Di recente pubblicazione “The A to Z of Mod” di Paolo Hewitt e Mark Baxter è un ennesimo, lungo e dettagliato excursus sulla Cultura Mod attraverso un elenco alfabetico che ripercorre i principali nomi correlati al mondo Modernista.
Materiale fotografico eccellente e spesso raro, molte curiosità e notizie inedite oltre ai consueti nomi ovvii e scontati (Who, Small Faces, Weller, northern soul etc).
Purtroppo sono le note negative a rendere il libro carente e antitetico al concetto di mod soprattutto nella superficialità con cui sono stati ignorati alcuni nomi ed aspetti essenziali.
E la superficialità è esattamente il contrario dell’etica mod.
A partire dall’anglocentrismo del lavoro: il fenomeno mod è nato e proliferato in Inghilterra ma dalla fine degli anni ’70 si è espanso in tutto il mondo e non farne accenno mi sembra assurdo (solo da un punto di vista musicale dicono niente nomi come i nostri Statuto, gli spagnoli Los Flechazos, gli americani Untouchables, i danesi Movement ? Tutti gruppi con un etica ed estetica 100% mod finiti in classifica nei rispettivi paesi).
Si dedica ampio spazio a nomi sinceramente trascurabili come Dc Fontana e Sound Foundation e non si fa alcun cenno a Prisoners, Makin Time, Truth.
Il revival ’79 è liquidato con Secret Affair, Purple Hearts e Chords dimenticando completamente nomi come Merton Parkas, Lambrettas, Long Tall Shorty tra i tanti.
Si inseriscono i semi sconosciuti Fleur De Lys e Eyes e nessun cenno si fa dei Kinks (il cui bassista Peyer Quaife era oltre tutto un mod).
Poco comprensibile anche l’inserimento degli Yardbirds o la forzatura di includere anche figure come Charlie Watts ed Eric Clapton che amavano blues, rhythm and blues e avevano un look affine a quello dei mods ma che con la scena c’entravano poco o nulla.
Nessuna parola sullo ska originale (essenziale tra l’altro nell’integrare, primi tra tutti, i ragazzi neri di origine caraibica all’interno della scena mod nei 60’s), tanto meno sul revival del 79 di Madness, Specials, Two Tone.
Il “pericolo” è quello di dare ad un neofita che si avvicinasse al libro, un’immagine distorta o comunque non completa di quello che è ed è stata la Cultura Mod.
E con tutte le distorsioni viste in questi anni non mi sembra il caso.
sabato, luglio 21, 2012
venerdì, luglio 20, 2012
Vacanze !
E' tempo di vacanze e finalmente tocca anche a me.
Sui monti dell'Alta ValNure tra i 1.000 e 2.000 metri, parecchi cinghiali, volpi, funghi (speriamo), solito pacco di libri, Olimpiadi, Gazzetta, Tex, qualche vetta che ancora non abbiamo toccato e un paio di scalate in bici in onore di Bradley Wiggins.
Il blog invece NON andrà in vacanza.
Grazie alle incredibili invenzioni tecnologiche, lui stesso da solo provvederà a postare quotidianamente di musica, calcio, spettacolo, libri.
Seguiteci.
CI SI RISENTE AI PRIMI DI AGOSTO.
giovedì, luglio 19, 2012
Intervista a Rai Radio Uno
Questa sera a RAI Radio Uno alle 22.15 intervista al sottoscritto a cura di Barbara Tommasino su Specials, ska, Joe Strummer e la Giamaica etc etc. Ascoltateci.
Cultura 70's: gli Squallor
Attivi dal 1973 al 1994 gli SQUALLOR furono tra i più caratteristici e particolari “gruppi” della musica italiana.
In realtà musicalmente insignificanti basavano i loro album su testi recitati all’insegna del turpiloquio (anche pesante), ironia e satira senza freni e (auto) censure all’insegna di un assoluto unpolitically correct.
Bersagli principali la sessualità (etero ed omo), la chiesa e la religione in generale, solo occasionalmente la politica il tutto all’insegna di una goliardia esagerata, volgare ed estrema.
A farne parte produttori e parolieri famosi ( Giancarlo Bigazzi Gianni Boncompagni Alfredo Cerruti Elio Gariboldi Daniele Pace, Gigi Sabani (solo nell’ultimo album), Totò Savio).
Gli Squallor ebbero un notevole successo, soprattutto di notorietà, nonostante non siano mai apparsi dal vivo e la censura pressochè totale delle loro canzoni sui media (con l’eccezione di qualche sporadica radio privata).
Significativi i titoli della loro discografia, esplicitamente esemplificativi del tono delle proposte: Troia, Palle, Vacca, Pompa, Cappelle, Tromba, Mutando, Scoraggiando, Arrapaho, Uccelli d’Italia, Tocca l’albicocca, Manzo, Cielo duro, Cambiamento.
Famosa la pubblicità televisiva dell’album “Arrapaho” del 1983 con un pellerossa effeminato che si presentava dicendo “Ciao, comprati Arrapaho”, slogan entrato per anni nel lessico comune.
In realtà musicalmente insignificanti basavano i loro album su testi recitati all’insegna del turpiloquio (anche pesante), ironia e satira senza freni e (auto) censure all’insegna di un assoluto unpolitically correct.
Bersagli principali la sessualità (etero ed omo), la chiesa e la religione in generale, solo occasionalmente la politica il tutto all’insegna di una goliardia esagerata, volgare ed estrema.
A farne parte produttori e parolieri famosi ( Giancarlo Bigazzi Gianni Boncompagni Alfredo Cerruti Elio Gariboldi Daniele Pace, Gigi Sabani (solo nell’ultimo album), Totò Savio).
Gli Squallor ebbero un notevole successo, soprattutto di notorietà, nonostante non siano mai apparsi dal vivo e la censura pressochè totale delle loro canzoni sui media (con l’eccezione di qualche sporadica radio privata).
Significativi i titoli della loro discografia, esplicitamente esemplificativi del tono delle proposte: Troia, Palle, Vacca, Pompa, Cappelle, Tromba, Mutando, Scoraggiando, Arrapaho, Uccelli d’Italia, Tocca l’albicocca, Manzo, Cielo duro, Cambiamento.
Famosa la pubblicità televisiva dell’album “Arrapaho” del 1983 con un pellerossa effeminato che si presentava dicendo “Ciao, comprati Arrapaho”, slogan entrato per anni nel lessico comune.
mercoledì, luglio 18, 2012
Ricordo di Jon Lord
A 71 anni se ne è andato JON LORD mitica tastiera dei DEEP PURPLE con i quali ha condiviso (con il batterista Ian Paice) tutta la carriera.
