sabato, giugno 25, 2022

Maneskin live Lignano 23 giugno 2022


L'amico Soulful Jules non è solo un importante reporter/commentatore di vicende dell'est europeo in fiamme per questo blog ma anche raffinato DJ soul e profondo conoscitore musicale.
Di seguito una splendida, disincantata e realistica recensione del concerto dei MANESKIN a Lignano.


MANESKIN 23 GIUGNO LIGNANO

Per il suo nono compleanno, ho regalato a mia figlia un biglietto per il concerto dei Måneskin del 23 giugno allo stadio di Lignano Sabbiadoro, riscaldamento per il live-evento del 9 luglio al Circo Massimo a Roma.
La data è sold-out, circa 27.000 biglietti venduti.

Arrivati nei paraggi dello stadio, incontro qualche difficolta nel parcheggio, mi viene in soccorso una mamma slovena, più sgamata di me, con t-shirt degli Iron Maiden.
Seguiamo a piedi il flusso di gente, l’età media è bassa, tanti ragazzi, appena ventenni, moltissimi teenager accompagnati dai loro genitori, superiamo qualche ragazzina rock, con ciuffi colorati di viola, l’ombretto e il rossetto nero; fino alla fine degli anni ‘90 sarebbero state dark o metallare.

Ci facciamo un panino nel parcheggio dello stadio insieme a centinaia di famiglie, l’atmosfera è rilassata, più da ritrovo in parrocchia che da metallo pesante. A livello di stile, tra maschi e femmine è netta la prevalenza di shorts scuri e maglie nere o bianche.

Qualche ragazzina con top leopardato e Converse All Stars nere alte.
Sulle braccia scoperte pochi tatuaggi, di quelli ordinari, che incontri durante la passeggiata sul bagnasciuga. I padri si concedono una birra e qualche boccata di sigaretta elettronica.

Entriamo agevolmente in pochi minuti, il gel per le mani ci viene sequestrato perché infiammabile.
Dentro allo stadio una birra da 33 cl costa 6 euro, manco te la stappasse Di Maio in persona. Il pubblico è composto almeno per il 60% da donne, l’età media si aggira intorno alla trentina, forse è anche più bassa.
Tra i fan vedo molte t-shirt dei Måneskin, a partire da 35 euro al banco del merchandising, super gremito; qualche 40-50enne indossa la maglietta dei Ramones, quelle di H&M.
Nel corso della serata ne incrocio una dei Beatles, un paio degli Ac/Dc nuove di stecca, e una sbiadita dei Pearl Jam.

Man mano che il prato e gli spalti si riempiono, il brusio di voci sale ma rimane sommesso, educato.

Ogni tanto si alza qualche nuvoletta di CBD, illusoria e innocua, segno di una trasgressione gentile e un po’ barbuta, nettamente dentro i confini.
A pochi minuti dall’inizio del concerto hanno tutti il telefono in mano, soprattutto le ragazzine che barcollano come ubriache delle loro dirette, stordite dall’ebbrezza delle stories.

Alle 21:45 si parte con Zitti e Buoni, esecuzione onesta.
Seguono In Nome del Padre, Mammamia, Coraline e La Paura del Buio dall’ album Teatro d’Ira del 2021. Arrivati all’ultimo singolo, Supermodels, Damiano si è già tolto la giacca doppiopetto del completo bianco, dai volumi morbidi, anni ‘80.
Rimane a petto nudo, al netto dei 10 kili di perle bianche che gli arrivano fino all’ombelico.
Thomas indossa un completo anni ‘70 rosa confetto con pantaloni a zampa e giacca dai revers larghi, Victoria un top nero a strisce sopra una canotta dello stesso colore.
Il batterista Ethan Torchio ha dei pantaloni scampanati a rombi bianchi e neri e una camicia bianca, sono testimonial ideali delle ultime collezioni di Alessandro Michele per Gucci.

Alla quarta canzone Damiano si rivolge al pubblico per la prima volta “Porca troia! Voglio sentire i veri fan”.
Attaccano Chosen, title track del disco d’esordio del 2017. Segue la cover di Amandoti dei CCCP, interpretata molto bene da Damiano e molto cantata dal pubblico.
Hanno un suono potente e gradevole, ben equalizzato, mi piacciono molto i riff di chitarra acidi e penetranti di Thomas, il mio preferito dei quattro.
Il basso rotondo e abrasivo di Victoria è percussivo, offre una base solida alla band e mi ricorda molto il sound dei Grand Funk.
Il batterista introduce regolarmente degli inserti funky, che danno quel tocco un po’ dance a molti loro brani, dinamica molto apprezzata dal pubblico che sculetta felice.

