lunedì, ottobre 30, 2017

Ottobre 2017. Il meglio



Si avvicina la fine dell'anno e i candidati al top del 2017 sono numerosi. Gospelbeach, Paul Weller, Dream Syndicate, Motorpsycho, Stone Foundation, Charlatans, Ride, Little Barrie, Mavis Staple, Rat Boy, Strypes, Kamasi Washington, Andy Lewis/Jusy Dyble, Godfathers, Sleaford Mods, Como Mamas, Songhoy Blues, Sinkane, Juliana Hatfield, Nicole Willis, Gemma & the Travellers, Ani Di Franco, Kevin Morby, Alan Vega, Neville Staple, Selecter tra gli stranieri.
Edda, Mauro Ermanno Giovanardi, Era Serenase, Cut, Julie's Haircut, Giovanni Succi, Senzabenza, Cesare Basile, Giancarlo Onorato, Diplomatics, Don Antonio, Gang, Strato's, Four By Art, Funkallisto, Five Faces, Todo Modo, Love Thieves tra gli italiani.


KAMASI WASHINGTON - Harmony Of Difference
Ritorna il grande saxfonista californiano con un ep di oltre mezzora con 6 brani uniti da un filo conduttore sonoro che sviluppa un tema principale in varie connotazioni di stile, aprendosi al funk e alle atmosfere latine.
I titoli sono indicativi di ciò che necessita un'America (e un mondo) sempre più in difficoltà etica e morale: Desire, Knowledge, Integrity, Perspective, Humility, Truth (quest'ultima stupenda lunga suite di 14 minute che riassume i temi dei brani precedenti).
Manierismo o genialità è il quesito che attanaglia gli appassionati.
Propendo sempre per il secondo.

LIAM GALLAGHER - As you were
Liam ha un pregio importante.
Ti dà sempre quello che ti aspetti
. Nè più nè meno.
Il suo primo album solista è esattamente quello che ci si poteva immaginare: ballate in palese stile Oasis, influenze beatlesiane sparse ovunque, qualche brano più ruvido e ritmato. Su tutto la sua voce inimitabile.
A me piace.
E ciò mi basta.

FILTHY FRIENDS - Invitation
Primo album per i FILTHY FRIENDS ovvero PETER BUCK (ex REM), Corin Tucker delle Sleater-Kinney, due ex Young Fresh Fellow e Bill Rieflin che ha suonato la batteria con Ministry, Nine Inch Nails e ora coni KING CRIMSON !!
"Invitation" è un super energico mix di stupende chitarre jingle jangle e all'occorrenza ruvide e garage, una voce che riporta alla Patti Smith degli esordi, un ultra teen e un'ospitata di Krist Novoselic al basso.

VAN MORRISON - Roll with the Punches
Ottimo il ritorno alle origini del buon vecchio Van.
Con a fianco Jeff Beck, Georgie Fame, Paul Jones, Chris Farlowe, tra gli altri, si fa un giretto tra brani di Bo Diddley, Sam Cooke, Mose Allison, T-Bone Walker, Sister Rosetta Tharpe e cinque inediti in chiave bluesy. Poco da dire su una delle voci bianche più belle di sempre e album di assoluta classe.

MAVIS STAPLES - If all I was was black
Al terzo capitolo della collaborazione con Jeff Tweedy dei Wilco, che per la prima volta firma con lei un album interamente di inediti, la grande voce del gospel soul americano (già indimenticata protagonista con gli Staple Singers), si avvicina alle soglie del capolavoro.
La sua voce, allo stesso tempo ruvida e vellutata, canta di un' America ancora e sempre più divisa.
I brani sono permeati di scarno funk, di Southern soul, blues e gospel, i testi aspri e combattivi, l'album un vero gioiello.