Ma è interessante scoprire anche una lunga serie di collaborazioni e attività pre-Deep Purple con i quali, è superfluo sottolineare, ha comunque scritto eccellenti pagine rock, dagli esordi freakbeat proto hard di “Sahed of Deep Purple” con l’immortale “Hush” a capolavori come “In rock” (1970) e “Machine head” (1972) oltre allo storico live “Made in Japan” del 1972. Dopo l’uscita di Ian Gillan la qualità cala e la direzione diventa più classica ma fino a “Perfect strangers” rimane di prima qualità (senza dimenticare lo stile della meteora chitarrista Tommy Bolin nell’ottimo “Come taste the band”).
JON LORD esordisce nella scena musicale londinese nel 1963 con l’Art Wood Combo, diventati nel 1964 THE ARTWOODS con Art Wood già cantante con Alexy’s Korner e fratello di Ron Wood dei Birds (futuro Faces e Stones) e Keef Hartley (batterista che sosituì Ringo Starr nei Rory Storm and the Hurricanes e che suonerà poi con John Mayall).
Gli Artwoods realizzano uno stupendo album di british beat chiazzato di blues nel novembre del 1966 e una lunga serie di 45 ed EP, riscuotendo in discreto successo ed interesse nella scena inglese.
Al loro scioglimento proseguirà brevemente nel 1967 con i S.Valentine Day Massacre ma senza riscontri per formare i Santa Barbara Machine Head con Ron Wood, Kim Gardner (anch’esso dai Birds) e Twink Adler (Pink Fairies, Tomorrow, Pretty Things), prgetto di breve durata e che ha lasciato solo tre strumentali.
Nel frattempo JON LORD ha suonato il piano nel primo album dei KINKS ma è stata smentita la sua presenza nella mitica “You really got me”, più volte accreditata (tanto quanto l’assolo fosse di Jimmy Page, notizia falsa, come dichiarato dallo stesso Page).
Dopo un’altrettanto breve apparizione con gli psichedelici Flower Pot Men forma nel 1969 il primo nucleo dei DEEP PURPLE.
Un paio di curiosità: un brano dei Santa Barbara Machine Head, “Rubber monkey” è stato ripreso dal Link Quartet nell’album “Italian playboys” del 2004. Jon Lord sposò la gemella della moglie di Ian Paice e abitava di fronte a George Harrison (con cui non ha mai suonato se non nell'album postumo "Brainwashed".
martedì, luglio 17, 2012
Mod Heroes : Bradley Wiggins
BRADLEY Marc WIGGINS è un pistard e ciclista su strada britannico che corre per il Team Sky.
Su pista ha vinto tre ori olimpici nell'inseguimento, uno nel 2004 ai Giochi di Atene e due nel 2008 ai Giochi di Pechino, oltre a sei titoli mondiali.
La particolarità che lo distingue dagli altri sportivi è che Bradley (attualmente maglia gialla al Tour De France e con discrete possibilità di vittoria) è un MOD.
Prima di vincere i due ori a Pechino si caricava con l’ascolto di “David Watts” dei Jam, ha una collezione di scooters e di chitarre 60’s (pare sia pure un buon chitarrista) ed è fan sfegatato di Small Faces, Kinks, Who, Weller oltre che di Oasis (il cui ascolto lo introdusse alla cultura mod) e nomi più recenti come Moons e Rifles, oltre ad esibire un look mod impeccabile.
Anche la sella che ha brevettato per la sua bici porta un logo dallo stile inequivocabile.
E allora da oggi sappiamo chi tifare quando parte una gara ciclistica !
lunedì, luglio 16, 2012
Gruppo di famiglia in un esterno
Si è svolto in occasione del concerto di Paul Weller a Vigevano uno storico incontro tra alcuni dei più assidui frequentatori di questo blog.
Un grande passo per l’umanità.
Un’umanità molto varia, di diversa provenienza, età, idee ma accomunata da uno spirito libero e che guarda avanti.
Scusate la retorica.
Ed è stata una gioia vedere che il collante è stato ed è questo blog che vive grazie e soprattutto ai suoi fruitori e collaboratori che lo rendono vivo e frizzante ogni giorno, facendone un BAR SPORT CULTURALE dove si discute ad alta voce di musica, calcio, spettacolo, facezie e cose importanti.
Con competenza, conoscenza, ironia e voglia di vivere in maniera pulita nelle difficoltà circostanti.
Invito tutti a continuare ad essere presenti su queste pagine, a collaborare, proporre spunti, scriverne, rendere questo blog qualcosa di “comunitario” in cui a fianco agli scritti del Boss Supremo incomincino (Galletti e Wite hanno già inaugurato la loro rubrica “Calcio Punìto” e Madame Lilith quella domenicale dedicata a Vini e Rose ad esempio) a comparire anche contributi di altri (non necessariamente regolari).
Che l’estate sia momento di riflessione e proposta( e bevute).
Aspetto proposte, articoli e spunti.
Amen
Foto in alto: Cortez, Borghi, Boss, Cristiano, Foreign Minister Sir A Galletti, Marco MODS Trieste, Piergiorgio Genova.
Foto sotto: Clelia, Cristiano, Boss, Cpt Stax, Sir Indigo Moog, Borghi, Marco MODS, Cortez.
Foto di Barbara.
Un grande passo per l’umanità.
Un’umanità molto varia, di diversa provenienza, età, idee ma accomunata da uno spirito libero e che guarda avanti.
Scusate la retorica.
Ed è stata una gioia vedere che il collante è stato ed è questo blog che vive grazie e soprattutto ai suoi fruitori e collaboratori che lo rendono vivo e frizzante ogni giorno, facendone un BAR SPORT CULTURALE dove si discute ad alta voce di musica, calcio, spettacolo, facezie e cose importanti.
Con competenza, conoscenza, ironia e voglia di vivere in maniera pulita nelle difficoltà circostanti.
Invito tutti a continuare ad essere presenti su queste pagine, a collaborare, proporre spunti, scriverne, rendere questo blog qualcosa di “comunitario” in cui a fianco agli scritti del Boss Supremo incomincino (Galletti e Wite hanno già inaugurato la loro rubrica “Calcio Punìto” e Madame Lilith quella domenicale dedicata a Vini e Rose ad esempio) a comparire anche contributi di altri (non necessariamente regolari).
Che l’estate sia momento di riflessione e proposta( e bevute).
Aspetto proposte, articoli e spunti.
Amen
Foto in alto: Cortez, Borghi, Boss, Cristiano, Foreign Minister Sir A Galletti, Marco MODS Trieste, Piergiorgio Genova.
Foto sotto: Clelia, Cristiano, Boss, Cpt Stax, Sir Indigo Moog, Borghi, Marco MODS, Cortez.
Foto di Barbara.
venerdì, luglio 13, 2012
Paul Weller live a Vigevano 12 luglio 2012
PAUL WELLER è un musicista COMPLETO che ha raggiunto la perfetta maturità artistica.
