mercoledì, novembre 04, 2020

Arsenal - Swindon Town 1-3 League Final Cup 1969



Piogge incessanti si abbatterono sull’ Inghilterra durante i primi tre mesi del 1969.
Piogge tra le quali qualcuno riuscì ad infilarci un concerto sul tetto della propria palazzina uffici, ma si era solo ai primi di gennaio, consegnando ai comuni mortali e alla storia l’ultima autentica esibizione dal vivo del più grande gruppo musicale di sempre e segnando la fine definitiva del sogno 60s.

Nonostante la rivoluzione nei costumi (e usi) giovanili, la sostanza rimaneva saldamente in mano al vecchio estabilishment, le case discografiche ad esempio e relative strutture, così come alcuni simboli nazionali dell’intrattenimento quali lo stadio di Wembley, o Empire Stadium, come ancora si chiamava allora.

Ancorato ad un’idea di passata grandezza, veniva usato solamente per le partite della Nazionale e le Finali di FA Cup punto.

Un’eventuale replay si doveva svolgere in altra sede, probabilmente non considerato all’altezza di tanto prestigio.
Prestigio che rimaneva intatto o veniva addirittura aumentato dall’uso parsimonioso che se ne faceva, o che forse veniva riconosciuto alle corse dei cani, da sempre ivi residenti.
Ma forse aveva più a che fare con il mantenimento spiccio dell’impianto, ma non si poteva dire e comunque è un altro discorso.
Prestigio riconosciuto discrezionalmente dall’estabilishment nella forma e sembianze dei parrucconi della FA che ‘concessero magnanimamente’ un paio d’anni prima alla Football League di poter disputare la finale di Coppa a Wembley, quasi una grazia ricevuta per una volgare competizione ideata per far cassetta dalla lega professionisti e da quell’anno anche al concorso ippico ‘Horse of the Year’, ideato e patrocinato da un ufficiale dell’esercito, pluridecorato, egli si meritevole di riconoscimenti ufficiali.
Mica quei quattro cappelloni strimpellanti che disturbarono la quiete nella quale il direttore della Royal Bank of Scotland svolgeva augusto i propri doveri e fu costretto ad interrompersi perché costoro suonavano a tutto volume sul tetto del palazzo di fronte.
Riuscì a farli smettere, così come l’ufficiale riuscì ad ottenere il tempio del calcio per i suoi cavalli.
Quello che i parrucconi di Lancaster Gate non potevano prevedere fu il meteo.
Quindi la somma di tre mesi di piogge incessanti e di un fine settimana di evoluzioni equestri sul prato di Wembley, consegnarono alle due finaliste un palcoscenico indegno alla disputa di una qualsivoglia partita.

A dire il vero una delle due contendenti, ammetterà poi uno dei protagonisti, non si lamentò affatto: ‘Era comunque meglio del nostro campo a Swindon, quindi ci eravamo abituati; senz’altro più di loro’.
Loro erano l’ Arsenal, l’altra finalista.

Lo Swindon Town nel marzo ’69 era secondo in classifica in terza divisione, in piena corsa per la promozione in seconda. Era una squadra tosta, sottoposta ad un regime di allenamenti parecchio duro per l’epoca che culminava al giovedì con, oltre al resto, 16 giri di campo a ritmi alti per aumentare la resistenza ed avere qualcosa in più da spendere nel momento della gara in cui gli avversari cominciavano a cedere.
Andò così anche quel giorno.
Non erano tutta corsa, come si potrebbe pensare o dedurre dal loro leggendario schema da trincea 7-2-1.

Sapevano anche giocare, in contropiede principalmente, sfruttando tecnica e corsa del talento locale, Don Rogers, che rientrava profondo e ripartiva con discese rapide e ubriacanti.
Dietro il capitano Stan Harland comandava un’unità difensiva ad assetto variabile e a tenuta stagna con le buone o le cattive.
Il tutto agli ordini di Danny Williams schietto e infaticabile ex-minatore del South Yorkshire, ‘a proper football man’ che installò nei suoi giocatori una mentalità votata al sacrificio avendo lui continuato a fare il minatore mentre giocava per il Rotherham United.
Il cammino verso Wembley dei Robins fu una vera e propria epopea.

