sabato, novembre 14, 2020
venerdì, novembre 13, 2020
Andrea Rigano - #Westand
Andrea Rigano ha speso sette anni, dal 2003 al 2010, nelle curve, a cogliere attimi di vita, raffigurando "gli Ultras per quello che sono davvero. Secondo alcuni l'ultima cosa bella, o perlomeno sincera, rimasta nel calcio."
Nessun discorso sociologico, nessuna morale.
Immagini.
In queste immagini non ci sono ultras buoni e cattivi, belli e brutti, onesti e disonesti, di destra e di sinistra. Ci sono ultras, e basta.
Che piaccia o meno quella è la realtà Ultras.
E questo un libro che la fotografa per quello che è.
Non è poco.
Qui un'intervista esplicativa all'autore:
https://www.rivistacontrasti.it/westand-ultras-italiani-andrea-rigano/
Andrea Rigano
#westand
Alcatraz Edizioni
30 euro
giovedì, novembre 12, 2020
The Eater
Qualcuno li definisce il gruppo che meglio di ogni altro ha rappresentato lo spirito del PUNK.
Minorenni (molto minorenni...età media 16 anni), dopo i concerti gli toccava correre a casa perché l'indomani mattina c'era la scuola.
Consideravano Johnny Rotten "un vecchio".
Spernacchiati da molta critica che li snobbava come caricaturali e immaturi.
I giornalisti ci fanno sempre domande stupide come "Cosa ne pensa la mamma?" "E le spille da balia?" . Ci chiedono "Cosa c'è dietro?" Stupido. Non c'è niente di significativo o scioccante in quello che facciamo. Suoniamo solo per noi stessi, per i ragazzi come noi. Non c'è niente dietro.
Si formarono nel 1976 prendendo il nome da un verso di un brano ("Suneye") dei T.REX "Tyrannosaurus Rex - eater of cars".
Il primo concerto lo tennero il 26 novembre 1976 a Manchester con i Buzzcocks ad aprire!
"Siamo l'unica band che si può relazionare con i ragazzi. I Sex Pistols sono abbastanza vecchi per esseri i nostri padri".
Lasciarono alcuni singoli e un album prima di scioglieris nel gennaio del 1979, ormai dimenticati e superati dall'evoluzione musicale velocemente in corso.
Il batterista Phil Rowland entrò poi negli Slaughter and the Dogs e i Nippel Erectors di Shane McGowan, prima di trasferirsi in USA e lasciare la musica.
Ian Woodcock ha suonato un po' con i Vibrators per andare poi a vivere in estremo oriente e lavorare per la Puma.
Gary Steadman entrò nei Classix Nouveaux, Andy Blade registrò qualcosa con Brian James dei Damned ma senza successo.
La band si è riunita occasionalmente per concerti singoli in festival punk.
EATER - The album
"The Album", uscito nel 1977, è un lavoro classicamente punk rock: pochi accordi, tempi veloci, melodie minimali, breve durata. Cover di "Sweet Jane" e "Waiting for my man" dei Velvet Underground e di "Queen bitch" di Bowie. Documento di un'epoca.
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Cultura 70's
martedì, novembre 10, 2020
Matteo Torcinovich - Grafika 80!
Gli anni 80 italiani dell'esplosione del primo punk e della new wave, non furono solo musica ma anche tanta GRAFICA.
Creativa, geniale, stimolante nella sua capacità di sapere produrre immagini d'avanguardia e sperimentali con pochissimi mezzi (fotocopie o poco più).
"Grafika! 80" raccoglie centinaia (più di 800) di immagini dell'epoca, dalle copertine di dischi e cassette, alle fanzine, volantini, pubblicità, elaborazioni grafiche di ogni tipo, corredati da alcuni scritti esplicativi.
Non c'è alcuna pretesa enciclopedica o di completezza, anzi, la modalità di raccolta a 360 gradi è ancora più interessante e vivace.
Uno spaccato di un'epoca unica e finita.
Importante da conservare in memoria e archivio.
Matteo Torcinovic
‘Grafika!80! – Italian New wave, Punk, Dark, Industrial’
Goodfellas edizioni / Spittle
Prezzo: 35 euro
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Libri
Sean Connery e i Beatles
UN rapporto particolare e "conflittuale" quello tra SEAN CONNERY e BEATLES.
In "Agente 007 missione Goldfinger" 007/Sean Connery pronuncia, dopo l'incontro intimo con con Jill Masterson (Shirley Heaton) che poco dopo verrà trovata morta da Bond, nuda e dipinta d'oro, una frase destinata a rimanere negli annali:
"Figliola, ci sono delle cose che assolutamente non si fanno. Per esempio bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi: sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie".
Qui, al minuto 3.55: https://www.youtube.com/watch?v=Zb-WbJluW_I
Il film di Guy Hamilton, è del 1964, gli sceneggiatori sono Paul Dehn e Richard Mailbaum.
I Beatles "replicarono" (si presume incosapevolmente o solo per sfruttare un nuovo gancio pubblcitario) attraverso il cartoon che li vedeva protagonsiti in una serie alla BBC.
Nell'episodio "Penny Lane" giocano con il protagonista James Blond dalla capigliatura bionda, ridicolizzandolo.
Ringo Starr sposò nel 1981 Barbara Bach, una delle bond-girl in "Agente 007 – La spia che mi amava".
Nel 1973 Paul McCartney incise il tema di "Vivi e lascia morire" diretto dallo stesso Guy Hamilton e con Bond interpretato per la prima volta da Roger Moore.
