giovedì, aprile 20, 2017

Sportspages



Si parla di un'altra EPICA del CALCIO (e sport) in questo articolo di ALBERTO GALLETTI.

E’ stato per 20 anni la mecca libraria degli sportivi di tutto il mondo.
Fu aperto da John Gaustad, neozelandese residente in Inghilterra dal 1974, ai tempi in cui le librerie avevano a disposizione nella sezione sport al massimo una decina di libri di mediocre qualità, che non riusciva a trovare un libro in tutta Londra che parlasse dei suoi amatissimi All Blacks. Nacque così l’idea di aprire un negozio che vendesse libri sullo sport che andasse al di la delle solite poche cose a disposizione, in un primo tempo pensato per neozelandesi e australiani residenti in Inghilterra.
Era il 1985.

Gli inizi non furono facili, l’incasso del primo giorno di apertura fu di 20 sterline, il primo libro venduto fu una pubblicazione sullo yoga.
Lo scoprii, naturalmente per caso, in una rientranza di Charing Cross Road un pomeriggio nel tardo inverno del 1992 quando, a zonzo per Londra con in tasca la paga settimanale da sputtanare in cagate, ero proprio in cerca di qualcosa di simile.

L’assortimento della libreria si era allargato fino a comprendere una gamma vastissima di titoli, oltre diecimila.
Turisti americani in visita a Londra divennero ben presto assidui frequentatori di Sportspages, fornitissimo di pubblicazioni sul baseball soprattutto,ma anche NBA e NFL, ben presto imitati dai maniaci del calcio che vi potevano trovare di tutto, dai libri di statistiche, a quelli storici, agli almanacchi, alle fanzine dei tifosi (praticamente tutte quelle edite dai sostenitori di tutte e 92 le squadre professionistiche inglesi), le ricordo ammucchiate in pile disordinate sul pavimento, alle maglie vintage, o a libri tipo ’50 anni al seguito del Leyton Orient’ o la biografia di David Batty (che presi a mio fratello) e similari, che fecero la fortuna del negozio.

Liam Gallagher, al tempo in veste di semplice tifoso del Manchester City e di fulminato del calcio ci passava intere giornate, io pure.
Ore e ore a scartabellare sugli scaffali, libri, videocassette, maglie, dischi, cd, memorabilie varie, a parlare con altri fissati come me, ricordo tifosi delle squadre più improbabili ‘ah, Italia Ei Si Milàn’, tutti ammiratissimi dalla serie A e Roby Baggio, e io a spiegargli che me ne fregava assai poco e mi interessava il loro di calcio.
Strano il mondo, vai in Inghilterra da devoto del loro calcio e scopri che loro pensano che il calcio inglese sia pessimo e che il tuo sia il migliore al mondo (in effetti in quegli anni lo era), ma a me non è mai importato quasi niente, i motivi per me erano altri.

C’era una grande televisore sopra uno scaffale in alto a sinistra sempre acceso su un avvenimento sportivo. Fu dentro a Sport Pages che guardai le prime partite di cricket in televisione,quelle del mondiale 92 vinto dal Pakistan in finale sull’Inghilterra e l’infuocata serie di test-match nell’estate di quell’anno, sempre tra Inghilterra e Pakistan.
Quello che mi interessava veramente però, erano i libri sul calcio, un genere praticamente introvabile in Italia tanto più se l’argomento era il calcio inglese.
Così non credetti ai miei occhi quando mi trovai davanti al Rothmans Football Yearbook 92, in bella mostra sullo scaffale, a lungo desiderato, agognato scrigno di ogni informazione relativa alle squadre inglesi a me precluso in quanto abitante della padania profonda e dimenticata.
Bastava pagare ed era mio.
Così, con enorme soddisfazione tirai fuori tredici sterline (un bel prezzo allora), e lo comprai.
Le porte della conoscenza fino ad allora preclusa mi si spalancarono.
L’altro titolo fondamentale e del quale ero appena venuto a conoscenza era ‘The Football Grounds of Great Britain’ , opera dell’ineguagliabile storico (calcistico) Simon Inglis, grande tifoso del Villa. Con undici sterline, l’intero sapere relativo agli impianti calcistici d’oltremanica era finalmente nelle mie mani.
A fine anni 80 si mise anche a vendere biglietti per le partite, a prezzi di costo, senza le maggiorazioni assurde dei bagarini che già allora chiedevano almeno cinque volte il prezzo del biglietto.
Ci comprai con mio fratello quelli per Arsenal-Liverpool (4-0) del lunedì di Pasqua 92 e del Charity Shield dell’agosto successivo (Leeds 4-3 Liverpool).

Sarò sempre grato a Sportspages.
Fu per me, oltre che un passatempo di incredibile godimento, la svolta che mi aprì la conoscenza sul mondo del calcio, dello sport inglese e in maniera minore anche sul loro mondo in generale.
Al volgere del millennio l’avvento di internet e della vendita di libri on-line, unita ad uno scandaloso aumento degli affitti in zona (la libreria di mio suocero che distava cento metri subì una sorte analoga), mandò il negozio in crisi.
La filiale di Manchester, aperta nel 92, fu devastata da un’attentato dell’ IRA (che non era ovviamente diretto al negozio). Fu un colpo durissimo che fece declinare rapidamente le fortune della ditta che nel 2003 riportò perdite per oltre 200.000 sterline.
Gaustad cedette le quote della società a Sport Books Direct che non riuscì ad evitare l’amministrazione controllata e Sport Pages chiuse nel 2005.

John Gaustad è morto un anno fa, vinto da un male, checché se ne dica, incurabile.
La sua scomparsa mi ha profondamente rattristato, ma la gratitudine che serbo nei suoi confronti non svanirà mai. La sua importanza nel campo dell’editoria sportiva è andata ben oltre quella del suo negozio già di per se enorme.
Credeva fortemente che le pubblicazioni sportive potessero essere valide, ‘Non è vero che bisogna essere degli idioti per seguire lo sport o leggere libri sullo sport’ ha sempre sostenuto con convinzione ‘un buon libro –diceva- deve parlare (bene) della vita così come dello sport che stà trattando’.
Istituì il premio William Hill Sportbook of the Year, in collaborazione con la famosa casa di bookmakers, premio che ha oggi rilevanza internazionale e che vide le prime premiazioni effettuate proprio nel negozio di Caxton Walk tra le quali il trionfo di Nick Hornby, proprio quell’anno con il suo Fever Pitch, che aprì la strada ad una nuova era per i libri sportivi.

Ho quattro dei titoli che nel corso degli ultimi vent’anni si sono aggiudicati il prestigioso premio, oltre al sopracitato Fever Pitch, anche A Social History of English Cricket di Derek Birley, magnifico, My father & other working-class football heroes di Gary Imlach e l’esilarante Provided you don’t kiss me: 20 years with Brian Clough di Duncan Hamilton.

Sportspages, great memories, and a greatly missed bookshop will live forever.

Tracks

EMF - Unbelievable
The Smiths - I started something I couldn’t finish
Oasis – Live Forever

3 commenti:

  1. Mitico Albe!!!!...
    dovrai prestarmi The Football grounds , prima o poi..
    ci c'è in copertina sul Rothmans ??..McAllister?? Paul Ince??
    Hasta
    Clodoaldo

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  2. sembra george e mildred

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  3. Ci andai nel 1997 e fui colto da sindrome di Stendhal, il top fu quando nel reparto fanzine trovai UK FOOTBALL PLEASE, c'era il numero in cui io avevo scritto un pezzo sul Misery Villa.
    Fu emozionante.

    Charlie

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