Eliminato il Torquay United, non senza fatica, al primo turno, il secondo li vide accoppiati al Bradford City, allora in quarta divisione per un confronto non privo di insidie e imbarazzi nel caso fosse andata male, ci mancò poco.
L’ 1-1 del primo incontro rimandò il passaggio del turno alla ripetizione tra le mura amiche. Ne uscì un classico: in vantaggio 2-0 furono rimontati, seguì un altro doppio vantaggio prima che Ham accorciasse a 10’ dal termine, 4-3 e imbarazzo evitato.

Al terzo turno fu la volta del Blackburn Rovers , al tempo in seconda divisione, una prodezza di Rogers al 20’ fu sufficiente per passare avanti.
Per il quarto turno ecco il Coventry City, First Division, fuori casa.
Ormai consci del loro valore, i ragazzi di Williams inscenarono una prestazione coi fiocchi,trascinati ancora da Rogers, a segno insieme a Smart.
Con quattro minuti rimasti la qualificazione sembrava cosa fatta, ma un uno-due da ko nel giro di un paio di minuti ristabilì la parità e rimandò il discorso qualificazione ad un nuovo replay.
La febbre da coppa travolse la città e un pienone da 23.828 spettatori, di cui 900 provenienti da Coventry, fece da cornice ad una superba prestazione e ad una vittoria per 3-0.

Per i quarti di finale in programma una gita, non proprio turistica, a Derby dove li attendeva la locale compagine lanciatissima verso la promozione in first division sotto la guida della rivelazione del momento, ‘Big Head’ Brian Clough.
Al termine di una battaglia durissima,dominata dai padroni di casa, il risultato non si schiodò dallo 0-0, grazie alle imprese difensive dei baluardi Harland e Trollope.
Ripetizione a campi invertiti la settimana dopo febbre da coppa a livelli altissimi in città e nuovo pienone, questa volta da 26.973 presenti .
Il gol vittoria, un tiro di Rogers deviato dalla schiena di Mackay, li manda in visibilio totale.

Semifinale ora, andata e ritorno stavolta, avversario il Burnley squadra di First Division, andata in trasferta. A sorpresa lo Swindon passa allo scadere del primo tempo con Harland ma viene raggiunto poco dopo l’ora di gioco. Nemmeno un minuto e Noble fa centro e fissa il punteggio sul 2-1 per un’insperata vittoria in trasferta che sa tanto di mezza qualificazione. Nel ritorno in un County Ground gremito da 28.000 spettatori è il Burnley a restituire la scortesia, due gol in un minuto ad inizio ripresa ribaltano il discorso qualificazione.
Smith dopo pochi minuti insacca il 2-1 e manda la sfida ai supplementari, dove il risultato però non cambierà.
Si rende necessaria una terza partita, al The Hawthorns, campo neutro.
E si aggiunge epica: Smith fa centro al 7’ e la retroguardia si issa a difesa del vantaggio, piovono cross e tiri da ogni posizione ma Trollope e Harland sono insuperabili nel gioco aereo e Downsboiriugh tra i pali salva tutto quello che sfugge ai primi due, ma quando manca solo un minuto Dave Thomas riacciuffa un pari rabbioso.
Si va di nuovo ai supplementari.
E qui i sogni di gloria sembrano spegnersi dopo un minuto quando Casper trafigge Downsborough.
La reazione dello Swindon c’è e nel giro di quattro minuti un’autorete e un gol di Noble ribaltano di nuovo il risultato in capo ad uno dei primi tempi supplementari più pazzi che si ricordino.
Il risultato non cambia più e il 3-2 finale scatena il pandemonio tra le migliaia al seguito e manda lo Swindon Town a Wembley per la prima volta nella storia.