DHANI HARRISON - In Parallel
Molto difficile essere il figlio musicista di un Beatles. C'è chi ce l'ha fatta (Zak e Sean Ono) e chi invece no (Julian ed altri). Dhani si è sempre tenuto ai margini e solo ora, alla soglia dei 40 anni, esordisce con il primo album. Lavoro difficile, molto elettronico, cupo, a tratti riporta al primo Peter Gabriel o all'ultimo Bowie, assimila atmosfere trip hop e umori dark psichedelici. Solo raramente emergono vaghe reminiscenze Beatlesiane. Dhani ha scelto con coraggio una strada personale. Non un capolavoro ma molto interessante.

JAMES CHANCE and the CONTORTIONS - The flesh is weak
Con colpevole ritardo ho scoperto questo album uscito alla fine del 2016, puro FUNK SOUL PUNK.
Ancora graffiante e in ottima forma coverizza, riducendolo ad uno scheletro funk, "Home is where the hatred is" di Gil Scott Heron e "That's life" di Sinatra.

STEVE BROOKES - Hoodoo Zoo
STEVE BROOKES è stato il fondatore dei JAM, a fianco di Paul Weller, che lasciò poco prima dell'esplosione della band di Woking per dedicarsi ad altre attività lavorative. Non ha rinunciato alla musica incidendo tre album e collaborando saltuariamente agli album di Weller.

Il nuovo lavoro è un raffinato album con 11 brani chitarra acustica e voce con l'aiuto del percussionista della Weller Band, Ben Gordelier e dello stesso Paul che appare in un paio di brani alla chitarra, armonica e voce.
C'è un'evidente impronta blues che pervade tutti i brani, Steve è un eccellente chitarrista, espressivo, cool, completo.
La voce è calda ma sa essere ruvida e incisiva. Alcuni brani riportano al Paul Mc Cartney acustico sia come impostazione compositiva che nell'uso della voce.
Album semplicemente bello.

ERA SERENASE – Crystal ball
Esordio a livello di eccellenza per il duo genovese. La peculiarità degli Era Serenase è la capacità di mischiare alla perfezione una matrice rap/hip hop con un gusto (elettro)pop e un approccio quasi teatrale e cinematografico. Una miscela originale e immediatamente riconoscibile che rende questo disco pressochè unico nella scena musicale italiana.

GIOVANNI SUCCI - Con ghiaccio
Esordio solista della voce dei Bachi da Pietra. Convincente, vario, intenso, personalissimo, molto curato.
Il mood abbraccia suggestioni care a Lou Reed ("Il giro"), omaggi al kraut rock dei Neu! ("Con Ghiaccio") fino ai Depeche Mode meet Nine Inch Nails di "Tutto subito".
Ma c'è tanto altro.
Soprattutto originalità. Ingrediente raro di questi tempi. Uno dei migliori lavori italiani del 2017. Tanto groove, acido, ruvido e aspro.

FUNKALLISTO - Saturady night dogs
Attiva dal 2004, quattro album alle spalle, la band romana conferma nel nuovo lavoro l'amore per il groove più black, spaziando tra funk, afro beat, colori soul, gusto blaxploitation, boogaloo, Hammond jazz e quella fusion latin soul che fu cara a Gil Scott Heron (vedi l'incedere di "Marcelito el Tropicano"). Esecuzione tecnicamente superba, arrangiamenti di fiati sontuosi, ritmica implacabile.
Grandissimo album.

LARRY MANTECA - Emmanuelle goes to Hollywood
Giunge al quarto album la band milanese da sempre ispirata all'immaginario musicale e cinematografico degli anni '70. Dopo l'esordio exploitation "Zombie Mandingo", il poliziesco "Deep Cut" e il fantascientifico "Mutant Virgins from Pluto" arriva il momento di "Emanuelle goes to Hollywood" icona erotica degli anni settanta.
I cinque brani si muovono agilmente tra funk, blaixploitation, lounge di gusto latino, sonorità marcatamente e volutamente 70's, rigorosamente strumentali. Ottimo.