Paul dal vivo suona musica MODerna prendendo il meglio dal passato: la RABBIA del punk, lo STILE del soul, il RITMO del funk, la BLACKness del blues, le VISIONI della psichedelia, l’ELEGANZA dei 60’s, la RAFFINATEZZA del jazz.
Canta benissimo, è un ottimo chitarrista, tiene il palco con personalità , professionalità, il giusto distacco, è generoso nel proporre due ore di musica (più o meno 25 brani).
La band spesso improvvisa, dilatando i brani, facendoli rivivere con nuovi arrangiamenti.
Il gruppo è solido, una tastiera mai invasiva, il batterista finalmente discreto e l’aggiunta di un ottimo percussionista per tenere testa al preciso basso di Andy Lewis, la puntuale chitarra di Steve Cradock e l’energia vitale del leader Paul.
Il nostro è in gran forma, si diverte e diverte, ogni tanto lascia suonare la band e si fuma con distacco una sigaretta, si alterna al piano, è rilassato ma allo stesso tempo concentrato e consapevole di poter attingere da 35 anni di sconfinato e stupendo repertorio.
Che esclude qualsiasi accenno al periodo Style Council, si concentra in particolare sugli ultimi due album e su “Stanley Road”, concendendo però ai più nostalgici una buona dose di Jam.
I brani del controverso “Sonik Kicks” ( "Kling I klang", "That dangerous age", "Study in blue", "Dragonfly", "Around the lake", "Attic", "Paperchase", "Drifters") trovano nuova vita, spogliati dai numerosi orpelli elettronico/sperimentali, diventano più asciutti, rock ed essenziali.
In particolare “Dragonfly” così drammatica, quasi new wave, sul disco, assume movenze soul rock nella versione live, mentre i 10 minuti reggae/dub di “Study in blue” sono ancora più efficaci rispetto alla dimensione di studio.
Tanto materiale anche dal precedente “Wake up the nation” un album che si dimostra sempre più riuscito alla distanza.
Ci sono le sferzate della title track che apre energicamente il concerto, di “Moonshine” e di “Fast cars/Slow traffic” proposta nel bis ma anche “7+3 is the strikes name” e soprattutto “Pieces of a dream” con Paul che si divide tra piano e chitarra in un ondeggiare psichedelico tra i momenti migliori del concerto.
In mezzo al quale arriva improvviso l’indimenticabile incedere di “Start!” la hit presa da “Sound Affects” dei Jam.
Uno dei migliori brani della carriera solista è senzaltro “From the floorboards up” unioco brano dallo stupendo “As is now” ma la versione è meno nervosa ed elettrica di quella discografica.
Bellissima invece quella di “Into tomorrow” singolo del Paul Weller Movement, prima incarnazione post Style Council del 1990 che si evolve in un lungo funk soul di incredibile efficacia.
Riuscita anche “All I wanna do” da “22 dreams” (da cui propone in apertura anche la title track) e "Foot of the mountain" da "Wild Wood"
Come detto molto spazio anche a “Stanley Road” con ben cinque brani: l’immancabile “Changing man” nel bis, l’incantevole ballad “You do something to me”, l’incedere pianistico della title track, l’inarrivabile soul di sapore 70’s Motown di “Broken stones” e il finale epico del concerto con il “sha la la la” de lritornello di “Whirlpool’s end”.
Ma, riconosciuto l’immenso valore compostivo e artistico del Weller solista, le emozioni maggiori vengono immancabilmente quando risuonano, nei bis, le note di “Art school” e “In the city” (anno di grazia 1977) e quando il concerto si chiude con una versione STRATOSFERICA di “Town called Malice” vorresti che continuasse per ore.
Alla fine ci guardiamo emozionati e felicissimi di aver condiviso una simile serata.
Con Alberto Sir Indigo Mood, Cpt Stax, Andrea Cortez, Cristiano C e consorte, Marco Mods Trieste, Piergiorgio Genova, Clelia, Claudio Uomo Moda.
Better stop dreaming of the quiet life
Cos it's the one we'll never know
Fast and furious
In a town called malice
Dedicato a Davidone anche lui con noi stasera.
Paul dal vivo suona musica MODerna prendendo il meglio dal passato: la RABBIA del punk, lo STILE del soul, il RITMO del funk, la BLACKness del blues, le VISIONI della psichedelia, l’ELEGANZA dei 60’s, la RAFFINATEZZA del jazz.
Canta benissimo, è un ottimo chitarrista, tiene il palco con personalità , professionalità, il giusto distacco, è generoso nel proporre due ore di musica (più o meno 25 brani).
La band spesso improvvisa, dilatando i brani, facendoli rivivere con nuovi arrangiamenti.
Il gruppo è solido, una tastiera mai invasiva, il batterista finalmente discreto e l’aggiunta di un ottimo percussionista per tenere testa al preciso basso di Andy Lewis, la puntuale chitarra di Steve Cradock e l’energia vitale del leader Paul.
Il nostro è in gran forma, si diverte e diverte, ogni tanto lascia suonare la band e si fuma con distacco una sigaretta, si alterna al piano, è rilassato ma allo stesso tempo concentrato e consapevole di poter attingere da 35 anni di sconfinato e stupendo repertorio.
Che esclude qualsiasi accenno al periodo Style Council, si concentra in particolare sugli ultimi due album e su “Stanley Road”, concendendo però ai più nostalgici una buona dose di Jam.
I brani del controverso “Sonik Kicks” ( "Kling I klang", "That dangerous age", "Study in blue", "Dragonfly", "Around the lake", "Attic", "Paperchase", "Drifters") trovano nuova vita, spogliati dai numerosi orpelli elettronico/sperimentali, diventano più asciutti, rock ed essenziali.
In particolare “Dragonfly” così drammatica, quasi new wave, sul disco, assume movenze soul rock nella versione live, mentre i 10 minuti reggae/dub di “Study in blue” sono ancora più efficaci rispetto alla dimensione di studio.
Tanto materiale anche dal precedente “Wake up the nation” un album che si dimostra sempre più riuscito alla distanza.
Ci sono le sferzate della title track che apre energicamente il concerto, di “Moonshine” e di “Fast cars/Slow traffic” proposta nel bis ma anche “7+3 is the strikes name” e soprattutto “Pieces of a dream” con Paul che si divide tra piano e chitarra in un ondeggiare psichedelico tra i momenti migliori del concerto.
In mezzo al quale arriva improvviso l’indimenticabile incedere di “Start!” la hit presa da “Sound Affects” dei Jam.
Uno dei migliori brani della carriera solista è senzaltro “From the floorboards up” unioco brano dallo stupendo “As is now” ma la versione è meno nervosa ed elettrica di quella discografica.
