giovedì, ottobre 27, 2005

Le compilations del Libretto Rosso Vol. 1

Le compilations del Libretto Rosso , ovvero un ascolto per le occasioni particolari.

Volume 1 : All Saints













CAMPBELL BROTHERS "Live at the house of God . Rochester"
Gospel punk da vedere su http://ropeadope.com/canyoufeelit/video
NINA SIMONE - Sinnerman (1965)
GIL SCOTT HERON - Lady day and John Coltrane"
da "Pieces of a man" 1971
ARETHA FRANKLIN + REV. JASPAR WILLIAMS - Higher ground
ARETHA FRANKLIN + MAVIS STAPLES - We need power
da "One Lord , One faith , One baptism" (1987)
JAMES BROWN + REV. J.CLEVELAND CHOIR - The old landmark
dalla colonna sonora del film "Blues Brothers"
JIMI HENDRIX + RONETTES - Earth Blues
da "Rainbow Bridge" (1970)
ELVIS PRESLEY - When it rains it really pours (1955)
ROBERT JOHNSON - If I had possession over Judgment day" (1936)
GUN CLUB - Preachin the blues
da "Sex Beat " (1980)
CLASH - The sound of sinners
da Sandinista (1980)
OASIS - Songbird
da "Heathen chemistry" (2002)
FUGAZI - Long division
da "Steady diet of nothing" (1991)




martedì, ottobre 25, 2005

Il coraggio delle idee 2


«Ci hanno impedito - ha detto Giuseppe, il portavoce degli studenti - di entrare in un palazzo pubblico. Abbiamo chiesto di parlare, ci hanno risposto con le manganellate». E sulla piazza sono riecheggiati slogan che richiamano ai movimenti del '77: «Bologna è rossa, ma rossa di vergogna», hanno gridato gli studenti davanti al Comune.



Non è vero, dice Cofferati , che lui è il braccio violento della legalità.
Ogni caso è un caso a sé: qualche mese fa, gli sgomberi nella periferia di via Roveretolo, eseguiti dopo un'ordinanza della magistratura, intendevano colpire l'abusivismo intrecciato con la delinquenza, contrabbando d'oro e traffico di droga.
Le iniziative contro i lavavetri sono state sollecitate da un intervento dell'opposizione, "a cui ho risposto tenendo un profilo bassissimo, dicendo che avrei invitato i vigili a controllare: ma è evidente che il problema non sono i lavavetri, sono il racket che li sfrutta".
Quanto agli squatter che occupano le case popolari, è vero o non è vero che negano l'abitazione a gente bisognosa, che ne ha diritto?
E le cento baracche abbattute con la ruspa nel Lungo Reno, l'operazione che ha fatto esplodere la vicenda bolognese?
Sono arrivate le proteste di Bertinotti, che ha definito "sconcertanti" le iniziative del sindaco, mentre il vicesindaco Adriana Scaramuzzino, delega ai servizi sociali, "all'oscuro di tutto", ha parlato a denti stretti di scarsa collegialità della giunta.
Cofferati sostiene che si è voluta colpire una situazione pericolosa per i residenti (dato che le baracche erano costruite sul greto del fiume), ma anche una realtà permeata dal lavoro nero, con la presenza di un caporalato nel settore edile che sfrutta la manodopera in nero.

Il coraggio delle idee 1

E' MORTA ROSA PARKS, LA MADRE DEL MOVIMENTO DEI DIRITTI CIVILI
RIFIUTO' DI CEDERE IL POSTO AD UN BIANCO SU UN AUTOBUS NEL '55
Si e' spenta all'eta' di 92 anni a Detroit Rosa Parks, la rammendatrice nera di Montgomey, Alabama, considerata madre del Movimento dei Diritti Civili americano.

Ha cambiato la storia degli Stati Uniti il suo rifiuto in un giorno qualsiasi del 1955 di cedere il posto su un autobus ad un bianco. La Parks fu arrestata e comincio' cosi' la lunga battaglia contro l'apartheid.

martedì, ottobre 18, 2005

Tutti a casa

Chiunque se ne sarebbe già andato , solo per una questione di buon gusto.
Loro no.
Rimangono lì .
Ancora per poco , per molto poco.
Nel frattempo ne parla bene , come sempre , Beppe Grillo

Ieri, in una bella giornata di ottobre, 4.300.000 italiani hanno pagato per votare il loro candidato dell’Unione.E’ un risultato straordinario.
Un piccolo esempio di democrazia diretta, certo parziale, con molte contraddizioni.
Ma è un passo avanti.
Esattamente il contrario della legge truffa (che, lo ricordo, ha annullato una decisione presa da noi con il referendum del 1993) che annulla la scelta diretta del candidato delegandola ai partiti.Per costringere un italiano a pagare, a fare la fila per votare e a non andare in gita bisogna portarlo all’esasperazione.Il voto non è stato per l’Ulivo, ma contro il Polo.