"Live and let die" è diventato uno dei brani più conosciuti e famosi del Paul post Beatles.
Altre analogie tra Connery e Beatles sono riscontrabili nella coincidenza che Paul McCartney e George Harrison erano proprietari di una Aston Martin, il marchio preferito di James Bond.
John Lennon invece sposò Yoko Ono nel 1969 in Gibilterra, dove sette anni prima Sean Connery aveva sposato Diane Cilento.
In "Quantum of solace" del 2012 un personaggio del film si chiama "Strawberry Field".
Non dimentichiamo che l'esordio discografico dei Beatles data il 5 ottobre 1962, lo stesso giorno in cui in Inghilterra uscì il primo film con James Bond "Dr.No" (intitolato da noi "Licenza di uccidere").
Per chiudere il cerchio, nell'album di George Martin del 1998 "In my life" (cover orchestrali di brani dei Beatles) il finale è affidato a "In my life" con la voce recitante di...SEAN CONNERY :
https://www.youtube.com/watch?v=1-j3n4OWmno
FONTE:
www.bookciakmagazine.it/ e protocollobond.wordpress.com
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Cultura 60's
lunedì, novembre 09, 2020
Sean Connery e il calcio
La recente scomparsa di SEAN CONNERY viene suffragata da un omaggio calcistico a cura di ALBERTO GALLETTI.
Ci ha lasciati il giorno dopo in cui è nato Maradona, Sean Connery.
Iniziato al calcio e al Celtic dal padre, cambiò sponda in età più adulta e più convintamente dopo aver stretto una profonda amicizia con Dave Murray quando questi divenne presidente dei Rangers, Connery è uno che non ha mai rinnegato le sue origini, i mestieri svolti prima di affermarsi come attore e neppure le sue passioni di uomo comune incluso il suo passato calcistico.
Fu ala destra dal grande fisico (1,89!) con i semiprofessionisti del Bonnyrigg Rose nei primi anni 50, ricordato da compagni di squadra, dirigenti e tifosi dell'epoca più per il modo in cui portava la divisa da calciatore e la sua giacca di velluto, al tempo parecchio cool nonchè rara, nonchè per l'insolita attenzione femminile che riceveva nel rude ed inospitale mondo del football scozzese, piuttosto che per le sue prodezze in campo.
Non giocò molto, ma si allenava con costanza e segnò pure un gran gol, un bolide da trenta metri, in una partita della Coppa di Scozia semiprofessionisti del 1951, la squadra fu sconfitta comunque 3-1 da più quotato Broxburn Athletic.
Quindi fu muratore, autista, imbianchino, bagnino, mentre era apprendista attore, cioè quello che voleva fare veramente.
Giocò ancora per un po' guadagnandosi un provino, non superato, con l'East Fife, al tempo buona squadra di first division tra lo stupore di chi seguiva il Bonnybrigg:
'Mai avrei pensato che fosse buono abbastanza per esser chiamato dall' East Fife' - disse uno di loro all'epoca.
Poi, durante una partita giocata tra la squadra delle maestranze del musical 'South Pacific'di cui era parte e una selezione giovanile di Manchester dove era in scena lo spettacolo, fu notato nientemeno che da Matt Busby in persona che gli offrì 25 sterline la settimana per unirsi al Manchester United.
"Avrei voluto veramente accettare quell'offerta perchè ho sempre amato il calcio tantissimo.
Ma poi realizzai che i calciatori dopo i trent'anni cominciavano a declinare e io ne avevo già compiiutì ventitre.
Decisi di continuare a fare l'attore e si rivelò una delle scelte più intelligenti che abbia mai fatto", dichiarò nella sua autobiografia.
Continuò con la recitazione; ci volle tempo, comparse e parti minori prima di essere scelto per quella di James Bond per il film Dr. No del 1962.
Icona ssoluta di stile e britishness al tempo stesso, icona a prescindere quando i giorni del glamour legato a 007 finirono, icona scozzese sempre, così come grande appassionato di tennis e golf, e sostenitore di tutto lo sport scozzese.
Telefonò a più di un CT appena dopo la nomina per congratularsi e augurare le migliori fortune, suscitando il più vivo e sincero stupore degli interessati che rimanevano basiti all'altro capo del telefono.
Aveva 90 anni, ha sempre parlato chiaro, con tutti, rimanendo in fondo sempre l'uomo comune che si era fatto strada con grandi sforzi e una bella gavetta e per questo rispettoso di chiunque.Più grande forse di qualsiasi rulo abbia mai interpretato.
Insuperabile per me in 'The hill'.
Lo rincorsi da vicino, insieme al Rama e senza successo, nei meandri di Heathrow nel '91.
Capeggiò una trasferta di migliaia di tifosi dei Rangers a Torino nel '95 convinto del successo.
Quando lo lessi mi presi un biglietto del parterre della tribuna, ricordo lo scompiglio quando arrivò, lo intravidì da star sotto.
Dopo essersi fatto da Roma a Torino in macchina per un sciopero Alitalia, i Rangers si fecero fare quattro gol dalla Juve.
Meglio le Bahamas infatti.
Si è spento a Nassau, e dove altrimenti.
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Storie di calcio
sabato, novembre 07, 2020
Classic Rock
Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK parlo degli album live di Keith Richards and the Xpensive Winos, della compilation "Bubblerock is here to stay", del box di Wayne County and the Electric Chairs, Marquez, RAB4 (Seba Pezzani), Manges, Widowspeak, Ghiblis , Mother's Cake, Mad Dogs e del libro "Estetica del malessere" di Claudia Attimonelli.
