giovedì, maggio 14, 2015

I Doors dopo Jim Morrison



Tra le decisioni più controverse e per certi versi tristi della storia del rock quella di Ray Manzarek, Robbie Krieger e John Densmore di proseguire la carriera musicale con il nome di THE DOORS dopo la morte di Jim Morrison è una delle più eclatanti.
La band pubblicherà due album, "Other voices" e "Full circle" più un terzo, successivamente, "An american prayer", musicando alcune poesie recitate da Jim.
Purtroppo nel 2002 Krieger e Manzarek sfrutteranno in tutti i modi il nome dei Doors rimettendo insieme il fantasma della band, reclutando Ian Astbury dei Cult alla voce con le sembianze di Jim Morrison (stessi abiti e movenze) in una farsa finale desolante e di cattivo gusto.



"Other voices" esce nell'ottobre del 1971 a soli tre mesi dalla scomparsa del leader carismatico della band, lasciando parecchi dubbi sull'effettiva necessità "artistica" di pubblicare in tempi così brevi il nuovo lavoro (soprattutto considerando l'impatto mediatico che ebbe la fine di Morrison).
I tre superstiti ripescano alcuni brani già composti in precedenza, aggiungono nuove cose e raccolgono otto brani tutto sommato dignitosi, suonati con la grande classe e gusto che hanno sempre caratterizzato i tre musicisti ma a cui purtroppo manca l'elemento principale: non solo LA VOCE di Morrison ma in particolare una voce decente che sostituisse quelle incerte di Manzarek e Krieger.
E resta l'amaro in bocca immaginare ottimi brani come "In the eye of the sun" o "I'm horny, I'm stoned" perfetti per Morrison, rovinati dall'anonimato delle nuove voci.
Il sound è fedele alla più recente incarnazione dei Doors, più "dilatata", con frequenti cambi di ritmo e tanto rock blues in sottofondo.
Interessanti le atmosfere jazz funk di "Hang on to your life".
L'album vendette pochino ma non dissuase la band ad intraprendere una serie di concerti e a pianificare un nuovo album che vide la luce nell'agosto del 1972.



"Full circle" è ancora più debole, con poche idee, qualche boogie rock come la versione di "Good rockin", la samba di "Mosquito" che poi si trasforma in una jam con Manzarek in gran spolvero, il proto lounge di "The piano bird", il maldestro tentativo di imitare "Love me two times" in "It slipped my mind" e quello di fare una nuova "LA woman" in "The Peking king and the New York Queen".
Si salva l'ottimo funk soul gospel di "Get up and dance" ma quello che ne risulta è un disco totalmente inutile.
Venderà ancora meno del precedente e costringerà la band allo scioglimento, a progetti solisti di varia natura, sempre di qualità trascurabile.



Nel 1978 i tre Doors si ritrovano ad incidere alcune basi per accompagnare alcune poesie recitate da Morrison (oltre a duna versione live di "Roadhouse blues").
L'operazione "An American prayer" frutterà un notevole numero di copie vendute e un revival di tutto il repertorio della band ma musicalmente è uno delle tante operazioni di sfruttamento del marchio Doors.

mercoledì, maggio 13, 2015

La musica di destra in Italia



Sono note le mie posizioni ideologiche e politiche, sempre e comunque palesemente antitetiche e agli antipodi, a tutto ciò che si connota “di destra”. Questo viaggio nella musica di destra (o come si è sempre autodefinita "musica alternativa") nasce dalla curiosità di ascoltare, conoscere e riassumere una realtà che esiste ed è esistita, per quanto agli opposti, come contenuti, da ciò che personalmente abitualmente seguo .

Puntate precedenti qui:
http://tonyface.blogspot.it/2015/05/la-musica-di-destra-in-italia.html

Gli anni 70

Gli anni 70 videro, in contrapposizione all’esplosione della “canzone politica” connotata radicalmente a sinistra (dai moderati De Gregori e Guccini ai radicali Area e Stormy Six per citare i nomi più noti), anche lo sviluppo di una numerosa frangia di gruppi e cantautori che si posizionarono, altrettanto radicalmente, a destra.
Con uno spessore culturale e un approfondimento delle tematiche “anti sistema” e anti capitalista, ben più profondo e interessante di quanto successivamente proposto dalla deriva oi-skin.
Le tematiche, ovviamente in tutt’altra ottica (ma nemmeno troppo) erano quelle della sinistra:
imperialismo, capitalismo, lavoro, scuola, famiglia, femminismo, società, femminismo, problemi carcerari.
Tra i principali momenti di aggregazione i Campi Hobbit, manifestazioni culturali organizzate dal Fronte della Gioventù con concerti, dibattiti, incontri che si volsero dal 1977 al 1981.
Non dimentcando il lavoro di alcune radio, prima tra tutte Radio University che passavano musica "alternativa".
I nomi che gravitarono in questo ambito furono numerosi, spesso velocissime meteore ma alcuni sono rimasti tra i principali esponenti in assoluto di questa scena.

