mercoledì, dicembre 16, 2015

Intervista a Antonio Gramentieri (Sacri Cuori)



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, oggi incontriamo ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI.

Le precedenti interviste sono qua:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

SACRI CUORI - Delone
Non appaia una visione provinciale ma a partire dal fatto che a questo album, oltre alla stupenda e sensuale voce di Carla Lippis, partecipino nomi come Evan Lurie, Howe Gelb, Steve Shelley e Marc Ribot (che si aggiungono a quelli che già avevano arricchito i precedenti tre album della band romagnola, da Jim Keltner, David Hidalgo dei Los Lobos, Isobel Campbell, John Convertino, tra gli altri) e che i Sacri Cuori abbiano contribuito a dischi di Hugo Race, Robyn Hitchcock, Dan Stuart dei Green On Red, acuisce ancora di più l'attenzione verso un progetto multiforme e che si conferma tra i più particolari, personali ed originali in circolazione.
Detto questo "Delone" avvolge nelle sue atmosfere cinematografiche di sapore "tarantiniano", nelle cavalcate tex mex, nelle beguine di stampo Los Lobos ma che odorano anche di Willy DeVille, Lana Del Rey, Yma Sumac.
Ma c'è anche tanto gusto Felliniano nell'approccio stilistico ed evocativo.
L'ascolto è gradevole ma le atmosfere sono sinuose ed inquietanti come lo può essere girare di notte in certi quartieri di New Orleans...fate attenzione !


Credo che la vostra concezione di musicisti “artigiani” che coltivano accuratamente la loro attività facendola crescere e lavorando sui piccoli ma “buoni” numeri sia quella meglio praticabile in Italia.
Dunque si può vivere di musica in Italia facendo una musica fuori dal circuito “commerciale” ?


Direi di sì, anche se ovviamente resta un lavoro con un numero di certezze infinitesimo rispetto a qualsiasi altro mestiere.
Concedimi due premesse.
Uno: suonare è bellissimo ma farlo di mestiere non è assolutamente l’unico modo per farlo, né il più bello. Se capita, occorre essere realisti.
Si può diventare musicisti validi e duttili e lavorare per conto terzi, oppure crederci molto e fare un proprio progetto con una propria identità estetica, oppure cercare una linea sostenibile da qualche parte lì in mezzo. Noi siamo del terzo tipo, come gli incontri ravvicinati. E’ una figura di musicista che in America esiste da sempre, in Italia è più rara.
Per ora funziona, ma se non funzionasse sarebbe in primis colpa nostra, non del “sistema” dietro cui tutti nascondono le proprie magagne.

Quali sono le differenze più evidenti tra Italia e l’estero (Europa e Usa) dove siete spesso di casa ? Strutture, organizzazione etc

Con i paesi anglosassoni c’è una differenza sistemica, sul quanto la musica sia vissuta come parte del quotidiano.
Ovvero: anche per una coppia di 60enni è abbastanza normale andare a vedere un paio di concerti al mese, uscire di casa, avere una curiosità in merito.
Un po’ come da noi per il teatro, almeno nelle cittadine di medie dimensioni. Quindi in quei paesi esistono un sacco di circuiti possibili, di reti anche piccole, però sostenibili.
Con l’Europa del Nord c’è la differenza delle strutture. Lì la musica e il live sono promossi, diffusi e sostenuti dallo Stato (come da noi il teatro, per capirci) e dunque c’è un maggiore sostegno. E il pubblico si è abituato a questo, e ha sensibilità in merito.
Nell’Est europeo c’è tutto il contrario.
C’è un fuoco vero, una curiosità vera, un senso di avanguardia culturale in tutte le arti. Ci sono pochi soldi, spesso, ma c’è il senso di vivere un’esperienza diversa.
Vitale.

Che tipo di pubblico trovate ai vostri concerti ?

Molto vario, e mai numerosissimo. Siamo un gruppo difficile da chiudere sotto un’unica definizione.
Stiamo lentamente creando il pubblico per il nostro genere. Musica curiosa, romantica ma non banale, per gente curiosa, romantica ma non banale.

Credi che ci sia ancora spazio per il supporto fisico in tempi di musica “liquida”, digital, mp3 etc.