Poi trovate Elvis Costello, il metal degli anni 80, King Crimson, un articolo sul doc "White riot", Black Sabbath e un sacco di altre belle cose.
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I me mine
venerdì, novembre 06, 2020
Luca D'Ambrosio - Musica per cani
Luca D'Ambrosio ha una storia molto intensa con i compagni Harry e Pallino, ai quali ha affidato la selezione di sedici brani rock (e affini) dedicati espressamente ai CANI.
Si va dalle conosciute "Martha my dear" di Paul/Beatles, "Bron Y Aur stomp" dei Led Zeppelin e "Seamus" dei Pink Floyd alle meno note "The day that Lassie went to the moon" dei Camper Van Beethoven o "The Marvin boogaloo" di Giuliano Palma & the Bluebeaters.
Schede veloci, lettura leggera, molto gradevole.
Luca D'Ambrosio
Musica per cani
Arcana
Euro 12.50
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Libri
giovedì, novembre 05, 2020
Time For Action Records
DIRT ROYAL - Great expectations
La label tedesca TIME FOR ACTION è una delle rare realtà che continua a fare bruciare il fuoco del mod sound originale.
Come dimostrano quattro nuove stupende uscite.
https://www.timeforaction.de/
SUPPORT!
DIRT ROYAL - Great expectations
Nostalgia di quel sound power pop/mod '79/punk rock di Purple Hearts, Chords, primi Jam, Buzzcocks, Jolt, Small World?
La band di Brighton è in grado di proporci un perfetto sunto di quelle atmosfere in dodici nuovi brani originali, caratterizzati da una freschezza, un'urgenza, una "youth explosion" rara da trovare in circolazione.
Un album di incredibile potenza ed efficacia.
Dirt Royal - Lose Our Way
https://www.youtube.com/watch?v=EkWMmvBAieo&feature=emb_logo
LONG TALL SHORTY - Take it easy
La leggendaria mod band prosegue una carriera infinita con un nuovo ep di quattro brani.
"I'm with stupid" è un potente mod rock (tratto dall'ottimo albumn del 2018 "Lottsappopaz") seguito da una scarna versione del classico blues di Robert Johnson "Love in vain", la durissima mod punk song "Turn it up" (da "The sound of Giffer city" del 2009) e la splendida e travolgente "I wish you had bled" (una "Jumpin Jack Flash" punk rock).
Tony Perfect ora Feedback e Derwent Jaconelli sono rimasti gli stessi, per fortuna.
THE RIOTS - The night before / The morning after
La band moscovita prima di sciogliersi aveva pianificato un nuovo album, rimasto inedito.
Da cui sono estratti due grandissimi brani, tra Jam e i Secret Affair "Behind closed doors", con parti orchestrali.
Un piccolo gioiello di classe ed energia.
THE GIFT - Beat the straim / Emily
Ottimo nuovo 45 per la band francese.
Classico sound 79, chitarra, basso, batteria, vena melodica malinconica ma grande tiro elettrico.
Immediati e diretti.
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Dischi
mercoledì, novembre 04, 2020
Arsenal - Swindon Town 1-3 League Final Cup 1969
Piogge incessanti si abbatterono sull’ Inghilterra durante i primi tre mesi del 1969.
Piogge tra le quali qualcuno riuscì ad infilarci un concerto sul tetto della propria palazzina uffici, ma si era solo ai primi di gennaio, consegnando ai comuni mortali e alla storia l’ultima autentica esibizione dal vivo del più grande gruppo musicale di sempre e segnando la fine definitiva del sogno 60s.
Nonostante la rivoluzione nei costumi (e usi) giovanili, la sostanza rimaneva saldamente in mano al vecchio estabilishment, le case discografiche ad esempio e relative strutture, così come alcuni simboli nazionali dell’intrattenimento quali lo stadio di Wembley, o Empire Stadium, come ancora si chiamava allora.
Ancorato ad un’idea di passata grandezza, veniva usato solamente per le partite della Nazionale e le Finali di FA Cup punto.
Un’eventuale replay si doveva svolgere in altra sede, probabilmente non considerato all’altezza di tanto prestigio.
Prestigio che rimaneva intatto o veniva addirittura aumentato dall’uso parsimonioso che se ne faceva, o che forse veniva riconosciuto alle corse dei cani, da sempre ivi residenti.
Ma forse aveva più a che fare con il mantenimento spiccio dell’impianto, ma non si poteva dire e comunque è un altro discorso.
Prestigio riconosciuto discrezionalmente dall’estabilishment nella forma e sembianze dei parrucconi della FA che ‘concessero magnanimamente’ un paio d’anni prima alla Football League di poter disputare la finale di Coppa a Wembley, quasi una grazia ricevuta per una volgare competizione ideata per far cassetta dalla lega professionisti e da quell’anno anche al concorso ippico ‘Horse of the Year’, ideato e patrocinato da un ufficiale dell’esercito, pluridecorato, egli si meritevole di riconoscimenti ufficiali.
Mica quei quattro cappelloni strimpellanti che disturbarono la quiete nella quale il direttore della Royal Bank of Scotland svolgeva augusto i propri doveri e fu costretto ad interrompersi perché costoro suonavano a tutto volume sul tetto del palazzo di fronte.
Riuscì a farli smettere, così come l’ufficiale riuscì ad ottenere il tempio del calcio per i suoi cavalli.
Quello che i parrucconi di Lancaster Gate non potevano prevedere fu il meteo.
