mercoledì, dicembre 13, 2017

Budapest



Un racconto di vita vissuta di ALBERTO GALLETTI, sulle tracce del CALCIO MAGIARO

Sabato mattina di dicembre, freddo.
Sveglia mattutina ore 6, devo partire per Padova per le otto, ma prima c’è il Test Match.
Secondo Test degli Ashes, la famosa sfida a cricket tra Australia e Inghilterra.
Scendo in cucina , fa freschino, preparò un caffè e mi sintonizzo sul mio ‘streaming’ di fiducia ma, delusione, dopo 10 over ha cominciato a piovere e il Test match è stato interrotto.
Dopo il caffè posso quindi concentrarmi sulla partenza.
Devo comunque star fuori a dormire e preparare la borsa, radermi , farmi una doccia rigenerante , stirarmi jeans e camicia e vestirmi.
Con la dovuta calma sono pronto per le 7,45.
Mi risiedo in poltrona, nuovo tentativo col cricket ma niente, piove ancora.
Sono un po in ansia per questo test, detesto gli australiani a cricket e a quasi tutti gli altri giochi.
La settimana scorsa la Scozia li ha puniti senza pietà a rugby, un 53-24 pesantissimo e senza discussioni, una goduria enorme!
Qui invece il primo test è andato male, sconfitta inglese per 10 wickets (tradotto in punteggio calcistico, anche se non proprio alla lettera, una roba tra i 6 e il 9-0).
Gli esperti dicono però che giocando anche di sera, l’Inghilterra potrebbe trarre vantaggio e secondo loro questo è l’unico test con chance vere di vittoria.
Necessario vincere, altrimenti le ‘Ceneri’ passeranno in mano australiana.

S. mi chiama: ‘stò arrivando.’

Esco di casa jeans, camicia, maglione, sciarpa rosso-blu, cappello e scarpe belle, in pelle anche se un po rigide.
Però si va ad una conferenza, ci tengo ad essere un minimo ‘smart’.
Salgo in macchina, ci salutiamo calorosamente, che nonostante la buona frequentazione dell’ultimo anno, grazie a Sport Box, ultima sua trovata, non ci vedevamo da un po.
A Belgioioso raccogliamo M. il terzo protagonista del nostro piccolo periodico sportivo.
Invitato a questa conferenza a Padova.
S. ci ha precettato da settembre: ‘Mi raccomando, non prendete altri impegni per il 2 dicembre! Ho promesso a questo professore universitario, che ho agganciato ,che saremo presenti e dovrete essere con me. Ci sarà spazio per i nostri argomenti, inoltre ci ospitano, nessun problema.’
Nessun problema, figuriamoci.
Tanto più che nelle ultime settimane, nonostante una certa segretezza qualcosa è trapelato.
Interverranno alla conferenza ,oltre al Professore, anche un famoso filosofo (del quale ho già dimenticato il nome non essendo stato protagonista di memorabili imprese calcistiche), qualche giornalista, uno dei quali dobbiamo raccogliere a Orio in arrivo da Roma, e ‘Nanu’ Galderisi (che invece ricordo benissimo).
Tra l’altro ero a Cremona in quel memorabile 15 giugno 1994, in piedi nei distinti in mezzo ad una torma di tifosi bianco scudati scatenati.
Dapprima bastonati, quando Hubner portò avanti il Cesena, e poi definitivamente usciti di senno collettivamente, erano oltre diecimila, quando Coppola sparò un gran tiro che infilò la porta cesenate per il gol del 2-1. E storica promozione in Serie A dopo 32 anni o giù di li.

