lunedì, ottobre 12, 2015

Mondiali di Rugby 2015 - Eliminatorie



ALBERTO GALLETTI commenta la fase eliminatoria dei Mondiali di Rugby in svolgimento in Inghilterra.
Che, come previsto, ci ha visti subito fuori, con due risicate vittorie contro Canada e Romania, spazzati via dalla Francia, discreti ma impotenti con l'Irlanda.


RUGBY WORLD CUP 2015 FIRST ROUND REVIEW

Si è concluso ieri il primo turno (fase a gironi) del mondiale di rugby 2015.
Alcune (poche) buone cose, altre meno.
Cominciamo da queste ultime, cinque squadre per girone mi paiono troppe, Uruguay, Namibia, Georgia e USA decisamente inadeguate, Romania, Italia, Canada e Georgia di livello discutibile.
Il mondiale si aperto con una sorpresa clamorosa, la vittoria del Giappone per 34-32 sul Sud Africa sicuro candidato alle semifinale, vittoria figlia del gioco, della sfrontatezza,della preparazione del tecnico Eddie Jones e di grossi demeriti springboks, squadra problematica sul piano disciplinare, ma non è una novità.
Grande la partita disputata dagli argentini contro gli All-Blacks, per un ora han tenuto testa ai favoritissimi neozelandesi sia in termini di gioco che di punteggio, la mischia non è mai andata in difficoltà, purtroppo la differenza di preparazione atletica ha fatto la differenza e negli ultimi 20 minuti i trequarti tutti neri sono stati incontrastabili.
Titanico lo scontro fisico in Inghilterra-Galles, partita terminata con la meritata vittoria degli ospiti, ma sul risultato pesa la sciagurata decisione del capitano inglese di non piazzare un calcio di punizione a 3’ dal termine con gli inglesi sotto di tre punti.
Soffertissima la vittoria Gallese contro Fiji, nonostante il vantaggio alla fine del primo tempo (17-6), i dragoni non riescono a piegare la fiera squadra figiana che nel secondo tempo mette in scena una grandissima battaglia, senza però riuscire a rimediare il punteggio che si attesta sul 23-13 per il Galles.
La partita più dura della mia carriera l’ha definita il capitano gallese Warbourton con una critica neanche tanto velata ai tempi di recupero (5 giorni), tra le partite, troppo corti per un gioco così massacrante (ma anche tantissimi complimenti ai figiani): concordo, motivo in più per togliere almeno quattro squadre dal torneo.