VINCE VALLICELLI - La fevra
Batterista di Gianna Nannini, Eugenio Finardi, Andy J. Forest, Rudy Rotta, Harriet Lewis, James Thompson, il blues nel sangue, le radici che chiamano.
E così in "La fevra" coniuga l'amore per il blues più oscuro, viscerale e contaminato (Tom Waits è il primo e più ovvio nome che viene in mente) con la lingua romagnola. Sapori ancestrali, un portamento "primitivo", un passo ritmico greve e austero ma non serioso. Un album originalissimo e prezioso.

VALLANZASKA – Orso giallo
25 anni di attività, una dozzina di album e una vitalità, una freschezza e un’attitudine ancora intatte. La formula sonora parte sempre dai ritmi in levare di ska, reggae, rocksteady, dub per poi svilupparsi in canzoni che attingono da pop, rock e altre influenze.
I testi rimangono sempre tra i migliori espressi in Italia, ironici, agrodolci, divertenti e amari allo stesso tempo ma quello che rende la band milanese tra le realtà più interessanti in circolazione è la costante crescita artistica che li rende sempre più unica e riconoscibile.

RANDY NEWMAN - Dark matter
Impegnato prevalentemente a scrivere colonne sonore per il cinema ("Cars" e "Toy STory" tra le più recenti), torna ad un album di inediti dopo quasi dieci anni. Come sempre impregnato di feroce satira (qui se la prende nell'omonimo brano, con Putin, con i creazionisti e coloro che negano il cambiamento climatico nell'introduttivo musical "The great debate", con l'America dei missili su Cuba mentre ha omesso un brano sulla lunghezza del pene di Trump), operistico, vaudeville, con brani in stile big band, New Orleans, colori gospel, swing e rhythm and blues.
Album affascinante, ricchissimo dei più svariati stili, divertente in cui spicca un grande omaggio a Sonny Boy Williamson in "Sonny Boy".

CHRIS HILLMAN - Bidin my time
Ex membro di Byrds, Flying Burrito Brothers, Manassas e Desert Rose Band, torna dopo dieci anni con un album, prodotto dal compianto Tom Petty e a cui collaborano David Crosby e Roger McGuinn (!!) oltre a membri degli Heartbreakers.
Riprende alcuni brani dei Byrds come “The Bells of Rhymney" e la quasi inedita, stupenda, “Here She Comes Again” firmata con McGuinn e “She Don’t Care About Time” (di Guy Clarke), B side di "Turn turn turn") oltre ad uno di Tom Petty e uno degli Everly Brothers.
Classe cristallina, impianto puramente 60's, voce ancora brillante.

ROBERT PLANT - Carry fire
All'undicesimo album solista Robert Plant si conferma curioso e acuto sperimentatore che sa unire piccoli sprazzi di tradizione con una visione artistica e musicale a 360 gradi che spazia dall'etno folk di sapore orientale, all'heavy blues, all'elettronica, al british folk e ovviamente a rimandi all'aureo periodo Led Zeppelin.
In sottofondo un gusto onirico e psichedelico che permea il tutto.
Un nuovo lavoro di classe e di livello eccelso.

DAVID CROSBY - Sky trails
Album elegantissimo, ricco di stupende canzoni, ammantato di un sapore jazz funk (tra Steely Dan e la Joni Mitchell di "Hejira", della quale riprende anche "Amelia"), le immancabili melodie vocali che riportano ai CSN&Y, un gusto sopraffino, un tocco di folk soul, testi spesso, come sempre, impegnati. Produzione pulitissima e impeccabile, musicisti spaziali.

MARC ALMOND - Shadows and reflections
Delizioso omaggio ai suoi gusti 60's (Almond è tra le altre cose un grande fan del Northern Soul) con una dozzina di cover, molto orchestrate ma sempre piuttosto riuscite di piccole gemme come "Shadows and refections" degli Action o "I know you love me not" di Julie Driscoll e Brian Auger. Ma ci sono anche Billy Fury, Young Rascals, Timi Yuro, Yardbirds ("Still I'm sad") e Burt Bacharach. Ascolto piacevolissimo.