Un anticipo del plebiscito che manderà a casa il governo alle prossime politiche.
Io provo una sensazione di sfinimento, non vedo l’ora che finisca questa legislatura, conto i giorni, quasi come a militare.

Lo sanno di aver perso e continuano a pensare, ad arrovellarsi su come uscirne. A fare trucchi. A pensarle tutte.Credo che dopo le elezioni verremo a conoscenza di cose che voi umani non avete ancora visto….
Questo periodo mi ricorda la Repubblica di Salò, con Mussolini che scriveva leggi, dava ordini, emanava decreti.

Una persona ormai estranea al Paese reale.Questi dipendenti della maggioranza sembrano gli interpreti del racconto di Poe: “La maschera della morte rossa”, nel quale il principe Prospero e la sua corte si rifugiano in un castello per sfuggire a una pestilenza che semina la morte nel Paese.
Arroganti, irridenti, sicuri di sé.
Isolati.

venerdì, ottobre 14, 2005

Ancora Not Moving

Beh ogni tanto mi piace ricordare ai gentili fruitori di questo blog (affezionati e fedeli) che siamo impegolati nella reunion dei Not Moving band dei tempi che furono e di cui si possono aver maggiori lumi sul sito www.notmoving.net e sul blog
www.not-moving.blogspot.com.

Impresa titanica che rimette in gioco , oltre ad una ventina di vecchi brani da portare sul palco , 24 da ascoltare su CD e un'ora di immagini da vedere su dvd in "Live in the 80's" prodotto dalla Godownrecords (www.godownrecords.com) , tutta una serie di emozioni e vibrazioni (positive e negative) che aleggiavano nello stato di latenza da una ventina d'anni e che come in ogni reincarnazione che si rispetti , rinascono dall'infinito passato con nuova energia e un afflato non sempre poetico.
Intanto un paio di foto dei Not Moving made in 2005 che a conti fatti non stonano neanche troppo con quelle di 20 anni fa

giovedì, ottobre 13, 2005

La Kabardino Balkaria


Gli eventi che stanno accadendo in queste ore
in Russia ci permettono un altro viaggio in un luogo "estremo" dopo la Transnistria e il Somaliland

Repubblica autonoma (12.500 km2, 760.000 ab., capoluogo Nalčik) tra il crinale del Caucaso e il bassopiano caspico. Il territorio è diviso in due zone: la Balcaria, a sud, e la Cabardia, a nord. Agricoltura (mais, frutta), allevamento bovino e ovino.

da www.peacereporter.net
In Cabardino-Balcaria è attivo da due anni il gruppo armato islamico Yarmuk, che già lo scorso dicembre assaltò gli uffici della polizia anti-droga di Nalchik. In quell’azione i guerriglieri uccisero quattro agenti e sottrassero dall’armeria un'ottantina di fucili mitragliatori, centottanta pistole e molte casse di munizioni, prima di dare alle fiamme l'edificio.
In quell’occasione il gruppo rivendicò l’azione con un comunicato in cui si affermava: "Non è un segreto che il commercio della droga nella nostra repubblica sia gestito, non combattuto, dall’amministrazione locale con la copertura dei servizi segreti russi. Quest’attività criminale sta favorendo la tossicodipendenza tra la nostra gente. E soprattutto tra i nostri giovani. Per la sharìa i trafficanti di droga vanno puniti con la pena di morte".

L'origine del nome Yarmuk. Yarmuk è il nome di un fiume, affluente del Giordano, che divide la Siria dalla Giordania. Per i musulmani questo nome evoca una battaglia che tredici secoli fa fu decisiva per l'espansione dell’Islam in Medioriente. Il 30 agosto dell’anno 636 d.C., infatti, le armate arabe, approfittando di una tempesta di sabbia, passarono il fiume Yarmuk travolgendo l'esercito bizantino dell'imperatore Teodoro, conquistando la Siria e aprendosi la strada per la conquista della Palestina, che sarebbe avvenuta quattro anni più tardi.

Jihad dall'agosto 2003.

