giovedì, settembre 15, 2016

Intervista a Milo Scaglioni



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, oggi spazio a MILO SCAGLIONI, autore di uno splendido album d'esordio.

Le precedenti interviste sono qua
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

MILO SCAGLIONI - A simple present
Esordio solista dopo una lunga esperienza con alcuni dei nomi top del pop psichedelico italiano, dai Jennifer Gentle a Dellera degli Afterhours.
Al suo fianco prestigiosi collaboratori nostrani (da Enrico Gabrielli allo stesso Dellera) per confezionare un delizioso viaggio nel folk pop psichedelico di sapore 60's (Beatles, Small Faces, Donovan, Traffic).


Per un ascolto in streaming:
https://teensoundrecords.bandcamp.com/album/milo-scaglioni-a-simple-present-lp

Hai una lunga serie di esperienze artistiche alle spalle (dai Jennifer Gentle a Dellera).
Come mai solo ora la decisione di una scelta solista?
E’ un episodio sporadico o l’inizio di un nuovo percorso ?


Più che di una decisione vera e propria una necessità e il raggiungimento di un traguardo che, senza prendermi troppo seriamente, giudico sia umano che artistico.
Sono anni che scrivo canzoni, ma mi è sempre mancata la sicurezza per fare il passo, e poi ho dovuto metabolizzare tutte quelle esperienze che hanno portato alle canzoni contenute nel disco.
Non mi pongo il problema, ma credo sia un inizio.

Le principali fonti di ispirazione arrivano chiaramente dai 60’s che so e presumo siano il tuo principale riferimento artistico.

Sicuramente gli anni 60 sono una grandissima influenza su di me, racchiudono una forza prorompente e di sperimentazione non solo a livello musicale o artistico, coincidono con grandissimi cambiamenti, e grande entusiasmo anche nel costume, nel sociale e nel politico.
Sono cresciuto in una piccola città della provincia Milanese (ora lodigiana), dove effettivamente non succede nulla, ma avevo a disposizione un''ottima collezione di dischi, di mio fratello, che spaziava tra beat e psichedelia inglese, west coast americana e prog, attraverso la quale vivevo in un mondo non limitato dai confini geografici.
Uscivo di casa a Codogno e fingevo di essere a Londra o a San Francisco.
E la gente pensava fossi strano, cosa che mi è sempre piaciuta.
L'unica sottocultura che ho mai frequentato, ai tempi del liceo, era la scena mod...
Insomma, in un certo senso sono cresciuto negli anni 60.
L'importante è non cercare di riviverli, ma ricordarsi che sono successi veramente e prenderne il buono.

Il tuo album esce anche in vinile.
Pensi che in epoca di musica liquida ci sia ancora spazio per un supporto che in molti continuano a dare per morto ma che invece resiste e sembra anzi recuperare quote di mercato e parecchio interesse.


Credo che al di là di quel che si dice o non dice, la musica suoni veramente meglio su vinile e che avendone la possibilità, per niente scontata, sia una grande occasione poter stampare dischi su vinile.
Il fatto poi che adesso ci sia un parziale ritorno al vinile mi fa un gran piacere, anche se è dura stabilire se sia solo una fase o l'indizio di un effettivo ritorno, me lo auspico, perchè il vinile valorizza non solo la musica, ma anche l'opera dell'artista che produce l'artwork, e l'odore è una esperienza sensoriale in più. Detto ciò, in tempo di musica liquida, il vinile probabilmente se lo comprano solo I veri interessati, per tutti gli altri va benissimo l'mp3, mi sta bene.

Si può vivere di e con la musica in Italia secondo te ?

Certo che si può, il che non vuol dire che io ci riesca o che ci riuscirò. Ho avuto il piacere, tempo fa, di parlare con una cantante molto famosa in Italia negli anni 60, e ancora attivissima tra l'altro, che mi diceva, negli anni 60 saremmo stati ricchi. Oggi ci si deve ridimensionare molto, e la domanda “perchè fai musica?” assume un peso diverso.
Ho amici che vivono di musica e hanno un tenore di vita ai miei occhi allettante, ma piuttosto modesto rispetto a quello di gente che si alza per andare in ufficio tutte le mattine.
Dipende anche dalla voglia di uno di accontentarsi e di essere piuttosto che avere.

Hai qualche aneddoto particolare da ricordare tra le tue varie collaborazioni ?

Mi ricordo un giorno, d'estate, allo studio dei Jennifer Gentle.
Dovevo suonare il basso su un pezzo “sperimentale”, mai sentito e senza una vera forma, e ne ero molto contento, ma visto che non si trovava il suono giusto viene deciso di mettere la cassa del basso in giardino, ma per poter suonare devo andare anche io in giardino, e sono le 2 di pomeriggio e sta battendo il sole di agosto, le mosche mi mangiano e gli occhi mi bruciano a causa del sudore.
Ero appena arrivato da londra e avevo addosso 2 ore di sonno e I postumi di una bella sbornia,la collaborazione è terminata poco dopo. Credo che l'idea di fare un disco solista mi sia venuta per la prima volta in quella circostanza.

E infine l’immancabile domanda finale. I dieci dischi da isola deserta

in ordine sparso

Graham Nash “Songs for beginners”
Pink Floyd “ The piper at the gates of dawn”
The Verve “A northern soul”
Nick Drake “five leaves left”
Neil Young “Harvest”
Elliott Smith “xo”
The Beatles “ Abbey Road”
Love “forever changes”
The Stone Roses “The stone Roses”
The Who “Sell out”

mercoledì, settembre 14, 2016

Arrapaho di Ciro Ippolito



Uscito nel 1984, ispirato all'omonimo album degli SQUALLOR (gruppo pesantemente demenziale e, si direbbe oggi, unpolitically correct), "ARRAPAHO" di Ciro Ippolito è considerato da più parti come il PEGGIOR FILM ITALIANO di TUTTI i TEMPI.