Gli Amici del Vento sono tra i nomi di maggior successo e notorietà.
Nati nel 1975 e sciolti (a parte qualche sporadica reunion successiva) nei primi anni 80 furono tra i migliori sia a livello musicale (sempre in un contesto cantautorale molto ”gucciniano”) che , soprattutto, nel contenuto lirico, sempre pungente, ben elaborato, mai banale. Due gli album, “Trama nera” del 1977 e “Girotondo” del 1978, più due altri negli anni ’90 con una nuova formazione.

La Compagnia dell’Anello nacque a Padova nel 1974 (« Abbiamo iniziato nel 1974 a scrivere canzoni per la nostra gente, perché per i "fascisti" non cantava nessuno. Cantavamo la nostra rabbia, l'ingiustizia, l'emarginazione, ma eravamo anche catturati dal desiderio di gettare in faccia al potere tutta l'ironia beffarda dei nostri 20 anni»), si segnala per testi particolarmente “militanti” e brani arrangiati con una certa cura.
All’attivo sei album e una carriera che prosegue più o meno stabilmente fino ai nostri giorni.

Massimo Morsello, il “De Gregori nero” è più noto per la sua militanza nei Nuclei Armati Rivoluzionari, per gli anni di carcere comminati (mai scontati dopo la fuga in Inghilterra) e per la formazione di Forza Nuova con Fiore, che per l’attività musicale (che pure ha lasciato una mezza dozzina di album, sempre discretamente prodotti).
I testi sono meno diretti ed espliciti rispetto alla media della “musica alternativa”, spesso non direttamente connessi a tematiche di destra.
E’ scomparso dopo una lunga malattia nel 2001.

Gi Janus furono fondati a Roma nel 1976 da militanti del MSI (uno di loro morì ucciso da un carabiniere nelle manifestazioni successive alla strage di Acca Larentia). Il loro sound attingeva da hard rock e prog con addirittura (vedi “Manifestazione non autorizzata” da “Al maestrale”, unico album, del 1978), escursioni nel punk !!. Si sciolsero nel 1981.

Fabrizio Marzi inizia la sua attività dai microfoni della milanese "Radio University" nel 1976 cantando brani scritti per lui dal cugino Walter Jeder, giornalista, autore già di alcuni testi di Leo Valeriano e presentatore in tutte le edizioni degli storici Campi Hobbit.
Definito il De Andrè (ascoltare “Un uomo da perdere” che sembra un inedito di Faber, testo a parte) della destra esordisce nel 1977 a Campo Hobbit I e l’anno successivo pubblica il suo primo album, l' LP "Zoo", registrato in tre giorni con dei professionisti del settore. Nel 1979, incide il singolo "Giovinezza / Una canzone per vincere", quattro anni dopo abbandona la scena per tornare poi saltuariamente. Nel 1997, viene pubblicato il CD "Alzo Zero" in cui vengono ristampate le vecchie canzoni.

I veronesi ZPM incisero due album tra il 1977 e il 1979 e dopo uno scioglimento ripresero brevemente l’attività a fine 80’s. Sound ed esecuzione abbastanza approssimativi, in chiave semi acustica con vaghi accenni prog e con testi di scarso valore.

Michele di Fiò, recentemente scomparso ha all’attivo tre album improntati ad un cantautorato che deve di volta in volta ad uno stile che richiama da vicino Venditti (“Anna”) , Battisti di fine 70’s (“Est” ), l’Ivano Fossati più rock (“Rock”).
I testi sono a sfondo sociale, di protesta contro sistema e capitale ma non dichiaratamente di “destra”.

Roberto Scocco, morto suicida da poco tempo, ha lasciato alcune canzoni particolarmente note nella gioventù missina dei 70’s, come “A Serrgio” (per Sergio Ramelli), “La vendetta della civetta”, “Contadino” (dove auspicava un ritorno dell’uomo alla natura)

martedì, maggio 12, 2015

È possibile uscire dalla violenza?