Dunque mi sono preparato un po ,ho controllato, Galderisi c’era ma non giocò era in panca. Così avrò qualcosa per cominciare una conversazione.
Sosta all’autogrill per un caffè. Tornati in macchina S. ci consegna una busta a testa : ‘Primo quiz per la giornata’, dice.
Apro la busta, dentro un foglio con la pianta di uno stadio, istruzioni sul comportamento da tenere, sul fatto che si possa essere ripresi da telecamere a circuito chiuso e non, e altro. In inglese ungherese e tedesco. L’unica parola che afferro, scritta abbastanza in grande, è Videoton. Ma non mi basta, non riesco a capire, a collegarla con questa conferenza.
S. sogghigna, mette in moto e ripartiamo.
Dopo dieci minuti di mutismo interrogativo ecco due nuove buste, secondo quiz per la giornata.
Apro, questa volta riconosco il contenuto: stupore.
Due fogli.
Guardo di nuovo.
Riconosco due carte di imbarco per un volo da Orio a Budapest e ritorno. Guardo M., stupore.
Quindi vediamo un po: ‘il foglio della prima busta cos’è??’
M. un po più veloce di me a fare due più due fa : ‘Dunque è il biglietto di una partita, e questi sono biglietti aerei.’
S. ci guarda divertito.
Penso di esserci arrivato ma non ci credo.
‘Quindi non c’è nessun giornalista da prender su a Orio?...e neanche nessuna conferenza?....’ dico tra me e me.
‘Si amici. Stiamo andando a Budapest.

La scusa è la partita Ferencvaros – Videoton.

Il motivo vero è andare sulle tracce del calcio ungherese, del quale voi avete cantato le lodi da non so quanto, con voi. Un regalo. Un regalo a voi, ma anche a me che ci tengo a fare un’esperienza simile con voi due in questo contesto.’, rivela S. divertito.
E ti credo! Il raggiro è riuscito completamente!
Io casco dal pero: ‘Quindi è stata tutta una messinscena. La conferenza, il giornalista da raccogliere all’aeroporto etc ?’

‘Si – fa S. con una certa soddisfazione – e non volevo per nessun motivo che voi sospettaste qualcosa.
Biglietto aereo, albergo e biglietto partita, tutto pagato.
Non sta gran cifra eh, altrimenti non sarei riuscito. Avevo valutato anche qualche altra opzione, ma alla fine ho scelto questa.’

Altro sguardo stupito tra me e M. e poi insieme: ‘Grandissimo!’, e giù a ridere.
Commenti increduli, ma pian piano entriamo in argomento.

Ore 11,30 atterriamo a Budapest, a me sembra ancora strano, e lo è: non ero mai stato più a est di Banne, ai tempi della naja, in cinquant’anni.
Taxi desitnazione albergo, in pieno centro.
Un unico vialone dritto dall’aeroporto fino al limitare del centro storico.
Si parla: ‘Potrebbe essere, secondo me.., forse è stato spostato…..mi sbaglierò ma… lo stadio secondo me è su sto vialone’.
Ed infatti eccolo, dopo un cavalcavia, sulla sinistra il nuovo Groupama Arena, nuova casa del Ferencvaros, la più grande squadra d’Ungheria. Costruito sul sito del vecchio fascinoso Ulloi Ut, lungo la via omonima, il nuovo terreno di gioco ruotato di novanta gradi rispetto all’originale. Struttura prefabbricata in c.a. con involucro esterno in struttura di ferro e ‘vele’ metalliche a nascondere lo scheletro interno delle gradinate. Grandi insegne in bianco verde campeggiano con i loro caratteri cubitali recanti il nome dello sponsor.

Penso che doveva essere ben diverso questo posto ai tempi del grande Ferencvaros.
Guardo a sinistra giù dal cavalcavia un lungo vialone con le tramvie centrali e una fermata con lunghe pensiline, importante. Doveva essere uno dei centri di arrivo e partenza degli spettatori in quei decenni in cui la squadra rappresentava il quartiere operaio dal nome omonimo.
Chiedo a M., che è già stato qui due volte, ma non c’era venuto.
Il taxi ci scarica all’albergo, depositiamo i bagagli, veloce riassetto e fuori.
Visita al centro cittadino. S. ci dice che aveva considerato anche la partita dell’ Ujpest, che lui preferiva, ma giocano a porte chiuse (fino a fine campionato’, regalo dei tifosi, una accozzaglia di veri gentlemen e del primo ministro Orban e del suo piano decenalle di rinascita del calcio ungherese).