L’Arsenal dal canto suo giocava in First Division e si barcamenava in uno stato di mediocrità da centro-classifica da un decennio, sorpassato in quegli anni ‘60 da Manchester United e Liverpool e ultimamente anche dall’emergente Leeds.
Cominciava a dare qualche timido segnale di ripresa, ma non vinceva niente dal ’53, campionato, ed era stato a Wembley l’anno prima, sconfitto in finale dello stesso torneo dal Leeds.
Nonostante questo, i gunners, che avevano comunque eliminato Liverpool negli ottavi e Tottenham in semifinale, erano nettamente favoriti per la vittoria.

Il cerimoniale viene rispettato, le squadre presentate alla principessa Margaret, l’inno nazionale suonato dalla banda militare e cantato all’unisono dai centomila presenti.
Il terreno di gioco è in condizioni pietose dopo lo scempio equestre del weekend precedente.

L’avvio di gara vede una leggera supremazia dei londinesi che esercitano una buona pressione su un terreno infame, la prima conclusione è di Sammels al 4’, Downsborough si tuffa e mette in angolo
Due minuti dopo Rogers prende palla nella sua metà campo, evita due avversari accelera, punta Storey, lo salta e mette al centro.
Il cross è respinto di testa da Ure (strano), riprende Smart che serve Rogers il quale allarga, sul cross seguente Wilson non trattiene, si accende una mischia e la palla viene allontanata da un suo compagno.
Saranno anche due le categorie di differenza, ma non si vedono poi molto, specie su un campo del genere.
I giocatori dello Swindon mostrano padronanza e sicurezza, sono decisi, nessun timore reverenziale.
L’iniziativa rimane però in mano ai gunners ma Harland e Burrows sono insuperabili e le conclusioni dell’Arsenal non sono mai veramente pericolose.
Dieci minuti alla fine del primo tempo, Rogers controlla nella propria metà campo e avanza.
Finta McNab e lo mette a sedere, su un fondo che peggiora col passare dei minuti non perde il controllo della sfera, quindi è affrontato da Storey che pure finisce seduto dopo la classica finta di destro.
Rogers fugge, elude anche McLintock e triangola con Smart che gli restituisce la palla.
Sopraggiunge Simpson che spezza la trama ma il rimpallo favorisce Heath che lancia in area dove Ure anticipa Noble e cerca di servire il proprio portiere.
Ure giustifica la fama regalatagli vent’anni più tardi da Nick Hornby e sbaglia il retropassaggio prendendo in controtempo Wilson che non riesce a fermare la sfera
. Sopraggiunge Noble che gliela soffia e centra in mezzo, la porta è spalancata Wilson stà rientrando a razzo.
Simpson interviene in scivolata per anticipare Smart pronto ad insaccare a porta vuota e colpisce per primo la palla che però rimbalza sullo stinco di Smart e finisce dentro.
Swindon in vantaggio!

Il secondo tempo è caratterizzato da una grande spinta dell’Arsenal alla ricerca del pari.
Lo Swindon si chiude sulle barricate sfoderando un 7-2-1 da far impallidire Helenio Herrera e Karl Rappan messi insieme.
Una pioggerellina fine continua a cadere e il terreno di gioco, già massacrato dai cavalli degli amici dei parrucconi, è ridotto ad un pantano dove ha buon gioco la squadra che difende.
Ma l‘Arsenal non molla e la contesa resta appassionante.