Bellissima invece quella di “Into tomorrow” singolo del Paul Weller Movement, prima incarnazione post Style Council del 1990 che si evolve in un lungo funk soul di incredibile efficacia.
Riuscita anche “All I wanna do” da “22 dreams” (da cui propone in apertura anche la title track) e "Foot of the mountain" da "Wild Wood"
Come detto molto spazio anche a “Stanley Road” con ben cinque brani: l’immancabile “Changing man” nel bis, l’incantevole ballad “You do something to me”, l’incedere pianistico della title track, l’inarrivabile soul di sapore 70’s Motown di “Broken stones” e il finale epico del concerto con il “sha la la la” de lritornello di “Whirlpool’s end”.
Ma, riconosciuto l’immenso valore compostivo e artistico del Weller solista, le emozioni maggiori vengono immancabilmente quando risuonano, nei bis, le note di “Art school” e “In the city” (anno di grazia 1977) e quando il concerto si chiude con una versione STRATOSFERICA di “Town called Malice” vorresti che continuasse per ore.
Alla fine ci guardiamo emozionati e felicissimi di aver condiviso una simile serata.
Con Alberto Sir Indigo Mood, Cpt Stax, Andrea Cortez, Cristiano C e consorte, Marco Mods Trieste, Piergiorgio Genova, Clelia, Claudio Uomo Moda.
Better stop dreaming of the quiet life
Cos it's the one we'll never know
Fast and furious
In a town called malice
Dedicato a Davidone anche lui con noi stasera.
mercoledì, luglio 11, 2012
Le 100 canzoni italiane più belle
Periodo estivo e una classifica ci sta bene.
Le 100 canzoni italiane più belle è ovviamente un concetto molto opinabile sia nelle preferenze che nei criteri.
Ho fatto un mix tra una serie di titoli rappresentativi della musica italiana e brani a me molto cari per un’ipotetica compilation da far ascoltare ad uno straniero digiuno da ciò che è stato prodotto in Italia (e in italiano).
Ho limitato le canzoni per ogni autore a massimo due/tre brani (il solo De Andrè avrebbe potuto occupare almeno dieci posti) in modo da avere una vasta gamma che copra un po’ tutti i generi.
Dopo le prime 10 le posizioni successive sono in ordine alfabetico.
1 Adriano Celentano – Azzurro
2 Fabrizio De André – La canzone di Marinella
3 Area - Gioia e rivoluzione
4 Paolo Conte - Vieni via con me
5 Lucio Dalla – 4 marzo 1943
6 Ornella Vanoni - Senza paura
7 Adriano Celentano - Prisencolinensinainciusol
8 Ivano Fossati - La musica che gira intorno
9 Lucio Battisti - 10 ragazze per me
10 Edoardo Bennato – Non farti cadere le braccia
da 10 a 50
99 Posse - Quello che
Alice - Per Elisa
Almamegretta – Figli di Annibale
Area – Luglio, agosto, settembre (nero)
Franco Battiato - Up patriots to arm
Loredana Bertè - Il mare d’inverno
Vinicio Capossela - Il ballo di San Vito
Raffaella Carrà - Rumore
Caterina Caselli - Nessuno mi può giudicare
Piero Ciampi - Andare camminare lavorare
Carmen Consoli - Confusa e felice
I Corvi - Ragazzo di strada
Cesare Cremonini - Gonji Boy
Fabrizio De André – Fiume Sand Creek
Francesco De Gregori – La donna cannone
Gabriella Ferri - Grazie alla vita
Equipe 84 - 29 settembre
Equipe 84 - Tutta mia la città
Eugenio Finardi - Musica Ribelle
Giorgio Gaber - La libertà
Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu
Rino Gaetano - Mio fratello è figlio unico
Gang - Socialdemocrazia
Ivan Graziani - Pigro
Francesco Guccini - L'avvelenata
Enzo Jannacci – Quelli che
Jovanotti - Penso positivo
Bruno Lauzi - Onda su onda
Mina - Sacumdi Sacumdà
Domenico Modugno - Nel blu dipinto di blu
New Trolls - Prima c’era luce
Nomadi - Dio è morto
Le Orme - Gioco di bimba
Gino Paoli - Il cielo in una stanza
Patty Pravo - Pensiero Stupendo
PFM - Impressioni di settembre
Enrico Ruggeri/Decibel - Contessa
Daniele Silvestri - Salirò
Statuto - Ghetto
Luigi Tenco - Ciao amore ciao
da 51 a 100
Adamo - La notte
Afterhours - Ballata per la mia piccola iena
Africa Unite – Il partigiano John
Lucio Battisti - Una donna per amico
Samuele Bersani – Chicco e Spillo
Pierangelo Bertoli - Pescatore
Angelo Branduardi - Alla fiera dell’est
Caparezza – Vengo dalla luna
Casino Royale – Sempre più vicini
Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck
CCCP - Islam punk
Chrisma - Many kisses
C.S.I. – Forma e sostanza
Lucio Dalla - Com'è profondo il mare
Pino Daniele – Je so’ pazzo
Fabrizio De Andrè - Don Raffaè
Francesco De Gregori - Generale
Delirium – Jesahel
Diaframma – Adoro guardarti
Cristina Donà - L’ultima giornata di sole
Elio e le storie tese – Mio cuggino
Frankie Hi NRG – Potere alla parola
Gaznevada – Ragazzi dello spazio
Raphael Gualazzi - Follia d’amore
Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43
Ligabue - A che ora è la fine del mondo
Litfiba - Spirito libero
Little Tony - Cuore matto
Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
Fiorella Mannoia - Quello che le donne non dicono
Enzo Maolucci - Torino che non è New York
Matia Bazar - Vacanze romane
Milva - 25 aprile 1945
Mina - Grande grande grande
Modena City Ramblers - 100 passi
Nada -Amore disperato
Negrita - Cambio
Offlaga Disco Pax – Robespierre
Quintorigo – Deux heures de soleil
Alberto Radius - Nel ghetto
Rokes - Bisogna saper perdere
Ron - Una città per cantare
Skiantos - Mi piaccion le sbarbine
Subsonica - Tutti i miei sbagli
Vallanzaska - Cheope
Ornella Vanoni - L’appuntamento
Vasco Rossi – Gli spari sopra
Roberto Vecchioni - Samarcanda
Verdena - Razzi, arpie, inferno, fiamme inferno
Zucchero – Diavolo in me
Le 100 canzoni italiane più belle è ovviamente un concetto molto opinabile sia nelle preferenze che nei criteri.
Ho fatto un mix tra una serie di titoli rappresentativi della musica italiana e brani a me molto cari per un’ipotetica compilation da far ascoltare ad uno straniero digiuno da ciò che è stato prodotto in Italia (e in italiano).