Torniamo qui?- chiedo
- No – mi risponde S.
Ok allora. La sciarpa la lascio qua. –
Vero, ho il mito del calcio ungherese, pur se tramontato ormai da quarant’anni, ma so che i tifosi non sono affatto pacifici.
Il Videoton ha le maglie rossoblu, la mia sciarpa è rossoblu.
La lascio in albergo.
Il cappotto non è esattamente adatto ad una giornata del genere, tantomeno ad una sera di dicembre da passare in uno stadio a Budapest dopo essere stati a zonzo per la città tutto il giorno.
Le scarpe pure, non sono il massimo per scarpinare chilometri.
Ma tant’è, ero uscito di casa stamattina per andare a Padova ad una conferenza.
Non sono mai stato qui, la città è davvero bellissima.
Nonostante una folla indescrivibile, banchetti di roba da mangiare ovunque e negozi che si possono trovare in una qualsiasi Milano, Londra o altro, alzando un’attimo la testa, o cambiando angolo di visuale si possono scorgere edifici bellissimi.
Una volta arrivati davanti al fiume il mio stupore è totale.
Davvero bellissima, due ponti, uno in ferro, l’altro in muratura davvero imponenti e la collina di Buda con la sua fortezza sull’altro lato.
C’è tempo, attraversiamo il ponte e saliamo fino alla piazza di Buda. Dai Bastioni ci si apre una fantastica vista sulla città dall’altra parte.

Magnifico non c’è che dire.

Intanto si è fatto buio.
Conveniamo che è tempo di entrare in clima partita.
Scendiamo giù per le scalinate e riattraversiamo il ponte che adesso è illuminato, come tutto il resto: davvero notevole.
Rientriamo in centro, folla strabocchevole.
Attraversiamo una piazza a fatica e riguadagniamo una via meno affollata. Direzione est, verso l’Ulloi Ut, la grande arteria che conduce all’aeoroporto e che originariamente dava il nome all’impianto del Fernecvaros, la nostra prossima meta.
La folla per strada si fa via via più rada, al contrario del freddo che comincia a farsi pungente.
Un portone aperto da su un cortile interno, sul muro un insegna ‘Sala da te all’interno’,.
Entriamo.
Cortile da ‘Ragazzi della via Pal’, e ingresso sulla destra.
Entriamo e ci accomodiamo su sgabelli scomodi.
Tre te caldi e tre fette di torta. Corroborante, e la sacher ungherese davvero buona.
Poi di nuovo fuori, attraversiamo il viale della Dogana e poi imbocchiamo la Ulloi Ut dal principio.
Oltre tre chilometri, decidiamo di farceli a piedi.
Una camminata interessante, le luci abbaglianti del centro sono lontane, negozi e bar si fanno più radi.
Le insegne inglese sparite, solo ungherese.
Guardiamo dentro le vetrine di bar e negozi, niente più turisti, poca gente: Ungheria vera.
In prossimità dello stadio un grande incrocio, imbocchiamo il sottopassaggio. Senzatetto accoccolati nei loro improvvisati e miseri giacigli già dormono, bottiglie vuote. Sbagliamo uscita e ci ritroviamo dall’altro lato dello stradone, attraverseremo in prossimità dello stadio che ormai dista 200 metri.

Ed eccoci qua: Groupama Arena.