Questo gruppo aveva annunciato nell’agosto 2003 l'inizio della jihad contro il "tirannico e corrotto regime fantoccio" della Cabardino-Balcaria accusandolo di essere nient’altro che un'organizzazione che "opprime, intimidisce e sfrutta la popolazione per i propri interessi criminali", facendo crescere "povertà, disoccupazione, alcolismo, tossicodipendenza, criminalità, prostituzione e depravazione" nella repubblica, e portando avanti una brutale politica di repressione della religione islamica, con la persecuzione poliziesca dei fedeli islamici e con la chiusura delle moschee.

Reazione alla repressione.

Un quadro, purtroppo, non distante dalla drammatica realtà socio-economica della Cabardino-Balcaria, dove i giovani disoccupati che non si danno alla droga e all'alcol diventano facile preda della crescente propaganda del radicalismo islamico di matrice wahabita. Un radicalismo estraneo alla tradizione sufi e moderata dell’Islam caucasico, ma sempre più diffuso tra le nuove generazioni afflitte dalla povertà. Un fenomeno al quale le autorità locali, su ordine di Mosca, reagiscono solo con una repressione durissima che non ha altro effetto se non quello di alimentare il fuoco dell'estremismo.

A caccia di Basayev.

Tutto è cominciato nell'estate del 2003, quando nella repubblica si diffuse la voce che il famigerato signore della guerra ceceno, Shamil Basayev, si era nascosto a Baksan, un piccolo villaggio nella foresta. Quando, il 24 agosto 2003, la polizia andò a controllare, venne attaccata da un gruppo di guerriglieri, uno dei quali si fece saltare in aria con una carica esplosiva.
Nelle settimane successive il governo locale avviò una campagna di arresti di massa nelle moschee della piccola repubblica, che poi vennero chiuse.

Arresti di massa, pestaggi e torture.

"Anche mio figlio era stato arrestato in quei giorni", racconta Aminat Kardanova. "Aveva solo vent’anni. Lo hanno picchiato brutalmente. Era solo uno studente, e andava in moschea di rado. Purtroppo, perché ora non ci va più: sta tutto il giorno in strada, e ha anche cominciato a drogarsi".
Negli stessi giorni, bande di ragazzi protetti dalla polizia organizzarono un vero e proprio pogrom contro gli studenti universitari di origine cecena, scappati in questi anni dalla guerra.
Tra il 15 e il 17 settembre 2003, centinaia di universitari ceceni vennero assaliti nei dormitori del'ateneo di Nalchik, per le strade, all’uscita dai cinema e dal teatro.

L'Emirato del Caucaso del Nord.

Da allora, nonostante la chiusura delle moschee e l'incarcerazione di molti leader islamici locali, l'estremismo anti-governativo non ha fatto che aumentare.
Lo Yarmuk ha evidentemente fatto proseliti. E ora ha fatto anche scorta di armi, ed è pronto per varcare un nuovo Yarmuk, lanciandosi alla conquista di un'altra provincia da inglobare nell' Emirato islamico del Caucaso settentrionale sognato da Shamil Basayev. Ma rischiando solo di trasformare la Cabardino-Balcaria in una nuova Cecenia.

martedì, ottobre 11, 2005

Polli , Lapi , i prodi berlusconi e il Pakistan

Tre anatre sono morte per l’influenza aviaria e mille tacchini sono stati soppressi in Turchia.
Lapo si è bombato di speedball insieme a tre trans (lo stile Fiat !)

Prodi e Berlusconi che cazzo ce ne frega delle puttanate che hanno detto !
Tanto non servono al popolo italiano ma solo a loro.

Nei telegiornali queste notizie hanno preceduto i 30.000 morti del terremoto in Pakistan (metà dei quali bambini....)

lunedì, ottobre 10, 2005

Il Somaliland

Dopo la Transnistria (vedi post del 4 ottobre) prosegue il viaggio immaginario nei posti "estremi" , luoghi isolati , non riconosciuti dalle autorità internazionali.
Tocca al Somaliland , a nord della Somalia

La Repubblica del Somaliland è stata conosciuta come Protettorato del Somaliland sotto l'Impero britannico dal 1884 fino al 26 giugno 1960, quando ha ottenuto la propria indipendenza dalla Gran Bretagna. Il 1 luglio 1960 si è unita all'ex Somalia Italiana per formare la Repubblica di Somalia. L'unione non ha funzionato secondo le aspirazioni della gente e lo sforzo ha portato a una guerra civile dal 1980 in poi e all'eventuale collasso della Repubblica Somala. Dopo il crollo della Repubblica Somala, la gente del Somaliland ha tenuto un congresso con il quale ha deciso di ritirarsi dall'unione con la Somalia e reintegrare la sovranità del Somaliland.

