lunedì, novembre 02, 2020

Tik Tok e la musica



Riprendo l'articolo che ho scritto iweri per "Libertà", dedicato all'insolito connubio tra MUSICA e la App per giovanissimi TIK TOK.

Per i meno esperti del mondo social sappiate che se pensate di essere all'avanguardia perché avete (come il sottoscritto) un profilo Facebook o Instagram (non avendo per scelta lo smartphone, per fortuna mi è inaccessibile) siete semplicemente dei “vecchi”.
Soprattutto il primo è da tempo ad appannaggio dei quarantenni (anche qualche anno in più) in su. I giovani e giovanissimi sono in prevalenza su Tik Tok, una app per smartphone e tablet, quella più scaricata al mondo, in cui si postano brevi video, da un minuto, in cui appaiono episodi simpatici, veloci balletti, canzoni in playback, episodi della propria quotidianità, condivisi da oltre 150 milioni di utenti in tutto il mondo. Un nuovo mezzo per diventare star per un minuto, come preconizzò Andy Warhol cinquanta anni fa.
Ideale per un pubblico di giovanissimi che trova un momento di (presunta) popolarità.

TikTok è nata in Cina con il nome Musical.ly, nel 2015, mescolando video, social e musica. Nel giro di due anni è arrivata a valere 750 milioni di dollari (nel frattempo è salita 100 miliardi di dollari!), si è fusa con la “sorella” TikTok, ottenendo un successo planetario.

Come detto il pubblico è di giovanissimi.
Qualche politico furbone ha provato a entrare nel contesto, pensando di trovare spazio ma è stato bastonato o più semplicemente ignorato (come il conterraneo Salvini) o pesantemente sbeffeggiato come l'(ancora) attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel giugno scorso ha millantato un milione di prenotazioni per un suo comizio in Oklahoma per poi trovarsi con una platea semivuota.
Le richieste erano stare fatte da utenti di Tik Tok che si sono ben guardati di andare ad ascoltare un vecchio trombone.
Inutile dire che Trump non l'ha presa bene e che, invece di pensare al massacro che sta avvenendo nel suo paese a causa della sua noncuranza relativa al Covid, ha pensato bene di cercare di bloccare l'uso della app negli Stati Uniti.
Senza peraltro riuscirci e incassando l'ennesima figuraccia.

Il segreto del successo di Tik Tok è molto semplice: a nessuno è richiesto di esibire chissà quale talento ma di potere avere uno spazio di breve visibilità con ciò che si ritiene possa essere simpatico, condivisibile, interessante.
Soprattutto veloce, immediato.
Un minuto, nessun approccio cerebrale, semplicemente il superfluo, l'inutile, in cui esprimere il sentimento del momento.

Ma attenzione.
Accompagnato da un sottofondo musicale.
Che si può trovare direttamente da un database fornito da Tik Tok o a propria scelta.
Ovviamente se il video diventa virale la musica in sottofondo verrà riprodotta milioni di volte, entrerà nelle orecchie di altrettanti fruitori, troverà successo e notorietà.
Così non sono pochi i grandi artisti che invitano i “tiktokers” a usufruire della loro musica per accompagnare i video.
E tanti altri (vedi superstar come Drake o Justin Bieber) hanno scelto proprio questo ambito per lanciare i nuovi album.
Ma esiste anche il percorso inverso. Vengono prodotte musiche di durata limitata, per potere essere fruite sulla piattaforma.
In genere dal ritmo e dal ritornello ipnotico, minimale, basilare, facile da ricordare e da canticchiare, semplice e diretto.
Se funziona i produttori e i musicisti sviluppano il brano per una durata tradizionale (tre/quattro minuti) per potere essere venduto come canzone vera e propria sulle piattafrome musicali usuali.

In sostanza si sta costruendo una corrente parallela alla fruizione musicale così come l'abbiamo sempre conosciuta.
Ovvero le nuove star nascono su Tik Tok, crescono e si sviluppano in quell'ambito, vendono a quel pubblico (vestissimo) incuranti dell'abituale e tradizionale mercato.
In pochi forse conosceranno il nome di Valerio Mazzei, seguito su TikTok da 2.500.000 utenti che ha pubblicato ad esempio il brano “24 ore”, ottenendo oltre 2.400.000 milioni di visualizzazioni e circa 166mila video prodotti utilizzando il brano come colonna sonora e “12 luglio”.
Il primo ha ottenuto 2.200.000 di stream su Spotify, il secondo 3.900.000 milioni. Numeri impressionanti e una constatazione che ci può fare riflettere sul cambiamento in atto nella fruizione della musica e della sua vendita e commercializzazione.
Ovvero che non tutto è finito, anzi, la musica continua a vendere.
Ma in modo differente, a un pubblico diverso e con mezzi che vanno a seppellire quelli che noi Vecchi abbiamo sempre utilizzato.

D'altronde nessuno di noi ha mai ascoltato i Beatles o i Clash sui dischi a 78 giri.

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