Nel girone di ferro (gir.A) risulta decisivo lo scontro tra Inghilterra e Australia che vede la vittoria netta di questi ultimi e l’eliminazione al primo turno dei padroni di casa.
Superba prestazione dell’apertura australiana Foley che realizza quasi tutti i punti dei wallabies ma quel che più conta, lo fa con una dimostrazione di maestria, stile e sicurezza che pensavo perduti nell’epoca di questo brutto rugby tutto muscoli.
Grande anche la prova degli avanti verde-oro che messi di fronte ad un pacchetto in teoria superiore a loro han dimostrato come si può avere comunque la meglio giocando con intelligenza, ergo mischie chiuse forti e veloci e rapidità sui raggruppamenti spontanei, inglesi sempre in ritardo nel sostegno e decisamente persi dopo 10’ della ripresa, trequarti australiani nettamente migliori, una vittoria su tutta la linea e una sconfitta che va al di la del risultato per l’Inghilterra, il fallimento di una programmazione tecnica quadriennale impostata troppo sui dati fisici al computer e troppo poco sulle situazioni del campo. Scozzesi battuti (e pestati) dai sudafricani in una partita che dopo 20’ era senza storia, i sud-africani dopo la beffa dell’esordio sembrano aver completamente dimenticato ogni senso dell’umorismo ed oltre a imporre la loro maggiore qualità, dispensano anche delle grandi legnate ai malcapitati scozzesi che non sono comunque delle donnicciole, partita parecchio violenta, con gli scozzesi che perdono la pazienza quasi subito e incappano in una giornata storta sul piano della disciplina falli lasciati giù a chili, ma non sarebbe bastato comunque.
La partita Italia-Irlanda mi ha confermato la bruttezza della squadra azzurra, capace solo a rompere, con l’aiuto di parecchie scorrettezze, con l’impegno furibondo e cieco della mischia, bravo il mediano di mischia che ha fatto anche la parte dell’apertura, completamente assente, e surrogata in parte anche dall’estremo, trequarti di una pochezza disarmante.
Brutta Irlanda, vince comunque grazie alle superiorità individuali, in tutta onestà me li aspettavo meglio, il Galles visto contro gli inglesi mi è parsa una squadra molto migliore.
Partitone tra Canada e Romania in cui questi ultimi compiono un’impresa che resterà negli annali compiendo la rimonta più grossa ai mondiali di rugby, passando da 0-15 all’intervallo ad un clamoroso 17-15 al fischio finale.
Fiji batte sonoramente un Uruguay volitivo, che riesce comunque a mettere a segno una meta (la prima del torneo).I bianconeri del Pacifico confermano tutto quello di buono che avevo visto nel corso degli impossibili tre incontri precedenti, se fossero stati in un altro girone sarebbero andati avanti, bravissimi.
Il Sud Africa distrugge gli USA con un 64-0 che non ammette repliche.
Una partita in cui gli springboks ancora scottati dall’inopinata sconfitta all’esordio hanno, a scanso di equivoci, esibito per intero il loro repertorio classico di falli, scorrettezze, gioco duro, dominio fisico, errori alla mano ed infine gioco aperto, Brian Habana raggiunge Jonah Lomu in testa alla speciale classifica dei realizzatori di mete ai mondiali (15).
Nel 49-6 di New Zealand su Tonga segnalo il primo tempo di questi ultimi, eccellente davvero, All Blacks in crisi su più di una situazione, costretti a lungo sulla difensiva anche nei propri ventidue e segnatura mancata di un soffio,ovviamente poi vincono ma bravi i tongani fino alla fine.
Emozionante successo della Georgia che batte 17-16 la Namibia col batticuore. Appuntamento con la prima vittoria ancora da rimandare per la compagine africana. La Scozia stacca il biglietto per i quarti dopo un palpitante incontro contro Samoa. Primo tempo brutto ma ripresa giocata con dedizione e costanza, samoani indotti all’errore e 12 caci di punizione aprono la via ad una vittoria comunque soffertissima vittoria per 33-36, ma questa è la Scozia.
Nell’ultimo grande scontro del girone di ferro l’Australia batte il Galles in una grande partita, equilibrio e fisicità a livelli paurosi nel primo tempo, poco spazio per spettacolo.
La ripresa ha dell’incredibile: il Galles preme sull’acceleratore, l’Australia soffre e rimedia due cartellini gialli in rapida successione per gioco ostruzionistico e antisportivo e resta in tredici, il Galles carica a testa bassa ma per i tutti i quindici minuti di inferiorità numerica l’Australia inscena la miglior prestazione difensiva che io ricordi e i rossi non riescono a passare, eroici i due held-up con corpi immolati sotto la palla sulla linea di meta.
Una volta ristabilita la parità numerica, l’Australia fa subito valere la sua superiorità e si aggiudica l’incontro in un crescendo di dominio tecnico e territoriale impressionante e chiudono sul 15-6 lasciando un Galles annichilito ed incredulo.
Il resto delle partite ha visto i pronostici rispettati, convincenti prestazioni della Scozia, assai migliorata dallo scorso autunno. L’Italia batte la Romania e si qualifica alla prossima coppa del mondo (per la gioia degli esteti e di chi dovrà giocargli contro), mentre l’Irlanda dopo un primo tempo equilibrato stronca la Francia e vince il girone regalando ai transalpini il discutibile privilegio di giocare contro gli All-Blacks nei quarti di finale giocando una partita molto migliore rispetto ad una settimana fa.
Quarti raggiunti anche dall’Argentina che ha molto ben impressionato, non sarà una passeggiata per gli irlandesi.
Rivelazione a livello personale Foley, apertura australiana, fantastico, mi ha fatto tornare indietro nel tempo, menzione anche per il Gallese Biggar, altro grande mediano di apertura.

Un pensiero mio particolare va alla squadra di Fiji: splendidi come quasi sempre, forti ,spettacolari e coraggiosi come sempre ed ahimè perdenti (ma che girone avevano!) come sempre, comunque una squadra degna del massimo rispetto e della massima considerazione, fuori dalle grandi tradizionali senz’altro i migliori.
Vanno avanti le otto migliori secondo le divisioni dei gironi, anche se devo ammettere che il girone A avrebbe potuto mandare avanti quattro squadre invece di due.