Torna ancora, come sempre benvenuto, ANDREA FORNASARI e il suo spazio a sfondo filosofico.
Gli altri interventi qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Filosofia

"La scienza non porta alla violenza e all'odio. È l'odio che si appella alla scienza per giustificare il suo razzismo", dice F. Jacob, premio Nobel, con Monod, per la medicina.
Il suo tiro è soprattutto teso contro i sociobiologi che pretenderebbero di affermare che il destino dell'uomo è in grandissima parte predeterminato e, quindi, chiuso dall'eredità del codice genetico e dalla gabbia di istinti primari immodificabili.
Molti sociobiologi sono infatti fondamentalmente deterministi: tutto sarebbe avvenuto dall'origine ad oggi, secondo una catena inesorabile.
L'aggressività, la disuguaglianza, la prevaricazione passerebbero così da "variabili" storiche e sociali modificabili a "costanti" biologiche. Viceversa, spiega Jacob, la concezione darwiniana ha una sua conseguenza ineluttabile: il mondo oggi vivente è solo uno tra i molti possibili. La sua struttura attuale è il risultato della storia della Terra.
Avrebbe potuto benissimo essere diverso. Avrebbe anche potuto non esistere del tutto.

La riproduzione degli animali superiori è, ad esempio, a due. Ma avrebbe potuto continuare ad avvenire senza sesso, per gemmazione o per scissione di uno stesso individuo.
Oppure in altri modi. La via presa è stata quella a due. Ciò ha consentito il prodursi di differenze. La sessualità stessa ricombina due programmi diversi, e ne esce un figlio differente dai genitori. L'evoluzione può quindi essere più rapida e con minori rischi. D'altra parte però l'evoluzione non ha sfruttato possibilità facili e vantaggiose. Jacob dice: se gli uomini avessero un cappello di clorofilla al posto dei capelli, non perderebbero tanto tempo e fatica alla ricerca di cibo.
Ma l'evoluzione è ben lontana dall'avere raccolto una serie di successi: contro alcuni milioni di specie oggi viventi ne sono state perdute circa cinquecento milioni.
L'evoluzione, se ha compiuto "rivoluzioni" (dai piccoli rettili ai dinosauri eccetera), le ha compiute, per così dire, sempre "riformisticamente".
La natura non ha mai avuto passaggi radicalmente innovativi. Assomiglia, dice Jacob, a quell'uomo che si arrangia a fare qualcosa con gli scarti, l'evoluzione rimescola o ricompone "robe vecchie".

Ci sono poi, nota Jacob, squilibri incredibili nei centri di comando: ad esempio nell'uomo le parti del cervello più nuove e avanzate si occupano spesso di questioni laterali. L'occhio a lente non è solo di esseri superiori (ad esempio lo ha anche il polipo). Iconcetti stessi di superiore e inferiore vanno ripensati. L'uomo non assomiglia allo scimpanzé adulto e compiuto, ma ad uno scimpanzé ritardato: e proprio questo ritardo può aver fatto avanzare l'uomo, costringendolo ad una lunga infanzia con conseguenti cure ed educazione più lunghe da parte dei genitori. Sappiamo ancora molto poco dell'uomo e dell'intrico delle sue cellule. In ogni caso, pensa Jacob, il destino umano passa in mezzo fra condizionamenti biologici e apertissime libertà culturali.
È errata la concezione di coloro che considerano il cervello come un nastro magnetico vergine, ma ben più errata è la posizione di chi crede che il cervello sia un nastro già inciso.
Questo punto di vista, che spesso si trova associato ad una filosofia conservatrice, è alla base di svariate forme di fascismo e di razzismo, perché elimina a priori qualunque speranza di miglioramento tramite l'apprendimento e l'educazione.

Le conseguenze sul terreno politico e sociale sono la crescita di concezioni secondo le quali le disuguaglianze sociali derivano soltanto dalle disuguaglianze biologiche.
Inutile, quindi, anche solo pensare ad un mutamento della gerarchia sociale.
Jacob attacca i sociobiologi contestando loro anche l'attendibilità scientifica del cosiddetto "quoziente di intelligenza" - esso è determinato dall'educazione e dai processi di socializzazione. Ogni bambino normale alla nascita possiede tutte le possibilità.
In questo gli esseri umani sono "identici" anche se possono manifestarsi "diversamente".

