lunedì, agosto 22, 2022

Lamont Dozier


Riprendo l'articolo che ho scritto sabato per Il Manifesto in ricordo della recente scomparsa di Lamont Dozier.

La recente scomparsa di Lamont Dozier (all'età di 81 anni) mette fine (pur se da lunghissimo tempo non collaboravano più) a uno dei più importanti sodalizi compositivi nella storia della musica soul e più genericamente pop.

Il trio Holland-Dozier-Holland, dei fratelli Brian e Eddie Holland e di Dozier, ha firmato decine di brani che hanno impazzato nelle classifiche soul degli anni Sessanta, raggiungendo ripetutamente i primi posti.
Furono tra gli artefici di quella perfetta e organizzatissima macchina produttiva, finalizzata alla creazione di progetti musicali, con cura maniacale per ogni dettaglio, che caratterizzò la soul music dell'epoca (in particolare le principali etichette come Motown, per cui lavoravano, Stax, Atlantic).

Compositori, produttori, sapienti management, etichette dalle altissime capacità, edizioni musicali, talent scout alla costante ricerca di nuovi nomi, appositi studi di registrazione con tanto di band di musicisti di spessore tecnico e creativo di altissimo livello, che suonavano a ciclo continuo per artisti che sfornavano brani a ritmo industriale.
Non di rado costruiti a tavolino per soddisfare le esigenze commerciali di un pubblico che, dalla fine degli anni Cinquanta in poi, si fece sempre più vasto.
Se in certi casi l'industrializzazione creativa e compositiva è evidente, la qualità dei prodotti ascrivibili all'ambito genericamente definito Soul è talmente alta che rende l'operazione sicuramente riuscita.

Come rimarca lo scrittore George Nelson nel libro “Where Did Our Love Go?” del 1985, sulla storia della Motown:
“Questi ragazzi avevano una visione reale del gusto del pubblico acquirente, un dono innato per la melodia, una sensibilità per i testi delle canzoni e la capacità di creare strutture vocali e strumentali che si incastravano alla perfezione. Brian, Eddie e Lamont adoravano quello che stavano facendo e hanno lavorato 24 ore su 24, facendo musica come il vecchio Ford faceva le automobili".

La firma Holland-Dozier-Holland divenne ricorrente e immancabile nei maggiori classici della Motown Records, tra il 1962 e il 1967, soprattutto nelle maggiori hit di Supremes, Martha And The Vandellas e Four Tops non dimenticando Marvin Gaye, Isley Brothers, i Miracles di Smokey Robinson.
I loro brani erano all'insegna di un pop molto melodico, di facile ascolto e dal ritmo ballabile e coinvolgente, con arrangiamenti di archi e orchestrazioni raffinate, che facevano da base a testi di immediata presa, relativi a problemi sentimentali prevalentemente diretti a un pubblico adolescenziale.
Inizialmente già al lavoro singolarmente (Brian Holland firmò Please Mr.Postman delle Marvelettes che trovò grande successo quando fu ripresa dai Beatles nel 1963 nel loro secondo album With The Beatles).
Tra i tanti brani portati al succeso dal trio, Heatwave e Nowhere To Run di Martha and the Vandellas, Baby Love, You Keep Hanging On e Stop! In The Name Of Love delle Supremes, How Sweet Is (To Be Loved By You) e Baby

Don't You Do It di Marvin Gaye.
Successivamente molti di questi brani hanno trovato nuova vita in rifacimenti di gruppi rock (dagli Who agli Small Faces, Hollies, Animals, Stray Cats etc). Lamont ricorda: “La Motown ti lasciava la massima libertà. Berry Gordy (il boss e fondatore dell'etichetta) ti lasciava fare tutto quello che volevi. Non dovevi chiedere nessun permesso che non fosse “voglio andare in studio a registrare questo brano”. Quando lo avevi finito glielo portavi ad ascoltare e se gli piaceva si incideva, se non gli piaceva, finiva nella spazzatura”.