Ho limitato le canzoni per ogni autore a massimo due/tre brani (il solo De Andrè avrebbe potuto occupare almeno dieci posti) in modo da avere una vasta gamma che copra un po’ tutti i generi.
Dopo le prime 10 le posizioni successive sono in ordine alfabetico.
1 Adriano Celentano – Azzurro
2 Fabrizio De André – La canzone di Marinella
3 Area - Gioia e rivoluzione
4 Paolo Conte - Vieni via con me
5 Lucio Dalla – 4 marzo 1943
6 Ornella Vanoni - Senza paura
7 Adriano Celentano - Prisencolinensinainciusol
8 Ivano Fossati - La musica che gira intorno
9 Lucio Battisti - 10 ragazze per me
10 Edoardo Bennato – Non farti cadere le braccia
da 10 a 50
99 Posse - Quello che
Alice - Per Elisa
Almamegretta – Figli di Annibale
Area – Luglio, agosto, settembre (nero)
Franco Battiato - Up patriots to arm
Loredana Bertè - Il mare d’inverno
Vinicio Capossela - Il ballo di San Vito
Raffaella Carrà - Rumore
Caterina Caselli - Nessuno mi può giudicare
Piero Ciampi - Andare camminare lavorare
Carmen Consoli - Confusa e felice
I Corvi - Ragazzo di strada
Cesare Cremonini - Gonji Boy
Fabrizio De André – Fiume Sand Creek
Francesco De Gregori – La donna cannone
Gabriella Ferri - Grazie alla vita
Equipe 84 - 29 settembre
Equipe 84 - Tutta mia la città
Eugenio Finardi - Musica Ribelle
Giorgio Gaber - La libertà
Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu
Rino Gaetano - Mio fratello è figlio unico
Gang - Socialdemocrazia
Ivan Graziani - Pigro
Francesco Guccini - L'avvelenata
Enzo Jannacci – Quelli che
Jovanotti - Penso positivo
Bruno Lauzi - Onda su onda
Mina - Sacumdi Sacumdà
Domenico Modugno - Nel blu dipinto di blu
New Trolls - Prima c’era luce
Nomadi - Dio è morto
Le Orme - Gioco di bimba
Gino Paoli - Il cielo in una stanza
Patty Pravo - Pensiero Stupendo
PFM - Impressioni di settembre
Enrico Ruggeri/Decibel - Contessa
Daniele Silvestri - Salirò
Statuto - Ghetto
Luigi Tenco - Ciao amore ciao
da 51 a 100
Adamo - La notte
Afterhours - Ballata per la mia piccola iena
Africa Unite – Il partigiano John
Lucio Battisti - Una donna per amico
Samuele Bersani – Chicco e Spillo
Pierangelo Bertoli - Pescatore
Angelo Branduardi - Alla fiera dell’est
Caparezza – Vengo dalla luna
Casino Royale – Sempre più vicini
Adriano Celentano - Il ragazzo della via Gluck
CCCP - Islam punk
Chrisma - Many kisses
C.S.I. – Forma e sostanza
Lucio Dalla - Com'è profondo il mare
Pino Daniele – Je so’ pazzo
Fabrizio De Andrè - Don Raffaè
Francesco De Gregori - Generale
Delirium – Jesahel
Diaframma – Adoro guardarti
Cristina Donà - L’ultima giornata di sole
Elio e le storie tese – Mio cuggino
Frankie Hi NRG – Potere alla parola
Gaznevada – Ragazzi dello spazio
Raphael Gualazzi - Follia d’amore
Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43
Ligabue - A che ora è la fine del mondo
Litfiba - Spirito libero
Little Tony - Cuore matto
Claudio Lolli - Ho visto anche degli zingari felici
Fiorella Mannoia - Quello che le donne non dicono
Enzo Maolucci - Torino che non è New York
Matia Bazar - Vacanze romane
Milva - 25 aprile 1945
Mina - Grande grande grande
Modena City Ramblers - 100 passi
Nada -Amore disperato
Negrita - Cambio
Offlaga Disco Pax – Robespierre
Quintorigo – Deux heures de soleil
Alberto Radius - Nel ghetto
Rokes - Bisogna saper perdere
Ron - Una città per cantare
Skiantos - Mi piaccion le sbarbine
Subsonica - Tutti i miei sbagli
Vallanzaska - Cheope
Ornella Vanoni - L’appuntamento
Vasco Rossi – Gli spari sopra
Roberto Vecchioni - Samarcanda
Verdena - Razzi, arpie, inferno, fiamme inferno
Zucchero – Diavolo in me
martedì, luglio 10, 2012
Original Rude Boy a Bologna
Mercoledì 11 luglio ore 21.30: MischMash Radio aka Patrizia Bottura & Cesare Ferioli in collaborazione con Antonio “Tony Face” Bacciocchi presentano “Original Rude Boy!” c/o Casalarga di via del Carpentiere 14 a Bologna (http://casalarga.blogspot.it/).
Husker Du
Una delle più importanti band della storia del rock.
Detto così può stupire e far storcere il naso a qualcuno ma gli HUSKER DU tra il 1982 e il 1987 costruirono le basi per un nuovo sound che fondava le radici nell’hardcore punk e nelle sonorità più estrema ma le traghettava, attraverso melodie struggenti, spesso di sapore 60’s, verso qualcosa di nuovo.
Una specie di risposta hardcore ai loro contemporanei REM ai quali possono essere spesso accostate le linee vocali e la costruzione de ibrani.
Un ibrido, un accostamento di difficile immaginazione ma che influenzò le generazioni successive e cambiò radicalmente una buona parte della scena alternativa.
Gli Husker Du furono tra i primi della scena HC a firmare per una major ma mantennero intatte le loro credenziali e la loro coerenza.
“Warehouse” e “Zen Arcade” rientrano tranquillamente tra i capolavori della musica rock.
Everything fall apart 1983 6.5
L’esordio estremo, furioso, iconoclasta dell’ep “Land speed record” lascia il posto ad una album altrettanto ruvido e violentissimo in cui solo a tratti si riescono ad immaginare le svolte future (vedi la cover di “Sunshine superman” di Donovan).
Zen Arcade 1984 8.5
Doppio album, un’ “opera punk” (“Rolling Stone” la descrisse come...”a kind of trash “Quadrophenia”) dove convergono le classiche folate hardcore ma anche influenze psichedeliche (la band aveva splendidamente coverizzato su singolo “Eight miles high” dei Byrds), jazz, folk.
Un lavoro sorprendente, ancora molto grezzo e acido ma che guarda lontanissimo.
Le due anime compositive del gruppo Hart e Mould si definiscono e separano sempre di più: più “rock tradizionale” il batterista, più cupo, introspettivo e duro Bob Mould.
Il finale, dopo il sorprendente glam rock ”Turn on the news” è nei 14 minuti di “Recourring dreams” un impossibile ma riuscitissimo connubio di prog e punk (!), sperimentale, apocalittico, travolgente.