Ma la diversità non è causa delle disuguaglianze sociali. Disuguaglianze e uguaglianze non sono concetti biologici, ma storico-politico-culturali.
Le differenze sono elementi positivi perché producono società complesse e creative.
Le disuguaglianze sono negative perché portano allo sfruttamento, all'alienazione, all'assenza di libertà e di giustizia e ai conflitti, come da Rousseau a Marx è stato ben chiarito.
Non è lecito, dice Jacob, affermare che per avere differenze positive e ricche, occorra praticare le disuguaglianze sociali, giustificandole con preesistenti differenze biologiche. La via umana e sociale per ottenere la massima creatività e la massima libertà non passa attraverso le disuguaglianze, ma per l'esplicazione piena delle differenze fra uguali.
La crescita e la diffusione positiva di infinite differenze culturali fra gli uomini è il massimo prodotto della civilizzazione umana.

Il confronto pacifico ed egualitario fra le differenze culturali avrebbe potuto e potrebbe essere un metodo di accumulazione e accelerazione di ogni singola area e di tutte nel complesso del mondo. Ed aver dimostrato questo è la vera scoperta di Lévi-Strauss.
Viceversa, proprio questa ricchezza è sperperata nella grande contraddizione delle lotte e guerre che tendono a sopprimere il differente e bloccando o facendo regredire lo sviluppo umano generale.

La sociologia avanzata aveva già tentato di smascherare quelle ideologie che si danno una legittimità pseudoscientifica solo per mantenere lo status quo basato sulle disuguaglianze.
Il primo trucco nell'argomentazione sostenuta dal pensiero reazionario sta nel valutare e reggere un bene da tutti riconosciuto, come quello delle differenze, sul male delle disuguaglianze sociali, date come inesorabili e naturali. Il secondo trucco sta nel far passare l'uguaglianza sociale come un livellamento e appiattimento in cui nessuno potrebbe esprimere più le differenze creative. Viceversa, è la disuguaglianza come coercizione che sterilizza moltissime differenze potenziali non lasciandole fiorire e sviluppare, e che deforma anche quelle vincenti. Persino chi prevarica è alienato dal suo stesso potere.
Inoltre è proprio l'uguaglianza che potrebbe evitare i livellamenti dentro ogni classe e ogni strato (dove ognuno è intercambiabile, nella sua anonimità estraniata), e consentire l'esplicazione delle differenze vocazionali senza bisogno di dar luogo a sfruttamento e oppressione di altri uomini.

Senza uguaglianza, le differenze diventano disuguaglianze. Senza differenze, l'uguaglianza diventa livellamento.

Il campo di studio è amplio e comprende tutto l'arco delle scienze umane. Tuttavia resta essenziale che proprio un biologo abbia dato conferma ad alcune tesi sociologiche liberatorie ed abbia smentito i sociobiologi che vanno sostenendo, per fini restaurativi, l'inesorabilità, appunto "naturale", delle disuguaglianze fra gli uomini, che sono invece soltanto sociali, cioé artificiali e, quindi, in condizione di poter essere modificate.

lunedì, maggio 11, 2015

Paul Weller - Saturn's pattern - Recensione



Le dichiarazioni relative al nuovo SATURN'S PATTERN rese in fase promozionale da Weller sembravano i consueti lanci programmatici a beneficio della stampa.
Ma dopo l’ascolto del suo dodicesimo album solista non si possono che condividere le sue parole che lo definiscono “diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai fatto”.
Weller ancora una volta cambia le carte in tavola, andando avanti (o comunque solamente da un’altra parte) rispetto alla volta precedente, riuscendo ancora una volta a sorprendere, stupire, rinfrescare sound, immagine, proposta.
Chi è rimasto a Jam, Style Council o “Stanley Road” non sempre apprezzerà anche perchè il Nostro non disdegna ambiti anomali, ostici e discutibili.