Realisticamente dico: sempre meno. E occorre fare le cose fatte bene, per dare ancora al supporto fisico la dignità di oggetto da possedere.
Credo andiamo verso le poche copie numerate, più costose, ma curate come piccoli pezzi unici o quasi.
Peraltro il media ha sempre condizionato il messaggio, in musica, la canzone per come la concepiamo ancora oggi è legata alla durata fisica del 45 giri.
Spero anzi che i nuovi media creino una nuova musica, fatta a loro misura: non mi scandalizza pensare che un ragazzino non sia legato ai miei stessi supporti.
Temo si vada verso il jingle, verso la canzone slogan di 50 secondi. Ma se si va lì, comunque ci saranno i bravi e i meno bravi anche in quello.
Poi, ti dirò: a me lo streaming va benissimo per la musica di consumo o per le curiosità passeggere.
Devono solo trovare il modo di pagare con dignità chi gli fornisce i contenuti…

Avete collaborato con decine di artisti, spesso di caratura mondiale (Isobel Campbell e David Hidalgo dei Los Lobos, Jim Keltner e Hugo Race, Marc Ribot e James Chance).
Hai qualche ricordo o aneddoto particolare in tal senso ?


L’incontro, in tutte le sue forme, è alla base del nostro vivere e del nostro fare musica.
Molti di quelli che hai citato sono musicisti la cui "visione sonica" ha formato e condizionato la nostra. Rimettere in circolo questa eredità sonora, con loro presenti in sala che a loro volta la rileggono con noi, ha il sapore della chiusura di un cerchio, e di un rilancio.
Keltner e Hidalgo, e Ribot la prima volta, sono stati dei colpi al cuore. I sogni di un ragazzino che imparava a suonare, in carne e ossa lì davanti.

State portando in giro uno dei migliori album del 2015, “Delone”, che vi sta dando parecchie soddisfazioni.

E’ importante che ogni disco faccia la sua strada. Delone è un disco che sta funzionando, sta vivendo la sua vita, e noi lo seguiamo.
Non mi è ancora chiarissimo dove voglia arrivare, e non so nemmeno se mi interessino tutti i posti in cui ci vuole portare, però lo seguiamo, e cerchiamo di imparare a fare cose nuove.
Ci sono molte gratificazioni, ma anche nuove responsabilità, dentro e fuori un gruppo, quando le cose funzionano anche su piani diversi dal solito.

So che state registrando con Hugo Race. Altri progetti in cantiere ?

Molti.
Con Hugo stiamo ultimando il terzo capitolo di Fatalists, dopo due anni in cui avevamo sospeso le collaborazioni esterne. Io sto preparando il mio disco da solo, e ho registrato un sacco di cose in Sicilia con la crew di Cesare Basile.
Sto ricominciando a comporre anche per Sacri Cuori, ho prodotto il nuovo di Terry Lee Hale per Glitterbeat, andrò un po’ in tour con Dan Stuart dei Green on Red.
Fare solo il chitarrista ogni tanto è veramente rinfrescante.

Su questo blog una domanda finale che non manca mai.
Una lista di dischi da portare sulla solita isola deserta.


Cambiano tutte le settimane, e non voglio fare il figo.
Ti dico quelli che veramente ascolto di più nella mia vita.

Paolo Conte – Paris, Milonga
Lucio Battisti – qualsiasi cosa
Nino Rota – qualsiasi cosa
Jonh Lee Hooker – the complete Chess collection
Nick Lowe – The Impossible Bird
Tom Petty – Full Moon Fever
Los Zafiros - raccolta
Neil Young – On the Beach
Willie Nelson - Teatro
Los Lobos – Kiko
Bob Dylan – Time out of Mind
Fred Neil – raccolta
Latin Playboys – omonimo
Lou Reed – New York
Springsteen – Nebraska o Darkness on the Edge of Town
Ry Cooder – Boomer’s story
Talk Talk – Spirit of Eden
Mingus, Mingus, Mingus
Giant Sand – Chore of Enchantment
JJ Cale - Naturally

2 commenti:

  1. ho sentito delone per caso su radiodue qualche tempo fa, canzone che mi è apparsa subito stupenda, tanto da sentirmela in loop su youtube (bellissimo anche il video). ora ascolterò anche l'album completo
    alberto

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