La delusione più grande è senz’altro l’eliminazione dei padroni di casa ma come descritto prima direi che non c’è spazio per le recriminazioni, la squadra così com’è vale poco; e aggiungo dopo la partita di sabato sera, se il capitano avesse deciso di calciare quella punizione a tre dalla fine gli inglesi si sarebbero qualificati in caso di pareggio a spese del Galles, spero che non ci dorma la notte.
Parecchi infortunati a causa del livello di fisicità che ha raggiunto livelli ormai di pura esasperazione e senza senso, gioco soffocato e salvo rari casi partite pallosissime, un numero incredibile di errori alla mano, particolarmente brutti i tre o quattro che ho visto dai neozelandesi (ai miei tempi se sbagliavi una ricezione su un up and under con su la maglia all-black saltavi come minimo la partita dopo), tanti anche da parte francese ed irlandese (clamoroso quello di ieri di un tre-quarti irlandese lanciato in meta).
Il vedere questi energumeni palestrati, inzuppati di testosterone fin sopra i capelli e sprizzante da ogni poro, in costante ricerca dello scontro fisico, non riuscire a controllare il pallone con le mani mi fa riflettere molto sullo stato in cui si trova il gioco e mi rende molto triste e deluso.

Si va ai quarti in quest’ordine:
Sabato: Sud Africa – Galles e Nuova Zelanda – Francia
Domenica: Irlanda – Argentina e Australia – Scozia

Le vincenti del sabato disputeranno una semifinale, quelle della domenica l’altra.
Alla luce di quanto visto riscrivo le mie preferenze:
1. Australia
2. Nuova Zelanda
3. Sud Africa
4. Irlanda

domenica, ottobre 11, 2015

Val Boreca



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Oggi viaggio (quasi) dalle mie parti, in ALTA VAL TREBBIA, in quella valle semi dimenticata e misteriosa che è la VAL BORECA, in provincia di Piacenza e che confina a nord con la Lombardia, a ovest con il Piemonte, a sud con la Liguria, le Quattro Province.
Spopolato , soprattutto d'inverno, comprende una decina di villaggi (Bogli, Suzzi, Pizzonero, Artana, Pej, Vezimo, Belnome, Tartago e Cerreto) oltre al capoluogo del Comune, ZERBA, d isoli 75 abitanti.

Lo scenario dell'aspra valle è spettacolare ed è suggestivo ricordare la probabile presenza dei CARTAGINESI, dopo la vittoria sui Romani nella BATTAGLIA del TREBBIA del 218 a.c.
I toponimi sparsi nella valle (oltre ad una Strada d'Annibale) testimonierebbero che le truppe di Annibale siano passate e probabilmente a lungo stanziate da queste parti.
Era usanza dei Cartaginesi ridare il nome dei luoghi d'origine dove si fermavano durante i lunghi viaggi di conquista.
E così accostare ZERBA alla località tunisina di DJERBA, TARTAGO (paesino incredibile, difficile da raggiungere ma di una bellezza mozzafiato) a CARTAGO, SUZZI alla località tunisina di SOUSSE (anche se in dialetto il paese è chiamato Buggi che potrebbe corrispondere all'algerina Bougie) non è solo fantasia.Poco più in là c'è un'altra indicativa CARTASEGNA.

Più dettagliata la storia ricostruita per la rivista La Trebbia da Colombano Leoni qui:
http://www.altavaltrebbia.net/cartaginesi-in-val-trebbia/cartaginesi-in-val-boreca-1.html

sabato, ottobre 10, 2015

L'Uomo Cangiante a Firenze



ROCK AROUND THE CONTEST
La musica raccontata da chi la fa, la produce e la promuove
presenta:
PAUL WELLER, L’UOMO CANGIANTE – TALK SHOW + CONCERTO con Tony Face Bacciocchi e Alex Loggia degli STATUTO

Venerdì 16 ottobre alle 21.30, una serata di presentazione di “L’Uomo Cangiante – Paul Weller The Modfather“, il nuovo libro di Antonio “Tony Face” Bacciocchi, interamente dedicato a Paul Weller, un’icona, un’istituzione della musica inglese, il leader prima dei Jam e poi degli Style Council.

In diretta anche sulle frequenze di Controradio ed in streaming su www.controradio.it
Conduce Giustina Terenzi.