Un nuovo stadio, aperto nel 2014, parte del piano decennale del Primo Ministro Orban per la rinascita del calcio ungherese. L’intero discorso merita una considerazione a parte. L’orientamento del campo è stato ruotato di novanta gradi rispetto all’originale per cui adesso lungo la Ulloi Ut (che era anche il nome dello stadio fino a tre anni fa) non c’è più la tribuna ma la curva dei tifosi di casa. Manca poco meno di un’ora al calcio d’inizio, parentesi: il Videoton,ospite, guida la classifica con 38 punti, il Ferencvaros insegue a tre lunghezze, scontro al vertice si direbbe. ‘Strano però – penso - non mi pare ci sia sto granchè casino intorno.’.
Sull’angolo del piazzale c’è l’enorme statua dell’aquila,simbolo della squadra, con gli artigli piantati su un pallone vecchio stile con inciso sopra l’acronimo FTC (Ferencvarosi Torna Club, ovvero Circolo Ginnastica di Ferencvaros).
Davanti alla tribuna la bella statua di Floriàn Albert, gloria locale e unico pallone ungherese della storia, (ironicamente nel 1967 mio anno di nascita). Ferencvaròs è un quartiere di Budapest che coincide con il IX Distretto, Keruleti in ungherese. Si snoda dal limitare del centro in direzione sud-est, è delimitato dal vialone Ulloi Ut a Nord e dal Danubio sul lato opposto. Si sviluppò ad inizio ottocento e mantiene, nella parte più vicina al centro i bei edifici dell’epoca.
Per tutto il sec. XIX si svilupparono molte attività che fecero di Ferencvàros un quartiere operaio molto vivace.
La squadra, fondata nel 1899, trovò terreno fertile per quanto riguarda il seguito, tra la locale working-class.
A metà anni trenta era già la squadra più seguita di Budapest, insidiata solo dall’Ujpest, situato all’estremità opposta della città.
Negli ultimi quindici anni, dopo un periodo di crisi dovuto alla caduta del precedente regime, il quartiere ha subito un graduale processo di gentrificazione che ha portato all’apertura di numerosi locali e attività, specialmente nell’area contigua al viale Calvino,a ridosso del centro, con l’insediamento nell’area di studenti, giovani professionisti ed un aumento graduale nel prezzo degli immobili, che ha fatto di Ferencvaros un area assai vivace e direi anche piuttosto piacevole della città. Cosa assai importante, essendo al di fuori dagli itinerari strettamente turistici, il quartiere mantiene un anima ungherese poco contaminata dal ‘capitalismo da high street’ che ha invaso le strade del centro di quasi tutte le capitali con negozi tutti uguali. Con le dovute proporzioni mi sembra un po quello che successe ad Islington a partire da una trentina di anni fa.
Entriamo quindi al Groupama Arena dopo aver individuato l’entrata giusta. Saliamo al primo piano per le scale, dal pianerottolo si accede al locale sotto la tribuna riservata allo sponsor principale (Telecom Ungheria) nel quale si trova il bar.
Ah, quale gioia dopo la nostra (anche interessante, per carità) scarpinata.
Diamo un’occhiata agli spalti, ancora vuoti.
Mi ribadisco lo ‘strano’ pensato fuori sul piazzale, specialmente vedendo la curva deserta.
Dunque, qui non siamo a Londra per cui tutta la faccenda è ad esclusivo uso e consumo dei locali quindi niente scritte o conversazioni che non siano in ungherese, inglese zero, magari italiano, ma in tutta onestà non mi viene in mente.
Poco male, ci mettiamo poco a capire che cibo e bevande sono gratis, o comprese nel prezzo del biglietto, quindi basta mettersi in fila.
E ancora una volta, giunti davanti al bancone, questa non è roba per turisti: zuppa di pomodoro con paprika, stufato ungherese con patate (brasov) in grosse pentole e hot-dogs con cipolle dal nome impronunciabile e incomprensibile.
Vado a gesti e mi faccio servire un bel piattone di brasov.
Ah, nessuno si è preoccupato di sapere come si dice birra in ungherese (sör), poco male, la ragazza dietro alla spina me ne serve una quasi senza dire niente.
Ottimo.
Peccato che non si riesca ad intavolare una conversazione con i tifosi presenti, davvero mi sarebbe piaciuto parlare di calcio ungherese, con tifosi ungheresi nello stadio del Ferencvaros, un’opportunità alla quale in vita mia mai avevo pensato potesse capitare, ma che spesso nel passato mi ero immaginato.
Altro giro di birra e prendiamo posto in tribuna.
Fa freddo, mancano cinque minuti, lo stadio è andato riempiendosi.
Buon pubblico, settore ospiti gremito, colorato e rumoroso.
Gli altri settori quasi pieni.
Ma la curva dei supporters di casa vuota!
S. chiede alla signora di fianco, ‘si è chiusa, conseguenza dei violenti scontri contro quelli del Debrecen’ ci informa gentilmente.
Giusto, ricordavo di aver letto che il piano decennale di Orban per la rinascita prevedeva anche la tolleranza zero per i violenti.
Infatti l’Ujpest ha giocato nel pomeriggio a porte chiuse.
Però cazzo, mi (ci) girano i coglioni!
Saranno anche teppa, saranno anche di destra (ma a nessuno di noi interessa) e tutto il resto, però arrivare fino a qui e trovare la curva vuota….
Peccato, l’ambiente è assai rumoroso e immagino che lo stadio al completo debba essere davvero una bella bolgia.