Il Somaliland, una delle tante regioni semi autonome della Somalia, è ancora in attesa di un riconoscimento diplomatico internazionale.
Fino ad oggi, il conflitto politico e civile ha causato oltre 500.000 vittime e più di un milione di profughi.
La regione, sita nell'area est-centrale del continente africano, è prevalentemente arida. Negli ultimi sette anni le piogge sono state scarse, al di sotto della media, causando gravi problemi alla popolazione.
Pochi hanno accesso ad acqua potabile e, a causa della siccità, gli animali muoiono.
Le persone perdono, così, un'importante fonte di cibo e reddito.

venerdì, ottobre 07, 2005

Un Paese sempre più in miseria Otto milioni di poveri in Italia


da Unita.it.

Poveri, sempre più poveri.
E al sud anche in tanti, di poveri: l’11,7% delle famiglie italiane si trova sotto la soglia della povertà, ma al sud la percentuale sale al 25%.
Una famiglia su quattro nel meridione d’Italia dunque è povera.
Per capirci, visto che le percentuali non sempre riescono a spiegare, sono sette milioni e 588 mila gli italiani considerati poveri.
Ma per la maggioranza non c'è allarme.

mercoledì, ottobre 05, 2005

Carlo Giuliani fu ammazzato. Il medico legale: il colpo fu diretto

da Unita.it

Carlo Giuliani fu ammazzato.
Il medico legale: il colpo fu diretto
Carlo è stato ammazzato.
A questa conclusione è giunto il medico legale che al processo per i fatti di Genova 2001, in cui morì Carlo Giuliani durante il G8, è stato ascoltato come teste.
Il colpo di pistola che ha ucciso Giuliani fu un colpo «diretto» e non deviato da corpi estranei. Inoltre, si è saputo che il frammento di pallottola ritrovato sul corpo di Giuliani non fu più ritrovato.
Marco Salvi, medico legale appunto e ctu della procura, deponendo nella sessantesima udienza del processo ai 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova. Salvi ha così smentito la tesi che il colpo sparato dal carabiniere Placanica fu deviato da un calcinaccio e per questo colpì mortalmente Giuliani. Al termine dell'udienza, il pool degli avvocati della difesa ha chiesto copia integrale degli atti del dibattimento. Non è escluso che possa essere richiesta la riapertura del fascicolo per l'omicidio Giuliani.
Marco Salvi, autore della perizia sul carabiniere Mario Placanica e coestensore del referto autoptico sul corpo di Carlo Giuliani, è stato ascoltato dal tribunale sulle ferite riportate da Mario Placanica ed esaminate circa una settimana dopo l'accaduto.
La difesa però aveva chiesto di poterlo ascoltare anche sulla perizia Giuliani per verificarne l'attendibilità, poiché l'autopsia «fu bollata come “superficiale” dal pm Silvio Franz, che chiese e ottenne l'archiviazione» del procedimento relativo ai fatti di piazza Alimonda. Dopo una lunga camera di consiglio, il tribunale ha autorizzato le domande sull'autopsia.
Salvi ha risposto alle domande dell'avvocato Ezio Menzione, ricordando come la Tac in total body cui fu sottoposto il corpo di Carlo Giuliani «evidenziò un frammento radio-opaco nel cranio del ragazzo», frammento «assolutamente metallico, della pallottola esplosa», che poi «non fu più trovato durante l'autopsia».
Il medico legale è poi tornato sulla questione dello sparo che uccise Carlo Giuliani. Dopo essersi detto convinto che lo sparo fu diretto e non deviato, come invece sostenuto da altro anatomopatologo, Carlo Torre, Salvi ha dichiarato che il punto di fuoco era più alto, rispetto al bersaglio, di circa 10 centimetri, e che lo colpì con una traiettoria inclinata da destra - alto a sinistra - basso, entrando nella regione sottorbitale destra e uscendo dall'occipite sinistro.
Il procedimento per l'omicidio Giuliani venne archiviato il 5 maggio 2003 dal gip Elena Daloiso su richiesta del pm Franz, con l'opposizione della parte offesa.
Il gip ritenne che Placanica sparò in aria e che il colpo di pistola venne deviato da un «bersaglio intermedio», un calcinaccio che si trovava a «un metro e 90 dal suolo».
«La perizia di cui si sono conosciuti i risultati finali, conferma definitivamente quanto da sempre sostenuto dai difensori della famiglia Giuliani e cioè che Carlo è stato colpito da un colpo d'arma da fuoco diretta contro di lui e non da un proiettile deviato da un sasso scaturito dalla fantasiosa ricostruzione di alcuni consulenti tecnici». Così l'avv. durante le manifestazioni di Genova, interviene, dopo la deposizione del medico legale della procura, per chiedere un nuovo processo per il suo omicidio.
«Di fronte a questa nuova e decisiva emergenza processuale si impongono, a questo punto –precisa Giuliano Pisapia, legale della famiglia del giovane ucciso - nuove indagini, la riapertura del processo per poter pervenire a quello che è sempre stato il nostro obiettivo e cioè conoscere la verità e ottenere giustizia».

