giovedì, ottobre 17, 2013

IT - International Times



Il 14 ottobre del 1966 esce a Londra il primo numero di IT (International Times), una delle più importanti (e note)riviste underground e viene distribuito ad un concerto dei semi esordienti PINK FLOYD e dei SOFT MACHINE alla “Roundhouse” della capitale inglese.

La rivista fu un mezzo perfetto per cogliere da dentro il cambiamento sociale, politico, estetico e culturale che stava avvenendo nella gioventù brit dell’epoca.
Subì numerosi controlli della polizia.
Per supportare la rivista fu organizzato i l29 aprile del 1967 il famoso concerto evento The 14 Hour Technicolor Dream con Pink Floyd, The Pretty Things, Savoy Brown, The Crazy World of Arthur Brown, Soft Machine, The Move, e Sam Gopal Dream.

La rivista chiuse i battenti nel 1972 lasciando pagine importanti grazie anche ai contributi di personaggi come Allen Ginsberg, William Burroughs, John Peel, Mick Farren dei Deviants (uno degli editori).
Successivamente ha continuato a più riprese periodi di pubblicazione ma senza più la stessa verve alternativo rivoluzionaria.
Tutto il materiale è disponibile e consultabile nel formato originale su

http://www.internationaltimes.it/archive/

mercoledì, ottobre 16, 2013

Paul Mc Cartney - "New" - Recensione



Andato fortunatamente nel dimenticatoio il flebile e inconsistente tributo agli 30 e 40 dello scorso anno, “Kisses on the bottom”, Paul Mc Cartney torna ad un album con soli inediti a sei anni dal precedente, discreto, “Memory almost full”.
Difficile attendersi capolavori da uno che ne ha disseminato in abbondanza negli ultimi 50 anni, dai Beatles ai Wings alla carriera solista, lecito invece non voler rimanere delusi da lavori posticci, spesso senza ispirazione a cui ci hanno purtroppo abituato molti dei vecchi leoni del rock n roll.

Sir Paul per fortuna non delude.

Forte dell’aiuto di ben quattro diversi produttori da Mark Ronson (Adèle, Duran Duran, Amy Winehouse tra i tanti), Paul Epworth, e due figli eccellenti: Giles Martin (il padre George fu il “quinto” Beatles) e Ethan Johns (il padre è quel Glyn che lavorò a fianco di Who, Led Zeppelin, Faces etc e che registrò l’ultimo disco dei Beatles “Let it be” poi affidato alla produzione, contestatissima, di Phil Spector).
“New” dosa alla perfezione momenti rock n roll e tirati (le iniziali “Save us” e “Alligator”, quest’ultima con deliziosi intermezzi di sapore Beatles tardo 60’s), il mid tempo di stampo Wings di “Queeny day”, la dolente ballata “Early days” (dedicata al periodo pre successo dei Fab Four), il perfetto Beatle pop del singolo che regala il titolo all’album, sorta di moderna “Penny Lane”.
Vagamente psichedelica con insert elettronici la successiva “Appreciate” con assolo raw blues molto suggestivo e ritornello ipnotico che ne fanno una delle perle dell’album.
Meno riuscita “Everybody out there”, piuttosto anonima, discrete ma con poche vette “Hosanna”, “I can bet” (pur brillando per un ritornello e un groove immediatamente contagiosi) e “Looking at her”.
Chiude la lunga, sincopata, pomposa, ambiziosa ”The road” che a sua volta ha l’epilogo “nascosto” di ”Scared”, malinconica ballata pianistica in pieno marchio di fabbrica Paul McCartney.

Vietato gridare al miracolo e spargere al vento (come già ho letto in alcune recensioni inglesi e americane) le parole capolavoro, eccellente etc ma consentito congratularsi ancora una volta con Paul per l’equilibrio, la classe, la capacità immutata di scrivere bellissime canzoni e di sapersi affidare a chi se ne intende, ancor meglio se giovani e freschi.
Il suo acume nel saper dosare alla perfezione nostalgia, passato, presente e futuro è, ancora una volta, il segreto per continuare ad amarlo ed apprezzarlo a 70 anni suonati.

martedì, ottobre 15, 2013

Raymond Pettibon



RAYMOND PETTIBON è tra i più famosi disegnatori nella storia del (punk) rock, soprattutto per essere l’autore di un logo tra i più usati e conosciuti, quello dei BLACK FLAG.

Fratello di Greg Ginn, chitarrista e anima della band americana, suonò inizialmente con loro nella prima formazione, i Panic, per poi, scoperto che esisteva un’altra band dallo stesso nome, suggerire il nome Black Flag creando il suddetto logo e curando la grafica di buona parte dei loro dischi e volantini.