Inizia la partita, parte meglio il Videoton, spinto dai tifosi che incitano sfruttando anche la mancanza dei tifosi di casa.
Difesa attenta e ficcanti ripartenze manovrate.
Il Ferencvaros contiene a fatica.
Il centrale difensivo Otigba è impacciato sia in chiusura che, soprattutto sul rilancio,un pericolo. Parecchi svarioni, ma gli ospiti non riescono ad approfittarne.
Si alzano incitamenti per la squadra di casa dalla curva opposta e dal settore distinti più vicino alla curva chiusa, il Fradi (soprannome del Ferencvaros), si rinfranca un po.
Ma il livello della partita è basso, la tecnica approssimativa, così come l’occupazione degli spazi,Spirovski, che ci sembra il migliore a metacampo per i bianco verdi sale sempre con colpevole ritardo.
In compenso però non mancano i colpi proibiti, il tono della partita è piuttosto becero e ci sono tre fallacci, in particolare uno di Fiola a centrocampo, veramente pessimi.
Persino io dopo quest’ultima scarpata scatto in piedi , urlando ‘fuori!’.
Altrove ci sarebbero stati almeno due cartellini rossi, qui tre gialli, ci guardiamo perplessi, a mio avviso lasciano correre abbastanza vista l’animosità di base di questi contendenti ungheresi del giorno d’oggi.
Dopo questi primi venti minuti di calci e zero calcio, la situazione si tranquillizza un po.
Ne approfittano i padroni di casa che cominciano a spingere. C’è prima un bel colpo di testa fuori di poco e poi, al 34’, una respinta di testa della difesa ospite finisce sui piedi di Spirovski, appostato al limite dell’area, che tira subito indovinando l’angolo basso alla destra del portiere. 1-0.
Il Videoton fino ad allora piuttosto compatto si disunisce e al 44’ il bomber tascabile Paintsil (1,65m) raddoppia con una bellissima azione personale.
Lanciato in contropiede fulminante, brucia l’avversario sullo scatto, entra in area, evita un primo avversario, poi un secondo, che finisce col culo per terra, con dribbling a rientrare e tiro a giro all’incrocio, bello.
2-0 e si va al riposo, il pubblico, sembra gradire.
Altre birre, un panino, e un te caldo per S.

Chiacchiere: dura intravedere le vestigia della grandezza calcistica di un tempo.
Le glorie passate distano decenni, nomi noti non ce ne sono, lo stadio non è più quello, il Ferencvaros gioca con maglia a strisce orizzontali invece che verticali, il Videoton in completo color oro invece che rossoblu, rimane il pubblico. Ma non c’è contatto, la lingua è un ostacolo insormontabile, la curva resta desolatamente vuota.
La partita riprende, ed è molto meglio. Le azioni si susseguono e i padroni di casa mantengono l’iniziativa, fino a metà tempo quando il Videoton si scuote e comincia a pressare.
Al 75’ azione sull’out sinistro cross al centro, il portiere del Ferencvaros sbaglia il tempo dell’uscita e Lazovic lo anticipa con un bel colpo di testa che finisce in fondo al sacco per il 2-1. Ci provano adesso gli ospiti, il pareggio manterrebbe invariato il vantaggio di tre punti in testa alla classifica.Cambiano schieramento e, per la prima volta in quarant’anni, vedo una squadra schierata con un 2-3-5, ‘piramide di Cambridge’ lo schema fisso usato dagli inglesi dal 1880 e mandato in pensione a fine anni ’20 dal sistema di Chapman. Questo si è un collegamento col passato degno di nota! Gli sforzi non producono effetti e la retroguardia biancoverde fa buona guardia.
Poi all’82’ il patatrac. Su passaggio orizzontale sulla propria tre quarti (sempre ampiamente sconsigliato), il difensore centrale del Videoton riceve e sbaglia il controllo, sopraggiunge Piatsil che gli ruba il pallone, serve l’accorrente Moutari, appena entrato, che insacca con un lob dal limite. 3-1 e conto chiuso.
Finisce la partita. Il Ferencvaros aggancia i rivali in vetta alla classifica, la folla inneggia al grande Fradi.
Usciamo nel gelo di Budapest, la folla sciama, poliziotti in assetto antisommossa presidiano il perimetro della curva chiusa. Saliamo in taxi e torniamo in centro.