Titolo meritato e prevedibile in considerazione di una realizzazione quantomeno raffazzonata, totalmente improvvisata, dalla trama pressochè senza senso, sconclusionata, condita da volgarità grossolane di ogni tipo e da battute francamente poco divertenti.
Ippolito sottolineò che:
«Arrapaho non è che sia stato girato male, è girato male apposta per far ridere. Era quella l’idea comica. Ci sono scene che sono montate tre volte di seguito, con la mia voce fuori campo, ma era proprio quella la gag".

Partito in due sole sale cinematografiche arriverà in poco tempo in 150 e incasserà 5 miliardi di lire contro i 150 milioni di costi.
Ippolito replicherà l'anno successivo con "Ucelli d'Italia", di nuovo ispirato ad un disco degli Squallor ma senza particolare successo.

martedì, settembre 13, 2016

Orgasmo Song



Sempre affascinato dai libri esaustivi fino all'eccesso.

Come ORGASMO SONG di Fabio Casagrande Napolin, fondatore della fanzine Abastor, autore di “Trash Music”, collezionista di dischi, DJ e speaker radiofonico, che esplora le migliaia di canzoni "dove, sulla base di una melodia languida e carezzevole, si inserisce un dialogo, parlato o meglio sussurrato tra due o più partner, che, in modo abbastanza esplicito, ci fa capire che i due stanno facendo l’amore”.

Tutto parte dal celebre "Je t'aime moi non plus" di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, uscito nel 1969 (ma già inciso da Serge con Brigitte Bardot anni prima, versione che vedrà la luce solo decenni dopo), anche se, a sorpresa, alla fine Fabio ci svelerà non essere stata proprio la prima.
Da lì si spazia in oscuri 45 giri, concept erotici, dischi stranissimi e sconosciuti, hits dimenticati (vedi "Sexy Fonni" di Benito Urgu), il duetto "Io ti amo...ed io di più" di Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer), i dischi provocatori degli Squallor e una girandola infinita di altri titoli.

Il tutto farcito da aneddoti e curiosità a iosa, sotto cui scorre la storia del costume in Italia ed Europa che proprio attraverso le censure a canzoni fondamentalmente innocue misura ne ha misurato il livello di senso civico e di libertà individuale.
Un testo interessantissimo ed essenziale per scoprire una nicchia così particolare e dal grande potenziale creativo.
Il tutto scritto con un taglio ironico e una perfetta eleganza.

lunedì, settembre 12, 2016

Afterhours e Daniele Silvestri al Carroponte (Milano) 10 settembre 2016



Festa a supporto di Radio Popolare nel suggestivo Parco Archeologico Industriale Ex Breda, il CARROPONTE e grande serata con i padroni di casa AFTERHOURS e l'ospite illustre DANIELE SILVESTRI.

Folla oceanica (si parla di 7.000 persone) che riempie l'imponente e affascinante luogo industriale.
A dimostrazione che NON E' VERO che la gente NON VA AI CONCERTI...quando c'è qualcosa di ampio interesse luoghi e locali si riempiono.

Clima rilassato, grande partecipazione, gente di tutte le età, sorrisi, buone vibrazioni.
Tra l'altro nessun odore di canna (sinceramente stupito...) ma purtroppo i soliti cazzo di telefonini a fare brutte foto e pessimi video e l'incomprensibile abitudine di parlare in continuazione durante il concerto (hai speso 20 euro per chiacchierare ?).
Rigidi controlli della polizia all'ingresso (ci sequestrano una bottiglia di vino che avremmo dovuto bere con Manuel che ci ha gentilmente invitati al concerto e nel backstage ma che ritroviamo intonsa all'uscita).

Gli AFTERHOURS picchiamo duro, suonano ostici e distorti alternando momenti hardcore ("Fa male solo la prima volta") al lirismo sofferto di "Grande", fino a quelli che sono ormai classici della nuova musica italiana, da "Male di Miele" a "Ballata per la mia piccola iena", cantati parola per parola da migliaia di persone.
Una dimostrazione di forza e potenza con cui pochi possono competere.

Elegante, raffinato, coinvolgente il set di DANIELE SILVESTRI con la sua miscela di pop colto e intelligente, arguto e caustico e che snocciola una serie impressionante di brani di alta caratura e grande notorietà (da "Saliro" ad "Amore mio" alla conclusiva "Cohiba").
Daniele sale anche sul palco durante il set degli Afterhours e duetta con la band.
Alla fine tutti i musicisti sul palco per una mezzora di brani insieme, inclusa un'emozionante "Heroes" di Bowie.

La MUSICA ITALIANA, così spernacchiata e bistrattata, ha dimostrato in questa serata di poter contare su almeno due nomi di altissimo livello.

domenica, settembre 11, 2016

Monte Musinè



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Montagna delle Alpi Graie alta 1.150 m, il MONTE MUSINE' sorge all' inizio della Val di Susa ad una ventina di km da Torino.

Considerato spesso come un "luogo dello spirito" conserva sulle sue pendici numerose testimonianze umane antichissime, risalenti alla preistoria, incisioni rupestri, menhir (su cui sono incisi tre soli), tracce di capanne, reperti di epoca romana e medioevale.

E' legato a numerosi miti, leggende (Erode vi si sarebbe rifugiato per espiare le sue colpe, a Costantino I apparve qui la croce fiammeggiante con la scritta In hoc signo vinces, si parla di raduni di streghe e demoni) e a frequenti avvistamenti di UFO.

