giovedì, ottobre 15, 2015

Intervista a Mezzala



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI oggi parliamo con Michele MEZZALA Bitossi

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

MEZZALA - Irrequieto
Il cantautore genovese (le due parole affiancate bastano già come garanzia) aggiunge un ulteriore tassello alla sua intricata carriera discografica (iniziata con i Laghisecchi, proseguita con i Numero6 e dal 2011 in veste solista, peraltro non solo come autore ma anche come produttore, essendo il fondatore e gestore dell'etichetta The Prisoner Records con cui pubblica anche questo"Irrequieto"), con un nuovo album tra i più particolari e interessanti del 2015.
Qui si riparte dagli anni '70 italiani, così ricchi di spunti e ispirazione, dove artisti come Lucio Battisti, Ivan Graziani, Alberto Fortis, Lucio Dalla, il primo Venditti, (ri)scrivevano il pop italiano con un po' di gusto americano ma in una dimensione autarchica che permise di porre le basi per un nuovo sound che è tutt'ora imprescindibile per chi naviga in queste acque sonore. Mezzala scrive con gusto raffinato e sopraffino, guardando spesso e volentieri a quei riferimenti, ma con una personalità ben definita, grande cura negli arrangiamenti e nei particolari, che rendono "Irrequieto" un album riuscito, originale e di gran classe.

1)
Il tuo percorso artistico è parecchio tortuoso tra varie esperienze, spesso musicalmente molto diverse.


Beh, non a caso ho cercato di sintetizzare quello che sono intitolando il mio nuovo album "Irrquieto"...
Ho inziato a fare dischi nei tardi anni novanta coi Laghisecchi, con cui ebbi fra l'altro dei riscontri piuttosto incoraggianti.
Il nostro era un power pop molto influenzato dal Low fi americano e fummo tra i primi a proporre un certo tipo di sound con testi rigorosamente in italiano.
Coi Numero6, nati nel 2003 dopo lo scioglimento del Laghisecchi, ritengo di aver fatto un percorso in cui la mia scrittura e il modo in cui sono state prodotte le mie canzoni abbiano vissuto un'indubbia evoluzione. Certo, magari rispetto agli esordi una discreta dose di energia ha lasciato il passo a maggiore introspezione, talvolta a un suono più acustico e "riposato" ma credo si tratti di qualcosa di fisiologico.
Capisco e condivido quello che dici, comunque.
La verità e' che ho il terrore di annoiarmi e che mi annoio abbastanza facilmente delle cose.
Per me creare, esplorare nuove strade, scrivere cose nuove e' una vera e propria ossessione.
Talvolta anche non sanissima, me ne rendo conto. Questo essere quasi sempre in "movimento" mi ha permesso di fare parecchie cose buone ma anche errori allucinanti.
D'altra parte conosco bene i rischi di questo approccio e lo corro di buon grado.
Mi piace scrivere un brano post punk un giorno, una ballata folk pop il giorno dopo, una cosa più elettronica il giorno seguente e una puttanata pop da proporre magari a un interprete mainstream il giorno ancora seguente.
L'importante, almeno per me, e' che ogni progetto in cui sono coinvolto abbia una sua coerenza stilistica interna, un suo immaginario ben definito e che (questa forse e' l'ambizione più significativa) il mio stile sia riconoscibile nonostante i diversi trattamenti in sede di arrangiamento.

2)
La decisione di fondare una tua etichetta la The Prisoner è stata una scelta di libertà artistica o una necessità “di questi tempi”.