L’introduttiva “White skies” già uscita come singolo è un durissimo brano, dal sound pesante, heavy blues con qualche tocco psichedelico, frutto della collaborazione con gli Amorphous Androginous.
Più gradevole e nei confini conosciuti la successiva, bella, pop ballad “Saturn's pattern” dal gusto 60’s che ricorda certe melodie (e suoni) di Beatles e Who.
Ci sono ancora i Beatles, il Mc Cartney solista ma anche i Kinks e tanto “Stanley road” in “Going my way”, intensa ballata pianistica in pieno “stile Weller” con uno sporco riff finale di chitarra.
Josh McClorey degli Strypes accompagna Paul nei due minuti di “Long time” brano che mai ti aspetteresti che incrocia Stooges e il Lou Reed più duro e minimale tra ondate elettronico psichedeliche e un solo acidissimo.
“Pick it up” ci riporta invece al funk soul più duro dei mid 70’s che già Weller aveva sperimentato ai tempi degli Style Council ma che aveva fatto capolino anche in vari album solisti. Finale epico quasi gospel.
“I’m where I should be” è forse il brano più anonimo dell’album tra la new wave di “Sonik kicks”, una discreta melodia, un ritmo spedito, un po’ di orpelli elettronici ed effetti vari sparsi ovunque e un buon arrangiamento corale di sapore black.
Sono 6 i minuti della splendida “Phoenix”, la vetta dell’album che ci rituffa nei primi anni degli Style Council con un’atmosfera pop soul raffinatissima, eleganza a profusione, una ritmica soul funk pescata dai dischi di Curtis Mayfield, cori gospel, arrangiamento superbo. Il riff blues che introduce “In the car” si dipana in un robusto boogie rock con inserti jazzy dove risalta la slide suonata da Steve Brookes (primo chitarrista dei Jam!).
I nove minuti dell’ottimo dilatato soul funk di “These city street” (con la voce di Liam magill dei Syd Arthur) chiudono l’album.

Un album dalle mille direzioni che abbraccia funk, new wave, blues, jazz, dub, beat, dolci ballate pianistiche, cambi di ritmo, curati arrangiamenti vocali.
Il tutto con elegante e raffinata disinvoltura, una totale autorevolezza di chi non ha paura di osare e che finisce per creare un disco che, pur fedele alle consuete radici del Nostro, riesce ad essere ancora una volta diverso dai precedenti.
Non un capolavoro e che si pone tranquillamente dietro alle vette di “As is now”, “Stanley Road”, “Wake up the nation” ma che può ambire ad una posizione a ridosso delle sue migliori cose.
Ennesima conferma del valore di Paul Weller, un artista in continuo cambiamento.

domenica, maggio 10, 2015

Fordlandia



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia o comunque estremi.

I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Nel 1928 il grande capo della FORD, Henry Ford costruì una città prefabbricata (che non visitò mai) in mezzo alla Foresta Amazzonica, in Brasile, chiamata (immodestamente) FORDLANDIA. Il tutto per garantire una fonte di gomma coltivata per le automobili della Ford negli Stati Uniti.
In cambio di di 10 000 km² di terreno sulle rive del fiume Tapajós vicino alla città di Santarém, Ford corrispondeva al Governo Brasiliano il 9% dei profitti.

Le piantagioni subirono numerosi attacchi di parassiti e malattie per cui i piantatori non avevano pensato alcun tipo di rimedio.
Ai lavoratori indigeni veniva servito cibo a loro sconosciuto e poco gradito, come gli hamburger e altre pietanze yankee, costretti a vivere in alloggi in stile americano e costretti a lavorare sotto il sole tropicale.
Nel 1930 scoppiò una violenta rivolta sedata solo con l'intervento dell'esercito brasiliano.
Ford proibì l'alcol e il tabacco all'interno della città ma gli abitanti aggirarono il divieto fondando un insediamento fuori dalla giurisdizione della città a 5 knm di distanza con bar e discoteche.

Nel 1945, con l'arrivo della gomma sintetica rese Fordlandia inutile e un disastro economico. Il nipote Henry Ford II calcolò una perdita di 20 milioni di dollari.
Le rovine della città abbandonata sono tutt'ora abitazione di alcune persone.

sabato, maggio 09, 2015

Targa Mei Musicletter



Giunge alla sua terza edizione la Targa Mei Musicletter, premio rivolto al giornalismo musicale online che, come di consueto, premierà il Miglior sito web collettivo e il Miglior blog personale.

Se vi va di sostenere il NOSTRO blog votatelo qua:

https://www.facebook.com/targameimusicletter/posts/688664617904465

venerdì, maggio 08, 2015

Gianni Dall'Aglio - Batti un colpo



Magari a molti il nome di GIANNI DALL'AGLIO può non dire molto ma è sufficiente elencare solo alcune delle principali tappe della sua carriera artistica come batterista e compositore per restare in deferente ammirazione.