Quindi la somma di tre mesi di piogge incessanti e di un fine settimana di evoluzioni equestri sul prato di Wembley, consegnarono alle due finaliste un palcoscenico indegno alla disputa di una qualsivoglia partita.
A dire il vero una delle due contendenti, ammetterà poi uno dei protagonisti, non si lamentò affatto: ‘Era comunque meglio del nostro campo a Swindon, quindi ci eravamo abituati; senz’altro più di loro’.
Loro erano l’ Arsenal, l’altra finalista.
Lo Swindon Town nel marzo ’69 era secondo in classifica in terza divisione, in piena corsa per la promozione in seconda. Era una squadra tosta, sottoposta ad un regime di allenamenti parecchio duro per l’epoca che culminava al giovedì con, oltre al resto, 16 giri di campo a ritmi alti per aumentare la resistenza ed avere qualcosa in più da spendere nel momento della gara in cui gli avversari cominciavano a cedere.
Andò così anche quel giorno.
Non erano tutta corsa, come si potrebbe pensare o dedurre dal loro leggendario schema da trincea 7-2-1.
Sapevano anche giocare, in contropiede principalmente, sfruttando tecnica e corsa del talento locale, Don Rogers, che rientrava profondo e ripartiva con discese rapide e ubriacanti.
Dietro il capitano Stan Harland comandava un’unità difensiva ad assetto variabile e a tenuta stagna con le buone o le cattive.
Il tutto agli ordini di Danny Williams schietto e infaticabile ex-minatore del South Yorkshire, ‘a proper football man’ che installò nei suoi giocatori una mentalità votata al sacrificio avendo lui continuato a fare il minatore mentre giocava per il Rotherham United.
Il cammino verso Wembley dei Robins fu una vera e propria epopea.
Eliminato il Torquay United, non senza fatica, al primo turno, il secondo li vide accoppiati al Bradford City, allora in quarta divisione per un confronto non privo di insidie e imbarazzi nel caso fosse andata male, ci mancò poco.
L’ 1-1 del primo incontro rimandò il passaggio del turno alla ripetizione tra le mura amiche. Ne uscì un classico: in vantaggio 2-0 furono rimontati, seguì un altro doppio vantaggio prima che Ham accorciasse a 10’ dal termine, 4-3 e imbarazzo evitato.
Al terzo turno fu la volta del Blackburn Rovers , al tempo in seconda divisione, una prodezza di Rogers al 20’ fu sufficiente per passare avanti.
Per il quarto turno ecco il Coventry City, First Division, fuori casa.
Ormai consci del loro valore, i ragazzi di Williams inscenarono una prestazione coi fiocchi,trascinati ancora da Rogers, a segno insieme a Smart.
Con quattro minuti rimasti la qualificazione sembrava cosa fatta, ma un uno-due da ko nel giro di un paio di minuti ristabilì la parità e rimandò il discorso qualificazione ad un nuovo replay.
La febbre da coppa travolse la città e un pienone da 23.828 spettatori, di cui 900 provenienti da Coventry, fece da cornice ad una superba prestazione e ad una vittoria per 3-0.
Per i quarti di finale in programma una gita, non proprio turistica, a Derby dove li attendeva la locale compagine lanciatissima verso la promozione in first division sotto la guida della rivelazione del momento, ‘Big Head’ Brian Clough.
Al termine di una battaglia durissima,dominata dai padroni di casa, il risultato non si schiodò dallo 0-0, grazie alle imprese difensive dei baluardi Harland e Trollope.
Ripetizione a campi invertiti la settimana dopo febbre da coppa a livelli altissimi in città e nuovo pienone, questa volta da 26.973 presenti .
Il gol vittoria, un tiro di Rogers deviato dalla schiena di Mackay, li manda in visibilio totale.
Semifinale ora, andata e ritorno stavolta, avversario il Burnley squadra di First Division, andata in trasferta. A sorpresa lo Swindon passa allo scadere del primo tempo con Harland ma viene raggiunto poco dopo l’ora di gioco. Nemmeno un minuto e Noble fa centro e fissa il punteggio sul 2-1 per un’insperata vittoria in trasferta che sa tanto di mezza qualificazione. Nel ritorno in un County Ground gremito da 28.000 spettatori è il Burnley a restituire la scortesia, due gol in un minuto ad inizio ripresa ribaltano il discorso qualificazione.
Smith dopo pochi minuti insacca il 2-1 e manda la sfida ai supplementari, dove il risultato però non cambierà.
Si rende necessaria una terza partita, al The Hawthorns, campo neutro.
E si aggiunge epica: Smith fa centro al 7’ e la retroguardia si issa a difesa del vantaggio, piovono cross e tiri da ogni posizione ma Trollope e Harland sono insuperabili nel gioco aereo e Downsboiriugh tra i pali salva tutto quello che sfugge ai primi due, ma quando manca solo un minuto Dave Thomas riacciuffa un pari rabbioso.
Si va di nuovo ai supplementari.
E qui i sogni di gloria sembrano spegnersi dopo un minuto quando Casper trafigge Downsborough.
La reazione dello Swindon c’è e nel giro di quattro minuti un’autorete e un gol di Noble ribaltano di nuovo il risultato in capo ad uno dei primi tempi supplementari più pazzi che si ricordino.
Il risultato non cambia più e il 3-2 finale scatena il pandemonio tra le migliaia al seguito e manda lo Swindon Town a Wembley per la prima volta nella storia.