Su una serie di pietre sono incise le figure geometriche di numerose costellazioni visibili nel cielo boreale, tra cui l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, il Cigno, il Triangolo, la Colomba e Orione.
Il monte Musinè si trova su una linea “lossodromica” ovvero una linea obliqua che taglia i meridiani con un angolo costante di 30 gradi, un filo diretto che entrando dalla Francia passa attraverso il monte sino a Gerusalemme.

giovedì, settembre 08, 2016

Steve Jones



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN va alla scoperta di quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera senza godere mai delle luci della ribalta. Dopo Enrico Ciacci (fratello e chitarrista di Little Tony), Ian Stewart pianista fondatore dei Rolling Stones, Simon Townshend, fratello di Pete, il padre/manager di Paul Weller, John Weller, Marco Pirroni, da sempre nelle retrovie di alcuni tra i principali act della scena punk/new wave, Andy Summers, nomade della musica dagli anni 60 ad oggi, Pat Smear, dai Germs ai Nirvana ai Foo Fighters, l'attore Gianni Agus, Chris Spedding, Henry Padovani escluso dai Police poco prima dell'esplosione commerciale, Bruce Foxton, da sempre nelle retrovie con Jam, Stiff Little Figers, Casbah Club, Glen Matlock fuori dai Sex Pistols appena prima del successo, il grande batterista Jim Keltner, oggi si parla di STEVE JONES, conosciuto quasi solo per i SEX PISTOLS, in realtà valente chitarrista dalle mille esperienze.

Le altre puntate qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Dark%20side%20of%20the%20sun

STEVE JONES è ovviamente ricordato specialmente per l'esperienza con i SEX PISTOLS, che gli ha dato notorietà e soldi.
Ma raramente viene presa in considerazione la sua caratura tecnica e troppo spesso si ignora una carriera che lo ha portato a fianco di IGGY POP, BOB DYLAN, BILLY IDOL, JOHNNY THUNDERS, JOAN JETT e una lunga serie di altri nomi con cui ha suonato in maniera caotica e mai continuativa.

Senza dimenticare il personaggio: ex pugile dilettante, in gioventù più volte pizzicato dalla polizia per piccoli reati, dedito ad abusi di vario tipo da alcool a droghe varie, scatenato biker, protagonista di spassosi aneddoti (suonò un solo nella versione di "Anarchy in the UK" dei Megadeth e come compenso chiese 100 dollari e "qualcuno che glielo succhiasse"...gliene diedero mille dicendogli che con quei soldi ci poteva pensare da solo e scegliere quello che preferiva).

Ha suonato con varie band, dai Professionals ai Fantasy 7 ai Neurotic Outsiders con ex Guns and Roses e Andy Taylor dei Duran Duran, realizzato due album solo ("Mercy" nel 1987 in cui suona quasi tutto e "Fire and gasoline" nel 1989 in cui appaiono Axl Rose e Ian Atsbury e Billy Duffy dei Cult) e partecipato a qualche film e sceneggiato TV.

Stile secco e asciutto, suoni roboanti e pieni (che resero l'album dei Sex Pistols diversissimo dalla schiettezza degli altri lavori punk.
In ogni brano Steve sovrappose fino a dieci chitarre a suonare lo stesso riff.
Suonò anche tutte le parti di basso, vista l'incapacità di Sid Vicious, con l'eccezione di "Anarchy in the Uk" ad appannaggio di Matlock).
Eccellente il suo lavoro in "Instinct" di Iggy Pop mentre è indistinguibile l'apporto in "Down in the groove di Bob Dylan (dove appare anche Paul Simonon dei Clash).
Ha condotto per cinque anni un seguitissimo programma radiofonico, Jonesy's Jukebox, in una radio di LA.

Si gode attualmente i proventi (copiosi) dell'esperienza con i Sex Pistols e reunion successive, nel sole californiano (ricordiamo la dichiarazione di Glen Matlock : "Quando ci siamo riuniti nel 1996 ho preso 35.000 sterline per concerto, per circa 100 concerti, più il profitto dalle ristampe e dal merchandising").
Uscirà nel 2017 la sua autobiografia "Lonely Boy".

mercoledì, settembre 07, 2016

Il calcio che (non) conta



Rubrica periodica che va a visitare i campionati meno seguiti e noti in giro per il mondo ma che non disdegna sguardi anche più in alto.
In precedenza se ne è parlato qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Il%20calcio%20che%20%28non%29%20conta

Partiti gli incontri europei le QUALIFICAZIONI AI MONDIALI 2018 (nessuna sorpresa significativa, inclusa un balbettante Italia), già da tempo in corso in SUD AMERICA (dove su 10 ne vanno 4 più la quinta che se la gioca con la vincitrice dell'area Oceanica e da cui raramente arrivano particolari sorprese...).

Più curioso e interessante andare a vedere cosa succede nelle altre aree del mondo.

Dall' ASIA arriveranno quattro squadre più una che spareggerà contro il girone Nord Americano.
Alla fase finale sono arrivate in dodici, divise in due gironi.
Dal primo dovrebbero saltare fuori Corea del Sud e Iran con Cina terzo incomodo (Qatar, Siria e Uzbekistan meno probabili), dal secondo Australia e Giappone mentre Iraq, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Thailandia non dovrebbero avere scampo.
Nei precedenti turni fuori per un soffio la Corea del Nord e bene hanno fatto anche nomi imprevedibili come Oman, Singapore e Afghanistan.

Cinque i nomi dall'AFRICA (numero esagerato rispetto al reale potenziale abitualmente dimostrato).
Venti quelle arrivate alla fase finale, cinque di gironi da quattro, chi lo vince è in Russia.
Girone di ferro quello con Algeria, Camerun, Nigeria e Zambia, più facile per la Costa d'Avorio (con Marocco, Gabon e Mali), Senegal e Sudafrica rivali nel girone con Burkina Faso e Capo Verde, Ghana e Egitto con Congo e Uganda, facile per la Tunisa con Libia, Guinea e RD del Congo.

In NORD e CENTRO AMERICA il lungo tragitto eliminatorio ha portato al girone conclusivo sei squadre (tre vanno in Russia, la quarta spareggia con un'asiatica): i soliti Messico e Costarica, oltre a Trinidad e un sempre più forte Panama.
Dovrebbero arrivare anche Usa e Honduras ma hanno ancora un turno finale rischioso.
Fuori Haiti, Giamaica, Canada, El Salvador.