Guarda, ho fondato The prisoner records quattro anni fa circa perché c'erano due dischi di artisti che stimo molto che non riuscivano ad avere sbocchi.
Così ho deciso incoscientemente di buttarmi e di provare, per la verità senza ambizioni incredibili, a dare il mio contributo perché tali progetti avessero un po' di visibilità.
Non ho quindi creato l'etichetta per pubblicare le mie cose, aspetto per cui mi sono sempre affidato ad altre label e a strutture esterne, quasi temendo una sorta di "conflitto di interessi".
Per "Irrequieto" sono stato in trattativa con alcune etichette, alcune anche importanti, fatte da persone appassionate e serie.
Poi però ho deciso non solo di pubblicare il disco con la mia etichetta ma anche di diventare editore delle mie canzoni e di mantenere un controllo totale sulla promozione, i video le grafiche e, in sostanza, su quasi tutto quel che riguarda la mia attività.
Ho un manager che si occupa di un po' di cose importanti e un ufficio stampa fidato che fa il possibile perché certe cose succedano ma ho deciso di non tirarmi indietro da certi aspetti sicuramente più prosaici di quelli spiccatamente artistici.
Che senso ha, per dire svendere a duemila euro un master che te n'è' costati cinque volte tanti, di euro, solo per potersi fregiare di un marchietto sulla costina del cd?
Che senso ha fare altrettanto con le edizioni musicali regalandole a gente che, in media, non ha più alcun entusiasmo e propositivita', pensa quasi esclusivamente a come restare sulla propria poltrona salvo prendersi spesso meriti che non ha?
Vedo tanti musicisti che pensano di essere ancora nel 1996.
Che pensano che tutto gli sia dovuto, che una volta che hai scritto delle buone canzoni arriverà un mecenate e ti farà ponti d'oro..
.Guarda, non e' per niente facile conciliare la creatività con il versante, diciamo così, imprenditoriale.
Personalmente faccio fatica e a volte mi viene da pentirmi.
Poi però realizzo sempre e comunque che è la cosa più saggia da fare. Fortunatamente arrivano anche le soddisfazioni, che ti godi il doppio.

3)
Il nuovo album “Irrequieto” attinge anche da certo pop evoluto italiano dei 70’s (da Fortis a Ivan Graziani a Lucio Dalla a Battisti).
Pensi anche tu che sia stata una golden age per la musica italiana ?


Questo album nasce da un' idea molto precisa sia per quanto riguarda il suono sia a proposito del metodo produttivo da utilizzare.
Innanzi tutto ho deciso di fare più di un passo indietro e di collaborare in maniera molto stretta con due persone attualmente davvero fondamentali per me.
Si tratta di Ivan Antonio Rossi, che ha prodotto l'album arrangiando anche un buon numero di brani e Tristan Martinelli, anche lui responsabile degli arrangiamenti. Volevo che "Irrequieto" fosse il risultato di un lavoro di squadra e, in effetti, il fatto curioso e' che si tratta di un disco molto più di gruppo rispetto a certi lavori dei Numero6" nonostante sia io a firmarlo.
Ho scritto tutte le canzoni (tranne il bellissimo testo di "Capitoli primi", di Matteo B. Bianchi) ma non mi sono minimamente addentrato nei meandri della produzione (cosa che hanno fatto egregiamente Ivan e a Tristan) affidandole a loro sotto forma di provini voce e chitarra. Abbiamo stabilito insieme la direzione, volevamo fortemente fare un disco "alla vecchia", con un suono e un mood fuori dal tempo. Volevamo arrangiamenti ariosi, tanti fiati, archi, strumentazione vintage e una band di grandi musicisti in grado di interpretare al meglio le nostre preproduzioni suonando e registrando in presa diretta.
Ci siamo deliberatamente ispirati a dischi dei settanta di artisti che amiamo molto (ivan Graziani, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Alberto Fortis, Eugenio Finardi...) ma anche a certo soul bianco di matrice anglosassone (Dexy's midnight runners per esempio).
L'obiettivo, ambizioso, era di realizzare qualcosa di fresco e interessante guardando anche e soprattutto al passato.
Si, credo fermamente che dischi meravigliosi come Com' e' profondo il mare", "Viaggi e intemperie", "Anima latina", "Alberto Fortis", solo per citarne alcuni, siamo figli di un'epoca assolutamente irripetibile. Un periodo storico in cui evidentemente la musica aveva un peso e un significato più rilevanti nell'immaginario collettivo, veniva trattata in maniera più rispettosa e vissuta da artisti e pubblico con maggiore sacralità.