A due minuti dallo scadere Ure riceve da rimessa laterale sbaglia di nuovo il passaggio in profondità, la palla finisce sui piedi di Rogers che contrattacca immediatamente, supera la linea mediana e apre sull’out sinistro ma sbaglia a sua volta, intercetta Graham che batte lungo.
Il lancio è rincorso da Gould affrontato da Downsborough al limite dell’area. Il portiere commette l’unico errore del pomeriggio non riuscendo ad anticipare Gould, la palla si impenna, Gould continua la corsa e di testa insacca a porta vuota.
Swindon Town rimontato a due minuti dalla fine, di nuovo.
Si va ai supplementari, per la terza volta negli ultimi tre incontri.
I giocatori dell’Arsenal sono sfiniti, McLintock ha i crampi.
Rogers e compagni no, questo è il momento in cui i giri di campo del giovedì vengono fuori.
Quasi allo scadere del primo supplementare Thomas ubriaca McNab sul out di destro, fugge sul fondo crossa in mezzo, Smart anticipa il marcatore gettandosi in tuffo e di testa impegna Wilson che respinge sul palo, Ure, ancora lui, regala un corner senza motivo.
Sullo spiovente dalla bandierina c’è un batti e ribatti in area sul quale Rogers fa centro, 2-1!

L’ Arsenal , quasi senza più energie ma con la forza della disperazione si butta in avanti per tutto il secondo supplementare. L’orologio avanza,la pioggerellina insiste e il terreno si allenta sempre più, le gambe si fanno ancora più pesanti e gli attacchi cominciano a smorzarsi sempre più distanti dalla porta di Downsorough.
Ultimo assalto, Ure avanza palla al piede, nel suo tipico sciagurato stile pensa di essere Rogers, ma non lo è.
Si proietta in avanti, tenta un dribbling su Burrows alla tre-quarti, lo sbaglia, of-course.
Burrows rilancia subito e imbecca Rogers che si fa quaranta metri di campo di corsa controllando la palla con passi corti e tocchi rapidi.
Entra in area lanciatissimo, Wilson lo affronta in uscita, Rogers lo finta splendidamente mettendolo col culo per terra e deposita nella porta sguarnita segnando un gol meraviglioso e di gran classe: 3-1!
Manca un minuto.

Gioia irrefrenabile dei compagni che accorrono a congratularsi e ad abbracciare Rogers il quale esulta senza isterismi ma con la consapevolezza di uno che è forte , sa di esserlo ed è appena riuscito a dimostrarlo.
E che compostezza.
Sul calcio d’inizio susseguente l’arbitro dichiara conclusa la partita, e con questa l’epopea stagionale di questo piccolo club che conquista la Coppa di Lega professionisti per il 1969.
Una maratona da 1140 minuti, tre ripetizioni e tre sfide finite ai supplementari in un torneo che si disputava in infrasettimanale.

‘Eravamo una squadra forte – dichiarò poi Wilson – Non ho mai dubitato che i ragazzi sarebbero riusciti a vincere ai supplementari.
Avevamo più birra di loro, ci siamo allenati più di loro, non avrebbero mai perso.’


Rimane questa l’ultima volta che una squadra di terza divisione riuscì ad aggiudicarsi una delle competizioni inglesi principali e, sicuramente il più grande shock mai capitato nella lunga e mirabolante storia delle coppe inglesi.
La stagione continuerà e regalerà allo Swindon anche la promozione alla Second Division.
Benino anche i gunners che finirono quarti e due stagioni dopo centreranno un clamoroso ed inaspettato double.
Don Rogers verrà ceduto al Crystal Palace nel ’72 ed incanterà le folle anche in First Division.

Wembley, Empire Stadium - 15 Marzo 1969
League Cup Final
Arsenal 1-3 Swindon Town a.e.t.

Arsenal: (4-3-3) Wilson, Storey, McNab, McLintock, Ure, Simpson (71’ Graham), Radford, Sammels, Court, Gould, Armstrong
Swindon Town: (7-2-1) Downsborough, Thomas, Trollope, Butler, Burrows, Harland, Heath, Smart, Smith (77’ Penman), Noble, Rogers
Arbitro: B. Handley (Cannock)
Marcatori: 35’ Smart (S); 88’ Gould (A); 104’ e 119’ Rogers (S)
Spettatori: 98.189

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