Dall'OCEANIA una sola squadra (prevedibilmente la solita Nuova Zelanda) avrà il diritto di spareggiare con la quinta del girone SudAmericano.

martedì, settembre 06, 2016

Mark David Chapman



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones, i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley, Bonnie & Clyde, Hattie Carroll e William Zantzinger, Stagger Lee, Charles Manson, Ted Bundy, John Wayne Gacy il Killer Clown), Ed Gein, Leonarda Cianciulli sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Ovviamente non un serial killer ma uno degli assassini più influenti nella storia del rock, essendo il triste protagonista della scomparsa di JOHN LENNON l'8 dicembre 1980.
MARK CHAPMAN, ex tossicodipendente e con gravi problemi psichiatrici, grande fan dei Beatles e di Lennon in particolare (sposò una donna giapponese che gli ricordasse Yoko Ono), giunse alla conclusione che John aveva tradito i suoi ideali politici e di conseguenza pensò di punirlo con la morte.

L'8 dicembre 1980 aspettò Lennon davanti alla sua residenza new yorkese, il The Dakota in Central Park a Manhattan e quando John uscì di casa gli strinse la mano e si fece autografare "Double Fantasy".
Rimase poi lì per altre quattro ore. Alle 22.52 quando Lennon rientrò con Yoko lo chiamò con un «Ehi, Mr. Lennon!» e gli sparò cinque colpi di pistola.
«I was shot...» furono le ultime parole di John che morì in ospedale alle alle 23.07.

Chapman tirò fuori una copia del suo libro preferito "Il giovane Holden" e aspettò arrivo della polizia.
Il custode del Dakota Building, Mr. Perdomo, gridò a Chapman: «Lo sai che cosa hai fatto?», al che Chapman rispose con lucida freddezza: «Sì, ho appena sparato a John Lennon".

Chapman è da 30 anni nel carcere di Attica e più volte è stata chiesta la sua scarcerazione, sempre rifiutata.

domenica, settembre 04, 2016

Marc Riboud



E' scomparso alla veneranda età di 93 anni MARC RIBOUD, fotoreporter umanista, cittadino del mondo (francese di nascita), il più fulfido rappresentante dell'agenzia Magnum, discepolo ideale di Henri Cartier-Bresson (che disse di lui: "Ha un compasso negli occhi").

Protagonista della Resistenza francese, lasciò nel 1953 un buon lavoro da ingegnere per dedicarsi alla fotografia.
Girò il mondo attraverso i più cruenti conflitti e scontri sociali.

La sua fotografia più celebre la scattò 21 ottobre del 1967 ad una grande marcia per la pace a Washington dove una ragazza con un vestito a fiori offrì un fiore ai militari schierati con le baionette sguainate.

La ragazza si chiamava Jan Rose Kasmir e aveva 17 anni, Si riconobbe nella foto solo dopo molti anni e lei gli disse: "Prometto di continuare la lotta per la pace in suo nome".
Presidente di Magnum lavorò per Stern, National Geographic, Paris Match.

Yangsi, il villaggio dei nani



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Yangsi, paese a sud ovest della provincia del Sichuan (Cina) è popolato quasi per la metà da persone affette da nanismo (la media abituale è di un caso su 20mila).
Non sono note le cause di questo strano fenomeno anche se nel 1997 è stata trovata un’elevata concentrazione di mercurio nel terreno e si fa risalire a questa forma di inquinamento un probabile motivo dell'anomalia.

Gli anziani del villaggio parlano di una misteriosa malattia che colpì molti abitanti del villaggio, soprattutto bambini tra i 5 e i 7 anni e che comportò un“blocco della crescita e molti casi di disabilità.

Pare che i primi casi si siano verificati nel 1911 ma che solo nel primo dopoguerra, tra il 1945 e il 1950, si sia palesata la condizione di nanismo così diffusa.
Nel villaggio l'ipotesi più accreditata è quella di u maleficio portata da una tartaruga nera.

venerdì, settembre 02, 2016

La copertina dei Blind Faith



Sciolti i Cream a metà del 1968, Eric Clapton incominciò a pensare ad una nuova esperienza.
Portandosi dietro il batterista Ginger Baker e chiamando a sè il geniale Steve Winwood e Ric Grech dai Traffic creò una nuova band (spesso definita il primo super gruppo del rock) che nell'agosto del 1969 pubblicò il primo album, intitolato con il semplice nome della band BLIND FAITH.

Da un punto di vista artistico è un buon album, tra rock, pop e blues, ovviamente ben suonato ma che non è il capolavoro che ci si aspettava da simili eccellenze.
Nonostante ciò ottenne un grande successo di vendite e buone recensioni.

Probabilmente viene però più ricordato per la copertina, conturbante e provocatoria, che ritrae una ragazzina a torso nudo (impugnando un modellino di aereo, considerato dai censori fallico), senza alcuna scritta che ne indicasse la paternità e che creò non pochi problemi alla band.
L'etichetta rifiutò di pubblicarla ma la cocciutaggine di Clapton li costrinse a capitolare ma in Usa uscì con una copertina che ritraeva la band in studio (mentre in altre versioni con censure varie).

Curiosa la genesi della foto, di Bob Seidemann, che aveva già lavorato con Janis Joplin e Grateful Dead e successivamente con Neil Young, Jackson Browne, Traffic, Jerry Garcia.
Incaricato del lavoro incontrò per caso in metropolitana una ragazzina che corrispondeva alla sua idea (di contrapporre un'immagine di innocenza con una tecnologica e futurista, simboleggiata dall'aereo).
Le chiese se era disponibile ad una session fotografica ricevendo come immediata risposta "Mi devo spogliare?" (...a proposito di innocenza...).