Ha collaborato a lungo con la SST Records (fondata dal fratello) curando grafica, copertine e altro per Minutemen e Sonic Youth (sua la copertina di “Goo”) ma della quale ha recentemente detto peste e corna, dicendo di non aver mai ricevuto un soldo per i lsuo lavoro e di essere stato sfruttato.
Negli anni ’90 ha comunque conquistato uno status di artista molto importante e particolarmente seguito negli Usa, le sue opere hanno valutazioni piuttosto alte e sono esposte al Museum of Modern Art a New York, al Museum of Contemporary Art di Los Angeles e nel San Francisco Museum of Modern Art.

Il suo stile scava nelle devianze della cultura americana, indugiando su perversioni sessuali, religione, politica con tratti minimali, fumettistici, violenti.
Ha continuato anche a suonare in gruppi minori e ha composto brani per i FireHose (ex Minutemen).

Stupendo questo breve doc sul suo ruolo nella prima scena hardcore con testimonianze dello stesso Pettibon, di vari membri dei Black Flag (Henry Rollins incluso) e Flea dei Peppers.

http://www.youtube.com/watch?v=N0u04EqNVjo

lunedì, ottobre 14, 2013

Riviste musicali italiane oggi



Ne abbiamo parlato pochi mesi fa qui http://tonyface.blogspot.it/2013/04/dati-vendita-riviste-musicali-italiane.html in relazione ai dati di vendita.

Torniamo sull’argomento riviste musicali italiane per un veloce aggiornamento della situazione, “precipitata” o comunque drasticamente cambiata in pochissimo tempo.

E' di alcune settimane fa l’annuncio della chiusura di “XL” di “Repubblica”, recente l’implosione del “Mucchio” con fuori uscita massiccia delle principali firme, strascichi polemici che non sembrano destinati a finire a breve e, pare, un futuro incerto per la più antica testata musicale italiana, mentre è di un paio di mesi il passaggio di consegne e di proprietà di “Rumore” da parte dello storico direttore Claudio Sorge.
“Blow up” ha intercettato alcuni ex del “Mucchio” e sembra godere di discreta salute, resistono con il loro zoccolo duro “Buscadero”, “Rockerilla”, “Jam”, non sembra avere avuto grande riscontro (anche a causa di una difficoltosa e difficile reperibilità) la nuova creatura ”Outsider” di Max Stefani (seppellito da accuse e contumelie di ogni tipo, tra l’altro).
“Rolling Stone”, forte della sua testata e di uno stile molto “hip” pare mantenere solida la testa in quanto a vendite (e raccolta pubblicitaria, sempre più carente altrove).

Nascono e muoiono nel frattempo, spesso a suon di pochi numeri in edicola, le più svariate e improbabili testate minori.

Sempre stando a dati più o meno attendibili pare che l’insieme di queste riviste (“Rolling stone” a parte) si dividano mensilmente poco più di 25.000 copie vendute).
Quanto potrà durare il cartaceo a fronte di una disponibilità di informazioni, recensioni, competenza (spesso superiore) che REGALA il web in tempi immensamente più veloci della cadenza mensile ?
C’è ancora bisogno del mensile musicale ?

domenica, ottobre 13, 2013

La storia di LILITH - 1996/97



Si chiude il breve excursus sulla storia di LILITH, dai primi giorni post Not Moving al nuovo disco, l'EP "Stereo Blues vol.1: Punk Collection" di LILITH AND THE SINNERSAINTS in uscita il 21 ottobre in confezione speciale per Alpha South (distr. Audioglobe), un personale omaggio al PUNK ROCK con cover di brani di Television, Saints, Clash, Bad Brains.

1996
Il problema è che ormai siamo diventati adulti, con lavoro, responsabilità, problemi, mutui, bollette, orari da rispettare, cartellini e gestire e vivere la vita di un gruppo musicale la cui attività non ti dà certo da vivere diventa sempre più complesso e difficoltoso.
Tanto più che la discografia e il circuito live incominciano ad andare in crisi, si vende di meno, i cachet si abbassano, le presenze ai concerti diminuiscono.

Ci proviamo ancora una volta, con un po’ di date sparse, rubate ai mille impegni, a Como, Milano, Rimini. Ad un certo punto, in giugno Massimo Cece Vercesi abbandona la nave e ci lascia a piedi.
Reagiamo furiosamente e di impulso, reclutiamo l’amico Achille Sali (ottimo chitarrista ma lontanissimo dal nostro background musicale e culturale) e ripartiamo a testa bassa.
A settembre esce il nuovo album “Stracci” con le note introduttive scritte (con il cuore) dallo scrittore e poeta Roberto Roversi (collaboratore di Pasolini, Lucio Dalla, Lotta Continua).
L’album è dedicato a Pasolini (Stracci è il protagonista dell’episodio “La ricotta”, diretto da Pasolini, del film “RoGoPaG”, diviso con Rossellini, Godard e Gregoretti) ed è una raccolta di brani incisi in tempi e situazioni diverse negli ultimi anni.
Degli 11 brani due arrivano dal precedente miniCD per la Boom Records, uno da una compilation, un brano live, una reprise, un parlato introduttivo.

