Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues, cantata da Keith.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.

Nessun commento:
Posta un commento