Recatosi a casa dei genitori per avere il necessario permesso scoprì che in realtà la sua scelta non era stata delle migliori essendo la ragazza molto timida e poco fotogenica.
Ma la sorella minore, undicenne, MAIORA GOSCHEN (nella foto come è adesso), si intromise chiedendo a gran voce di poterlo fare lei.
Bob accettò e divenne il soggetto della copertina.
La foto fu chiamata BLIND FAITH che Clapton trovò adatto anche come nome per la band.
Maiora chiese per pagamento un cavallo bianco ma ricevette solo 40 sterline...

giovedì, settembre 01, 2016

Ron Chopper Harris



ALBERTO GALLETTI ci porta alla scoperta di un grande del calcio inglese (ma non solo)..

Il campionato inglese oggi patinato, pieno zeppo di milioni e al limite della sopportabilità fu un tempo patria di un football più autentico, professionistico si ma mal pagato, veloce, leale ma anche duro e brutale.
Uno dei simboli della brutalità del calcio inglese nel periodo di maggior fulgore (anni 60/70) fu senz’altro Ron Harris, durissimo stopperaccio del Chelsea e recordman di presenze e fedeltà al club: 795 presenze, e incredibilmente anche 13 gol tra il 1961 e il 1980.

Ron Harris nasce a Stamford Hill nel 1944, due passi da Highbury la tana dell’Arsenal al quale insieme ai coetanei si appassiona prestissimo. Cominciò ad andare alle partite nel 1952 e, non a caso, uno dei suoi primi idoli fu il tremendissimo terzino sinistro di allora Wally Barnes.
Nel 1959 fu preso dal Chelsea e dovette accantonare la sua passione per l’Arsenal (anche se, confessa, c’è sempre un secondo risultato che guardo dopo quello del Chelsea).
Senza paura e dotato di grande forza fisica e resistenza atletica, se non proprio di tecnica e fondamentali, Ron giocò in tutte le squadre giovanili dei blues fino ad arrivare all’under 20 con la quale vinse la FA Youth Cup del 1961.
L’anno seguente debuttò in prima squadra e dal 1962/63 divenne un pilastro della squadra che Tommy Docherty stava ricostruendo intorno a lui e ad altri giovani elementi quali Bobby Tambling, Peter Bonetti e Peter Osgood.
Ottennero il secondo posto nella 2° divisione che valse al Chelsea il ritorno nella massima serie e fu con loro protagonista della grande epopea del Chelsea fine anni 60 che culminò con la vittoria in Coppa delle Coppe del 1971 quando batterono il grande Real Madrid al termine di due durissime finali.

Harris si impose per il suo stile di gioco duro, al limite del regolamento, spesso anche oltre (coi canoni odierni), e fu presto messo nel gotha dei picchiatori dell’epoca, dove devo dire stava benissimo anche per sua stessa ammissione.

Giocava difensore centrale a dispetto della statura 1.73m , con un peso forma di 75kg era dotato di grande velocità e potenza, oltre che (gli va riconosciuto) grande concentrazione.
Verso i tardi anni 60 fu poi spostato a terzino destro posizione che ricoprì fino alla fine. Era in ogni caso un marcatore a uomo al di la della posizione di partenza.
Nonostante questo e la cattiva luce in cui alcuni tra appassionati ed addetti ai lavori dell’epoca lo mettevano, bisogna ricordare che l’ambiente del campionato inglese all’epoca era assai permissivo con la fisicità e certe entrate che erano viste come un giusto attributo da far valere sul campo, Chopper Harris diventa una colonna del Chelsea che si afferma come una delle migliori squadre del paese nella seconda metà degli anni 60.
Nel 1966/67 è capitano nella finale di FA Cup, agognatissima e nella quale avevano fatto un’unica apparizione nel lontano 1915, ma furono sconfitti in un derby tutto londinese 2-1 dal Tottenham Hotspur dell’ex-compagno di squadra (mai troppo amato) Terry Venables.
Nessuno si diede per vinto e il Chelsea fu protagonista di altre buone stagioni fino al 3° posto del 1969/70 e nuova finale di FA Cup.
Avversario questa volta il Leeds United forza dominante del momento anche se non propriamente vincente e inviso ai più per via dei trucchi sempre escogitati dall’allenatore Don Revie nonché dalla conclamata antipatia e scorrettezza di gente come Bremner, Giles e Hunter che questa volta trovarono pane per i loro denti.
La ripetizione della finale di FA Cup del 1969/70 passò alla storia come la più violenta mai disputata, il dominio dei bianchi nel primo tempo sigillato dalla rete di Mick Jones fu riequilibrato dai blues nel secondo tempo con una prestazione assai fisica che degenerò dopo il pari di Osgood a 11’ dal termine in una sfilza di interventi proditori che si protrassero anche nei supplementari
. Il gol della vittoria per il Chelsea fu firmato da Webb allo scadere del primo tempo supplementare che infilò di testa un vero up and under sotto al quale erano accorsi in quattro o cinque saltando verso l’alto a grappolo, non fosse stato per la forma della palla avrebbe potuto essere benissimo un’azione da una partita di rugby.

E così Chopper Harris divenne il primo capitano nella storia del Chelsea ad alzare la FA Cup, rimarrà l’unico in 92 anni di storia del club, fino al 1997.

