giovedì, settembre 27, 2018

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

THE WHO - It's hard
Unanimemente considerato il peggior album degli WHO, pubblicato prevalentemente per ragioni contrattuali, con la band ormai allo sbando con Townshend che privilegiava compositivamente la carriera solista, rimane comunque, con il senno di poi, un album dignitoso.
Certo, ci sono parecchi brani di scarsa consistenza ma episodi come "Athena" (che esalta le doti batteristiche di Kenney Jones), la potente "It's your turn" di Entwistle, la title track con arrangiamenti "Quadrophenici", l'ottima "Eminence front" (da allora spesso presente nei live act), il 70's rock di "I've known no war" e il poderoso finale barocco con "Cry If you want" meritano un ascolto attento e una rivalutazione.

BLITZ - Voice of a generation
BLITZ - Second Empire justice

Una delle storie più strane dell'era punk.
I Blitz furono protagonisti di un album d'esordio, spinti dal vate dell'Oi! Gary Bushell, travolgente, tra punk, street sound, Oi!.
Due punk e due skinhead, sound grezzo e minimale, grandi inni come "All out attack", "Never surrender" e un album come "Voice of a generation" che divenne un piccolo classico della seconda ondta punk nei primi 80's, fruttando loro un grande seguito in ambito skin/punk.
Poi il litigio e la separazione: i due punk formano i Rose of Victory e scompaiono dalla circolazione, i due skins cambiano pelle e abbracciano una new wave tra Joy Division, New Order, Sisters of Mercy, spiazzando fan e critica.
"Second Empire justice" è comunque un buon disco di post punk ma che farà perdere loro i precedenti fan e non ne farà acquisire di nuovi.
La band si scioglie, uscirà ancora un disco successivamente, un breve tour con il nome nel 2011 con solo uno dei chitarristi che morirà poco dopo in un incidente stradale.

DOROTHY ASHBY - Afro Harping
Album strumentale del 1968, originalissimo e altrettanto particolare, dove su basi che uniscono soul, funk e jazz la Ashby tesse melodie con la sua arpa.
Il tutto arricchito da orchestrazioni superbe, una cura maniacale per il dettaglio sonoro, atmosfere super lounge.

5 commenti:

  1. Fu un'emozione acquistare it's hard perchè era il secondo disco, dopo face dances che compravo appena edito.
    Per me vedere un disco degli who, per i quali avevo ed ho una venerazione religiosa, era un'esperienza mistica. Sia questo che il precedente lavori mediocri se confrontati con l'imponente discografia precedente, degni, se considerati singolarmente.
    Eminence front col suo ritmo ripetitivo semi disco mi ha sempre fatto cagare pero'.

    Hammers

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  2. Il mio problema è che uscì nel 1982 tra dischi di Jam, Clash, XTX, Dexy's etc e suonava vecchissimo e bolso. Con il senno di poi neanche troppo male.

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    1. hai centrato le sensazioni di allora Tony, nonostante l'amore per gli Who sin da metà anni 70, non ho mai comprato, ne voluto copia in cassetta (gli mp3 di allora) ne it's hard ne face dances. persino tuttora posso dire di non conoscerli tanto bene... magari, anzi sicuramente, ho centinaia di live archiviati ma quelli no. poi onestamente non giravano tanti soldi e quindi i dischi erano pochi e mirati... l'unica band di "vecchi" che ho continuato a seguire in contemporanea erano gli stones (ricordo il giorno che acquistai emotional rescue e lo dovetti nascondere perchè mi "vergognavo" di farlo vedere agli amici mods che incontravo lì a due passi (erano i tempi del bar di via dogana) tu pensa che paranoie assurde...

      chi sono gli xtx? ;)

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    2. una cover band degli XTC che conosce solo il Boss

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    3. Concordo..
      io It's hard ce l'ho ancora e solo registrato in cassetta,sentito poco allora e in seguito. Ci tornerò su a questo punto. Face dances (cassetta originale persa)invece mi piacque ma in effetti a casa mia manca da quei giorni..
      C

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