New day rising 1985 6.5
Flip your wig 1985 7
Candy Apple grey 1986 6.5
I tre successivi album definiscono il nuovo concetto di pop core.
Persa volutamente l’abrasione iniziale si lavora ormai di fino sulle melodie e sulle contrapposizioni vocali.
Inferiori ai precedenti due album rimangono comunque interessanti in particolare “Flip your wig” con uno dei loro brani più significativi “Make no sense at all”.
Warehouse 1987 10
Il capolavoro assoluto.
Se “Zen Arcade” sperimentava ed era kilometri avanti, “Warehouse” è la perfezione artistica in cui l’equilibrio tra potenza sonora, punk e qualità delle composizioni (equamente divise tra Hart e Mould) è impeccabile.
Soprattutto le canzoni sono stupende senza momenti di cedimento pur in un doppio album (ancora un concept).
“Could you be the one” , “Visionary” , “These important years”, “Too much spice” spiccano tra le tante per freschezza, potenza, costruzione armonica.
Il commiato ideale per una storia breve ma intensissima e importantissima.
POST HUSKER DU
BOB MOULD
Ha realizzato una quindicina di album solisti e sotto il nome di SUGAR di qualità alterna ma spesso di ottimo livello (in particolare “Copper Blue” del 1992), si è dedicato alla produzione, scrittura, DJ e decine di collaborazioni (dedicandosi anche ad una delle sue passioni, il wrestling).
GRANT HART
Minato da vari problemi con la droga ha avuto una carriera solista incostante realizzando alcuni album solisti e con i Nova Mob.
“Intolerance” del 1989 e l’EP “All my senses” sono forse i migliori del lotto.
GREG NORTON
Dopo aver lasciato la musica per dedicarsi ad un ristorante è tornato sulle scene ne l2006 con il gruppo Gang Font feat. Interloper.
lunedì, luglio 09, 2012
Batteristi "sconosciuti" : Steve White
Prosegue il viaggio tra i "batteristi sconosciuti" ovvero coloro che non troverete mai nelle varie classifiche dei "migliori della storia del rock" ma che hanno, al contrario, uno spessore tecnico e artistico invidiabile.
STEVE WHITE è indissolubilmente legato alla carriera del PAUL WELLER post-Jam.
Entrò a 17 anni negli STYLE COUNCIL, con i quali condivise l'intera carriera discografica e concertistica ed è stato a fianco di WELLER fino al 2005 (nell'album "As is now").
White ha suonato anche con Ian Dury, per un brevissimo periodo con gli indimenticabili Redskins, nei Jazz Renegades, ha sostituito per alcuni concerti il fratello Alan negli OASIS e nel 2005 ha suonato con gli WHO al "Live8" sostituendo Zak Starkey in tour proprio con gli Oasis.
E' stato anche membro dei PLAYERS con Mick Talbot e Damon Minchella e con quest'ultimo suona attualmente nel TRIO VALORE (hammond boogaloo jazz) oltre a collaborare con il tastierista dei Deep Purple Jon Lord e aver suonato nell'album del cantautore SAM GRAY.
Il suo è uno stile pulitissimo, preciso, di estrazione jazzistica, molto potente ed essenziale che ha caratterizzato e marchiato a fuoco il sound di Weller e Style Council.
STEVE WHITE è indissolubilmente legato alla carriera del PAUL WELLER post-Jam.
Entrò a 17 anni negli STYLE COUNCIL, con i quali condivise l'intera carriera discografica e concertistica ed è stato a fianco di WELLER fino al 2005 (nell'album "As is now").
White ha suonato anche con Ian Dury, per un brevissimo periodo con gli indimenticabili Redskins, nei Jazz Renegades, ha sostituito per alcuni concerti il fratello Alan negli OASIS e nel 2005 ha suonato con gli WHO al "Live8" sostituendo Zak Starkey in tour proprio con gli Oasis.
E' stato anche membro dei PLAYERS con Mick Talbot e Damon Minchella e con quest'ultimo suona attualmente nel TRIO VALORE (hammond boogaloo jazz) oltre a collaborare con il tastierista dei Deep Purple Jon Lord e aver suonato nell'album del cantautore SAM GRAY.
Il suo è uno stile pulitissimo, preciso, di estrazione jazzistica, molto potente ed essenziale che ha caratterizzato e marchiato a fuoco il sound di Weller e Style Council.
sabato, luglio 07, 2012
Paul Weller il 12 luglio a Vigevano (PV)
PAUL WELLER si esibirà in esclusiva per i frequentatori del blog al Castello di Vigevano, giovedì 12 luglio.
Terrà un concerto esclusivo per noi (e per quanti altri vorranno intervenire) a cui sarà possibile accedere pagando regolare biglietto (come gli altri) alla cassa.
Eseguirà in assoluta e totale esclusiva, precedentemente concordata, SOLO PER NOI, una serie di brani che deciderà lui a suo insindacabile giudizio.
NOI ci si trova tra le 20 e le 20.30 in Piazza Ducale davanti al Museo delle Calzature ma se non ci trovassimo lì credo che sia sufficiente girare qualche bar della piazza.
In alternativa, in esclusiva per i frequentatori del blog e per il POPOLO CASULA, all'interno del Castello prima, durante o dopo il concerto.
venerdì, luglio 06, 2012
Dj Power
Qualcuno è probabilmente rimasto alla figura del DJ come intrattenitore di “seconda fascia” rispetto al gruppo che sale su un palco e suona con gli strumenti.
E allo stesso modo lo ritiene secondario anche da un punto di vista dela fama (e del conseguente guadagno) rispetto alle comuni rockstars.
Una recente classifica ha messo in fila alcuni dei più noti DJ mondiali in base alle rendite: Primo, Tiësto con 65 milioni di dollari, poi Paul Oakenfold (55 milioni), Paul van Dyk (50 milioni), John Digweed (45 milioni), Armin Van Buuren e Sasha (40 milioni).
DJ che arrivano anche nelle charts come Calvin Harris (che ha scritto I found Love per Rihanna, Benny Benassi (che con il cugino Alle è autore di Girl Gone Wild per Madonna mentre Fatboy Slim è stato a lungo un habituèe delle classifiche).
Il DJ Deadmau5 sul suo sito ha scritto : «Non mi vergogno di ammettere che collego il mio computer e scelgo i brani con la barra spaziatrice, il software fa tutto e non serve nessun talento». TIMES ARE CHANGIN.....
E allo stesso modo lo ritiene secondario anche da un punto di vista dela fama (e del conseguente guadagno) rispetto alle comuni rockstars.