Per Harris quello rimase il punto culminante della sua carriera.
A proposito di quella partita dichiarò inoltre che Dave Sexton, l’allenatore, gli disse ‘Chopper per il replay ti sposto a terzino destro e voglio che ti appiccichi a Eddie Gray e non lo fai giocare’.
Così fu, nelle prime battute dell’incontro un’entrata di Chopper manda l’ala del Leeds al tappeto procurandogli una distorsione al ginocchio che lo costrinse a rimanere in campo claudicante fino alla fine della partita.
Aggiunge Chopper, ‘L’arbitro mi venne incontro e mi disse, Cristo Chopper questa era in ritardo!’.
‘Spiacente ref ho cercato di essere il più veloce possibile’ fu l’ineffabile risposta di Chopper. L’arbitro rise e gli chiese di calmarsi ma non lo ammonì. Non finì qui, l’anno seguente, l’allegra banda di Harris e soci confezionò un altro capolavoro vincendo la Coppa delle Coppe, anche qui dopo ripetizione della finale (1-1 dts, il risultato della prima) nella quale ebbero la meglio per 2-1 nientemeno che sul grande Real Madrid.
Un ruolino di tutto rispetto per il ‘machete’ di Hackney, sempre pronto, sempre gagliardo, sempre a caccia di palloni da intercettare possibilmente insieme alle gambe di qualche ala avversaria. Nel frattempo Sexton lo impiegava sempre più come terzino destro.
Chopper rimase fedele al club fino al 1980 e prese parte al declino inesorabile del club che culminò con la retrocessione in seconda divisione del 1975, fu capitano della promozione del 1977, retrocessi di nuovo nel 1979 sfiorarono la promozione nel 1979/80 (sfumata per differenza reti). Al termine di quella stagione si trasferì al Brentford con accordo biennale.
In mezzo una quantità infinita di partite giocate, diligentemente, ma con quella spietatezza che sempre lo contraddistinse fin dagli esordi, entrava sempre e comunque, anche in ritardo e non si fermava una volta partito l’attaccante avversario a meno di finte notevoli sapeva che sarebbe stato colpito. Lui si rialzava dallo scontro come se niente fosse, ineffabile con quel sorriso stampato di chi è convinto di non aver fatto nulla di male e continuava,

Ci fu il famoso tackle rugbistico su Stan Bowles, e quello diretto sulla caviglia di Best, a proposito del quale tiene a precisare che George si rialzò (pur zoppicando) e che lui in quella partita segnò il gol della vittoria. Ma uno dei più memorabili, ancorchè sconosciuto, lo fece in un’amichevole precampionato in Svizzera. Faceva coppia, terzino destro, col fratello Alan, terzino sinistro. Gli avversari schieravano due gemelli uno dei quali fece ammattire Alan all’ala destra.
Negli spogliatoi all’intervallo Chopper disse al fratello ‘quando rientriamo ci scambiamo di posto tu vieni a destra e io ti sistemo il tipo. Così su un passaggio alto il gemello avversario saltò e stoppò la palla di petto, Chopper gli entrò con una spallata nel fianco mandandolo violentemente al tappeto. ‘Il tipo a terra urlava e si contorceva e fu portato fuori in barella. Feci il pollice in su ad Alan che mi guardò è rispose: è il gemello sbagliato cazzo!
Fu il fallo più inutile della mia carriera, ma non venni espulso’.
E sorrisone ineffabile stampato!

La sua filosofia, o meglio la sua versione del calcio non è cambiata
‘ Non mi importa niente se la gente mi ricorda come uno che picchiava duro, sempre meglio che non essere ricordati affatto’.

Ma la sua disamina su se stesso come calciatore è onesta, come onesto è sempre stato durante tutta la sua lunga carriera ‘Dovevo usare quello che avevo, non sono mai stato un giocatore di talento, non ne ho mai avuto.
Il che si traduceva nel fermare gli avversari a qualsiasi costo, infatti afferma Chopper ‘Uno dei primi allenatori che ho avuto mi disse , tu picchia calci a tutto quello che si muove, fu quello il mio punto di partenza’.
Ancora ‘Se Best va al cesso tu lo devi seguire anche la dentro’. Incredibile come Rocco qualche anno prima disse la stesse cose a Blason, mi pare, ai tempi ruggenti del Padova, tutto il mondo è paese.
Non si è mai considerato un bastardo, ‘entravo sempre per prendere la palla, metà delle volte colpivo anche l’uomo, ma insomma il gioco è questo (o perlomeno lo era). Stan Bowles fu protagonista di parecchie battaglie contro Chopper ma le ricorda con gagliardia ‘Ho avuto parecchi scontri niente male con Chopper, ogni volta che mi giocava contro veniva ammonito e io sapevo che ogni volta avrei finito con le gambe piene di lividi, beccarsi un tackle da lui era come essere investiti da un camion.
Ma non era mai scorretto, sempre in azione di gioco. Giles del Leeds invece era un gran bastardo, aspettava che l’azione si allontanasse e l’arbitro si girasse e poi ti prendeva a calci, loro si eran dei dirty bastards. Con Chopper non ci fu mai problema a partita , dice Stan, finita, ci bevevamo le birre insieme, magari tra una pinta e l’altra gli dicevo cazzo Chopper sei stato un bel figlio di buona donna oggi e lui si metteva a ridere ma malanimo mai, faceva tutto parte del gioco.
Anche Charlie George attaccante dell’Arsenal dei tempi lo ricorda, ‘Le prendevo sempre da Harris, ma gliele ho sempre restituite, una volta a Highbury mi diede un calcio tremendo, reagii e si scatenò una rissa generale.

Harris rimane uno dei simboli di un era in cui il calcio era un gioco per working class praticato da gente working class, i modi erano senz’altro rudi ma quasi sempre senza malizia o cattiveria, in una parola semplici.
Uno sbiadito ricordo, direi anche anacronistico, in questa nostra era di calciatori assurti allo stato di star dello spettacolo protette istituzionalmente da stampa e tv ufficiali e accondiscendenti, club, federazioni e arbitri.
Per concludere Chopper Harris in carriera arrivò a guadagnare al massimo 295 sterline a settimana, niente in confronto agli stipendi di oggi, ma sia lui che i suoi coetanei di certo non inscenarono mai sceneggiate alle quali i calciatori di oggi ci hanno abituato come l’episodio della finale del 70 ci dimostra.
Niente isterismi ma uomini di grandissima dignità che a volte se le davano.
Ron ‘Chopper’ Harris è oggi una figura di culto tra i sostenitori del Chelsea e gli appassionati più avanti con gli anni.
A Stamford Bridge una suite con vista sul campo porta il suo nome, è sempre disponibile a serate per eventi benefici e tour guidati dello stadio, dove snocciola gli aneddoti di una carriera a suo modo leggendaria sempre con il suo ineffabile sorriso stampato in faccia e quel fortissimo accento cockney che così tanto lo accomuna a John Terry, che ne ha ripercorso un po le orme durante questi ultimi vent’anni.