Nel 1959 a 14 anni diventa il batterista di ADRIANO CELENTANO (con cui prosegue a lungo la collaborazione, ritornando spesso al suo fianco dai film “Uno strano tipo”, ”Geppo il folle” e ”Joan lui”, concerti, spettacoli televisivi ("Notte Rock", "Svalutation", "Francamente me ne infischio", "Rockpolitiknel" 2005).
Nel 1966 i RIBELLI lasciano Celentano per intraprendere una carriera indipendente con Demetrio Stratos alla voce che renderà celebre "Pugni chiusi" (scritta proprio da Gianni con Ricky Gianco).
Lavora con LUCIO BATTISTI dal 1968 al 1975 (il 23 aprile 1972 sarà il batterista a fianco di Lucio e Mina nello storico duetto televisivo a Teatro 10) incidendo anche il capolavoro "Anima latina".
Dal 1974 è ne IL VOLO (con Radius, Lavezzi e Tempera) a cui affianca la carriera solista e collaborazioni con Patty Pravo, Pierangelo Bertoli e tanti altri . Attualmente dirige una scuola di musica a Mantova.

"Batti un colpo" è un'appassionante autobiografia, piena di preziosi e gustosissimi aneddoti sulla sua carriera a cui affianca momenti intimi e personali spesso toccanti e drammatici ma semplicemente sinceri.
E passare da Celentano a Demetrio, via Battisti e Patty Pravo rende la lettura veloce, divertente e travolgente.
Da divorare in una serata !

giovedì, maggio 07, 2015

Andy Summers



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN va alla scoperta di quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera senza godere mai delle luci della ribalta. Dopo Enrico Ciacci (fratello e chitarrista di Little Tony), Ian Stewart pianista fondatore dei Rolling Stones, Simon Townshend, fratello di Pete, il padre/manager di Paul Weller, John Weller, Marco Pirroni, da sempre nelle retrovie di alcuni tra i principali act della scena punk/new wave, tocca oggi a un chitarrista che ha affiancato alcuni dei migliori nomi della scena internazionale, colto il successo planetario con i POLICE ma che è sostanzialmente sempre rimasto nell'ombra: ANDY SUMMERS.

Le altre puntate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Dark%20side%20of%20the%20sun

Una carriera lunghissima (nato nel 1942, 73 anni quest'anno), successi a non finire con i Police in virtù di un sound pressochè unico (di cui è stato, in parte, l'artefice), buon chitarrista anche se non particolarmente eccelso, grande mestierante e professionista, ANDY SUMMERS può vantare una carriera di rara intensità.
Nel 1965 è a fianco di ZOOT MONEY e della sua BIG ROLL BAND, tra le bands più seguite dalla scena mod, in virtù di un Hammondbeat/rhythm and blues che fa a gara con quello di Georgie Fame e di Graham Bond nei club più frequentati della capitale (dal "Flamingo" al "Marquee") e con cui incide alcuni eccellenti album come "It should been me" e "Live at Klook's Kleek".
Sempre attento alle nuove tendenze e camaleontico nell'afferrarle e adattarvisi, nel 1967 è tra le fila dei DANTALIAN'S CHARIOT (con anche Zoot Money) a cullarsi nelle nuove tendenze psichedeliche e freakbeat che daranno alla band un unico oscuro "successo" minore, il singolo "Madman Running Through the Fields"/"Sun Came Bursting Through My Cloud" (oltre ad un album realizzato postumo solo nel 1996).
La band si scioglie nel 1968 e Summers si unisce ai neo nati SOFT MACHINE per una serie di concerti, prima di passare con ERIC BURDON & the ANIMALS (dove ritrova ancora Zoot) con cui incide l'ottimo doppio "Love is".

Nei primi anni '70's Andy continua, restando sempre nelle retrovie a muoversi tra neo prog e progetti di vario tipo, da Kevin Coyne e Kevin Ayers a Jon Lord dei Deep Purple e nomi "easy" come Tim Essex e Neil Sedaka.
Nel 1975 è con Mike Oldfield e un tour orchestrale di "Tubular Bells".

Ma i tempi cambiano e il vecchio mondo musicale viene spazzato via dall'ondata punk/new wave a cui Andy non può sicuramente mancare di mettere un piedi, anzi due!
Chiamato a sostituire Henry Padovani, via i capelli fluenti e le camicie larghe e colorate e dal guardaroba escono giubbotto di pelle, scarpe da ginnastica, jeans stretti e rattoppati.
Con i POLICE in sette anni conquista il mondo a suon di decine di milioni di copie vendute (ottanta...) e di un sound originalissimo e imitatissimo che ha segnato un'epoca.