martedì, ottobre 04, 2005

La Transnistria


Il fascino dei luoghi estremi : la Transnistria , il Kosovo , il Laos , la Corea del Nord , il Bhutan , il Somaliland , lo Swaziland , Papua Nuova Guinea , Il Suriname , il Belize , il Gambia , Vanuatu , la Mongolia , il Nagorno Karabakh.
Da oggi incomincia su questo blog un viaggio informale e saltuario verso gli estremi del mondo (se avete qualcosa da segnalarmi , mi vado a documentare)

da Repubblica.it

La "repubblica autoproclamata" di Transnistria ha una bandiera,una moneta, e alle frontiere uomini in divisa dell'ex Armata rossa

Nello Stato che non esistetra gangster e statue di LeninTra l'Ucraina e la Moldova una striscia di terraè controllata da un ex agente del Kgb
dal nostro inviato LUCA FAZZO

Il presidente Igor Smirnov, padre e padrone dello Stato clandestino di Transnistria, si materializza quando mancano cinque minuti all'inizio della partita.
Prima di lui si materializzano le sue guardie del corpo.
Bloccano spalle al muro chi in quel momento si trova sulla scalinata che porta agli spalti.
Poi appare Smirnov. Alto, malfermo sulle gambe, lo stomaco gonfio, un cappello da baseball. Questo è il cuore del suo regno, lo stadio da sogno costruito per dare al mondo un segnale di forza e di potere. Per dire al mondo che la Repubblica di Transnistria, il paese che nessun paese riconosce, esiste sul serio. Che è uno Stato vero e non un accozzaglia di reduci e di trafficanti.
Ma né Smirnov né il suo stadio perfetto danno un'impressione di forza. Lo stadio è vuoto.
I riflettori illuminano a giorno le gradinate deserte. Qualche sparuta decina di tifosi dove potrebbero sederne ventimila. I proclami dello speaker risuonano nel vuoto.
Smirnov arranca sulle scale, va a rinchiudersi dietro le vetrate della sua tribuna privata.
Accanto a lui, un uomo non alto, con le spalle quadrate.
Qui si fa chiamare Sevtov, ma il suo vero nome è Antufeev. Come il suo capo, viene dalle fila del Kgb, la vecchia intelligence sovietica. Prima di arrivare qui, nella repubblica autoproclamata di Transnistria, lo Stato che batte moneta, che sventola una bandiera ed un esercito ma che per il mondo non esiste, Sevtov-Antufeev stava a Riga.
Un giorno quattro giornalisti troppo curiosi furono ammazzati, e Antufeev dovette cambiare aria. Così anche lui è riparato qui, nei quattromila chilometri quadrati di campagna e di miseria dove da quindici anni non esiste altra legge che quella del partito comunista e del suo presidente. Dove politica, esercito, affari, televisione e telefoni sono nelle mani di Smirnov, il colosso siberiano arrivato qui nel 1980.
E dove il patto d'acciaio tra i relitti dell'Armata Rossa e gli emergenti della mafia russa ha creato la più grande zona franca d'Europa per traffici ad alto valore aggiunto: denaro sporco, droga e soprattutto armi, tonnellate di armi che senza controllo partono dai vecchi arsenali sovietici e dalle fabbriche di Tiraspol verso i conflitti di tutta l'area, dal Kurdistan alla Cecenia, dall'Ossezia alla Serbia.
Ovviamente, anche i buyer di al Qaeda - si legge nei rapporti dei servizi segreti moldavi - sono arrivati a fare shopping in questo ben di Dio.
Arrivare in Transnistria può essere semplice o impossibile.

