venerdì, luglio 18, 2008

Black Power : Gil Scott Heron





Prosegue la serie periodica dedicata agli artisti più rappresentativi della Black Music, intesa come commistione di radici nere, impegno civile, impegno anti razzista, qualità della proposta musicale.
Il 24 giugno siamo partiti con Nina Simone, l' 8 luglio spazio a Sly and the Family Stone


Poeta, scrittore, raffinato musicista, agitatore politico, antesignano dell’hip hop (per quanto il suo stile negli spoken word sia più vicino allo scat jazz o al talking blues), GIL SCOTT HERON è (stato) il miglior rappresentante della BLACKNESS, quella più scura, dura, militante, pur, nell’estremismo dei concetti espressi, mai priva di forte (auto) ironia.

Ha mischiato nei suoi album intense ballate soul a sapienti jazz songs, imporovvisazioni quasi free, funk, blues, fino al pop dei mid 70’s.
Il tutto condito da testi radicali, spietati, contro l’establishment politico americano e le ingiustizie patite dal popolo nero, spesso declamati con il solo ausilio di percussioni i sottofondo (dalla lezione dei Last Poets)

I suoi album sono spesso difficili e duri da ascoltare
A fianco di suadenti ballate jazz blues o incalzanti ritmi soul funk compaiono lunghe suites parlate , difficili da reggere, anche se affascinanti grazie al timbro della sua voce, all’atmosfera intensamente black che li pervade.

Ha saputo scrivere brani da antologia come “The revolution will notr be televised” , “The bottle” ,”Lady Day and John Coltrane” , “Winter in America” , “Whitey on the moon” o la stupenda “Who’ll pay the reparations of my soul”, ma anche un libro consigliatissimo come “La fabbrica dei negri” (Shake Edizioni) o girare un docufilm autobiografico di altissimo livello come “Black wax”.

Il suo talento, l’ironia, i valori ideologici non l’hanno salvato da una rovinosa caduta tra alcool, droghe , carcere., Aids.

58enne è uscito recentemente da due anni di prigione e pochi giorni fa è tornato sul palco del Carnegie Hall di New York in ottima forma, in cantiere un nuovo album, e il libro “The last holydays” su un viaggio on the road di lui e Stevie Wonder e la promessa di restare pulito (“I’m doing my best…”)

ALBUM CONSIGLIATI

Glory 1990
Compilation doppia
Il miglior modo per un approccio alle cose più fruibili e più funk soul jazz blues del suo repertorio

Pieces of a man 1970
Gli albori ultramilitanti , minimali con “The revolution” , “Lady Day…”

The first minute of a new day 1975
Completo, maturo, molto articolato musicalmente

Winter in America 1975
Contiene “The bottle” e la title track

Reflections 1981
Molto più jazzato e “normalizzato” con addirittura un salto nel reggae di “Storm music” e una stupenda “Inner city blues” di Marvin Gaye

http://www.gilscottheron.com/

You ain't insane...you have got a brain...you haven't gone lame...you have got your game!!!
Remember: KEEP THE NERVE, KEEP THE NERVE, KEEP THE NERVE, KEEP THE NERVE...WE'RE TALKIN' 'BOUT P.E.A.C.E.!!!"

(da "Message to the messsengers")

3 commenti:

  1. Ho avuto la fortuna di vedere in concerto Gil Scott Heron nel 2004 a New York City e devo dire che secondo il mio modesto parere è stato un bellissimo concerto. Heron è apparso in gran forma ed il numeroso pubblico intervenuto al S.O.B.'s mi è sembrato abbia apprezzato molto la sua esibizione.
    Leo

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  2. un grandissimo.
    null'altro da dire.
    Cristiano

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    lolikneri havaqatsu

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