Il post Police è molto più tranquillo e ancora più nell'ombra, nonostante una dignitosa (per quanto grigia) carriera solista e prestigiose collaborazioni (Robert Fripp in primis), non dimenticando la lucrosa reunion dei Police nel 2006/2007.
Il recente nuovo progetto discografico con i Circa Zero ha prodotto un album impeccabile ma decisamente anonimo.

mercoledì, maggio 06, 2015

La musica di destra in Italia



Sono note le mie posizioni ideologiche e politiche, sempre e comunque palesemente antitetiche, opposte, agli antipodi, a tutto ciò che si connota “di destra”.
Questo viaggio nella musica di destra (o come si è sempre autodefinita "musica alternativa") nasce dalla curiosità di ascoltare, conoscere e riassumere una realtà che esiste ed è esistita, per quanto agli opposti, come contenuti, da ciò che personalmente abitualmente seguo .


Gli anni 60

I nomi attivi nei 60’s sono pochi e in generale mai, a livello di testi, radicalmente schierati. Le posizioni sono espresse sempre in modo elegante, ironico, non sguaiato (come invece spesso troviamo invece attualmente).

LEO VALERIANO è stato un cantautore attivo dalla metà dei 60’s con canzoni a base di voce e chitarra acustica.
Brani come “Berlin”(contro la divisione della Germania in funzione anti comunista) “Sorte di amare invano..” dedicato alla morte di Mussolini o “Budapest” (sulla rivolta anti sovietica del 1956, quest’ultimo con un arrangiamento d’archi) sono di semplice e modesta costruzione armonica e musicale, basandosi soprattutto sui contenuti dei testi e viaggiano sui tipici canoni cantautorali dell’epoca.
Esordisce nel cabaret ne Il Bagaglino nella la stagione 1965-66 e nel maggio esce il suo primo 45 giri "Un ragazzo".
Con Pippo Franco e Tony Santagata apre il cabaret Il Cormorano .
Nel 1968) pubblica l’EP "Budapest" e successivamente il secondo EP "La ballata dell’illusione" e i 45 giri "La canzone della terra perduta" e "Quando ero bambino" .
Nel 1969 esce il suo primo LP "Leo Valeriano" e nel 1976 esce dalla scena delle canzoni impegnate Nel 1997 pubblica il libro "Un disco da leggere" con allegate due cassette che contengono i suoi brani più significativi, compresi alcuni che erano rimasti inediti. Come attore ha interpretato soprattutto film comici e commedie dedicandosi anche al doppiaggio, di cartoni animati (vedi Taddeo negli anni 70 e 80).

PINO CARUSO, attore (prevalentemente) comico e star del Bagaglino incise nel 1967 la canzone “Il mercenario di Lucera” divantata un inno neo fascista dove si parla di un mercenario impegnato nella rivolta anti coloniale in Katanga. Il testo può essere interpretato anche in funzione anti-guerra ma i contenuti sembrano anche esaltare il mito della “bella morte” tipicamente destrorso. Pino Caruso e Leo Valeriano facevano parte del gruppo cabarettistico “Il giardino dei supplizi” (insieme a Giandomenico Pingitore e Luciano Cirri tra gli altri).
Lo stesso Caruso nel 1972 incise invece un 45 con il Duo di Piadena in appoggio al Partito Socialista Italiano (...)
Da ricordare anche “Arrivano i cinesi” del 1969 di BRUNO LAUZI (un moderato di destra, vicino al Partito Liberale) in cui, in epoca di Maoismo duro e puro ed esaltazione del modello cinese, burlarsene in musica non era propriamente consigliato.

martedì, maggio 05, 2015

Il Cagliari in Coppa dei Campioni



Per la serie Grandi partite dimenticate un sguardo al breve percorso del (mio) CAGLIARI in COPPA dei CAMPIONI (1970/71)
Le altre qui
: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Grandi%20partite%20dimenticate

Durò poco l'unica avventura del CAGLIARI in COPPA dei CAMPIONI (conquistata con lo scudetto del 1969/70).
Superato il primo turno (i sedicesimi di finale) contro gli ostici francesi del St.Etienne con un perentorio 3-0 all'andata (doppietta di Gigi Riva e gol di Nenè) e una sconfitta indolore in trasferta per 1-0, i rossoblù si trovarono agli ottavi i campioni di Spagna dell'ATLETICO MADRID (reduci dal sesto titolo nazionale della loro storia).