Lamont Dozier curava anche la produzione artistica e le modalità di registrazione dei brani delle Supremes.
Nel libro “Motown” di Gerald Posner rivela che siccome la voce di Diana Ross era molto sottile e dolce mentre quelle delle coriste Flo Ballard e Mary Wilson ben più potenti, era costretto ad allontanarle dai microfoni per non coprire e inibire quella della leader. Da molti analisti, paradossalmente, considerata l'anello debole della band.
Nel 1968 il trio si scioglie lasciandosi alle spalle una lunga causa legale con Berry Gordy, a causa di percentuali sui diritti, che gli impedisce perfino di utilizzare il loro stesso nome per firmare nuovi brani.
I fratelli Holland lavoreranno comunque in coppia per Michael Jackson e le superstiti Supremes (senza Diana Ross, avviata alla carriera solista) mentre Dozier ha proseguito da solo, collaborando anche, nel 1988, con Phil Collins nella canzone “Two hearts” per il film “Buster”, vincendo un Golden Globe e un Grammy Award. Ha affiancato anche musicisti della nuova scena musicale inglese degli anni Ottanta, da Alison Moyet e Mick Hucknall dei Simply Red ed è entrato nel 1980, con i fratelli Holland, nella Rock n Roll Hall of fame.

Si sono riuniti una sola volta nel 2009 per comporre ventidue nuovi brani per il musical The First Wives Club.
L'impronta leggera e raffinata di musica e testi creò un sound, “The sound of Young America” (così lo pubblicizzò la Motown) che permise alla black music di penetrare il mercato bianco, forzando i limiti in cui era ristretta.
Allo stesso modo rimase quasi sempre impermeabile all'impegno sociale più diretto che caratterizzava altre componenti della scena soul, fino a quando, a fine anni Sessanta, la guerra in Vietnam e le richieste dei diritti per gli afro americani, la fecero aprire più frequentemente a canzoni impegnate.
Che però rimasero sempre lontane dalla scrittura di Holland-Dozier-Holland.
Come è spesso accaduto le carriere dei compositori soul si sono mischiate con quelle di cantanti e interpreti.
Tra i casi più eclatanti quelli di Isaac Hayes e Smokey Robinson, assurti al ruolo di pop star dopo una carriera dietro le quinte a scrivere per altri.

Lamont Dozier si era innamorato della musica a un concerto a cui lo aveva portato il padre e in cui si trovò al cospetto di Count Basie, Ella Fitzgerald e Nat King Cole. Ci aveva provato a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta con il nome di Lamont Anthony (dopo alcune esperienze andate male con Romeos e Voice Masters) ma con scarsi risultati, senza che i suoi dischi raggiungessero mai le classifiche.

L'unione con i fratelli Holland cambiò la sua vita.

Dopo lo scioglimento del trio tornò a incidere dischi solisti che, seppur di scarso successo, conservano un ottimo stile in chiave mellow soul, con influenze disco e funk, caratterizzati da una voce a dir poco stupenda, vellutata e allo stesso tempo potente.
Che si sublima nel suo secondo album solista del 1974, dal pretenzioso titolo “Black Bach”, purtroppo dimenticato e sottovalutato, in cui si diverte con una super produzione orchestrale, a cui affianca brani di country soul e intense ballate intrise di malinconia.

Altrettanto trascurato il suo addio discografico del 2018 ma consigliatissimo ai cultori della miglior soul music.
In “Reimagination” Dozier riprende dodici suoi famosi brani e li reimmagina, appunto, in chiave attuale con l'aiuto di qualche prestigioso amico, da Graham Nash a Gregory Porter, Cliff Richard, Todd Rundgren, Lee Ann Womack. Le nuove versioni sono prevalentemente in chiave di ballad pianistica (anche quelli più ritmati di Supremes e Martha and the Vandellas), spesso intrise di gospel, la voce è ancora tremendamente efficace, la qualità compositiva dei brani eccelsa, anche in queste nuove vesti.

Nelle sue memorie Lamont Dozier ha lasciato il segreto del suo incessante lavoro: "Metti sempre la canzone davanti al tuo ego. Il blocco dello scrittore esiste solo nella tua mente e se lo lasci a te stesso, paralizzerà la tua capacità di funzionare come persona creativa. La risposta al cosiddetto blocco dello scrittore è fare il lavoro”.

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