4)
E’ secondo te possibile (soprav)vivere di musica in Italia oggi ?


Immagino che ti riferisca alla mia vicenda musicale, perché mi pare evidente che,per esempio, Biagio Antonacci o Max Pezzali vivano piuttosto bene grazie alla loro attività.
In parte ti ho risposto prima, quando ho fatto riferimento al fatto che sono anche editore delle mie cose e che tendo a gestire piuttosto da vicino ogni aspetto del mio percorso.
Detto questo io mi occupo di varie altre cose sempre all'interno del panorama musicale- artistico.
Sono socio in uno studio a Genova, il Greenfog, organizzo concerti, scrivo anche per altri, sono editore anche di altri artisti, e altro ancora...
Insomma, mi do da fare.
In giro comunque la situazione e' piuttosto demenziale.
Ogni giorno escono settanta dischi, e' praticamente assente il concetto di autocensura e quindi (ma lo sai meglio di me) le conclusioni sono anche piuttosto semplici da trarre.

5)
Sei uscito anche in vinile, dunque c’è ancora vita per ciò che no è strettamente digitale e “liquido” ?

Abbiamo deciso di fare un disco come "irrequieto" prima di tutto per appagare noi stessi.
Ci siamo voluti bene dedicando a tutte le fasi della produzione il giusto tempo, una cura maniacale e un amore pazzesco per la musica su cui stavamo lavorando. Tutto cio' a prescindere da eventuali calcoli di convenienza.
Un disco del genere, vero, denso, sudato non poteva che avere il suo coronamento tra i solchi di un fantastico vinile di 180 grammi.

6)
Quanto è importante per te il calcio (noto tifoso Genoano) e quanto è difficile conciliare questa passione con un mondo sempre più contaminato da interessi di ogni tipo ?

Guarda, ho visto la mia prima del Genoa partita in gradinata nord nel 1979, a quattro anni, con mio papa'.
Ricordo come fosse ora l'emozione enorme che provai a stare in mezzo a quel casino, alle bandiere, i tamburi, i fumogeni, i cori.
Da allora la "malattia" non ha fatto che aggravarsi progressivamente, nonostante spesso sia arrivato a detestare il mondo del calcio per tutto il marcio che lo circonda e lo pervade.
Amo profondamente il Genoa, ogni domenica vado allo stadio (ho un passato anche da ultra'...facevo tutte le trasferte) dove ultimamente porto anche mio figlio Pietro.
E' una profonda questione di fede e di appartenenza.
Crescendo in gradinata ho conosciuto tanti amici, condiviso momenti importantissimi della mia vita, imparato tante cose e sviluppando valori che ritengo importanti.
Il vecchio Grifone mi ha fatto e mi fa soffrire tantissimo, io sono uno che quando il Genoa perde per almeno un giorno e' intrattabile.
Mi sono appassionato al calcio, tuttavia, in un'epoca in cui nonostante sicuramente non fosse tutto pulito c'era molta piu' genuinita', le partite erano tutte la domenica alla stessa ora, i numeri sulle maglie andavano da 1 a 11, i gol si vedevano solo a Novantesimo Minuto, gli stadi erano sempre pieni e se volevi andarci potevi deciderlo anche un'ora prima della partita senza dover fare domande in carta bollata, tessere del tifoso o code ai tornelli.
Ecco, credo che se fossi bambino adesso difficilmente mi appassionerei al calcio come invece ho fatto a fine anni settanta.

7)
Solita lista dei dischi che non potresti lasciare a casa dovendo andare sull’isola deserta

Ce ne sarebbero moltissimi.
Te ne dico dieci, di pancia, senza pensarci troppo, non in ordine di preferenza

1) Murmur dei Rem (ma avrei potuto citare quasi qualsiasi loro album)
2) Pet sounds dei Beach Boys
3) Revolver dei Beatles
4) Exile on main street degli Stones
5) This is the modern world dei Jam
6) Una giornata uggiosa di Lucio Battisti
7) I lupi di Ivan Graziani
8) Cruise yourself dei Girls against boys
9) Crooked rain crooked rain dei Pavement
10) The queen is dead degli Smiths

24 commenti:

  1. 'Amo profondamente il Genoa...E' una profonda questione di fede e di appartenenza.......' Condivido gli stessi sentimenti.....'Il vecchio Grifone mi ha fatto e mi fa soffrire tantissimo, io sono uno che quando il Genoa perde per almeno un giorno e' intrattabile....' anche io se chi ci batte sono le milanesi o la Samp i giorni diventano anche tre/quattro.