Ma “E’ qui”, “Wake uo and go” (entrambi ripresi in versione riarrangiata nel recente “A kind of blues”), “Vorrei vorrei”, “Le voci di sud est” (escludendo l’oscura “Vuze du populu”), rimarranno a tutt’oggi nel repertorio live del gruppo.
Il CD non ha particolare riscontro, vende poco e non incentiva un lungo tour anche se rimediamo ottime date a Faenza, Casalpusterlengo, Bologna, Voghera, al “Fillmore” a Piacenza (con 400 persone !), Macerata, Prato (dove in una discotecari troviamo davanti a 3.500 persone !), Parma, a Radio Popolare a Milano, al “Tunnel” a Milano, Trezzo, Rimini, Trani, di nuovo a Macerata.

1997
Il convulso anno precedente ha lasciato parecchi strascichi, nonostante qualche “successo” sporadico. Viene a mancare l’entusiasmo, la voglia di fare l’ennesimo sforzo per andare avanti.
Ci proviamo ancora per un po’ con date a al “Flog” di Firenze, Grosseto, la solita affezionata Faenza, Cervia con i Malfunk, Massa, Macerata, Parma, Perugia, Terni, Albinia (Gr) ma soprattutto 10 date in 10 giorni tra Calabria e Sicilia (organizzate da Carmelo Milea), tour entusiasmante pieno di alti, bassi, situazioni estreme di ogni tipo, umanità varia, successi e abissi.
Alle soglie dell’estate decidiamo di smettere.
Decisione sofferta e devastante che prende Lilith in persona, “licenziando” il gruppo e mettendoci una pietra sopra per almeno dieci anni.

sabato, ottobre 12, 2013

Clash: il nome è l'attitudine e l'attitudine è nel nome



Un articolo scritto da Jon Savage, scrittore e studioso delle sottoculture giovanili (sua una bellissima bio dei Kinks e libri seminali come “Il grande sogno inglese” o “L’invenzione dei giovani”) per il “Guardian” (grazie a Paul 67 per la segnalazione), sui CLASH e la loro importanza.
L’ho tradotto, come ho potuto e ve lo offro.
Prendetene tutti, questo è sangue del mio sangue, offerto per voi i nremissione dei Vostri Peccati, Amen !


Quando si formarono giocarono a chiamarsi Weak Heartdrops, the Psychotic Negatives o the Outsiders.
Ma dopo aver visto quante volte il nome ricorreva sulle pagine dell'Evening Standard , Paul Simonon se ne uscì con THE CLASH, lo scontro.
Un nome preso dall'attualità che piazzava il gruppo nel vissuto, nel momento ma che allo stesso tempo significava aggressione e sfida artistica, uno scontro tra forze opposte e stili diversi.
Il pop  non svolgeva il suo lavoro di riflettere e rappresentare ciò che accadeva.
nata tra il 1952 e il 1958 la genrazione punk aveva vissuto i 60's con gli occhi di bambino.
Una volta cresciuti tutta quella speranza ed eccitazione era evaporata.
Il pop commerciale era uno scherzo offensivo e per quanto riguarda il pop "bianco" c'erano poche alternative: solo i vecchi dischi restituivano una genuina ed eccitantge freschezza oppure quello che rimaneva del pub rock con bands come Dr.Feelgood o Eddie and the Hod Rods.
Sembrava non ci fosse nulla di altro.

I Clash, come i Sex Pistols,Damned e i Buzzcocks erano il prodotto di questa mancanza.
La differenza la fecero prendendo ispirazione da quelle zone di Londra in cui vivevano, quella "piazza" delimitata tra Holland Park Avenue,  Westway Spur,  Westway e Paddington.
Un'area in decadenza, piena di fatiscenti case di epoca Vittoriana, sorvolate da pezzi di tangenziale e circondate da mostruosi grattacieli.  Provando in una gabbia per conigli in un vecchiodeposito della British rail a nord di Camden i Clash piazzarono la zona di Londratra W10 e W11 al centro del loro sound e della loro iconografia.
Fecero il primo concerto di fronte a quel panorama e il primo brano, "White riot", gettava l'ascoltatore nel centro della rivolta che concluse il carnevale di Notting Hill nel 1976.
Le news parlavano di CLASHes tra polizia e partecipanti al Carnevale.
Il primo album dei Ramones cambiò tutto.
Era e rimane PERFETTO.
Fece scattare il British Rock: tutti i gruppi punk che si formarono dopo l'aprile 1976 assunsero quell'accelerazione e quella sintesi compositiva.

