Stefano Gilardino, giornalista e scrittore, ha dato da poco tempo vita a una nuova etichetta, la Venti3 di cui abbiamo, da queste parti, recensito un po' tutto il pubblicato. Qualche domanda per approfondire alcuni temi sulla discografia indipendente oggi.
Di questi tempi non è facile lavorare in ambito discografico. Cosa ti ha spinto ad aprire un’etichetta impostata su un genere non facile come “punk e affini”, stampato in vinile? Come e quando è nata l’idea?
Credo che sia essenziale partire con dei criteri ben precisi, soprattutto se ci si vuole affacciare in un mondo complicato come quello discografico.
Quando ho deciso di mettere in piedi l’etichetta, non ero assolutamente interessato a competere con nessuno, a dovermi piegare a logiche di mercato o a inseguire ipotetici dati di vendita.
Venti3 non è un lavoro, almeno nel mio pensiero, è un processo curativo e un modo per fare cultura in un mondo sempre meno a misura d’uomo e di musica.
Pretenzioso, lo so, ma tant’è…
L’idea iniziale è nata quando ho visto suonare dal vivo, per la prima volta, gli Spectre, nell’agosto del 2022, di supporto agli americani Chain Whip.
Non li avevo mai sentiti e sono rimasto a bocca aperta, come non mi succedeva da tempo.
Dopo il concerto, ho salutato Simone, l’unico della band che conoscevo di persona, e gli ho confessato, tra il serio e il faceto, che se mai avessi messo in piedi una label, avrei voluto stampare un loro disco.
Il discorso è rimasto in sospeso per lungo tempo e sono successe molte altre cose, tra cui la scomparsa di mio padre a fine 2023.
Poco dopo, mentre stavo svuotando faticosamente la sua vecchia casa, ho ricominciato a pensarci, immaginando che l’etichetta potesse anche essere un percorso curativo. vIn quel momento, si sono allineati alcuni pianeti, evidentemente: gli Spectre avevano appena finito di registrare sei brani e mi hanno ricontattato, i Twerks, con cui ero amico da tempo e che apprezzavo moltissimo, avevano appena pubblicato online i nuovi pezzi.
Perché non provarci, dunque? Detto, fatto, nel settembre del 2024 sono usciti i primi due dischi, “Slow Emotional Death” degli Spectre e “A Private Display of Trouble” dei Twerks e poi, con una certa costanza, i successivi cinque, buoni ultimi i nuovi lavori delle band con cui ho iniziato l’avventura. Una prima chiusura di un cerchio e un punto di ripartenza.
È dunque corretta l’impressione che in un’epoca caratterizzata dalla fruizione “totale” su piattaforme gratuite, con relativa disponibilità di “TUTTO”, stia tornando la voglia e l’esigenza di materiale fisico, esclusivo, particolare e che l’ottica DIY sia di nuovo attuale?
Sai, io penso che non se ne sia mai andata veramente quella voglia, sicuramente non la mia.
Il mio lavoro vero, da Soundohm, un negozio/distributore online di dischi, me lo conferma ogni giorno e, negli ultimi anni, la richiesta di vinili e CD è aumentata in maniera esponenziale.
Per quel che riguarda Venti3, il DIY è essenziale ed è l’unico metodo organizzativo che conosco.
Fa un po’ ridere a pensarci ma io sono produttore esecutivo, distributore, venditore, merch guy, a volte driver, addetto stampa, quando capita tour manager e organizzatore di concerti, tanto per darsi un tono con un po’ di termini anglosassoni.
Per farla breve, faccio tutto quello che è umanamente possibile, nel tempo che ho a disposizione e con le capacità che mi competono. Se si esclude mio fratello Fabrizio, autore della quasi totalità delle grafiche, il resto è farina del mio sacco e ne vado orgoglioso. Ho alcuni negozi di dischi che sostengono il mio lavoro, il resto lo gestisco al meglio che posso.
Magari, in futuro, se ce ne sarà bisogno, chiederò aiuto a qualuno, ma per il momento va bene così.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Non penso che ci siano molti giovanissimi interessati, direi un’età media che va dai 30 ai 50, però non ne ho la certezza.
