stax, Sir Indigo Moog, Borghi, Marco MODS, Cortez.
Foto di Barbara.

venerdì, luglio 13, 2012

Paul Weller live a Vigevano 12 luglio 2012

PAUL WELLER è un musicista COMPLETO che ha raggiunto la perfetta maturità artistica.
Paul dal vivo suona musica MODerna prendendo il meglio dal passato: la RABBIA del punk, lo STILE del soul, il RITMO del funk, la BLACKness del blues, le VISIONI della psichedelia, l’ELEGANZA dei 60’s, la RAFFINATEZZA del jazz.
Canta benissimo, è un ottimo chitarrista, tiene il palco con personalità , professionalità, il giusto distacco, è generoso nel proporre due ore di musica (più o meno 25 brani).
La band spesso improvvisa, dilatando i brani, facendoli rivivere con nuovi arrangiamenti.

Il gruppo è solido, una tastiera mai invasiva, il batterista finalmente discreto e l’aggiunta di un ottimo percussionista per tenere testa al preciso basso di Andy Lewis, la puntuale chitarra di Steve Cradock e l’energia vitale del leader Paul.
Il nostro è in gran forma, si diverte e diverte, ogni tanto lascia suonare la band e si fuma con distacco una sigaretta, si alterna al piano, è rilassato ma allo stesso tempo concentrato e consapevole di poter attingere da 35 anni di sconfinato e stupendo repertorio.
Che esclude qualsiasi accenno al periodo Style Council, si concentra in particolare sugli ultimi due album e su “Stanley Road”, concendendo però ai più nostalgici una buona dose di Jam.

I brani del controverso “Sonik Kicks” ( "Kling I klang", "That dangerous age", "Study in blue", "Dragonfly", "Around the lake", "Attic", "Paperchase", "Drifters") trovano nuova vita, spogliati dai numerosi orpelli elettronico/sperimentali, diventano più asciutti, rock ed essenziali.
In particolare “Dragonfly” così drammatica, quasi new wave, sul disco, assume movenze soul rock nella versione live, mentre i 10 minuti reggae/dub di “Study in blue” sono ancora più efficaci rispetto alla dimensione di studio.
Tanto materiale anche dal precedente “Wake up the nation” un album che si dimostra sempre più riuscito alla distanza.
Ci sono le sferzate della title track che apre energicamente il concerto, di “Moonshine” e di “Fast cars/Slow traffic” proposta nel bis ma anche “7+3 is the strikes name” e soprattutto “Pieces of a dream” con Paul che si divide tra piano e chitarra in un ondeggiare psichedelico tra i momenti migliori del concerto.
In mezzo al quale arriva improvviso l’indimenticabile incedere di “Start!” la hit presa da “Sound Affects” dei Jam.
Uno dei migliori brani della carriera solista è senzaltro “From the floorboards up” unioco brano dallo stupendo “As is now” ma la versione è meno nervosa ed elettrica di quella discografica.
Bellissima invece quella di “Into tomorrow” singolo del Paul Weller Movement, prima incarnazione post Style Council del 1990 che si evolve in un lungo funk soul di incredibile efficacia.
Riuscita anche “All I wanna do” da “22 dreams” (da cui propone in apertura anche la title track) e "Foot of the mountain" da "Wild Wood"
Come detto molto spazio anche a “Stanley Road” con ben cinque brani: l’immancabile “Changing man” nel bis, l’incantevole ballad “You do something to me”, l’incedere pianistico della title track, l’inarrivabile soul di sapore 70’s Motown di “Broken stones” e il finale epico del concerto con il “sha la la la” de lritornello di “Whirlpool’s end”.
Ma, riconosciuto l’immenso valore compostivo e artistico del Weller solista, le emozioni maggiori vengono immancabilmente quando risuonano, nei bis, le note di “Art school” e “In the city” (anno di grazia 1977) e quando il concerto si chiude con una versione STRATOSFERICA di “Town called Malice” vorresti che continuasse per ore.
Alla fine ci guardiamo emozionati e felicissimi di aver condiviso una simile serata.
Con Alberto Sir Indigo Mood, Cpt Stax, Andrea Cortez, Cristiano C e consorte, Marco Mods Trieste, Piergiorgio Genova, Clelia, Claudio Uomo Moda.

Better stop dreaming of the quiet life
Cos it's the one we'll never know
Fast and furious
In a town called malic
e

Dedicato a Davidone anche lui con noi stasera.

mercoledì, luglio 11, 2012

Le 100 canzoni italiane più belle

Periodo estivo e una classifica ci sta bene.
Le 100 canzoni italiane più belle è ovviamente un concetto molto opinabile sia nelle preferenze che nei criteri.
Ho fatto un mix tra una serie di titoli rappresentativi della musica italiana e brani a me molto cari per un’ipotetica compilation da far ascoltare ad uno straniero digiuno da ciò che è stato prodotto in Italia (e in italiano).
Ho limitato le canzoni per ogni autore a massimo due/tre brani (il solo De Andrè avrebbe potuto occupare almeno dieci posti) in modo da avere una vasta gamma che copra un po’ tutti i generi.
Dopo le prime 10 le posizioni successive sono in ordine alfabetico.