Solo i Sex Pistols conservarono la tensione e l'influenza della generazione precedente, quella degli Who e dei Faces. Anche i primi Clash erano nell'onda della tradizione londinese (Kinks, Who) ma si gettarono in questo nuovo vortice di velocità e rabbia. Era il sound di fine 1976.
La differenza tra i Clash e i gruppi filo Ramones si delineò nel 1977.
Londra è sempre stata una grande città di black music eil reggae e il dub in particolare si potevano ascoltare ovunque in quei giorni nella capitale.
Brani come l'inedito How Can I Understand the flies usava il concetto del dub dove tutti gli strumenti restano in secondo piano lasciando spazio solo alla ritmica.
L'inseto in Give em enough rope raffigurava i Clashvestiti in pelle e con simboli "radicali" con alle spalle una mappa dei luoghi "caldi" nel mondo.
Sembrava un'iperboliva visione dei conflitti in corso nel mondo ma con il senno di poi guardava al futuro:
dimentichiamo la ristretta visuale della Londra punk rock del 1978, loro diventeranno viaggiatori globali.
Suoneranno Londra in tutto il mondo allo stesso tempo in cui assorbiranno il mondo nel loro sound e nel loro percorso.

I Clash erano un'opera d'arte totale, ricavata dalla strada, fatta di abbigliamento, pittura, copertine di dischi, mischiata a concerti, dischi perfettamente arrangiati, potenti melodie, e un carismatico, umanista , un mix che ha contribuito a creare lo standard che i grupopi vorrebbero e dovrebbero essere.
Per essere sicuro che non ci fossero follie e incongruenze.
Ma la prova è nella musica, che si diletta nella potenza di chitarre elettriche e il principio utopico - ci potrebbe essere un altro modo! - Che tali strumenti una volta trasmessi, forte e chiaro.

venerdì, ottobre 11, 2013

Pooh - Parsifal



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station e "Mc Vicar" di Roger Daltrey è la volta di "Parsifal" dei Pooh, un viaggio nel pop sinfonico dei primi anni 70 tra Procol Harum, il McCartney più mieloso, perfino Genesis.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui
: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Uno dei nomi più indifendibili della musica italiana (con l’eccezione dei primi singoli di era beat).
Eppure “Parsifal”, concept del 1973, sesto album dei POOH, il primo senza Riccardo Fogli e con Red Canzian al basso, è un lavoro che, con tutti i suoi limiti, contiene motivi di interesse.
Ci si muove nell’ambito di un pop sinfonico (con ampio uso di archi e tastiere) dai tratti molto leggeri dove le melodie mielose a cui ci ha abituati il gruppo sono costantemente presenti, ma che si innestano su una base compositiva che fa riferimento al Paul McCartney beatlesiano più soft (“She’s leaving home”, “The long and winding road”), i Genesis più barocchi, i Gentle Giant, i Procol Harum.

La suite strumentale finale in due atti (“Parsifal 1 e 2”) è il momento più interessante dell’album, dove si esce dalla forma canzone per addentrarsi in un contesto apertamente prog in cui spicca la chitarra di Battaglia in tutto il suo fulgore tecnico ed espressivo e il basso di Canzian si diverte a ripercorrere il classico pulsare di quello del McCartney di “Abbey Road”.
Un album che si colloca alla perfezione nel mood dell'epoca e ne esce più che bene.
Peccato che il gruppo abbia lasciato presto questi lidi e si sia perso nella canzone melodica più scontata.

giovedì, ottobre 10, 2013

DMAX



Tra i canali televisivi cult che si stanno imponendo all’attenzione negli ultimi tempi, DMAX, (originariamente nata in Germania, poi diffusasi in Svizzera, Austria e in Gran Bretagna, attiva in Italia dalla fine del 2011), è tra le più particolari e curiose.

I suoi programmi sono improntati ad una visione ESTREMA, sopra le righe, dove l’esagerazione è la regola.
Si va dal cibo (leit motiv ormai imperante ovunque) visto nell’ottica di Chef Rubio nel programma “Unti e bisunti” alla ricerca del cibo di strada nelle varie regioni d’Italia (nonostante l’ovvia spettacolarizzazione è un interessante viaggio nell'incredibile gamma di proposte che propone l’Italia culinaria soprattutto nella cosiddetta “cucina povera”) a “Man vs Food”, ambientato in Usa, dove un idiota si cimenta contro giganteschi hamburger, kili di gelato o di carne da divorare in poco tempo.
Ma ci sono anche folli che tentano imprese, con un’aura di scientificità, che vanno contro ogni logica o personaggi che , sempre di cibo si tratta, mangiano le cose più ripugnanti in circolazione.