Caffè Letterario °Le Murate
Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario@lemurate.it | www.lemurate.it | (39) 055 2346872

venerdì, ottobre 09, 2015

Italian Punk Hardcore 1980-1989 - Il Film



La scena HARDCORE in Italia si sviluppò dai primissimi anni 80 in poi e fu qualcosa di assolutamente complesso, inafferrabile, unico, una miscela difficilmente codificabile e altrettanto ardua da raccontare e spiegare di nichilismo, anarchia (sonora e non), improvvisazione, urgenza, impulsività adolescenziale, distruzione psico fisica ma anche la base per costruire persone nuove.
Le migliaia di ragazzi che hanno militato più o meno assiduamente nella scena ne sono usciti in gran parte "segnati per sempre", da una dimensione del tutto innovativa e irripetibile di vita, socialità, contro cultura e tanto altro.
Questo docu film a cura di Angelo Bitonto, Giorgio S.Senesi e Roberto Sivilia prova a descrivere, attraverso le parole e i ricordi dei protagonisti, quello che è stato in quegli anni.

Ci riesce molto bene anche grazie ad una ricca mole di materiale d'epoca tra immagini, musica e rarissimi filmati.
Ne emerge, PER FORTUNA, anche il lato goliardico e divertente, così spesso offuscato da un (altrettanto spesso presunto) "impegno politico".
Che c'era ed è rimasto costante della vita di molti ma che talvolta oppresse inutilmente molte iniziative in nome di chissà quale "ideale".
Le due ore di film sono serrate, interessantissime, i protagonisti competenti e risoluti nel rivendicare il senso di appartenenza.
Avendo vissuto molte delle vicende raccontate in prima persona c'è talvolta qualche esagerazione, imprecisione, aggiunte un po' "leggendarie" ma per chi, digiuno dei fatti, volesse avere un quadro fedele di quel periodo questo è lo strumento IDEALE e DEFINITIVO.

Per riceverlo:
http://www.lovehate80.it/index2.php

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=GjXcVH3VEw4

giovedì, ottobre 08, 2015

Bonnie & Clyde



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones e i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley) sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Bonnie & Clyde è stata una delle coppie criminali più famose della storia, spesso e a lungo rappresentate in film, libri, musica e tutt'ora ben presenti nella cultura popolare.
Attivi negli anni '30 in USA per alcuni anni si dedicarono a rapine a banche, furti vari, criminalità spicciola, che lasciò alle spalle qualche morto e un po' di feriti. Braccati in mezza America finirono uccisi dalla polizia in un agguato il 23 maggio del 1934: lei aveva 23 anni, lui 25. All'interno dell'auto vennero ritrovate quindici targhe di immatricolazione, numerosi fucili automatici e semiautomatici, pistole e oltre tremila proiettili.

La musica ha spesso celebrato le gesta della coppia a partire da GEORGIE FAME che nel 1967 portò al successo
"The Ballad of Bonnie & Clyde"
https://www.youtube.com/watch?v=GgjCHR3ikKQ,
(ripresa in Italia da GIANNI PETTENATI con il titolo
"La Ballata di Bonnie & Clyde".
https://www.youtube.com/watch?v=LUTVY4sX47Q

Nel 1968 fu la volta della stupenda "Bonnie and Clyde" di SERGE GAINSBOURG e BRIGITTE BARDOT.
https://www.youtube.com/watch?v=dY9PY4r83p8

"Me And My Girlfriend" di Tupac Shakur, "Bonnie And Clyde" di Eminem e "Bonnie And Clyde" di Jay-Z e Beyonce del 2003 (quest'ultima inoltre contiene lo stesso ritornello di "Me And my Girlfriend" di Tupac) sono invece gli omaggi che vengono dalla scena RAP.
Sono citati anche nella canzone di Demi Lovato "Stop The World" in "Song Cry" di Jay-Z, in "Live or Die" di Lana Del Rey e in "Premier Love" di Tony Parker. In ambito punk i tedeschi Die tote hosen hanno inciso una "Bonnie and Clyde".
Da noi i CASINO ROYALE in "Soul of Ska" del 1988 ne cantano le gesta con un brano omonimo in chiave ska.
Li troviamo nominati anche in "Top of the World" dei Cataracs con Dev e in "Putting Holes in Happiness" di Marilyn Manson, nell'album "Eat Me, Drink Me", in "Reach for The Sky" dei Social Distortion da "Sex, Love and Rock 'n' Roll".
Ci sono anche i Finley e gli ARTICOLO 31 in "Gigugin"

mercoledì, ottobre 07, 2015

Kendell Geers



Nato e cresciuto nella Johannesburg della segregazione razziale, Kendell Geers si è formato fra le tensioni politiche e sociali del Sudafrica maturando una ribellione nei confronti di un sistema conservatore e moralista che non lasciava spazio alla creatività individuale.
Il suo atteggiamento critico, votato ad un’attiva presa di posizione nei confronti della realtà sociale, si è tradotto in un’arte impegnata, con una forte carica di ironia, che mira a coinvolgere lo spettatore all’interno dell’opera rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica.

