lunedì, dicembre 05, 2011

Mod Heroes: Eddie Piller






Nelle foto: Eddie Piller ora, allora, Extraordinary Sensations e con il chitarrista degli Small World, il sottoscritto, Clelia e Roberto degli Underground Arrows nel 1984 a Roma.

EDDIE PILLER è stato tra i principali protagonisti della scena mod inglese negli anni 80,
in virtù di un’encomiabile e appassionata attività di produttore discografico e di manager.
“Figlio d’arte” (la mamma Fran gestiva il fan club degli Small Faces e la zia Pam quello degli High Numbers nei 60’s, lui stesso, bambino, appare nel 1967 nel poster pubblicitario di “Itchycoo Park”
degli Small Faces), nei primi 80’s è editore della seguitissima mod zine “Extraordinary Sensations” e dopo una prima, breve, esperienza con la Well Suspect Records (con i singoli di Fast Eddie e un postumo di inediti dei Merton Parkas), fonda la COUNTDOWN RECORDS attorno alla quale coagula alcuni dei migliori talenti mod in circolazione e che viene affiliata alla più potente e conosciuta Stiff Records
Oltre alle seminali compilations “Beat generation …”, “5-4-3-2-1 Countdown compilation” e Smashing Time” (in cui affianca nuovi nomi ad alcuni storici e spesso sconosciuti del revival 79), scopre i MAKIN TIME di cui produce il classico album “Rythm and soul” e porta i PRISONERS alla Stiff per il loro ultimo, controverso e contestato (dallo stesso gruppo) “In from the cold”.

Chiusa la Countdown ritrova forza ed energia per un’altra breve ma importantissima avventura discografica, la Re-Elect, con cui fa uscire gli esordi del neo nato JAMES TAYLOR QUARTET (degli ex organista e bassista dei Prisoners).
Il tutto confluirà nell’ACID JAZZ Records, etichetta che definì uno stile e un nuovo sound, tra JTQ, Mother Earth, Jazz renegades, Brand New Heavies e agli inizi anche Jamiroquai.
Per la Acid Jazz proverà a fare uscire anche un singolo nel 1989 dei King Truman (gli Style Council sotto falso nome) , “Like a gun”, ma la Polydor scoprirà tutto il giorno dell’uscita e bloccherà il disco costringendolo a ritirarlo prima che arrivi ai negozi.

Eddie Piller ha continuato a lavorare come dj in Inghilterra ed Europa e conduce un programma radiofonico alla BBC.

In un'intervista ricorda come gli Small Faces fossero spesso a casa sua e che suo padre era un mod nel 1961.
Quando nel '79 gli fece ascoltare Jam e altr gruppi del mod revival gli disse, inorridito, che mod era Miles Davis e la Tamla Motown, non quella spazzatura pop.

15 commenti:

  1. un vero mod hero contemporaneo, molto più di altri della generazione prcedente spesso incensati tali. anzi nel suo caso, vista la famigghia, si puo dire un "natural born mod". la sua evoluzione musicale (e piu' recente devoluzione) è la storia di molti di noi.

    come sapete considero la Acid Jazz nell'olimpo delle più grandi etichette discografiche di sempre (se poi pagasse le royalties agli artisti sarebbe la n.1 hahaha :o)))

    RispondiElimina
  2. Per le royalties è una caratteristica diffusa a TUTTE e etichette o quasi.
    Con il lInk Quartet siamo usciti un paio di volte per l'Acid Jazz mi sembra...ma mai visto un soldo....

    RispondiElimina
  3. Per la serie: tale padre...
    Marco MODS Trieste

    RispondiElimina
  4. Effettivamente c'era già tanta spazzatura nel mod revival degli '80, figuriamoci adesso!

    RispondiElimina
  5. Un grande divulgatore del modernismo, capace di andare oltre il mod mainstream, in vera sintonia con il "moving and learning".

    Poi, è colui che ha dato la prima chance a Fay Hallam con i Makin'Time, non posso che essergli riconoscente, no?

    Fabio T.

    PS: a me "In from the cold" dei Prisoners è sempre piaciuto moltissimo, anche perchè contiene quella che considero la loro più bella canzone, cioè "Mourn my health".

    RispondiElimina
  6. Un grande!
    Grandissino il padre al quale mi sento Motownamente vicino

    RispondiElimina
  7. Oggi mi sono ascoltato un disco che penso potrebbe far gola a tutti i mods.

    Albert Ayler: "New Grass" (1968)

    Uno dei jazzisti più radicali di sempre(amatissimo dal sottoscritto), in questo album sterza totalmente e si concede tonnellate di groove, voce soul e persino cori gospel, mettendo da parte la quota free (se non in brevi incursioni). Insomma, black music (ballabile) di gran classe.

    Anche se non credo che l' ultima cosa che lascerò ai posteri sarà l' impronta di una scarpa sopra il dance floor, anche se preferisco musica più 'cattiva' (e possibilmente da capirci poco)...bè, in questo caso, diventa difficile restare fermi.

    AndBot

    RispondiElimina
  8. fabio,anch'io adoro In from the Cold..ma vallo a spiegare a Graham e Allan
    C

    RispondiElimina
  9. Ayler è stato spesso riciclato nella scena dance nel periodo Acid Jazz e Talkin Loud. E ci stava benissimo.

    "In from the cold" è stato odiato dai Prisoners per il mixaggio troppo "morbido".
    Che io però amo tantissimo e alla fine preferisco rispetto alle versioni che voleva Graham (e che sono poi uscite successivamente) più ruvide e aggressive

    RispondiElimina
  10. sono d'accordissimo
    wish the rain una delle mie favorite in assoluto
    C

    RispondiElimina
  11. c'e' Ursus su Radio Flash

    RispondiElimina
  12. un uomo un mito!pero' bello non è...:)

    RispondiElimina
  13. figlio e nipote d'arte...difficile chiedere di più

    RispondiElimina
  14. Stasera Eddie Piller djeggia in quel di Bologna, Soul Shaker Party, La Scuderia...per chi ci riesce ad andare!

    Fabio T

    RispondiElimina