E poi i peggiori tatuaggi d’America, “1.000 modi per morire” (ricostruzioni realistiche e spesso splatter dei modi più curiosi per lasciare questa valle di lacrime), “Lavori sporchi” (i peggiori lavori che possano capitare, dalle fogne all’inseminazione manuale di vacche o maiali…), “Myth busters”(una verifica delle leggende metropolitane) , l'ex wrestler Ric Savage che con un metal detector cerca (e trova) sottoterra reperti dell’America che fu in "Cercatori di tesori".
Un crogiuolo di trash, inutilità, spettacolo “dal basso”.
Quasi PUNK direi….

mercoledì, ottobre 09, 2013

Alvaro Vitali



Uno dei più noti e bistrattati attori italiani che per quanto abbia navigato sempre nei bassifondi della cinematografia rimane comunque (bel bene o nel male) un rappresentante di primo piano degli anni '70.

Trasteverino doc, arrivò alla massima popolarità e successo con una lunga serie di film di bassissimo livello (per quanto ultimamente rivalutati, come spesso accade per tutto ciò che è "vecchio" o "vintage").

"Questi film erano girati in un paio di settimane e con pochi mezzi".

I vari "La dottoressa sotto il lenzuolo", "La dottoressa del distretto militare", "La liceale nella classe dei ripetenti", "La dottoressa preferisce i marinai" (con la Fenech, Nadia Cassini, Gloria Guida etc) erano l'anticipazione degli attuali cosiddetti cinepanettoni Vanziniani.

Poi venne la serie dedicata a "Pierino" e il successivo lento oblìo da cui riemerge occasionalmente con qualche comparsata televisiva.

"Ero legato da contratti-capestro: 40 milioni per 5 film. Ma non potevo scegliere nè i titoli nè i ruoli".

Vitali può vantare anche un curriculum "serio" (per quanto in parti di importanza irrilevante) con quattro film con Fellini , con Sordi, Dino Risi, in "Che?" di Polansky.

Attualmente vivacchia con sporadiche uscite televisive, spot commerciali su TV private romane, poco altro.

martedì, ottobre 08, 2013

INTERVISTA ai JULIE'S HAIRCUT



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, oggi è la volta di LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT.

Le altre interviste le trovate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

1
I Julie’s Haircut hanno sempre ampiamente utilizzato ogni forma di promozione “virtuale”/liquida (Facebook, Twitter, Soundcloud, Youtube, Vimeo etc) ma contemporaneamente non avete mai abbandonato i formati tradizionali come il buon vecchio caro vinile.
Nella costante diatriba su come sia meglio promuovere la propria musica (supporto solido o l’inevitabile (inevitabile?) download ed mp3) mi sembra abbiate scelto il perfetto equilibrio.
Funziona ?


Nicola:
Nel nostro caso il connubio sembra funzionare. Oggi sarebbe impensabile promuovere la propria musica senza fare ricorso a Internet – e noi abbiamo un nostro sito da metà anni ’90, più o meno – e d’altronde sempre più persone scelgono la nostra musica nel formato vinile: si parla di nicchie, ma sono nicchie importanti a cui noi per primi non vogliamo rinunciare.

Luca:
Oggi c'è anche la possibilità, con una spesa davvero minima in più, di offrire il doppio formato.
Chi acquista il nostro album in vinile troverà nella confezione anche una bustina con il CD, così può scegliere come e dove ascoltarlo.

2
Perchè, secondo te, il “rock” indie italiano di un certo livello, Verdena a parte (ma non più ragazzini neppure loro) e pochi altri , ha un’età media che va ben oltre i 40 anni ?
Manca all’appello una generazione ?


Nicola:
In Italia è sempre stato difficile arrivare a pubblicare un disco in età giovanile: il nostro primo disco è uscito nel 1999, avevamo tutti tra i 24, 25, 30 anni, a quell’età in Inghilterra o in America le carriere di molti gruppi sono già finite. Noi poi siamo anche fortunati perché, essendo andati sempre d’accordo e amando sempre le cose che facciamo, bene o male sono vent’anni che suoniamo.
Non so se una generazione manca all’appello: mi pare però che, rispetto a dieci o quindici anni fa, sia un po’ cambiato l’atteggiamento di chi fa musica oggi.

3
Luca, hai definito, confidenzialmente a me, “Ashram equinox” un suicidio commerciale.
Per me è un grande album, innovativo, personalissimo, tra i miei top dell’anno ma una suite strumentale di 45 minuti, divisa in 8 brani che spaziano in mille influenze, non so se potrà avere (non voglio portar sfiga eh..) un largo consenso di pubblico.
Quand’è che l’artista si dice: “echissenefrega, faccio quello che voglio e amen” !