Una recente classifica ha messo in fila alcuni dei più noti DJ mondiali in base alle rendite: Primo, Tiësto con 65 milioni di dollari, poi Paul Oakenfold (55 milioni), Paul van Dyk (50 milioni), John Digweed (45 milioni), Armin Van Buuren e Sasha (40 milioni).
DJ che arrivano anche nelle charts come Calvin Harris (che ha scritto I found Love per Rihanna, Benny Benassi (che con il cugino Alle è autore di Girl Gone Wild per Madonna mentre Fatboy Slim è stato a lungo un habituèe delle classifiche).
Il DJ Deadmau5 sul suo sito ha scritto : «Non mi vergogno di ammettere che collego il mio computer e scelgo i brani con la barra spaziatrice, il software fa tutto e non serve nessun talento». TIMES ARE CHANGIN.....
giovedì, luglio 05, 2012
Appuntamenti
LILITH AND THE SINNERSAINTS live a:
Venerdì 6 luglio a BRUGHERIO(MI) al "Masnada"
Sabato 7 luglio ore 22.30 in punto a SPILAMBERTO (MO) al "Friction Festival"
PRESENTAZIONE dei libri "The bluesologist - Gil Scott Heron" e "Neville Staple, The Original Rude Boy":
Sabato 7 a Spilamberto (MO) al "Friction Festival" di Spilamberto alle 21 e mercoledì 11 a Bologna
MischMash Radio aka Patrizia Bottura & Cesare Ferioli in collaborazione con Antonio “Tony Face” Bacciocchi presentano “Original Rude Boy!”.
c/o Casalarga di via del Carpentiere 14 a Bologna (http://casalarga.blogspot.it/)
Quella volta che sono stato in galera
Nelle foto oltre alle sbarre, Johnny Cash alla Folson Prison in California il 13 gennaio del 1968 e i Timepills a fine 80's (Renzo Bassi, Betty Blue, io).
Il 5 ottobre del 1990 entrai per la prima (e ultima, al momento) volta in galera.
Restai un paio di ore, giusto per un veloce sound check e per il CONCERTO che tenemmo con i TIMEPILLS (gruppo nato dalle ceneri dei Not Moving e con al basso il futuro Link Quartet Renzo Bassi) nel vecchio carcere di Piacenza (ora riconvertito in tribunale) per una cinquantina di detenuti.
Locali ricavati nelle stanze di Palazzo Madama costruito nel 1658 e trasformati in carcere nel 1866.
Una delle esperienze più “forti” della vita aggirarsi tra sbarre, portoni, giri di chiave, secondini, pur nella consapevolezza che di lì a poco noi ce ne saremmo usciti.
Suonammo in una specie di palestra, spoglia e fredda, in cui ad un certo punto furono fatti entrare i detenuti, in gran parte giovani, e tra cui riconobbi una serie di sfortunati amici.
Abbracci e commozione che non fecero una buona impressione sui secondini.
Alla fine regalai le bacchette ad un paio dei detenuti ma furono subito sequestrate....
Suonammo alcuni nostri brani e inserimmo “Cocaine” di JJ Cale, “Sweet Jane” di Lou Reed, “Brand new cadillac” nella versione Clash, “Riders on the storm” dei Doors e chiudemmo con “Loose” degli Stooges.
Ci furono applausi sinceri e sentiti e alla fine lasciammo per qualche minuto il “palco” ad alcuni ragazzi che improvvisarono qualcosa.
Ce ne andammo tremanti dall’emozione, raggiungemmo il primo bar e buttammo giù un whisky (alle 3 del pomeriggio).
Pochi giorni dopo lasciai il gruppo.
mercoledì, luglio 04, 2012
Omaggio a Pininfarina
Doveroso omaggio al GENIO ITALICO per la scomparsa di Sergio Pininfarina.
L’azienda italiana fu fondata da Battista Farina (detto Pinin. Il figlio Sergio fece poi “sistemare”, nel 1961, il proprio cognome in omaggio al padre) nel 1930.
Partita come attività artigianale di costruttori di carrozzerie divenne una delle più ricercate aziende nella progettazione di veicoli, grazie alle intuizioni di Pinin e al finanziamento di Vincenzo Lancia.
Nel 1947 Pininfarina concepì la prima automobile di fama mondiale, la Cisitalia 202, la prima autovettura che ottenne l'onore di un posto in un museo, il MOMA di New York.
Dal 1961 l’azienda passa al figlio Sergio, designer di fama mondiale, che ha proseguito la ricerca sempre restando nel campo delle automobili.
Tra i 50’s e i 60’s produce per l’ALFA ROMEO alcuni modelli destinati a diventare tra i migliori e più belli di sempre dalla GIULIETTA SPIDER alla LANCIA AURELIA B24, all’ALFA ROMEO DUETTO, la LANCIA FLAMINIA, LANCIA FLAVIA COUPE’, la FIAT 124 SPORT SPIDER.
Nel 1967 costruisce la prima galleria del vento italiana (e una delle poche al mondo) collabora con la FERRARI (Ferrari 365 Daytona), si dedica ai caravan e al RALLY lavorando per la LANCIA.
Negli anni 80 è sua la storica FERRARI TESTAROSSA e in seguito collabora con la MASERATI. Tra le ultime produzioni la FERRARI 458 ITALIA.
martedì, luglio 03, 2012
Giugno 2012. Il meglio
Metà del 2012 e un po’ di nomi che ritroveremo nella top a fine anno. Patti Smith, Garland Jeffreys, Jack White, Paul Weller, Motorpsycho, Quantic+Alice Russell, Leonard Cohen, Dojo Cuts, Micatone , Mark Lanegan, Fay Hallam, Off! , Neneh Cherry and the Thing.
Tra gli italiani Julie’s Haircut, Mr.T-Bone & Young Lions, Infernal Quinlan, Giardini di Mirò, Mike Painter/Viola Road, Redska, Lo.Mo, Sir Frankie Crisp, Glincolti, Rookies.
ASCOLTATO
PATTI SMITH - Banga
Torna alla grande, dopo una serie di album interlocutori.
“Banga” è pieno di pathos, energia, elettricità, poesia e conferma Patti tra i nomi ancora degni di calcare la scena e con pochi rivali.
IGGY POP - Apres
Massacrato dalla critica (e dal pubblico), “Apres” è una mezzoretta di canzoni francesi, “Michelle” dei Beatles, “Everybody’s talkin” e vari altri ammenicoli i nstile crooner jazz.
Secondo me un album riuscito, leggero, senza pretese, fatto bene e piacevole.
DEXYS - One day I’m goin to soar
Tornano dopo 26 anni i Dexys (senza più Midnight Runners) conaanche Mick Talbot alle tastiere (molto limitate). Un buon disco pieno di soul music, northern soul, espliciti riferimenti ad Al Green e Marvin Gaye, soprattutto a Van Morrison.