Cheers Chopper!

Il famoso intervento su George Best
https://www.youtube.com/watch?v=zwFrynodsQ4

mercoledì, agosto 31, 2016

Il meglio di agosto 2016



Dopo otto mesi si può dire che il 2016 è propizio per i buoni dischi : molti nomi li ritroveremo prevedibilmente ai vertici dei migliori a fine dicembre.
Michael Kiwanuka, Last Shadow Puppets, PJ Harvey, Iggy Pop, David Bowie, Motorpsycho, King Gizzard and Lizard Wizard, Seratones, Fantastic Negrito, Kula Shaker, Marta Ren, Lucinda Williams, Nigel Hall, Mavis Staples, Parker Milsap, Charles Bradley, Deep Street Soul, The Heavy, Bob Mould, Steve Gunn, Monkees, Senior Service tra gli stranieri.
Statuto, The Winstons, Afterhours, Marlene Kuntz, Radio Days, Nada, Roberta Gulisano, Guignol, Wu Ming Contingent, Daniele Silvestri, Sistah Awa, Vinicio Capossela tra gli italiani


ASCOLTATO

THE SPITFIRES - A thousand times
Dopo l'ottimo esordio di "Response" i quattro di Watford tornano giusto un anno dopo riproponendo la stessa brillante miscela di Jam sound e Wellerismi vari.
La voce di Billy Sullivan ricalca alla perfezione quella cupa e gutturale del Weller dei primi Jam, il sound viaggia all'ombra di dischi storici come "All mod cons" (Jam), i primi dei Buzzcocks o "Brassbound" (Ordinary boys) con una solida base ritmica, chitarra semi distorta in primo piano, ottime ballate acustiche, interventi di tastiere sempre azzeccati, eccllenti melodie di sapore 60's pop.
Ci sono anche "Return to me" (che però potremmo trovare, con quel funk solare, su un album degli Style Council...), "I don't even know myself" dove risaltano anche vaghi accenti reggae soul e "Day to day" che invece incrocia Prisoners, Charlatans e Kula Shaker.
Ancora un lavoro ben fatto, sono giovani e con molte frecce al loro arco.

The SENIOR SERVICE - The girl in the glass case
Ritorna quatto quatto il sempre immenso Graham Day (presente Prisoners, Solarflares, Gaolers etc ?) con il fido Wolf Howard alla batteria, basso e Hammond per riproporre quelle magnifiche sonorità, rigorosamente strumentali, che furono così care ai Prisoners ma anche al primo James Taylor Quartet e, andando più indietro, a Booker T and the Mg’s.
Hammond beat, rozzo e diretto, ultra cool, elegante e superlativo.
Grandissimo album.

FRIGHTNRS - Nothing more to say
Arrivano da New York e firmano il primo album " per la Daptone Records, suonando un reggae/ska/ rocksteady super groovy cantato da una voce soulful che riporta a Smokey Robinson e Al Green.
Purtroppo è proprio la voce di Dan “Brukky” Klein che non potremo più sentire essendo scomparso per SLA poco prima dell'uscita dell'album.

ARTE POP - Hacia adelante
Un ex degli spagnoli Los Flechazos (tra le migliori mod bands degli 80’s in assoluto) torna con un nuovo ottimo progetto che ripercorre quei suoni tra beat, Who (di cui c’è anche una buona versione di “Run rn run” in spagnolo), garage, 79’s sound, Jam e un pizzico di soul. Disco fresco e attuale che respira suoni e atmosfere antiche.

SHARON JONES and the DAP KINGS - Miss Sharon Jones
Colonna sonora dell’omonimo doc sulla grande vocalist soul raccoglie quindici dei migliori brani della sua carriera e un inedito.
Indispensabile per chi non ha dimestichezza con la sua discografia e intende mettersi in casa una raccolta di qualità sopraffina.

MILD HIGH CLUB - Skiptracing
Progetto solo di Alex Brettin, avvolgente, sinuoso e convincente nei suoi numerosi riferimenti ai Beatles psichedelici, agli XTC, Todd Rundgren e al più recente Ariel Pink.
Cerebrale.

64 SLICES OF AMERICAN CHEESE - Il pavone reale
La band cesenate ha lasciato trascorrere ben otto anni dal precedente lavoro per tornare con un album variegato, difficilmente definibile secondo i consueti canoni e parametri, con un approccio "filosofico"quasi Zappiano.
Basti pensare che ognuno dei nuovi brani è stato composto come “…una colonna sonora a sé stante…”.
E infatti c'è molto gusto cinematografico ne "Il pavone reale" con brani che saltano da approcci post rock a folate prog, fino al jazz ,con un'ampia gamma di strumenti a corredo del tutto. Bizzarro, originale, personale, riuscito.

SCOTT WALKER - Childhood of a leader
Colonna sonora dell’omonimo film, interamente orchestrale e strumentale, cupa, solenne.
Difficile ma interessante.

STOLEN APPLE – Trenches
Coordinate psichedeliche e shoegaze, saporiti intrecci  di chitarra che toccano i Loop, i Primal Scream dei primi lavori, Swervedriver e scavano fino ai Television di “Marquee Moon” e a certe esperienze del Paisley Underground per la band toscana.
Nonostante i riferimenti palesi il risultato finale è originale, personale e raramente praticato nella Penisola.