THE TOPIX - s/t
Esordio con il botto per la band triestina.
Dieci brani autografi all’insegna di un eccellente funk soul, elegante e raffinato. Il groove riporta alle migliori esperienze dell’acid jazz inglese degli anni 90, da Incognito a Galliano ma anche ai Simply Red, ai classici del soul con alcuni riferimenti fusion.
Esecuzione impeccabile, scrittura dei brani ottima, arrangiamenti riusciti. Ottimo e consigliato.

ASCOLTATO ANCHE:
BOOTSY COLLINS (ancora classe e groove nel nuovo album del Re del Funk), ZARA MCFARLANE (reggae e jazz, buon disco, raffinato e cool), SWEET PEA ATKINSON (primo album dal 1982, ottimo soul funk, rhythm and blues e spunti gospel), BAXTER DURY (il figlio di Ian con un disco contaminato tra rock, dub e funk), HUSKER DU (compilation con 69 brani, molti inediti, del primissimo periodo: abrasione pura), DANTALIAN'S CHARIOT (album del 1967 mai uscito. Psichedelia e freakbeat per la band di Andy Summers e Zoot Money), BULLY (indie punk rock, discreto)

LETTO

STEFANO GILARDINO - La storia del punk
Ci vuole una buona dose di follia ad affrontare una fatica immane come quella di riassumere LA STORIA DEL PUNK.
Stefano Gilardino ne ha da vendere per andare a scavare 40 anni (a cui, er non farsi mancare niente ne aggiunge altri dieci di ispiratori, dai Velvet Underground agli Stooges, MC5, New York Dolls etc.) di avvenimenti, gruppi, album.
Ci riesce alla perfezione in questa opera monumentale che mette in fila una dettagliata e precisa storiografia che parte da Patti Smith, Ramones, Sex Pistols, Clash, passa attraverso Crass e l'anarco punk, l'hardcore americano di Black Flag, Bad Brains, Husker Du e soci e quello inglese di Discharge e GBH, non dimentica il garage punk dei Fuzztones, le contaminazioni metal di Sucidal Tendencies e Anthrax, il grind dei Napalm Death, l'imaspettato arrivo ai vertici delle classifiche di Green Day e Offspring etc etc.
E nemmeno quello che il punk ha prodotto a fianco della musica: letteratura, arte, fotografia, film, video, fanzines etc In mezzo decine di dichiarazioni, schede di dischi, cenni a figure marginali ma ugualmente importanti come GG Allin ad esempio.
Ampio spazio alla scena italiana e a quelle europee, australiane e sudamericane.
Opera monumentale che per i più avvezzi alla materia è importante come manuale di consultazione, per i neofiti essenziale per un quadro totale di quanto è ascrivibile alla parola PUNK.

PAPA FRANCESCO - Terra Casa Lavoro. Discorsi ai movimenti popolari
Ha suscitato scalpore e discussione la decisione del"quotidiano comunista" Il Manifesto di pubblicare tre discorsi di Papa Francesco ai Movimenti popolari.
Ebbene è sufficiente leggerli per comprendere la portata storica e la potenzialità delle sue parole.
Egualitarismo, critica al capitale, una visione sociale lucida, pragmatica, potente, da grande leader di pensiero.
Non è del Vaticano e delle sue storture che si parla in questo caso ma di una concezione del tutto nuova di un mondo che non sta sicuramente riservando momenti di equità e giustizia (sociale e non).

PAOLO RUMIZ - Maschere per un massacro
Sono stato personalmente molto coinvolto emotivamente nella sanguinosa guerra che distrusse la Yugoslavia.
Abituati a vedere contendenti lontani, il più delle volte in "paesi esotici" si vivevano le immagini di guerra con distacco, come qualcosa che non ci riguardava direttamente, con scarso coinvolgimento. La Yugoslavia era una nostra vicina, in tanti ci erano stati, le facce erano così simili alle nostre.


Una guerra sporchissima che Paolo Rumiz evidenzia ancora di più, mostrandone le cause e le motivazioni.
Un libro tremendo e spietato che ci mostra una Yugoslavia sull'orlo del baratro economico, distrutta al suo interno da un sistema di tangenti che aveva arricchito e favorito gli altri gradi politici, dell'esercito, del potere economico locale.