Luca:
Se è per quello noi stiamo commettendo un lunghissimo seppuku iniziato 20 anni fa, e ogni volta affondiamo la lama più a fondo.

Nicola:
Ma paradossalmente le prime reazioni, del pubblico e della critica, sono tutte di grande entusiasmo!

4
E’ possibile vivere suonando un certo tipo di musica in Italia se non fai il solito percorso turnista/cover band o se non azzecchi il jolly ?


Nicola:
Forse è possibile se ti accontenti di uno standard di vita molto basso… e sei disposto a tanti sacrifici.

Luca:
Brutalmente: dipende anche in quante persone devi pagare per fare un tuo spettacolo.
Se sei un cantautore che gira da solo con una chitarra acustica nel bagagliaio te la cavi meglio rispetto a una band di 5 elementi che deve spostare una mole di strumenti enorme e necessita del proprio fonico.
Noi abbiamo fatto una scelta precisa di non risparmio in questo senso.

5
E’ entrato in crisi da tempo anche la dimensione live. Sempre meno soldi per i gruppi e per gli organizzatori. O si suona a cifre irrisorie oppure si resta a casa.
E’ secondo te una situazione che forse costringerà i musicisti ad inventarsi qualcosa di nuovo a creare magari un “nuovo punk” ?


Nicola:
Può essere.
Gli spazi e le occasioni sono sempre più risicati, ci sta che qualcuno a un certo punto non decida di autogestirsi in maniera totalmente autonoma.
Ma anche in questo caso la situazione generale mi sembra molto diversa rispetto agli anni Settanta o Ottanta, e la nascita di un movimento, anche spontaneo, è sempre legata al contesto generale.

6
Infine la classica domanda leggera ma che personalmente diverte sempre molto.
Fatemi una lista dei tuoi dischi preferiti in assoluto e di quei gruppi (o dischi) che consiglieresti di scoprire.

Nicola:
I miei dischi preferiti in assoluto - The Stooges Fun House; Marvin Gaye What’s Goin’ On; il primo dei Neu! Un disco da scoprire: Miles Davis, In A Silent Way.

Luca:
Sui dischi preferiti non ce la posso fare, quelli che ha detto Nicola vanno benissimo. Da scoprire: Moondog, Moondog (1969) e il singolo Glasshead di Four Tet.
Lui ha un sacco di fan, ma ho scoperto che nessuno conosce questo pezzo, che è una delle sue prime uscite su Output Recordings e per me rimane il suo migliore di sempre, un vero trionfo di fiati e tribalismi su pulsazioni motorik.

lunedì, ottobre 07, 2013

Decalogo per giovani rock bands



Con 35 anni di “carriera “ alle spalle in ambito underground (come si diceva una volta), alternative (un po’ dopo), indie (più o meno adesso), un bel po’ di centinaia di concerti e un tot di decine di dischi, ho la presunzione di aver maturato un minimo di esperienza per poter stilare un ipotetico decalogo sui punti essenziali utili ad un gruppo (più o meno) giovane per cercare di saltar fuori dall’anonimato.
In risposta anche ai numerosi consigli che mi vengono spesso richiesti.

1)
Un gruppo musicale è un’AZIENDA.
Da gestire e in cui è necessario INVESTIRE non solo i romantici sudore, energie, ore di sala prove, notti in autostrada etc etc ma, semplicemente, SOLDI.
Non c’è una relazione automatica tanti soldi = tanto successo ma non è pensabile riuscire a compiere un passo che sia uno senza un investimento iniziale (e pure successivo).

2)
SUONARE DAL VIVO (pagati) non è un diritto divino concesso dai locali ma qualcosa da conquistarsi INVESTENDO in concerti magari a rimborso spese o gratis, se non sussistono motivi validi che possano indurre il locale ad ospitarvi dietro compenso.

3)
REALIZZARE UN DISCO non è il punto di arrivo ma solo quello, minimo, di partenza.
Il disco va promosso, fatto conoscere a quanta più gente possibile, inviato a riviste, giornalisti, webzines, locali, regalato a destra e a manca, non conservato in casa in trepida attesa che qualcuno ve lo richieda.
NON TRASCURANDO l'ESTERO !!
Il mondo non finisce nella periferia della vostra città.


4)
GESTIRE la vita del proprio gruppo significa occuparsene QUOTIDIANAMENTE, costantemente, per un’ora (o più se possibile), cercando ogni possibilità di contatto, promozione, lavorando (LAVORANDO !) su ogni aspetto artistico, tecnico e logistico.

5)
L’IMMAGINE è IMPORTANTE.
Scegliere come foto di gruppo quella di un gruppo di amici in sala prove è sinonimo di sciatteria, di nessun appeal.
Inviare biografie piene di “Giovanni ha sostituito Luigi per motivi personali” non interessa nessuno.
Tanto meno la vittoria al Concorso Mezzeseghe né di aver suonato con i Modena City Ramblers in provincia di Cuneo (TUTTI in ITALIA hanno suonato con i Modena City Ramblers da qualche parte).

