lunedì, giugno 04, 2018

Madonna e gli anni punk



Articolo comparso sul quotidiano Libertà di ieri.

L'inizio di carriera per molte star della musica (e non solo) è stato quanto meno difficoltoso, spesso caratterizzato da momenti molto bui, da necessari compromessi, cadute, problemi a non finire. Caratteristica comune a milioni di giovani che hanno creduto nella possibilità di arrivare al successo attraverso l'attività artistica. Finita malamente, nell'oblìo o nella mediocrità, per la stragrande maggioranza, coronata invece dalla notorietà e da valanghe di fan per pochissimi.

Il caso di Madonna è in tal senso emblematico.

La signorina Ciccone lascia a 19 anni le quiete lande del Michigan in direzione New York nel 1977, 35 dollari in tasca e nessuna prospettiva.
I primi anni sono infatti durissimi, fatti di umili lavori e una vita precaria, a contatto con una città ai tempi in totale declino, dove violenza, droga e sopraffazione erano il pane quotidiano, prima della ripulitura a cura del sindaco Giuliani e della cosiddetta gentrificazione successiva.
Posa spesso nuda per pittori e fotografi (che in seguito rivenderanno a riviste specializzate le immagini a caro prezzo, una volta che diventerà famosa).

A questo punto inizia la sua carriera artistica, ancora una volta in modo più che precario.
Ad esempio facendo da ballerina in un tour europeo, nel 1978, con Patrick Hernandez (con cui intraprende una delle numerose brevi relazioni) che ebbe un effimero, per quanto enorme, successo con il brano di disco music “Born to be alive”.
Partecipa ad un film semi amatoriale con scene soft porno che la vedono protagonista e nel 1979 forma con il fidanzato del tempo, Don Gilroy, il gruppo dei Breakfast Club con cui incide parecchi brani suonando batteria e chitarra (che non vedranno mai la luce se non in pubblicazioni illegali e che lei stessa ha sempre definito “orribili”) in uno stile tra new wave e pop, traendo ispirazione principalmente da Debbie Harry dei Blondie e Chrissie Hynde dei Pretenders.
Lascia la band per una veloce esperienza con i Madonna and the Sky, gruppo che vive solo lo spazio di un concerto e con i Millionares che nemmeno hanno il tempo per decollare.
Tocca poi agli Emmy and the Emmy's (la band respinge l'ipotesi di chiamare il gruppo Madonna, giudicandolo “troppo cattolico” mentre Emmy era uno dei suoi tanti soprannomi) con cui si destreggia ancora tra rock, post punk e new wave ipnotica suonando anche nei locali simbolo di quella scena, come CBGB'S e Roxy o, successivamente il Danceteria (dove poi volle girare alcune scene del suo film “Cercasi Susan disperatamente”).
Un locale (da molti definito “magico”) in cui si concentrarono alcuni futuri talenti come la cantante Sade (che vi faceva la barista), la band dei Beastie Boys che lavavano i pavimenti, la stessa Madonna che spesso faceva da ballerina e, come si direbbe oggi, “ragazza immagine”.

Sia nei Breakfast Club che negli Emmy's suona il batterista Stephen Bray che con Madonna scriverà alcuni dei suoi più grandi successi, come “Into the groove”, “Papa don't preach”, “Express yourself”.

E' un momento ancora molto infelice da un punto di vista dei riscontri di pubblico (e conseguentemente economico) ma particolarmente importante per la formazione dell'artista che impara a destreggiarsi sul palco, facendo una gavetta durissima, di fronte ad una platea spietata e raramente disponibile.
Sono le basi che ne faranno la star di successo mondiale che tutti conosciamo. Lascia il gruppo e incomincia a produrre brani solisti, più orecchiabili e commerciali.
Incomincia a frequentare e ne diventa la ragazza, il famoso artista Jean Michel Basquiat che la introduce nell'ambiente esclusivo della New York dell'arte.
“Quando ho rotto con lui, si è ripreso i quadri che mi aveva regalato e li ha dipinti di nero”.

Nel 1982 firma finalmente un contratto con un'etichetta di un certo peso, la Sire Record (che aveva già lanciato nomi come Ramones e Talking Heads), pubblica i primi singoli, “Everybody” e “Burning up” con i quali scala le classifiche e da cui parte una storia di infiniti successi, diventando l'artista femminile con più dischi venduti della storia, oltre 350 milioni di copie.

4 commenti:

  1. Scusa, ma dimentichi la sua storia con Michael Gira (poi Skin e, soprattutto Swans), che le fece addirittura suonare la batteria nei live dei suoi Circus Mort (un Minilp nell'81) e, una volta che aveva la faringite, fece cantare lei al suo posto, suo battesimo assoluto della scena come cantante ! Scusa, ma una tale dimenticanza, da parte del batterista dei Grandi Not Moving, non me l'aspettavo proprio ! Con Affetto e Rispetto, Indomito.

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  2. Non lo sapevo. Il mini Lp dei Circus Mort ce l'ho (ed è un gran disco) ma non mi risulta (nè ho trovato riscontri in tal senso) che ci sia stata questa collaborazione. I Circus Mort sono del 1981 e lei già nel 1979 cantava in giro per NY con le sue band.

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  3. T'assicuro che l'ho sentito dire da amici esperti in Inghilterra nel 1985, e ci dovrebbero essere tracce di ciò anche sulla rete. Indomito

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  4. Ho cercato sulla rete senza trovare nulla in proposito se non un dialogo tra i Sonic Youth che escludono la dicerìa. Di sicuro non ha avuto a che fare con i Circus Mort. Ma boh, chissà...

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