L’Arsenal dal canto suo giocava in First Division e si barcamenava in uno stato di mediocrità da centro-classifica da un decennio, sorpassato in quegli anni ‘60 da Manchester United e Liverpool e ultimamente anche dall’emergente Leeds.
Cominciava a dare qualche timido segnale di ripresa, ma non vinceva niente dal ’53, campionato, ed era stato a Wembley l’anno prima, sconfitto in finale dello stesso torneo dal Leeds.
Nonostante questo, i gunners, che avevano comunque eliminato Liverpool negli ottavi e Tottenham in semifinale, erano nettamente favoriti per la vittoria.
Il cerimoniale viene rispettato, le squadre presentate alla principessa Margaret, l’inno nazionale suonato dalla banda militare e cantato all’unisono dai centomila presenti.
Il terreno di gioco è in condizioni pietose dopo lo scempio equestre del weekend precedente.
L’avvio di gara vede una leggera supremazia dei londinesi che esercitano una buona pressione su un terreno infame, la prima conclusione è di Sammels al 4’, Downsborough si tuffa e mette in angolo
Due minuti dopo Rogers prende palla nella sua metà campo, evita due avversari accelera, punta Storey, lo salta e mette al centro.
Il cross è respinto di testa da Ure (strano), riprende Smart che serve Rogers il quale allarga, sul cross seguente Wilson non trattiene, si accende una mischia e la palla viene allontanata da un suo compagno.
Saranno anche due le categorie di differenza, ma non si vedono poi molto, specie su un campo del genere.
I giocatori dello Swindon mostrano padronanza e sicurezza, sono decisi, nessun timore reverenziale.
L’iniziativa rimane però in mano ai gunners ma Harland e Burrows sono insuperabili e le conclusioni dell’Arsenal non sono mai veramente pericolose.
Dieci minuti alla fine del primo tempo, Rogers controlla nella propria metà campo e avanza.
Finta McNab e lo mette a sedere, su un fondo che peggiora col passare dei minuti non perde il controllo della sfera, quindi è affrontato da Storey che pure finisce seduto dopo la classica finta di destro.
Rogers fugge, elude anche McLintock e triangola con Smart che gli restituisce la palla.
Sopraggiunge Simpson che spezza la trama ma il rimpallo favorisce Heath che lancia in area dove Ure anticipa Noble e cerca di servire il proprio portiere.
Ure giustifica la fama regalatagli vent’anni più tardi da Nick Hornby e sbaglia il retropassaggio prendendo in controtempo Wilson che non riesce a fermare la sfera
. Sopraggiunge Noble che gliela soffia e centra in mezzo, la porta è spalancata Wilson stà rientrando a razzo.
Simpson interviene in scivolata per anticipare Smart pronto ad insaccare a porta vuota e colpisce per primo la palla che però rimbalza sullo stinco di Smart e finisce dentro.
Swindon in vantaggio!
Il secondo tempo è caratterizzato da una grande spinta dell’Arsenal alla ricerca del pari.
Lo Swindon si chiude sulle barricate sfoderando un 7-2-1 da far impallidire Helenio Herrera e Karl Rappan messi insieme.
Una pioggerellina fine continua a cadere e il terreno di gioco, già massacrato dai cavalli degli amici dei parrucconi, è ridotto ad un pantano dove ha buon gioco la squadra che difende.
Ma l‘Arsenal non molla e la contesa resta appassionante.
A due minuti dallo scadere Ure riceve da rimessa laterale sbaglia di nuovo il passaggio in profondità, la palla finisce sui piedi di Rogers che contrattacca immediatamente, supera la linea mediana e apre sull’out sinistro ma sbaglia a sua volta, intercetta Graham che batte lungo.
Il lancio è rincorso da Gould affrontato da Downsborough al limite dell’area. Il portiere commette l’unico errore del pomeriggio non riuscendo ad anticipare Gould, la palla si impenna, Gould continua la corsa e di testa insacca a porta vuota.
Swindon Town rimontato a due minuti dalla fine, di nuovo.
Si va ai supplementari, per la terza volta negli ultimi tre incontri.
I giocatori dell’Arsenal sono sfiniti, McLintock ha i crampi.
Rogers e compagni no, questo è il momento in cui i giri di campo del giovedì vengono fuori.
Quasi allo scadere del primo supplementare Thomas ubriaca McNab sul out di destro, fugge sul fondo crossa in mezzo, Smart anticipa il marcatore gettandosi in tuffo e di testa impegna Wilson che respinge sul palo, Ure, ancora lui, regala un corner senza motivo.
Sullo spiovente dalla bandierina c’è un batti e ribatti in area sul quale Rogers fa centro, 2-1!
L’ Arsenal , quasi senza più energie ma con la forza della disperazione si butta in avanti per tutto il secondo supplementare. L’orologio avanza,la pioggerellina insiste e il terreno si allenta sempre più, le gambe si fanno ancora più pesanti e gli attacchi cominciano a smorzarsi sempre più distanti dalla porta di Downsorough.
Ultimo assalto, Ure avanza palla al piede, nel suo tipico sciagurato stile pensa di essere Rogers, ma non lo è.
Si proietta in avanti, tenta un dribbling su Burrows alla tre-quarti, lo sbaglia, of-course.
Burrows rilancia subito e imbecca Rogers che si fa quaranta metri di campo di corsa controllando la palla con passi corti e tocchi rapidi.
Entra in area lanciatissimo, Wilson lo affronta in uscita, Rogers lo finta splendidamente mettendolo col culo per terra e deposita nella porta sguarnita segnando un gol meraviglioso e di gran classe: 3-1!