S. ha prenotato in una tipica birreria con musica dal vivo.
Bel locale, sotterraneo,mattoni a vista, bel bancone lungo.
Pieno di gente che si gode la serata, bella atmosfera.
Sfortunatamente ci deve esser stata qualche incomprensione e il tavolo riservato non c’è, i locale è tutto esaurito.
Poco male ci accomodiamo al banco.
La birra è ottima.

Rientro l’indomani mattina, poco più di un’ora di volo e rieccoci di nuovo a Orio.
Recuperiamo la macchina e rientriamo. Ultima parentesi ungherese, se così vogliamo dire, l’inno russo sparato a palla in macchina, ci stà.
Ventiquattr’ore insolite, inaspettate e bellissime.
Mi è piaciuto tutto, ma certo la compagnia dei miei due compagni di viaggio, la condivisione di un certo modo di intendere il calcio e rapportarsi con esso è stato l’aspetto migliore.
Grazie S. davvero una gran bella sorpresa.
Alla prossima, magari con preavviso, così mi abbiglierò in maniera opportuna.

30 commenti:

  1. Mitico Albe,
    racconto perfetto di una giornata memorabile.
    Freddo pungente, secco, direttamente dal bassopiano sarmatico..ahahaha!!! ma per fortuna ancora zone non rovinate nè dal turismo di massa nè dalla modernizzazione a tutti i costi.
    "Hajrà Fradi", benchè non sia la mia squadra preferita in Ungheria
    Hasta
    Clodoaldo

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    1. Certo.
      Niente in confronto al III Kerületi TVE

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    2. Assolutamente!!!....inno sovietico per correttezza...i russi hanno cambiato le parole....tanto non si capisce una cippa
      Hasta
      Clodoaldo

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  2. Gallo magiaro! !!!

    Mi sono ricordato leggendo il tuo pezzo che ho da qualche parte una maglia del Fradi...oggi la indossero' in palestra.

    Charlie

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  3. Signore e signori.. Tre subnormali! O come diceva la mamma dei castellazzi:tre super no normali!

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    1. Ciao Carlo!
      Grazie, lo considero un complimento.
      In virtù del calcio giocato che abbiamo condiviso, infatti, ci saresti stato bene anche tu

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  4. Neh..... La prossima volta...

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  5. A Montevideo vengo anche io

    Charlie

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  6. Se c'è da andare a vedere il Penarol (ma anche l'Estudiantes va bene) io ci sono. Ditemi quando.

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  7. Bellissima Gallo!!!
    Mi hai portato virtualmente in Ungheria con te e amici Casula ad honorem!
    bellissima la storia della..sorpresa!
    Dai prossima volta una camionata all together!
    C

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  8. e complimenti (e grazie) sempre per SPORT BOX!!!
    C

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  9. Gallo somigli a Chrissy Boy (madness)

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  10. Scarpe un po' rigide? who fucking cares !!!
    C

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  11. azz Albe! NYLASI remember? uno dei nostri primi discorsi qui chez Boss..!!!!!!
    C

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    1. Sulle tovagliette del ristorante c'erano le foto di ex-giocatori, si vedono nella penultima foto. L'unica un po più grande che aveva il nome sotto era proprio qualla di Tibor Nyilasi, ti ho pensato.

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  12. Grazie!!! e leggo e rileggo la tua cronaca..ma BIRRA E CIBO GRATIS??? cose dell'altro mondo davvero...
    C

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    1. Probabile che fosse tutto incluso nel biglietto (tribuna Vip Sponsor). Mi è capitato anche nelle ultime 4/5 visite a S.Siro per Inter/Milan - Genoa.

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    2. ah solo per "recommended" Casula..

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    3. O meglio la fortuna di avere dei gran begli amici.

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    4. That's priceless, you lucky guy
      C

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  13. Se tornate a Budapest, e amate il calcio, dovete assolutamente andare da Marxim. E i ponti sono un po' più di due... ;)
    DeMonia

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    1. Grazie,prendo nota. Ce l'hanno la maglia del Vörös Lobogó?
      Vero,ponti ne contati 6 ma devono essercene altri. Mi riferivo ai due che vedevo bene dal punto panoramico.

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