Per fortuna, a parte amici che conosco di persona, molti ordini online arrivano da sconosciuti di cui non so nulla.
Diciamo pubblico trasversale, così me la cavo senza troppi impicci…
In concreto: c’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Fondamentalmente, e parlo solo per me, Venti3 è un’operazione in perdita e, quando va bene, in pareggio, ma a lungo termine.
Ti faccio un esempio concreto: per la festa dell’etichetta, lo scorso novembre, ho stampato un singolo, una compilation con quattro pezzi inediti di ognuno dei gruppi della label – Twerks, Spectre, Chow e 20 Minutes.
150 copie in totale, di cui un terzo regalato proprio alla festa ai primi spettatori che si sono presentati e un altro buon numero di copie destinato proprio alle band.
Come puoi immaginare, era un’idea perdente già in partenza, però vuoi mettere il divertimento?
Mettiamola così: spero di non diventare troppo povero.
Con che criterio hai scelto e scegli le band della Venti3?
La risposta è molto semplice perché di base i criteri devono essere tre:
i dischi che pubblico devono piacermi molto, anzi devono essere prodotti che io comprerei e vorrei nella mia collezione anche se non fossero stampati da me.
Le band con cui collaboro mi devono piacere a livello personale. Alcuni erano amici già in precedenza, altri lo sono diventati. Non sono interessato solo alla musica, ma anche all’attitudine e ai rapporti umani.
Non ci sono contratti, basta una stretta di mano. Sono molto chiaro quando propongo a qualcuno di fare un disco su Venti3: spiego cosa posso offrire e che tipo di promozione ci sarà.
Il materiale resta di proprietà dei gruppi, io non possiedo nulla, tranne i dischi che stampo. Massima trasparenza e correttezza. E, soprattutto, non mi occupo della parte digitale, per cui non provo alcun interesse.
Finora è filato tutto liscio, mi auguro che continui allo stesso modo.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Come avrai intuito dalle risposte precedenti, non sono certo quel che si può definire un drago del marketing, anzi.
Vedo un sacco di etichette, sempre nell’ambito punk e affini, che si muovono decisamente meglio di me, che curano la parte digitale con passione e competenza, che riescono a spingere i loro prodotti online in un sacco di modi, alcuni anche interessanti.
Per quel che mi riguarda, faccio tutto alla vecchia maniera: contatti personali per riviste, fanzine, webzine, siti e il buon vecchio passaparola.
Oltre ai banchetti ai concerti e alla presenza sul territorio. Non ho un sito vero e proprio, esistono solo la pagina bandcamp e quella su Instagram, oltre al mio FB personale che, in pratica, serve a promuovere l’etichetta. Se qualcuno vuole proporsi come stagista non pagato, accetto candidature…
Cosa c’è in programma per il futuro?
Nell’immediato presente, ci sono i due nuovi dischi di Spectre, “Twisted Views” e Chubby & The Twerks, “One Second with…”, una collaborazione di cui vado molto fiero.
Ci sono voluti tantissimi mesi, ma alla fine vedere una delle mie band preferite in coppia con uno dei personaggi chiave della nuova scena punk inglese – Charlie “Chubby” Manning Walker di Chubby & The Gang e The Chisel – mi riempie di orgoglio.
Tra poco uscirà anche un CD dei bolognesi Chow, “The Husband’s Delight” di cui mi occuperò solo a livello stampa e promozionale, ma che avrà anche il marchio Venti3 e quindi sarà un po’ figlio mio, come gli altri. Infine, ma andiamo a fine settembre, uscirà il debutto di un quintetto milanese di cui mi auguro si parlerà molto.
Il loro nome è Ionico Ionico, segnatevelo per bene perché, a mio immodesto parere, si tratta di uno dei migliori gruppi italiani degli ultimi anni, un misto di no wave, anarco-punk e art rock.
Poi chissà, probabilmente un nuovo LP Twerks, almeno nelle mie intenzioni, e il secondo Venti3 Party con cui festeggiare e buttare soldi in regali.
Sempre che non finiscano i soldi prima…
venti3.bandcamp.com
IG: venti3records
giovedì, aprile 02, 2026
Venti3 Records. Intervista a Stefano Gilardino
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