1 Adriano Celentano – Azzurro
2 Fabrizio De André – La canzone di Marinella
3 Area - Gioia e rivoluzione
4 Paolo Conte - Vieni via con me
5 Lucio Dalla – 4 marzo 1943
6 Ornella Vanoni - Senza paura
7 Adriano Celentano - Prisencolinensinainciusol
8 Ivano Fossati - La musica che gira intorno
9 Lucio Battisti - 10 ragazze per me
10 Edoardo Bennato – Non farti cadere le braccia

da 10 a 50

99 Posse - Quello che
Alice - Per Elisa
Almamegretta – Figli di Annibale
Area – Luglio, agosto, settembre (nero)
Franco Battiato - Up patriots to arm
Loredana Bertè - Il mare d’inverno
Vinicio Capossela - Il ballo di San Vito
Raffaella Carrà - Rumore
Caterina Caselli - Nessuno mi può giudicare
Piero Ciampi - Andare camminare lavorare
Carmen Consoli - Confusa e felice
I Corvi - Ragazzo di strada
Cesare Cremonini - Gonji Boy
Fabrizio De André – Fiume Sand Creek
Francesco De Gregori – La donna cannone
Gabriella Ferri - Grazie alla vita
Equipe 84 - 29 settembre
Equipe 84 - Tutta mia la città
Eugenio Finardi - Musica Ribelle
Giorgio Gaber - La libertà
Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu
Rino Gaetano - Mio fratello è figlio unico
Gang - Socialdemocrazia
Ivan Graziani - Pigro
Francesco Guccini - L'avvelenata
Enzo Jannacci – Quelli che
Jovanotti - Penso positivo
Bruno Lauzi - Onda su onda
Mina - Sacumdi Sacumdà
Domenico Modugno - Nel blu dipinto di blu
New Trolls - Prima c’era luce
Nomadi - Dio è morto
Le Orme - Gioco di bimba
Gino Paoli - Il cielo in una stanza
Patty Pravo - Pensiero Stupendo
PFM - Impressioni di settembre
Enrico Ruggeri/Decibel - Contessa
Daniele Silvestri - Salirò
Statuto - Ghetto
Luigi Tenco - Ciao amore ciao

da 51 a 100

Adamo - La notte
Afterhours - Ballata per la mia piccola iena
Africa Unite – Il partigiano John
Lucio Battisti - Una donna per amico
Samuele Bersani – Chicco e Spillo
Pierangelo Bertoli - Pescatore
Angelo Branduardi - Alla fiera dell’est
Caparezza – Vengo dalla luna
Casino Royale – Sempre più vicini
Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck
CCCP - Islam punk
Chrisma - Many kisses
C.S.I. – Forma e sostanza
Lucio Dalla - Com'è profondo il mare
Pino Daniele – Je so’ pazzo
Fabrizio De Andrè - Don Raffaè
Francesco De Gregori - Generale
Delirium – Jesahel
Diaframma – Adoro guardarti
Cristina Donà - L’ultima giornata di sole
Elio e le storie tese – Mio cuggino
Frankie Hi NRG – Potere alla parola
Gaznevada – Ragazzi dello spazio
Raphael Gualazzi - Follia d’amore
Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43
Ligabue - A che ora è la fine del mondo
Litfiba - Spirito libero
Little Tony - Cuore matto
Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
Fiorella Mannoia - Quello che le donne non dicono
Enzo Maolucci - Torino che non è New York
Matia Bazar - Vacanze romane
Milva - 25 aprile 1945
Mina - Grande grande grande
Modena City Ramblers - 100 passi
Nada -Amore disperato
Negrita - Cambio
Offlaga Disco Pax – Robespierre
Quintorigo – Deux heures de soleil
Alberto Radius - Nel ghetto
Rokes - Bisogna saper perdere
Ron - Una città per cantare
Skiantos - Mi piaccion le sbarbine
Subsonica - Tutti i miei sbagli
Vallanzaska - Cheope
Ornella Vanoni - L’appuntamento
Vasco Rossi – Gli spari sopra
Roberto Vecchioni - Samarcanda
Verdena - Razzi, arpie, inferno, fiamme inferno
Zucchero – Diavolo in me

martedì, luglio 10, 2012

Original Rude Boy a Bologna



Mercoledì 11 luglio ore 21.30: MischMash Radio aka Patrizia Bottura & Cesare Ferioli  in collaborazione con Antonio “Tony Face” Bacciocchi presentano “Original Rude Boy!” c/o Casalarga di via del Carpentiere 14 a Bologna (http://casalarga.blogspot.it/).