ASCOLTATO ANCHE
SCOTT HIRSH (discreto lavoro tra rock blues, indie, folk, soul), CASS MC COMBS (buon american groove tra folk, rock, soul), ANGIE STONE (album di cover da S.Wonder a Phil Collins...alcune cose discrete altre sovra prodotte e poco incisive) JOEY DI FRANCESCO (buon album di Hammond jazz con abbondanti dosi di funk)

LETTO

GABRIELE ANTONUCCI- Aretha Franklin
LUCIA SETTEQUATTRINI- Al Green

Volo Libero Edizioni inaugura una benvenuta serie di pubblicazioni su alcuni dei nomi principali della SOUL MUSIC, intitolata SOUL BOOKS e curata da un luminare del genere, Alberto Castelli. Doveroso partire con la Queen of Soul, ARETHA FRANKLIN, coraggioso affiancarle un nome da noi poco noto come AL GREEN.
Gabriele Antonucci scrive un ritratto completo ed esaustivo di ARETHA FRANKLIN, con tutti i suoi eccessi (madre di due figli già a 14 anni, bizzosa, passione per l'alcool, una vita complicata, segnata da amori turbolenti, numerosi e dolorosissimi lutti, ascese all'Olimpo, cadute rovinose) ma soprattutto i suoi successi, pressochè infiniti dai 60's fino ai nostri giorni. Un racconto dettagliato e preciso, appassionante e "caldissimo".
Più "personalizzato" il lavoro su AL GREEN, a cura di Lucia Settequattrini, di cui si sottolinea una vita spesa tra musica e conversione (è un fervente predicatore cattolico), ma che però perde a tratti il percorso strettamente musicale.
Un testo comunque unico ed essenziale per scoprire un nome così poco considerato dalle nostre parti nonostante lo spessore della sua carriera e una voce pressochè unica.

VALERIO MARCHI - Teppa
Interessantissimo viaggio del compianto Valerio nella storia del “teppismo” giovanile, dal 1.500 ad oggi con una disamina competente, profonda, sociologica di grande spessore culturale.
Dal “puer barbaricus” ai bucanieri, i merveilleux etc per arrivare a teds, mods, punks e skins.
Consigliato.

VITTORIO PARISI - Fix !
Mafia, corruzione e sfruttamento nella grande boxe è un sottotitolo esaustivo per descrivere cosa ci attende nelle oltre 200 pagine di questa pubblicazione a cura di Bradipo Libri. Vittorio Parisi entra nel dettaglio (paradossalmente forse l'unica pecca del libro è l'eccesso di nomi, date, sigle in cui si rischia alla fine di perdersi un po') di una lunga serie di incontri combinati, per scommesse, per l'intervento diretto della mafia, per convenienze varie.
Si passa da Rocky Marciano, alle sfide Cassius Clay-Sonny Liston ad una lunga serie di verdetti scandalosi, all'analisi molto precisa e circostanziata del controllo totale che la mafia ha a lungo tenuto sul pugilato.
Ne escono puliti davvero in pochi e alla fine la visione della "nobile arte" è veramente desolante.

GIORGIO BASSANI - Il giardino dei Finzi Contini
Interessante ogni tanto ripescare libri letti decenni fa e vedere l’effetto che fa. Molto buono il classico di Bassani nella sua malinconia decadente, nella romantica disperazione dei protagonisti di cui conosciamo già dall’inizio la tragica fine (tutti ad Auschwitz a parte Alberto che muore per malattia).
Struggente.

COSE & SUONI

Mie recensioni quotidiane su www.radiocoop.it e mensili su CLASSIC ROCK

Uscito ROCK n SPORT mio nuovo libro per VoloLibero Edizioni (i dettagli qui: http://tonyface.blogspot.it/2016/03/rockn-sport-musica-discipline-olimpiche.html).

IN CANTIERE

Tornano live in novembre LILITH AND THE SINNERSAINTS (prima date a Milano e Cuneo) e sempre in autunno una nuova serie di MODS!

martedì, agosto 30, 2016

Get back. Dischi da (ri) scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

PP ARNOLD - The first lady of Immediate 1967
PP ARNOLD - Kafunta 1968

Una serie infinita di collaborazioni (da Small Faces a Rod Stewart, Humble Pie, Graham Nash, Roger Waters, Ocean Colour Scene, Primal Scream tra i tanti) ma solo due album all’attivo a fine 60’s con l’aiuto del giro Stones (Mick Jagger produce quattro brani), per la Immediate.
Tra classico R&B, un sound bluesy piuttosto aggressivo e pop soul è il primo album, con il classico “First cut is the deepest”, la fantastica “(If you think) I’m groovy (composta e suonata da Steve Marriott e Ronnie Lane), un gioiello come “Speak to me”.
La backing band è quella dei Nice con Keith Emerson alle tastiere.
Più sofisticato e affettato il successivo “Kafunta” prodotto da Andrew Loog Oldham che si affida spesso ad un pop zuccheroso (le versioni di “As tears go by” e di “To love somebody” dei Bee Gees) mentre si segnala una bella “Eleanor Rigby”. Scompare il pulsare rhythm and blues e il black sound più ruvido.
Comunque apprezzabile.

MILTON WRIGHT - Friends and buddies 1975
Uscito nel 1975, l’esordio di Milton Wright dovette essere riregistrato dopo che i nastri originali erano andati persi in un incendio prima della pubblicazione.
Ma si salvarono alcuni acetati che ora vengono pubblicati per la prima volta restituendo le versioni primitive.
Album interessantissimo, perfettamente a cavallo tra il funk dei mid 70’s e le prime istanze discomusic e con molti riferimenti allo Stevie Wonder dell’epoca.

SERGE GAINSBOURG - Histoire de Melody Nelson 1971
Giudicato come il migliore e più completo album del cantautore e compositore francese, questo concept del 1971 vede anche la partecipazione dell’affascinante Jane Birkin che interviene vocalmente (o gemendo di piacere in “En melody” sorta di riproposizione delle tematiche di “Je t’aime moi non plus”).
Gainsbourg parla/recita/canta gutturalmente su basi personalissime, tra funk e arrangiamenti orchestrali particolarisismi e spesso imprevedibili.
Molto interessante.
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