Rumiz sostiene la terribile tesi che per non soccombere ad un tracollo economico ci si "inventò" una guerra spacciata per "etnica" che permise di saccheggiare e razziare (legalmente, a causa della guerra di conquista reciproca) le città, le campagne e i cittadini, alle banche di non pagare debiti e di non dare i soldi a chi li aveva a loro affidati, alla delinquenza organizzata di arricchirsi a dismisura grazie alla guerra.
Durante l'assedio di Sarajevo, ad esempio, l'esercito serbo assediante vendeva alla mafia bosniaca, che gestiva gli assediati, i beni di prima necessità che a sua volta girava a prezzi maggiorati ai cittadini allo stremo.
Un affare per entrambi.
Finiti soldi e disponibilità improvvisamente, dopo anni, la Nato bombardò le postazioni serbe e l'assedio finì. Un assedio incomprensibile visto che il serbi avrebbero potuto tranquillamente sfondare quando volevano.

Una guerra di mafia, interessi, ruberie, razzie, massacri di ogni tipo, distruzione e 100.000 morti.

Paola Cerri, Gabriele Dadati e Barbara Tagliaferri - Piacenza Misteriosa
Ovviamente riservato ai locali, una'eccellente (e divertente) guida sui luoghi più particolari, strani e inquietanti della provincia.

VISTO

Cesare Basile live alla Cooperativa Portalupi 12 ottobre 2017

Mi è ricorrente parlare di CESARE BASILE.
Varie situazioni ci hanno avvicinato e portato a collaborare ed è stato frequente assistere a suoi concerti in varie vesti (band o solista).
Il mio giudizio è difficilmente imparziale, visto che parto dal presupposto che sia il miglior cantautore italiano in circolazione.
Quando poi si esibisce nello splendore che brilla di umanità, socialità, competenza, attenzione e cura per l'artista, qualità tecnica dell'impianto e della sala concerti che è la COOPERATIVA PORTALUPI di Vigevano (Pavia), la serata diventa PERFETTA.
Basile canta il suo BLUES in siciliano, racconta storie e racconta la storia della nostra Italia, fustigata, depredata, annichilita.
Parla di sfruttati e sfruttatori, padroni e ribellioni.
E' NECESSARIO che qualcuno continui a farlo e a urlarlo.
Le canzoni sono ipnotiche, belle, intense, profonde. Supportate Cesare, supportate la Cooperatia Portalupi, supportiamo le voci contrarie.

Robyn Hitchcock live a Piacenza 13 ottobre 2017

L'Auditorium del Conservatorio Nicolini di Piacenza, organizzato da Musiche Nuove a Piacenza, grazie a Max Marchini, ha ospitato un concerto del grande ROBYN HITCHCOCK.
Chitarra acustica e voce, rari passaggi al pianoforte e un'ora e mezza di ottimo set.
Voce stupenda, padronanza totale della chitarra, tra momenti psichedelici e palesemente Barrettiani, timbri bluesy, un duetto con la locale hero Annie Barbazza e gran finale con una versione mozzafiato al piano di "Crystal ship" dei Doors e poi "I wanna destroy you" dei suoi Soft Boys.
Pubblico abbastanza folto ed entusiasta.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.

IN CANTIERE

**MODS torna in tour:
venerdì 17 novembre: S. Giustino Umbro (PG) "Cinema Astra"
sabato 18 novembre: Poggibonsi (SI) "Teatro Politeama"

**Brian Auger il 1 novembre a Bologna, Kamasi Washington il 2 novembre a Torino, i Motorpsycho il 3 novembre a Parma, Michael Kiwanuka il 17 novembre a Parma, Martha High il 25 novembre a Milano, Lydia Lunch il 27 novembre a Cremona.

2 commenti:

  1. Aggiungerei Nick Cave & The Bad Seeds a Padova il 4 novembre. Ho il biglietto da giugno...

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  2. Ma sai che quasi quasi vengo a trovarti a San Giustino?

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