Manca un minuto.
Gioia irrefrenabile dei compagni che accorrono a congratularsi e ad abbracciare Rogers il quale esulta senza isterismi ma con la consapevolezza di uno che è forte , sa di esserlo ed è appena riuscito a dimostrarlo.
E che compostezza.
Sul calcio d’inizio susseguente l’arbitro dichiara conclusa la partita, e con questa l’epopea stagionale di questo piccolo club che conquista la Coppa di Lega professionisti per il 1969.
Una maratona da 1140 minuti, tre ripetizioni e tre sfide finite ai supplementari in un torneo che si disputava in infrasettimanale.
‘Eravamo una squadra forte – dichiarò poi Wilson – Non ho mai dubitato che i ragazzi sarebbero riusciti a vincere ai supplementari.
Avevamo più birra di loro, ci siamo allenati più di loro, non avrebbero mai perso.’
Rimane questa l’ultima volta che una squadra di terza divisione riuscì ad aggiudicarsi una delle competizioni inglesi principali e, sicuramente il più grande shock mai capitato nella lunga e mirabolante storia delle coppe inglesi.
La stagione continuerà e regalerà allo Swindon anche la promozione alla Second Division.
Benino anche i gunners che finirono quarti e due stagioni dopo centreranno un clamoroso ed inaspettato double.
Don Rogers verrà ceduto al Crystal Palace nel ’72 ed incanterà le folle anche in First Division.
Wembley, Empire Stadium - 15 Marzo 1969
League Cup Final
Arsenal 1-3 Swindon Town a.e.t.
Arsenal: (4-3-3) Wilson, Storey, McNab, McLintock, Ure, Simpson (71’ Graham), Radford, Sammels, Court, Gould, Armstrong
Swindon Town: (7-2-1) Downsborough, Thomas, Trollope, Butler, Burrows, Harland, Heath, Smart, Smith (77’ Penman), Noble, Rogers
Arbitro: B. Handley (Cannock)
Marcatori: 35’ Smart (S); 88’ Gould (A); 104’ e 119’ Rogers (S)
Spettatori: 98.189
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Grandi partite dimenticate,
Storie di calcio
martedì, novembre 03, 2020
Antonio Bacciocchi - Punk
Esce oggi in tutte le librerie per Diarkos "PUNK - Born to lose", che narra, attraverso una serie di schede dedicate ai gruppi principali e alle correnti più rilevanti, la storia del Punk.
Ad ogni gruppo è allegata un'esperienza diretta con lo stesso dell'autore.
A compendio una serie di interviste esclusive a vari esponenti della prima ondata di fine anni 70.
Prefazione di Federico Guglielmi.
https://www.diarkos.it/index.php?r=catalog%2Fview&id=106
ESTRATTI:
"L'origine del termine PUNK si perde nella notte dei tempi e viaggia attraverso i secoli.
Un primo assaggio, abbinato alla musica, risale al 1899 quando, in un articolo per un quotidiano, Eugene Levy definì una canzone ascoltata in uno spettacolo “the most punk song ever heard in a hall” (la canzone più punk mai ascoltata in un locale)....
derivato da una delle tante limgue parlate dai Nativi che definivano la cenere “punkw”, “punxe” il dare fuoco alla legna e “punck” la polvere da sparo, venne usato giornalisticamente (testimonianza del 1777) per parlare di soldati che combattevano come “punk” (ovvero in modo infuocato o esplosivo) e che le cose erano “marce come il punk” (residuo di un fuoco, cenere ecc)."
"Il 1 dicembre del 1983 i Gun Club arrivarono anche al “My Way” di Fiorenzuola, regalando al folto pubblico un concerto indimenticabile e travolgente, grazie anche alla chitarra esplosiva di Kid Congo Powers, già nei Cramps e successivamente protagonista di un'ottima carriera solista (che lo ha portato recentemente anche al Festival Beat di Salsomaggiore).
Ma fu ovviamente Jeffrey Lee Pierce a catalizzare l'attenzione, con gli occhi spiritati, avvolto da un impermeabile nero e stivali da cowboy, i capelli stinti quasi bianchi, spettinati, con un cappellino da marinaio calcato sulla testa. L'incontro in camerino con la band fu emozionante ma regalò da parte di tutti i componenti, incluso Jeffrey, simpatia, cordialità, empatia.
Li rividi a Londra al “Dingwalls” in dicembre, preceduti dai selvaggi australiani Scientists, quasi loro allievi, per quanto più vicini agli Stooges, in un concerto efficace, lucido, preciso.
Scoprii i Cramps nella primavera del 1980 quando approdò in Italia il tour dei Police.
Il 2 aprile il Palalido di Milano era stracolmo per la band di Sting e l'arrivo di Lux e soci non fu preso tanto bene.
Dopo pochi brani partirono lattine e altri oggetti, la contestazione salì in continuazione fino a quando il batterista Nick Knox decise di sfasciare la batteria e andarsene.
Impatto scioccante e il giorno dopo alla disperata ricerca dei loro dischi. Li rividi un paio di volte ancora con l'esibizione del 1986 al Rolling Stone di Milano deludente e tristemente caricaturale.
Dove pochi anni prima l'effetto fu devastante ora rimase l'amaro in bocca per una sorta di teatralità prevedibile e innocua."
...mi ritrovai ad un concerto londinese dei Conflict, in un piccolo pub della periferia, dove l'hardcore punk della band inglese esplodeva con furore, tra alte creste di capelli, giubbotti borchiati e scarponi Doc Martens.