Husker Du



Una delle più importanti band della storia del rock.
Detto così può stupire e far storcere il naso a qualcuno ma gli HUSKER DU tra il 1982 e il 1987 costruirono le basi per un nuovo sound che fondava le radici nell’hardcore punk e nelle sonorità più estrema ma le traghettava, attraverso melodie struggenti, spesso di sapore 60’s, verso qualcosa di nuovo.
Una specie di risposta hardcore ai loro contemporanei REM ai quali possono essere spesso accostate le linee vocali e la costruzione de ibrani.
Un ibrido, un accostamento di difficile immaginazione ma che influenzò le generazioni successive e cambiò radicalmente una buona parte della scena alternativa.
Gli Husker Du furono tra i primi della scena HC a firmare per una major ma mantennero intatte le loro credenziali e la loro coerenza.
“Warehouse” e “Zen Arcade” rientrano tranquillamente tra i capolavori della musica rock.

Everything fall apart 1983 6.5
L’esordio estremo, furioso, iconoclasta dell’ep “Land speed record” lascia il posto ad una album altrettanto ruvido e violentissimo in cui solo a tratti si riescono ad immaginare le svolte future (vedi la cover di “Sunshine superman” di Donovan).

Zen Arcade 1984 8.5
Doppio album, un’ “opera punk” (“Rolling Stone” la descrisse come...”a kind of trash “Quadrophenia”) dove convergono le classiche folate hardcore ma anche influenze psichedeliche (la band aveva splendidamente coverizzato su singolo “Eight miles high” dei Byrds), jazz, folk.
Un lavoro sorprendente, ancora molto grezzo e acido ma che guarda lontanissimo.
Le due anime compositive del gruppo Hart e Mould si definiscono e separano sempre di più: più “rock tradizionale” il batterista, più cupo, introspettivo e duro Bob Mould.
Il finale, dopo il sorprendente glam rock ”Turn on the news” è nei 14 minuti di “Recourring dreams” un impossibile ma riuscitissimo connubio di prog e punk (!), sperimentale, apocalittico, travolgente.

New day rising 1985 6.5
Flip your wig 1985 7
Candy Apple grey 1986 6.5
I tre successivi album definiscono il nuovo concetto di pop core.
Persa volutamente l’abrasione iniziale si lavora ormai di fino sulle melodie e sulle contrapposizioni vocali.
Inferiori ai precedenti due album rimangono comunque interessanti in particolare “Flip your wig” con uno dei loro brani più significativi “Make no sense at all”.

Warehouse 1987 10
Il capolavoro assoluto.
Se “Zen Arcade” sperimentava ed era kilometri avanti, “Warehouse” è la perfezione artistica in cui l’equilibrio tra potenza sonora, punk e qualità delle composizioni (equamente divise tra Hart e Mould) è impeccabile.
Soprattutto le canzoni sono stupende senza momenti di cedimento pur in un doppio album (ancora un concept).
“Could you be the one” , “Visionary” , “These important years”, “Too much spice” spiccano tra le tante per freschezza, potenza, costruzione armonica.
Il commiato ideale per una storia breve ma intensissima e importantissima.

POST HUSKER DU

BOB MOULD
Ha realizzato una quindicina di album solisti e sotto il nome di SUGAR di qualità alterna ma spesso di ottimo livello (in particolare “Copper Blue” del 1992), si è dedicato alla produzione, scrittura, DJ e decine di collaborazioni (dedicandosi anche ad una delle sue passioni, il wrestling).

GRANT HART
Minato da vari problemi con la droga ha avuto una carriera solista incostante realizzando alcuni album solisti e con i Nova Mob.
“Intolerance” del 1989 e l’EP “All my senses” sono forse i migliori del lotto.

GREG NORTON
Dopo aver lasciato la musica per dedicarsi ad un ristorante è tornato sulle scene ne l2006 con il gruppo Gang Font feat. Interloper.

lunedì, luglio 09, 2012

Batteristi "sconosciuti" : Steve White

Prosegue il viaggio tra i "batteristi sconosciuti" ovvero coloro che non troverete mai nelle varie classifiche dei "migliori della storia del rock" ma che hanno, al contrario, uno spessore tecnico e artistico invidiabile.

STEVE WHITE è indissolubilmente legato alla carriera del PAUL WELLER post-Jam.
Entrò a 17 anni negli STYLE COUNCIL, con i quali condivise l'intera carriera discografica e concertistica ed è stato a fianco di WELLER fino al 2005 (nell'album "As is now").

White ha suonato anche con Ian Dury, per un brevissimo periodo con gli indimenticabili Redskins, nei Jazz Renegades, ha sostituito per alcuni concerti il fratello Alan negli OASIS e nel 2005 ha suonato con gli WHO al "Live8" sostituendo Zak Starkey in tour proprio con gli Oasis.
E' stato anche membro dei PLAYERS con Mick Talbot e Damon Minchella e con quest'ultimo suona attualmente nel TRIO VALORE (hammond boogaloo jazz) oltre a collaborare con il tastierista dei Deep Purple Jon Lord e aver suonato nell'album del cantautore SAM GRAY.

Il suo è uno stile pulitissimo, preciso, di estrazione jazzistica, molto potente ed essenziale che ha caratterizzato e marchiato a fuoco il sound di Weller e Style Council.