Il lavoro di Kendell è sempre forte, diretto, politicamente impegnato, fortemente critico verso la realtà e la società attuali, vedi l'installazione Postpunkpaganpop (2008) - un labirinto circondato da un filo spinato speciale inventato dalla polizia sudafricana per infliggere il maggior danno possibile.
"La realtà viene assimilata dentro un'immagine, uno stile, l'ultima moda di una stagione, un certo design.
Anche l'uniforme degli ufficiali o la mimetica dei guerriglieri sono state trasformate in un altro significante vacuo: le griffe più alla moda hanno flirtato con il camouflage, sciacquando via il sangue dalla sua funzione primaria e ripresentandolo come segno di chi vuol essere un po' meno ordinario degli altri
".

http://www.kendellgeers.com/

La mostra Irrespektiv porta in Italia Kendell Geers al Mart - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
www.mart.trento.it dal 31 ottobre al 17 gennaio 2010

martedì, ottobre 06, 2015

Il calcio che (non) conta: Stockport County



Rubrica periodica che va a visitare i campionati meno seguiti e noti in giro per il mondo.
In precedenza se ne è parlato qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Il%20calcio%20che%20%28non%29%20conta

A cura di ALBERTO GALLETTI

Stockport County
I movimenti calcistici ‘cosiddetti minori’ non sempre sono composti da realtà necessariamente piccole e dimenticate, capita ogni tanto che a sfangarsela in campi sconosciuti ci si possa trovare qualcuno che in un passato neanche tanto lontano abbia calcato palcoscenici ben diversi.
Lo Stockport County allora in seconda divisione, giocava nel 2001 un’ottavo di finale di FA Cup a White Hart Lane contro il Tottenham Hotspur davanti al solito tutto esurito 36.040 spettatori quel pomeriggio.
Nella scorsa stagione lo Stockport County decadutissimo dopo una rovinosa bancarotta ha di nuovo raggiunto gli ottavi di una competizione, la Cheshire senior Cup, la Coppa della contea dove ha incontrato l’Alsager in trasferta, spettatori questa volta? 141!

Nello scorso weekend lo Stockport County ha giocato nel secondo preliminare di FA Cup, dove nessuna delle altre 159 avversarie può vantare un passato così ricco, membri della Football League dal 1905 al 2011 , oltre un secolo di campionati professionistici alle spalle.
Il blasone comunque non vince le partite e lo Stockport è stato battuto ed eliminato a Flyde 1-0.
Possono persino vantare una squadra che ha il loro stesso nome in Cina.
Lo Stockport Tiger Star di Shenyang città a 200 km dal confine nordcoreano. Durante la turneè cinese del 2004 alla partita contro la squadra locale assistettero oltre 22.000 spettatori cifra simile a quelle fatte registrare da Manchester United e Barcellona per amichevoli disputate in Cina nello stesso anno.
Il tour fu organizzato grazie ai buoni uffici commerciali dell’allora presidente che riuscì a mandare la squadra al seguito dell’allora Cancelliere dello Scacchiere del governo Blair, George Osborne, nella sua visita di stato in Cina.
Da allora molte cose sono cambiate, il Tiger Star non esiste più e lo Stockport County dopo il fallimento si dimena nella National League North, il 6° livello delle serie inglesi, ma sporadicamente alcuni visitatori cinesi si fanno vivi da quelle parti a visitare la squadra inglese che diede il nome alla loro squadra in Cina.

Stridente il paragone tra Manchester City e Stockport County, tra il 1997 le squadre si incontrarono in campionato sei volte con tre vittorie dello Stockport, due pareggi e una vittoria del City, nel 1999 lo Stockport County era in seconda serie, mentre il City era in terza, 16 anni fa non molti.
Per uno strana serie di coincidenze ho visto lo Stockport County, squadra che ammetto non mi ha mai ispirato nessuna simpatia, giocare due volte, nel 1992 a Wembley dove vinsero lo spareggio promozione contro il Peterborough United 2-1 e il sabato di pasqua del 2000 quando in visita parenti nel West Yorkshire trascinai mio padre allo stadio di Huddersfield senza sapere chi fosse l’avversario, fcuk me ancora lo Stockport County che vinse la partita 1-0 .