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  2. Bella lista dei dischi, cinque anche tra i miei preferiti.
    A Una giornata uggiosa diedi la caccia per mesi ogni volta che arrivavo all'importo giusto mi partiva via per qualcos'altro oppure al negozio di dischi l'avevan finito, poi lo trovai per caso in un negozio di elettrodomestici di paese, (ancora alcuni di loro vendevano dischi), avevo 13 anni

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  3. e il calcio si vedeva solo alle sette' telecronaca di un tempo di una partita di Serie A'

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  4. Sono cresciuto anche io con quei dischi dei cantautori italiani , stesso periodo, il primo di Fortis strabello lo conservo ancora, anche il secondo e ogni tanto lo sento

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  5. Prima della fine del campionato vengo a Marassi a vedere una partita mi piacerebbe fare conoscenza e comprarmi il vinile che son sicuro mi piacerà, visti i presupposti.

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  6. La squadra mi assolutamente ammattire, ma la cosa più bella per me è essere stato accettato come genoano anche sono forestiero.

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  7. Come disse qualcuno ' Il Genoa non è solo Pruzzo e Damiani, ma anche un grande popolo che gli soffia nel cuore' (bellissima).

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  8. Dimenticavo: bella intervista e un sacco di gran belle risposte.

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  9. ostia!!!!!!!
    Dove si compra il vinilazzo?

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  10. Ma qui i sampdoriani sono banditi (in tutti e due i sensi intendo) ?

    Il vinile qui: http://theprisonerrecords.bigcartel.com/product/mezzala-irrequieto-vinile-180-grammi

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    1. Io sono un blucerchiato anomalo (o anche anormale, se volete), nel senso che il Grifone non mi sta antipatico, e nemmeno i genoani, del resto.


      GMV

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    2. ha ha ha ha ha ha ha ecco perché..........
      diciamo che per quanto mi riguarda sono abbastanza lontano dalla città, i casi da noi sono sporadici, e di solito si finisce per trovarsi solidali, derby a parte.
      Il genitore della squadre dei figli con il quale vado più d'accordo è doriano (stà a Crema!), comunque ci massacriamo cordialmente.

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    3. Sempre con la massima cordialità, simpatia e stima, ci mancherebbe altro....

      GMV

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  11. I Ciclisti stan bene dove stanno....alla Parigi-Roubaix :-)

    Intervista interessante, il riferimento ai Dexy's mi ha incuriosito mentre il nickname dell'artista è da urlo. Mo me lo studio.

    Ps: te Gallo tra Grifone e Villa hai bisogno di un fegato di scorta...

    Charlie

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  12. Visto che era saltato fuori il discorso io per questo w/e e quello dopo non posso esserci.
    Mi piacerebbe partecipare quindi se si riesce a spostare bene, altrimenti amen faremo un'altra volta.

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  13. Si si spostiamo. Io ho la castagnata nel mio paese e sabato sono blindato a preparare le cose

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    1. OK.
      Se non ho rotture passo a Campremoldo domenica e ci facciamo un saluto.

      GMV

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    2. Alla Costa di Casaliggio. E lì la castagnata

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    3. Si scusa ho scritto mele per pere

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  14. Non l'ho mai sentito, però devo dire che dopo aver letto l'intervista, veramente ben fatta, e la lista dei dischi preferiti, ho deciso di comprarmi il vinile: uno che mette insieme Beatles, Stones, Battisti, Beach Boys e Graziani (....a "I Lupi" io però preferisco "Pigro"), credo che possa fare della bella musica.

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