Dipende dal caso, da chi sei, dall'umore del graniciero, il miliziano che ti sta davanti quando arrivi alla frontiera sul ponte sul Niestru. Fino al ponte è Repubblica di Moldovia.
Neanche trenta chilometri separano Chisinau, la capitale moldova, dal fiume e dai suoi posti di blocco. Posti di blocco, check point, dogane, agguati armati?
Cosa siano esattamente non lo sa nessuno. Perché per il mondo questa non è una frontiera.
La Moldova ufficialmente si estende anche ad est del Niestru, fino al confine ucraino.
Ma da quindici anni la Transnistria si è autoproclamata Stato. Sul ponte sventola la bandiera rosso-verde-rossa. Sui berretti dei suoi soldati brillano la falce e il martello.
Oggi è giorno fortunato, si passa. Basta lasciare giù le macchine fotografiche. Chilometri di campagna, di miseri villaggi, di muli, oche e campi di mais. Poi si arriva a Tiraspol.
Le vecchie, immense fabbriche sovietiche semiabbandonate. I palazzoni squallidi e cadenti. Le vecchie che per mangiare vendono per strada attrezzi di casa e reggiseni usati.
Fino alla dissoluzione dell'Urss, in queste strade regnava la Quattordicesima Armata sovietica. Igor Smirnov era già in zona ma faceva un altro lavoro: ufficialmente mandava avanti una fabbrica di componenti elettrici, in realtà dirigeva l'ufficio locale del Kgb.
Oggi Smirnov è il presidente. La Quattordicesima si è dissolta, anche se duemila dei suoi uomini sono ancora acquartierati da queste parti. A contare, più dei soldati russi sopravvissuti, sono però quelli che hanno cambiato mestiere, i ragazzi della Brigata Solntsevo, uno dei clan più potenti della malavita moscovita, che nella sedicente repubblica si sono acquartierati armi e bagagli.
Ma non ci sono solo i ruspanti gangster arrivati da Mosca, ad approfittare della libertà d'azione che si respira a Tiraspol e a lanciare le Ferrari e le Cayenne sulle strade dissestate di Transnistria. Balordi e trafficanti arrivano da mezza Europa.

Uno dei primi a capire le risorse della Transnistria fu Boris Birshtein, oggi celebre businessman con quattro passaporti, che qui ha affari e interessi, e qui si dice abbia aiutato i gerarchi sovietici a fare sparire una valanga di denaro prima del crollo dell'Unione. Oggi rapporti dell'intelligence italiana segnalano che anche i nostri connazionali - dopo avere colonizzato Bucarest, dopo avere invaso Chisinau - stanno sbarcando a Tiraspol.
Soldi da investire. Ragazze da esportare. Eroina in transito libero.
E armi di ogni genere, in vendita liberamente: pistole, lancia-granate Spg9 e Gnom, fucili mitragliatori Ak 47. Perché tutto questo riesca ad andare avanti è una faccenda di geopolitica da fare venire il malditesta, tra manovre russe, ucraine, moldave, rumene, europee, americane. La gente di qua dà una spiegazione più brusca: quattrini, il mare di quattrini che è messo in moto da questi traffici, e di cui sono in molti a beneficiare. Qualcuno ha calcolato che se dal porto ucraino di Ilichevsk non passassero più i container che vengono dalla Transnistria, carichi di ogni tipo di merce illegale, il porto dimezzerebbe il suo giro d'affari.
Impossibile dire quanto durerà. E quanto resisterà il potere assoluto dello zar Smirnov. Oggi Smirnov ha in mano praticamente tutto.
Suo figlio Vladimir è presidente delle dogane. L'unica società autorizzata a intrattenere rapporti commerciali con l'estero è la Sheriff, di proprietà di Smirnov. L'unica benzina in vendita è la benzina Sheriff. La compagnia di telefonia mobile è del figlio di Smirnov, quella di telefonia fissa pure. E lo Sheriff è la squadra di calcio che il presidente Smirnov possiede, e che guida indisturbata la classifica. Apparentemente Smirnov è un monarca assoluto.
Ma c'è chi dice che a tenerlo a galla, in una singolare versione di democrazia, sia il consenso dei clan che dominano il mercato del crimine. Sullo stadio di Tiraspol, mentre lo Sheriff demolisce il Nistru di Otaci, soffia il vento freddo dei Carpazi.
Chissà se, chiuso dietro i vetri blindati, pallido e gonfio, anche Igor Smirnov si chiede quanto durerà.