In ricordo di tempi migliori:

https://www.youtube.com/watch?v=rHtmud6UPso

lunedì, ottobre 05, 2015

About the young idea



E' stato trasmesso da Sky in Inghilterra in agosto e sarà pubblicato su DVD in novembre lo SPLENDIDO documentario sulla storia dei JAM "About the young idea".
Un'ora e mezza di dettagliatissima storia della band, rivista dai tre protagonisti (rigorosamente separati) nel 2015, con l'apparizione del "quarto Jam", Steve Brookes (che lasciò la band prima dell'esordio discografico) che jam-ma (ehm...) in acustico con Paul nelle sequenze iniziali.
Ci sono anche varie testimonianze di fans più o meno famosi (dall'attore Martin Freeman a Steve Cradock, Eddie Piller - perfetto nel descrivere, come non potrebbe? - il significato del mod-ism e della collocazione dei Jam in questo contesto, a vari protagonisti della storia della band tra produttori e managers). Il resto è un emozionante fluire di immagini (molte inedite) compreso il ritorno di Paul e Rick nei luoghi in cui esordirono con i primi concerti.
E poi la musica dei Jam che sbuca improvvisa tra una conversazione e l'altra ed apre anima e cuore.
NON PERDETELO PER NESSUN MOTIVO !!!!!

domenica, ottobre 04, 2015

Antirodi e il Palazzo di Cleopatra



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Antirodi è un’isola sommersa nel golfo del porto di Alessandria d’Egitto, dove pare sorgesse il Palazzo di Cleopatra che intorno al 300 d.C. venne travolto dalle acque successivamente ad una serie di disastrosi eventi naturali.
Strabone, nel suo Geografia descrive che, entrando nel porto, si poteva osservare l'isola di Faro a destra (Ovest) e un gruppo di palazzi a sinistra (Est), a partire da capo Lochias.
Da questo lato, Antirodi, con palazzo, giardini e piccolo porto, il cui nome, dice Strabone, appare un ambizioso richiamo alla ben più grande isola di Rodi. Durante recenti scavi guidati dall'archeologo francese Franck Goddio i ritrovamenti sono sempre più stupefacenti.
In progetto un museo sottomarino, composto da un tunnel subacqueo e da altre strutture, che dovrebbe sorgere vicino alla nuova biblioteca di Alessandria e permettere di ammirare i tesori sommersi del palazzo.

venerdì, ottobre 02, 2015

INTERVISTA ai Rudi



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA e PAUL WELLER oggi andiamo con I RUDI con il bassista e cantante Silvio Bernardi.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

I RUDI - Nient'altro che routine
Il trio milanese (basso, batteria e tastiere, nessuna chitarra!) srotola un fresco beat dal sapore 60's, con abbracci a soul e rhythm n blues, caratterizzato da un'energia unica, una tecnica esecutiva eccelsa e ecletticità a volontà. Un disco di grandissima potenza, canzoni mai semplici ma efficaci al primo ascolto, sempre bene articolate e composte alla perfezione.
Grande band !

1) Cosa spinge un gruppo giovane a rivolgersi a sonorità e ispirazione così lontane nel tempo e così poco attuali come soul, rhythm and blues, Prisoners?

Beh, per quanto riguarda il soul e l'r&b sono stati i primi, primissimi amori miei e di mio fratello Gabriele, folgorati sulla via di Damasco da bambini dal film The Blues Brothers e da lì approdati all'istante a tutta la produzione Stax/Atlantic.
In quarta elementare i miei compagni ascoltavano gli 883, io con Ray Charles e Otis ero un po' fuori dal coro diciamo, figurati Gabry che ha iniziato anche prima, e che già da bambino aveva cominciato con le tastiere.
Il primo gruppo che abbiamo fondato insieme, Rude Fellows, faceva ska e rocksteady, lui aveva 13 anni io 17.
Dopo qualche anno e molti concerti siamo tornati agli antichi amori, con la nascita dei Rudi.
Per quanto riguarda i Prisoners, li abbiamo scoperti abbastanza di recente, grazie al consiglio di diversi amici della generazione precedente alla nostra (uno si chiama Tony Face), e abbiamo scoperto di avere molte affinità con il loro sound, che ci piace tantissimo.

2) La scelta di suonare con basso, tastiere e batteria, senza chitarra è voluta o una causa di forza maggiore?