All'improvviso mi arrivò una pesante sedia sulla schiena mentre altri pezzi di legno volavano sopra la testa e si scatenava una rissa furibonda con un manipolo di nazi skin appena entrati nel locale.
Fu uno scontro breve ma feroce e qualcuno ci rimise il setto nasale e se ne tornò a casa con qualche taglio. Gli aggressori ebbero la peggio e se ne fuggirono non prima di aver distrutto le vetrate del pub.
Mi allontanai veloce nelle vie circostanti mentre ululavano le prime sirene della polizia.
Antonio Bacciocchi
Punk - Born to lose
Diarkos
304 pagine
18 euro
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Libri
lunedì, novembre 02, 2020
Tik Tok e la musica
Riprendo l'articolo che ho scritto iweri per "Libertà", dedicato all'insolito connubio tra MUSICA e la App per giovanissimi TIK TOK.
Per i meno esperti del mondo social sappiate che se pensate di essere all'avanguardia perché avete (come il sottoscritto) un profilo Facebook o Instagram (non avendo per scelta lo smartphone, per fortuna mi è inaccessibile) siete semplicemente dei “vecchi”.
Soprattutto il primo è da tempo ad appannaggio dei quarantenni (anche qualche anno in più) in su. I giovani e giovanissimi sono in prevalenza su Tik Tok, una app per smartphone e tablet, quella più scaricata al mondo, in cui si postano brevi video, da un minuto, in cui appaiono episodi simpatici, veloci balletti, canzoni in playback, episodi della propria quotidianità, condivisi da oltre 150 milioni di utenti in tutto il mondo. Un nuovo mezzo per diventare star per un minuto, come preconizzò Andy Warhol cinquanta anni fa.
Ideale per un pubblico di giovanissimi che trova un momento di (presunta) popolarità.
TikTok è nata in Cina con il nome Musical.ly, nel 2015, mescolando video, social e musica. Nel giro di due anni è arrivata a valere 750 milioni di dollari (nel frattempo è salita 100 miliardi di dollari!), si è fusa con la “sorella” TikTok, ottenendo un successo planetario.
Come detto il pubblico è di giovanissimi.
Qualche politico furbone ha provato a entrare nel contesto, pensando di trovare spazio ma è stato bastonato o più semplicemente ignorato (come il conterraneo Salvini) o pesantemente sbeffeggiato come l'(ancora) attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che nel giugno scorso ha millantato un milione di prenotazioni per un suo comizio in Oklahoma per poi trovarsi con una platea semivuota.
Le richieste erano stare fatte da utenti di Tik Tok che si sono ben guardati di andare ad ascoltare un vecchio trombone.
Inutile dire che Trump non l'ha presa bene e che, invece di pensare al massacro che sta avvenendo nel suo paese a causa della sua noncuranza relativa al Covid, ha pensato bene di cercare di bloccare l'uso della app negli Stati Uniti.
Senza peraltro riuscirci e incassando l'ennesima figuraccia.
Il segreto del successo di Tik Tok è molto semplice: a nessuno è richiesto di esibire chissà quale talento ma di potere avere uno spazio di breve visibilità con ciò che si ritiene possa essere simpatico, condivisibile, interessante.
Soprattutto veloce, immediato.
Un minuto, nessun approccio cerebrale, semplicemente il superfluo, l'inutile, in cui esprimere il sentimento del momento.
Ma attenzione.
Accompagnato da un sottofondo musicale.
Che si può trovare direttamente da un database fornito da Tik Tok o a propria scelta.
Ovviamente se il video diventa virale la musica in sottofondo verrà riprodotta milioni di volte, entrerà nelle orecchie di altrettanti fruitori, troverà successo e notorietà.
Così non sono pochi i grandi artisti che invitano i “tiktokers” a usufruire della loro musica per accompagnare i video.
E tanti altri (vedi superstar come Drake o Justin Bieber) hanno scelto proprio questo ambito per lanciare i nuovi album.
Ma esiste anche il percorso inverso. Vengono prodotte musiche di durata limitata, per potere essere fruite sulla piattaforma.
In genere dal ritmo e dal ritornello ipnotico, minimale, basilare, facile da ricordare e da canticchiare, semplice e diretto.
Se funziona i produttori e i musicisti sviluppano il brano per una durata tradizionale (tre/quattro minuti) per potere essere venduto come canzone vera e propria sulle piattafrome musicali usuali.
In sostanza si sta costruendo una corrente parallela alla fruizione musicale così come l'abbiamo sempre conosciuta.
Ovvero le nuove star nascono su Tik Tok, crescono e si sviluppano in quell'ambito, vendono a quel pubblico (vestissimo) incuranti dell'abituale e tradizionale mercato.
In pochi forse conosceranno il nome di Valerio Mazzei, seguito su TikTok da 2.500.000 utenti che ha pubblicato ad esempio il brano “24 ore”, ottenendo oltre 2.400.000 milioni di visualizzazioni e circa 166mila video prodotti utilizzando il brano come colonna sonora e “12 luglio”.
Il primo ha ottenuto 2.200.000 di stream su Spotify, il secondo 3.900.000 milioni. Numeri impressionanti e una constatazione che ci può fare riflettere sul cambiamento in atto nella fruizione della musica e della sua vendita e commercializzazione.
Ovvero che non tutto è finito, anzi, la musica continua a vendere.
Ma in modo differente, a un pubblico diverso e con mezzi che vanno a seppellire quelli che noi Vecchi abbiamo sempre utilizzato.
