venerdì, febbraio 13, 2026

DJ Henry - Ballare nella catastrofe, La poetica delle dancehall

Enrico Lazzeri, alias DJ Henry (nome mutuato da Henry Rollins dei Black Flag), è uno dei più apprezzati e stimati DJ della "Scena Underground" (continuo a preferire questa definizione a mille altre).
Un profilo costruito in anni di gavetta, cresciuto attraverso la passione pura e semplice per un certo suono, per un'attitudine ben precisa e definita.
Si racconta ora in un libro, autobiografico ma non solo.

Definisce, con sicurezza e lucidità, un termine spesso abusato, quello del GROOVE:
Il groove è sempre stata la parola chiave per un divulgatore di musica delle serate danzanti.
Tecnicamente si potrebbe definire come una scansione ritmica ripetuta, una good vibration, un flusso che trasporta l’ascoltatore in una dimensione di benessere, come tuffarsi in un fiume di acqua fresca e cristallina in una giornata afosa.


Puntualizza l'approccio a un mondo non facile da capire e in cui è difficile entrare appieno:
Un box che contiene vinile è la storia irripetibile e non clonabile nella formazione musicale di una persona che decide di fare il dj, perché appunto è un limite che stabilisce sempre la personalità, quindi il connotato unico di un individuo che sta divulgando arte.
Ecco perché chiamare un dj con il vinile, ristretto nei suoi piccoli contenitori, significa ascoltarlo nel suo percorso con quei dischi specifici e non con altri a richiesta da parte del pubblico.


Precisa particolari spesso dibattuti:
Soprattutto per rispetto dei musicisti che suonano e si applicano su un vero strumento, noi dj di musica già pubblicata, che sia vintage o meno, non possiamo usare il verbo suonare, semmai la locuzione “mettere i dischi” per- ché stiamo solo diffondendo musica composta, prodotta e suonata da altri e immortalata tra i solchi di un disco.
Noi siamo dunque dei selezionatori, dei selecter, una categoria di disc jockey che non produce musica ma che l’assembla in percorso sonoro durante un evento o una performance.
Un selecter quindi viene valutato per i dischi che possiede, che scopre, che ricerca e per come li concatena a seconda delle circostanze.


In poche parole chiarisce un altro aseptto su cui ci si è da sempre avviluppati:
L’underground non è una cittadella di purezza, come del resto il mainstream non è sempre un contenitore di spazzatura.
Queste categorie sono figlie del pregiudizio.


Una testimonianza dalla "prima linea", vera e sincera, netta e diretta.
Attraverso la sua esperienza, i brani preferiti, una vita spesa al servizio della musica e dell'attitudine amata, che è stata la spina dorsale dell'esistenza vissuta.
Chiude il libro una lunga serie di poesie, crude, Bukowskyane, dalla strada, non di rado disturbanti.

DJ Henry
Ballare nella catastrofe, La poetica delle dancehall
Agenzia X
150 pagine
16 euro

Nessun commento:

Posta un commento