6)
IL PRODOTTO DISCOGRAFICO è la cosa più importante.
Inutile far girare album con 15 brani di cui tre cover dal vivo, magari registrati un po’ alla cazzo, con metà dei suddetti abbozzati alla bellemeglio.
Meglio aspettare sei mesi, un anno, e proporre qualcosa curato meglio, sia da un punto di vista compositivo che di registrazione.

7)
DIRITTI d’AUTORE.
La (giustamente) tanto vituperata SIAE è quella che ridistribuisce (con criteri opinabili per usare un eufemismo) ANCHE i VOSTRI DIRITTI.
I diritti d’autore ed editoriali saranno (sono) la principale (se non l’unica !) fonte di guadagno per i musicisti a breve (se non già).
E’ NECESSARIO curare al meglio la gestione dei propri diritti d’autore, iscriversi, informarsi, darsi da fare per trarne il maggior guadagno possibile.

8)
WEB.
E’, non lo scopro certo io, il principale canale promozionale.
Va GESTITO nel migliore dei modi (Facebook, Twitter, Youtube etc etc).
Avere un proprio sito, un profilo Facebook etc, curarli, aggiornarli, promuoverli, con COSTANZA QUOTIDIANA, è basilare !

9)
Spedire i propri demo o CD, mp3 etc è, come detto, importantissimo.
Mandare il vostro CD con ballate acustiche ad una rivista di metal o il nuovo live di brutal metal ad una radio locale che non ha alcuna trasmissione dedicata al genere è stupido, inutile, intasa le poste e i coglioni di chi li riceve.

10)
Se siete giovani cercate di non credere mai a quello che dice uno al di sopra dei 30 anni (io ne ho 52…)

domenica, ottobre 06, 2013

La storia di Lilith - 1993/1995



Prosegue il breve excursus sulla storia di LILITH, dai primi giorni post Not Moving al nuovo disco, l'EP "Stereo Blues vol.1: Punk Collection" di LILITH AND THE SINNERSAINTS in uscita il 21 ottobre in confezione speciale per Alpha South (distr. Audioglobe), un personale omaggio al PUNK ROCK con cover di brani di Television, Saints, Clash, Bad Brains.

Le precedenti puntate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20storia%20di%20Lilith

www.lilithandthesinnersaints.com
www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Nelle foto: i dischi pubblicati tra il 1993 e il 1995 (in Grecia e Belgio), dal vivo, foto promo 1995, live alla radio Nazionale Belga a Bruxelles, live al "Lenz" di Casalpusterlengo (Lo).

1993
Il buon riscontro ricevuto dall'album "Lady sings love songs" dell'anno prima ci induce a provare a capitalizzare in qualche modo i risultati faticosamente conquistati anche a suon di kilometri da una parte all'altra della Penisola.
La line up è immutata: a fianco di Lilith, il sottoscritto alla batteria, Massimo "Cece" Vercesi ,chitarra, cori e composizione, Cristiano Cassi al basso e ai cori Carla Gatti e Mark Shanker Pastorelli con David Lenci fidato fonico.
Riprendiamo le varie autostrade per raggiungere Vicenza, Trento,Genova, Lodi, Faenza, Bologna, Roma (dove siamo ospitati anche a Radio RAI Uno), Genova,Piacenza, Milano, il "Bloom" di Mezzago, Bergamo, Voghera, ancora Genova, Massa.
Ma anche a Imola alla Festa della rivista "Cuore" dove ad aprire per noi c'è un interessante gruppo folk alla Pogues di Modena, tali Modena City Ramblers e a "FestAmbiente" a Grosseto.

Sono date più mirate, meglio pagate, in situazioni sempre più dignitose e interessanti.
Allarghiamo anche gli orizzonti: in Belgio la Boom Records stampa il 45 "Everything"/"Bluesin me" e distribuisce capillarmente l'album, oltre a farci incidere a Bruxelles (dove veniamo ospitati, affiancati da Roberto Vernetti, ex Indigesti e di lì a poco negli Aeroplani Italiani, attualmente tra i migliori produttori italiani, da Steven Brown dei Tuxedomoon....)un brano per la compilation "Girls and guitars".
In Grecia la Wipe Out Records invece pubblica un altro 45 "Little Louise"/"Bourballad".

In settembre torniamo in Belgio in tour, suonando alla Radio Nazionale Belga, a Mechelen e a Bruxelles nel Festival Trans Europe dove rappresentiamo l'Italia in mezzo ad un sacco di altre band da ogni parte d'Europa, ottenendo un inaspettato successo.