Si divertono molto sul palco, ridono, liberano un sacco di energia, col salvavita certificato.

Su I Wanna Be Your Slave Damiano incita il pubblico “Giù questi cazzo di culi”.
Alla fine della canzone, dal prato si alza il primo vero boato della serata.
Assistiamo al debutto live di If I Can Dream, il brano di Elvis coverizzato per la colonna sonora del film presentato a Cannes. Lo stadio è puntinato da migliaia di schermi illuminati che hanno ormai sostituito la coreografia degli accendini.
Mi piace l’arpeggio di Thomas ma la voce di Damiano, coerente con l’esecuzione, non mi tocca minimamente. In chiusura il light show emula quello dello spettacolo televisivo del ‘68 Comeback.

Ad ogni intervallo Damiano dice un “cazzo” circondato da qualche altra parola, parla in romano e vuol fare il ragazzo di strada ma è più ruvida la ragazzina a fianco a me con la tshirt “Bestemmiare è bello”.
Lo show procede senza intoppi, è uno spettacolo collaudato con una scaletta ben costruita, senza pause tra i brani, si vede che è una band coesa con un live rodato.
In Torna a Casa rimangono sul palco solo chitarra e voce per una versione acustica in stile MTV unplugged, Damiano e Thomas seduti sullo sgabello.

Segue Vent’anni, cantata da molti nel pubblico, anche quelli che quell’età l’hanno più che doppiata, e poi I Wanna Be Your Dog degli Stooges, parte della colonna sonora del blockbuster Cruella della Disney.

L’impatto del suono è potente, un’onda travolgente pervasa dalle smerigliate ipnotiche della Stratocaster di Thomas.
Non è Ron Asheton ma va bene così per il chitarrista romano, classe 2001. Come per altre cover, trovo poco convincente il cantato di Damiano che rimane comunque un grande interprete dei brani della band.

I Måneskin, tranne Victoria, sono ormai tutti senza camicia, si concedono al pubblico e provano a mescolarsi coi ragazzi delle prime file appoggiandosi alle transenne.
Parte Beggin’, nuova esortazione del frontman con la sua parola preferita “Su le cazzo di mani”. Urla, urletti e ululati per la reazione più calda di tutto il live da parte del pubblico.
I ragazzi sono generosi, non si risparmiamo, Victoria torna sotto al palco e suona con la schiena appoggiata sulle mani dei fan.

Durante Morirò da Re, un’ora e un quarto dall’inizio del concerto, la prima vera trasgressione della serata: Damiano fuma sul palco una sigaretta, di quelle col tabacco.
Sul finire del pezzo Victoria si inginocchia davanti a Thomas per accennare una fellatio a 10 corde, distanze di sicurezza ampiamente rispettate.
Parte un brano in inglese un po’ caotico, dopo un paio di versi mi accorgo che è My Generation, destrutturata e declamata su una base apocalittica.
Complimenti per la scelta del brano, un po’ meno per l’interpretazione. Per l’ultima canzone prima del bis la band fa salire un po’ di gente sul palco, Damiano sceglie i fan dalla prima fila e li invita a ballare con loro. Durante la jam strumentale, i ragazzi sono più d’intralcio che altro, Thomas si sposta continuamente per non essere strattonato o avvinghiato.
L’intro sfocia in Lividi Sui Gomiti, i fan sul palco hanno resistito alla magia meno di 2 minuti, hanno tutti gli occhi fissi sui telefoni per un mini contest di dirette e video-chiamate che sennò sullo stage coi Måneskin non ci sei mica stato.

“Voglio sentire un cazzo di casino” incita la folla Damiano, che sembra trarre un piacere sincero da quella parola, quasi fosse il capo di un gruppetto di boy-scout eversivi.
Benedico mia figlia quando mi dice di essere un po’ stanca, usciamo subito prima del bis e lasciamo buona parte degli spettatori dentro lo stadio, cosa che ci permetterà di essere a casa in meno di un’ora. Ascoltiamo le due canzoni finali mentre raggiungiamo l’auto, come brano di chiusura ripropongono I Wanna Be Your Slave. “Giù quei cazzo di culi”.

Metto in moto e faccio partire AM degli Arctic Monkeys, che non si sa mai.
“Ti è piaciuto il concerto?”
“E’ stato super bellissimo.
Puoi abbassare un po’ la musica?” e si addormenta a metà di Do I Wanna Know.

4 commenti:

  1. Mi sembra quasi di aver assistito al concerto.Ma ringraziando il cielo non l'ho fatto.Cazzo.

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  2. Recensione very professional, bravissimo!

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