Partita come forza maggiore, nel senso che avevamo un chitarrista (Lorenzo Trentin, che è anche un ottimo armonicista ed è ospite in questa veste in un brano del disco) ancora dai tempi dei Rude Fellows, ma al momento di imbastire la nuova formazione si è chiamato fuori.
Così abbiamo provato diversi chitarristi, ma nessuno ci faceva impazzire, e un giorno Gabry mi fa: ma se proviamo senza?
Ci abbiamo messo un po' a trovare il suono che volevamo ma alla fine ci ha convinto. E ora sarebbe difficile immaginarci con un chitarrista.

3) Quali sono le difficoltà maggiori per un gruppo esordiente discograficamente nell'Italia "indie" di oggi?

Principalmente suonare in giro con regolarità, anche in una città come Milano che sembra attivissima in realtà non sono tanti i locali dove suonare, e molti di questi non vogliono pagarti.
Quindi, a meno che tu non accetti di suonare gratis (cosa che noi non facciamo, anche perché sia Gabriele sia Stefano sono impegnati in diversi altri progetti e lo fanno per lavoro) far "girare il nome" non è semplicissimo.
Oltre al fatto che l'offerta è talmente tanta che si viene soffocati e non si capisce più cosa siano le cose buone e cosa no, sempre che a qualcuno interessi ancora scoprire musica nuova, cosa di cui periodicamente mi trovo a dubitare.

4) La scelta del cantato in italiano si accoppia a testi piuttosto particolari e originali.
Chi compone e da cosa attinge?


I brani sono composti da Gabriele per quello che riguarda la parte musicale, gli accordi e i riff, poi intervengo io con il cantato e il testo, e in saletta con Stefano ultimiamo l'arrangiamento.
Per quanto riguarda i testi non posso dirti di attingere da qualcosa in particolare perché non ho mai ascoltato tanta musica coi testi in italiano, ho scelto questa lingua rispetto all'inglese perché ho un vocabolario necessariamente più ampio e posso dire quello che voglio (più o meno) senza filtri.
Ma la cosa che mi interessa più di tutto è che il cantato "suoni", che non ci siano sillabe fuori posto, insomma nessuna licenza cantautorale: la melodia e la metrica prima di tutto, come nei dischi stranieri o in quelli degli anni del beat.

5) C'è ancora spazio secondo voi per la discografia tradizionale a base di un supporto fisico o è inevitabile l'ascolto digitale o addirittura gratuito della musica?

Io credo che l'ascolto digitale e gratuito sia ormai un dato di fatto, anche positivo, molto positivo per certi versi: se penso a pochi anni fa, quando richiedevo dischi impossibili alla Fonoteca di Cologno Monzese (luogo fondamentale per la formazione mia e di mio fratello) perché non si riuscivano a trovare da nessuna parte, e confronto con oggi che qualsiasi gruppo cerco è a un clic su Spotify di distanza, c'è un abisso.
Ciò non toglie che il supporto fisico abbia ancora un senso: Spotify mette tutto allo stesso livello, ti fa apprezzare ma anche dimenticare in fretta.
Diversa cosa è col supporto fisico, cd o vinile che sia. Per esempio io, che per vari motivi, ascolto tanta musica nuova, soprattutto italiana, faccio fatica a far entrare qualcuna di queste cose nuove nella mia (non grandissima in realtà) collezione fisica.
Deve proprio colpirmi tanto: mi è successo ad esempio con Jacco Gardner, ultimamente.
Ma anche gli Spitfires penso me li prenderò in cd.

6) Voi siete piuttosto giovani, cosa ne pensate di un "rock italiano" in cui i grandi nomi sono, a parte qualche eccezione, ormai vicini ai 50 anni?

Non saprei dirti, da un lato quelle rockstar uscite negli anni Novanta mi sembrano gli ultimi residui di un mondo non solo della musica, ma anche del lavoro, che non c'è più: quelli che hanno potuto raccogliere i frutti di ciò che hanno seminato.
C'è da dire che alcuni di questi avevano delle proposte veramente valide e, se sono riusciti a durare (penso ad esempio a Subsonica, Afterhours, Africa Unite e Statuto) è perché sono stati in grado di rinnovarsi e di produrre sempre cose di qualità.
Cosa che non so quanto sia possibile per quelli che "fanno il botto" ora - anche senza parlare di formazioni legate proprio all'hic et nunc e che inevitabilmente finiscono in un fuoco di paglia - per questioni essenzialmente di congiuntura (leggi: soldi).
Ma non credo che oggi ci sia meno talento rispetto agli anni Novanta, anzi penso ce ne possa essere anche di più: solo che fa una fatica boia a uscire dall'underground, e in alcuni (molti) casi non ne uscirà mai.