D'altronde nessuno di noi ha mai ascoltato i Beatles o i Clash sui dischi a 78 giri.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
domenica, novembre 01, 2020
Checco Garbari
CHECCO GARBARI espone una serie di foto realizzate negli anni 80 tra Londra e Bologna, al "Gallery 16" di Bologna.
La mostra (dale 19 alle 22 di ogni giorno) rimarrà aperta fino al 19 novembre.
"BOLOGNA A/R - SOTTOCULTURE ANNI '80 IN BLACK & WHITE"
Sembra archeologia eppure, negli anni ’80, esisteva ancora la macchina fotografica a rullino.
Le pose erano al massimo 36 (non come adesso con gli smartphone che si scatta all'infinito).
Questo ti obbligava a ponderare bene soggetto e momento da fissare, per poi attendere con ansia la fine del processo di sviluppo e vedere se avevi visto giusto. Dovevi stare attento a tempi di posa, uso del diaframma, e sapere cosa avresti ottenuto ancora prima di scattare se lavoravi a luce naturale o artificiale, oppure se usavi il flash.
Possedevo una Canon AE-1 reflex con le 3 ottiche classiche (grandangolo/normale/zoom) e mi dilettavo sia a sviluppare il negativo che a stampare in b/n su carta fotografica (che compravo in Slovenia dove costava la metà…).
Avevo una piccola camera oscura con ingranditore (cecoslovacco), acidi e luce rossa e via coi provini e gli ingrandimenti.
Quando dal Friuli sono arrivato a Bologna nel 1980 per iscrivermi al Dams avevo con me la fotocamera. Nel 1982, a un raduno di gruppi bolognesi alle Caserme Rosse organizzato dal comitato studentesco delle scuole Aldini ho usato molto il grandangolo; in questo caso però gli spunti di interesse erano più quelli giù dal palco. Un esempio di convivenza felice e "Good Vibrations" è la foto che ritrae due Teddys/Rockabilly a braccetto con un metallaro.
Sempre del 1982, questa volta al Palazzo dello sport, sono le foto che documentano la serata finale del Concorso "Il Rock italiano mette i denti" con gruppi da tutta Italia tra cui Great Complotto da Pordenone e i primissimi Litfiba da Firenze, che hanno vinto. Nell'Agosto ’84 ho fatto una "vacanza/pellegrinaggio" sui luoghi dei Beatles a Londra e Liverpool assieme ai miei due amici Bobbi e Roberto, compagni di università e co-fondatori di Lino e i Mistoterital, la Nostra band in cui eravamo tutti appassionati dei Fab Four.
A Londra le tappe fondamentali erano Abbey Road e Carnaby Street. Qui si aggiravano ancora gruppi di giovani Mods di "seconda generazione" riaffiorati dopo il fenomeno del Mod Revival e rigenerati dalla pellicola di Roddam "Quadrophenia" del '79 ed ho usato soprattutto lo zoom/tele per non essere troppo invasivo. Aveva appena piovuto e la pavimentazione (ancora quella originale bianca rossa e blu) intensificava i suoi colori e riflessi. Un gruppetto misto di Mods e Modettes si aggirava "in tiro" coi parka istoriati di "patacchi" con le scritte "Vespa, The Who, The Jam, London Mods", dopo aver parcheggiato gli scooters. Ad una ripresa di pioggia alcuni di loro si erano allontanati velocemente mettendo su cappuccio e bavero: ho ripreso il terzetto di schiena e questa immagine è stata scelta per la copertina del libro "Arcipelago Mod" di Stefano Spazzi. Forse la frase che meglio gli si può collegare viene dal testo di "Love Reign O'er Me" degli Who:
"Only love/Can bring the rain/That falls like tears from on high"
(Solo l'amore/Può portare la pioggia/Che cade dall'alto come lacrime...).
Ho voluto inserire anche alcuni scatti fatti a Lino e i Mistoterital fatti da Luciano Nadalini, fotografo professionista e reporter dell’Unità: Due sono del 1986 e ritraggono il gruppo ad una rassegna chiamata "Sound City” mentre le altre due documentano il celeberrimo concerto sulla Torre degli Asinelli del 1988.
Gli ultimi 2 pannelli sono una appendice dei primi anni '90 e si riferiscono all'attività musicale svolta nel locale denominato "Bestial Market" (il nome derivava dal vecchio Foro Boario ed oggi sede di quartiere comunale) in via dello Scalo.
Qui venivano molte band soprattutto nostrane legate al Beat o al Mod Revival. Nelle foto si vedono Statuto, Sciacalli e Avvoltoi oltre ai volti di quelli che facevano "muovere il culo" e cioè i Dj's: Gionni Paludi, Groovy Ricky (Riccardo Pedrini), Steve Marzaroli e Pierone "il Nocchiero" Casanova, assieme al pubblico danzante fra cui spesso gruppi di Mods.
Forse la foto che più si rifà al titolo "Bologna/Londra A/R" è quella (datata 1982) del Bus (allora ATC) n. 45 a due piani come quelli rossi di Londra (da noi verde) con ancora il bigliettaio a bordo che faceva molto "Swinging London" e che ci accomunava agli Inglesi verso quell'ideale di Musica, Arte, Moda e Bellezza che in quel periodo a Bologna “fervèva" alla grande… Spero che queste immagini vi rimandino un po' di quella serenità, passione e divertimento di quegli anni, augurandoci di tornare a dei “sani” assembramenti culturali .
(Checco Garbari)
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