"Non avevo ancora 30 anni, la metà della mia vita l'avevo passata in giro su ogni tipo di palco possibile e immaginabile. Mi sentivo come quando cammini e cammini e non arrivi da nessuna parte e hai solo i piedi gonfi.
In ogni posto mi vestivano di complimenti ma mi ritrovavo sempre a caricare e scaricare strumenti...mi sentivo come quella storia buddista del vaso di lacca prezioso graffiato da una zampa di granchio....."

(Lilith)

1994
E' ora di un nuovo lavoro discografico e troviamo nella rinata Contempo Records di Firenze un invito contrattuale (tre album in tre anni, si parla di una produzione di Steve Albini !!).
L'entusiasmo durerà poco, solo parole e nessuna concretezza,il contatto si esaurisce in poco tempo.
Ci rimbocchiamo le maniche, entriamo allora in studio per un miniCD (per la prima volta non pubblichiamo in vinile) che realizzerà la belga Boom Records, "Guerra" con le covers di "Hommage a Violette Noizieres" degli Area e "You can't put your arms around a memory" di Johnny Thunders.

Il resto è una breve serie di date: in Svizzera (in un autogrill Agip !!!), Piacenza, Grosseto, Lodi, Faenza, Varese, Genova, Parma, Biella, Voghera, Vicenza, Firenze, Modena, Milano (alla Festa dell'Unità dove arriva un intero pullman di fans della Val Tidone piacentina per seguirci....)
Io e Rita abbiamo aperto un locale, il "Beethoven", io ho incominciato l'attività con Link Quartet e Hermits.
Ci prendiamo una piccola pausa.

1995
Pausa che dura poco ma che fa parte di un periodo di crisi creativa e logistica.
Non sappiamo bene come proseguire, discograficamente è sempre più difficile, le esperienze all'estero non hanno dato particolari frutti.
Le date non mancano e ne inanelliamo di nuovo qualche decina (tra cui una al "Fillmore" di Piacenza con Diaframma e Massimo Bubola che sarà trasmessa a "VideoMusic"), incominciamo a registrare un nuovo album da cui estraiamo il brano "Le voci di sud est" per un video che giriamo a Bologna:
http://www.youtube.com/watch?v=V7rWCt4T-TU

Proviamo comunque a lanciarci in un ultimo tentativo di "uscire" anche se i brani a disposizione sono pochi e non del tutto convincenti e gli sbocchi all'orizzonte sempre più limitati.

sabato, ottobre 05, 2013

Io sono il calciatore misterioso



Un libro di un anonimo calciatore di Premier League (che pare ormai identificato in Danny Murphy, ex del Liverpool, Tottenham, Charlton e Blackburn Rovers, 9 presenze in Nazionale), seguito al successo avuto da una sua (altrettanto anonima) rubrica tenuta sul "Guardian".

Qui si "svelano" tutte le storture e i "segreti" del calcio (scommesse, prostituzione, soldi a palate buttati in Champagne in gare a base di alcol, feste selvagge a Las Vegas, partite combinate e un triste finale con l'esclusione dal club e relativa caduta nella depressione ).

Scritto bene (anche se la traduzione che scrive "manager" invece di allenatore irrita non poco il lettore !!!), lascia perplessi il fatto che alla fine non stupisca per nulla, che la visione che se ne ricava del calcio inglese (ma ovviamente non solo) è del tutto scontata, che il calcio professionistico ad alto livello e quello che gli gira intorno sia in effetti così e che in queste righe si legga la normalità.
Va bè...

venerdì, ottobre 04, 2013

Annie Leibovitz



Ha data qualche giorno compiuto 74 anni ANNIE LEIBOVITZ, una delle più grandi fotografe ROCK (e non solo...).

Seguì i Rolling Stones nel tour mondiale nel 1975 (anni in cui girare con gli Stones era qualcosa di inimmaginabile tra eccessi di ogni tipo).
Sue foto diventate celebri, oltre a numerose degli Stones sono quelle di John e Yoko (con John nudo) copertina di “Rolling Stone”, Patti Smith, Iggy Pop, Willie Nelson (un profilo indimenticabile), un anziano Johnny Cash, BB King, Sting nudo nel deserto ma sua è anche la copertina di “Born in the Usa” di Springsteen.

Ma la sua fotografia ha spaziato in mille ambiti dalla cinematografia (Meryl Streep, Di Caprio, Clint Eastwood, Scarlett Johansonn) all’arte, alla ritrattistica , al fantasy (ha lavorato anche per la Disney) alla vita “reale” (la Regina Elisabetta II).
E’ stata la compagna della scrittrice Susan Sonstag e ha tre figli e negli ultimi anni è stata vittima di un disastro finanziari oche l’ha ridotta sul lastrico e la sta coinvolgendo in cause da milioni di dollari.
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