7) C'è una particolare cura per la vostra strumentazione, scelte particolari?

Non siamo dei feticisti della strumentazione vintage, se è questa la domanda.
Gabriele ha diverse tastiere che usa per i suoi vari progetti ma con noi usa due tastiere moderne, una Nord Electro e una Studiologic, passate attraverso un ampli Fender da chitarra.
Io ho un Fender Jazz Mexico che è da battaglia come giusto che sia, considerando i cartoni che gli tiro spesso a fine concerto, e una testata Ampeg coi suoi annetti.
Stefano è uno attento alla strumentazione, recentemente si è fatto costruire un rullante da un amico ex batterista ora artigiano, Treno Drums, che devo dire suona molto bene. Ad ogni modo mi sembra che quella della strumentazione vintage a tutti i costi sia spesso un po' un vezzo, che distoglie l'attenzione da quello che poi è in definitiva il vero suono di una band. Quello lo fa il gusto dei musicisti, prima della strumentazione.

8) Una lista di dischi che i Rudi si porterebbero sull'isola deserta.

Per non scontentare nessuno la divido in tre, chiamando in causa anche Gabriele e Stefano, facciamo cinque a testa.

Silvio:
1. The Who, “Live at Leeds”
2. The Beach Boys, “Pet Sounds”
3. Otis Redding, “Otis Blue”
4. Beck, “Sea Change”
5. Wilco, “Being There”

Gabriele
1. Bloomfield/Kooper/Stills, "The Super Sessions"
2. The Beatles, "Abbey road"
3. Nick Drake, "Five Leaves Left"
4. The Blues Brothers, "Original Soundtrack Recording"
5. Frank Zappa, "Hot Rats"

Stefano
1. Fabrizio De André, "Tutti morimmo a stento"
2. Smashing Pumpkins, "Mellon Collie and the Infinite Sadness"
3. Red Hot Chili Peppers, "Blood Sugar Sex Magik"
4. Green Day, "Dookie"
5. Pink Floyd, "The wall"

giovedì, ottobre 01, 2015

Fay Hallam - Corona



Sorprendente ritorno discografico di FAY HALLAM (è sufficiente ricordare il fulgido passato con Makin Time, Prime Movers, Phase e Fay Hallam Trinity per riassumere in poche parole lo spessore ?) che con "Corona" riesce nell'arduo compito di fare un passo avanti, proponendosi in nuova veste senza per questo rinnegare minimamente il passato.
Fay scava nei profondi 60's intrisi di bossa nova jazzata (alla Astrud Gilberto), nelle colonne sonore più cool di quegli anni, mantenendo una forte impronta soul e funk (bellissime in tal senso "Soul revolution" e "Let me into your soul"), riuscendo a rivitalizzare un classico come "Maybe I'm amazed" di Paul McCartney e un vecchio brano dei Prime Movers "1000 blue ribbons" (tratto da "Earth/Church" e rivisto in chiave avvolgente, versione lenta e minimale).
Godibilissimo il lounge introduttivo in italiano, "Se mi ami" e gli omaggi alla nostra terra come la piacevole bossa lounge "Arco" dedicato all'omonima cittadina trentina dove ha spesso suonato e, sulla stessa onda sonora, "Lido".
La voce è come sempre vicina alla Maestra Julie Driscoll, il tocco all'Hammond raffinato e di gran gusto.
Un passo in una diversa direzione ma altrettanto accattivante e gustoso.

Qui l'intervista a Fay di qualche tempo fa:
http://tonyface.blogspot.it/2013/11/intervista-fay-hallam.html

FAY HALLAM sarà in questi giorni in tour in Italia.
Le date:

Sat 3 - Skaletta@La Spezia
Sun 4 - Ex Cinema Aurora@Livorno.
Mon 5 - tba
Tue 6 - Fattoria di Vigheffio@Collecchio PR
Wes 7 -Serenissima Village@Cesenatico
Thu 8 - Il Porteghet@Trento
Fri 9 - PN BOX@Pordenone
Sat 10 - Vizi del Pellicano@Fosdondo di Correggio
Sun 11 - Arci Virgilio@Mantova
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