Il 21 ottobre al Sant’Elia, appena inaugurato, il Cagliari superò gli spagnoli per 2-1 con un gol di Riva al 40’ e il raddoppio di Gori all'inizio della ripresa. A un quarto d'ora dal termine Luis Aragones riaprì il discorso qualificazione.
Purtroppo pochi giorni dopo Gigi Riva nell'infausta partita della Nazionale con l'Austria fu azzoppato dal terzino austriaco Norbert Hof compromettendo il ritorno, un probabile secondo scudetto per gli isolani e la carriera di Rombo di Tuono.

Il 5 novembre a Madrid ancora Luis Aragones firmò una tripletta, nonostante fino al 73’ la partita fosse rimasta aperta.
Tomasini dopo aver commesso un (dubbio) fallo da rigore fu espulso e il futuro CT della Nazionale spagnola segnò il 2-0. Al 90’ in contropiede arriva anche la terza rete, che chiude definitivamente l’ultima gara Cagliari in Coppa dei Campioni.
L’Atletico Madrid arrivò poi alle semifinali, battendo il Legia Varsavia e arrendendosi all’Ajax di Cruijff futuro campione d’europa.

CAGLIARI-ATLETICO MADRID 2-1 (2-0)
(Cagliari, 21 ottobre 1970)
CAGLIARI: Albertosi, Martiradonna, Mancin, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nenè, Gori, Greatti (77’ Brugnera), Riva – All.: Scopigno.
ATLETICO MADRID: Rodri, Melo, Calleja, Adelardo, Ovejero, Jayo, Ufarte, Luis Aragones, Garate, Irureta, Salcedo – All.: Domingo.
ARBITRO: Krnavek (Cecoslovacchia).
RETI: 40’ Riva, 51’ Gori, 77’ Luis Aragones.

ATLETICO MADRID-CAGLIARI 3-0 (1-0)
(Madrid, 5 novembre 1970)
ATLETICO MADRID: Rodri, Melo, Calleja, Adelardo, Jayo, Iglesias, Ufarte, Luis Aragones, Garate, Irureta, Alberto – All.: Domingo.
CAGLIARI: Albertosi, Martiradonna (66’ Nastasio), Mancin, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nenè, Gori, Greatti (46’ Poli), Brugnera – All.: Scopigno.
ARBITRO: Jones (Galles).
RETI: 33’, 73’ e 90’ Luis Aragones.
NOTA: Espulso al 73’ Tomasini.

lunedì, maggio 04, 2015

Black bloc



Noi siamo polvere negli occhi di chi ci guarda
il vento sono i loro giudizi
noi siamo polvere negli occhi di chi ci guarda
solo polvere fastidiosa, nelle menti di chi non ci accetta
solo polvere fastidiosa, tra le labbra di chi ci ferisce


"Polvere fastidiosa" - Indigesti - Split ep con Wretched 1982

Uno degli aspetti dell'azione dei Black Bloc (fascisti, figli di papà, servi del sistema, poveri coglioni, compagni, anarchici, sbirri infiltrati etc. etc.) è la loro non appartenenza a nulla di codificabile, di circoscrivibile, di conosciuto, di omologato.
Non hanno un sito, un partito, un leader o presunto tale che va in TV a litigare con Salvini o la Serracchiani.
Sfasciano, rompono e si dissolvono.
Stanno sui coglioni a tutti (ANCHE A ME), danno fastidio.

Il DOLORE è una manifestazione di un MALE, il corpo umano attraverso il dolore ci rende consapevoli che QUALCOSA NON FUNZIONA.

Sono polvere fastidiosa negli occhi di chi guarda.

domenica, maggio 03, 2015

Baotou



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia o comunque estremi.

I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Nel nord della Cina, al confine con la Mongolia, sorge la città industriale di BAOTOU, tra i luoghi più inquinati e malsani del mondo a causa delle industrie metalmeccaniche della Bautou Steel dove si lavorano ed estraggono le terre rare.
I minerali sono trattati e raffinati da centinaia di fabbriche nella zona, che scaricano 24 ore al giorno nel lago locale i rifiuti di 7 milioni di tonnellate di minerale scavato ogni anno, dopo essere stato raffinato con acidi e prodotti chimici.
Esplora il significato del termine: Da qui proviene il 45% delle terre rare utilizzate nel globo e contiene il 70% delle riserve conosciute mondiali. Da qui proviene il 45% delle terre rare utilizzate nel globo e contiene il 70% delle riserve conosciute mondiali.
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