Kevin Rowland conduce il tutto con il solito piglio schizofrenico, lirico e teatrale che rende il tutto molto personale, unico e inconfondibile.
NENEH CHERRY and THE THING - Cherry thing
Avant jazz con puntate nel free in cui si omaggiano in chiave personalissima i Suicide di “Dream baby dream”, gli Stooges di “Dirt” , Ornette Coleman.
Difficile, coraggioso, un gran bell’album.
LOS FULANOS - Si esto se acaba qua Siga el boogaloo
Vi piace il latin jazz ? Il boogaloo alla Ray Barreto e Joe Bataan?
I Los Fulanos di Barcellona fanno per voi con una gustosissima aggiunta di funk, soul e salsa. Divertenti, coinvolgenti, ballabilissimi e una versione latin soul di “Blue monday” dei New Order da urlo.
MR. DAY - Dry up in the sun
I Mr.Day arrivano al secondo album con un sound super accattivante mischiando beat, primi Who, soul, Curtis Mayfield, pop, Hammond jazz, Beatles, qua un fuzz, là un sitar, tutto l’immaginario 60’s più gradevole e gradito.
Ottimo davvero.
CURTIS SALGADO - Soul shot
Si dice che abbia ispirato la figura dei Blues Brothers, ha suonato con i Nighthawks e con la Robert Cray Band. Questo è il suo settimo album ed è pieno di soul old school, rhythm and blues, voce alla Tom Jones, grandi grooves, genuinità e sincerità a valanga. Bello.
INCOGNITO - Surreal Eleganza, raffinatezza, chic.
Il nuovo degli Incognito è la solita miscela cool di funk, jazz, disco, dance, soul, molto easy (con gli arrangiamenti di fiati alla Earth, Wind and Fire, il groove tra primi Chicago e ultimo James Brown, voci sopraffine e pulizia tecnica pazzesca).
Quando facile e commerciale è pure bello.
ASCOLTATO ANCHE:
CHAIN AND THE GANG (qualcuno si svenerà nelle solite palle di “garage primitivo primordiale” etc etc. Ian Svenonius (ex Make Up) in questa nuova avventura suona invece male, sbrodolato, annoiando e facendo pietà. Secondo me), JOE JACKSON (Joe omaggia Duke Ellington con lunga lista di ospiti tra cui due eccellenti Iggy e Sharon Jones ma alla fine l’album è un po’ noioso e stucchevole), GIANT GIANT SAND (un’opera (country) rock sulla città di Tucson in ovvio clima tex mex e country. Non male), WEST HELL 5 (olandesi si destreggiano tra spy songs, hammond strumentali, fiati. Tutto bello anche se davver ostra sentito), CHRIS ROBINSON (l’ex voce dei Black Crowes rimane nei 70‘s tra ballate alla Stones, blues alla Frre, rock classico sporcato di funk e rock n roll con un pizzico di psichedelia. Discreto), AA.VV - Sensacional Soul- Spanish Soul Stompers 67-76 (13 brani di 60‘s beat soul spagnolo con alcune ottime cose e tante trascurabili), JOEY RAMONE (album postumo completato da vari amici. ODIO queste operazioni. E il risultato è assolutamente trascurabile), DEUS (molto interessante, pieno di citazioni, rock contaminato sincero), ANDRE WILLIAMS (vecchio leone del rhythm and blues con un nuovo album di poca consistenza pur se piacevole), SMASHING PUMPKINS (mai piaciuti, tanto meno questo pomposo, asfissiante, super lirico nuovo “Oceania”), MAXIMO PARK (li ricordavo con cose decenti tempo fa. Al quarto album sono ora innocui e un bel po’ noiosi con un pop tipicamente brit anonimo e trascurabile), DAVIDE VETTORI (elettro pop in italiano dai tratte wave), MZ DEE (per chi ama il blues classico virato in chiave attuale, con qualche tocco di swing, e una bella voce black questo è un buon disco) DUKE ROBILLARD JAZZ TRIO (era chitarra dei Fabolous Thunderbirds e lo è stato per Tom Waits tra gli altri. Questo è un delizioso album di cool jazz), BEACHWOODS SPARKS (byrdsiani con tocchi di CSN&Y. Un po’ prolissi ma con buoni spunti)
LETTO
MILES DAVIS - Miles - L’autobiografia
Un libro fantastico pur nella sua lunghezza in cui Miles si mette a nudo in tutti i suoi eccessi e con un linguaggio da strada crudo e durissimo. Non risparmia nulla a nessuno.
E’ chiaro, diretto, implacabile, sincero, non si assolve mai e il libro scorre alla grande.
E, come già verificato nel caso di Charlie Mingus, i jazzisti dei 50’s e 60’s facevano impallidire i peggiori punk.
ALESSANDRO BARICCO - Tre volte all’alba
Baricco scrive bene e con stile evocativo, scorrevole e fruibilissimo.
Le tre storie del nuovo lavoro sono lontane tra loro ma si sfiorano senza mai incontrarsi, con un filo conduttore nascosto comune. Ma alla fine resta poco gusto e poco spessore.
Trascurabile.
VISTO
“Non è un paese per vecchi” Coen
Un grande film, spietato, intimamente psicologico, crudo ma anche divertente ai limiti del Tarantinismo (nel senso di Quentin).
Bello, da vedere.
COSE & SUONI
Prosegue molto bene il tour di LILITH AND THE SINNERSAINTS.
Un paio di date ancora e poi si riprende in autunno.
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me
CALCIO
Degli Europei abbiamo parlato in lungo e in largo.
Un attimo di pausa, di Olimpiadi e ci si rituffa in campionato (destinato ad una maggiore mediocrità, se ne vanno i principali campioni.
Forse un modo per valorizzare i nostri giovani), Champions, polemiche e scommesse.
IN CANTIERE
Lilith and the Sinnersaints live
venerdì 6 luglio : Brugherio(MI) “Masnada”
sabato 7 luglio : Spilamberto (MO) “Friction Festival”
Prosegue bene il libro sugli Statuto.
In arrivo il nuovo Assist in autunno.
A luglio una bella serie di concerti ed appuntamenti (Paul Weller, Excitments, Jon Spencer Blues Explosion, Sharon Jones, PIL+Specials+Rancid)
lunedì, luglio 02, 2012
Euro 2012: Spagna campione
C'è poco da piangere e da commentare.
Partita senza storia, spagnoli superiori, lucidi, freschi, Italia imballata, a pezzi, che non stava in piedi.
Quattro gol sono un po' troppi ma abbiamo rischiato anche di averne un altro paio sul groppone.
All'inizio del secondo tempo ci poteva stare un gol di Di Natale ma non avrebbe cambiato nulla.
In ogni caso un grande Europeo per l'Italia, imprevedibilmente in finale.
A livello puramente calcistico si è visto poco, hanno giocato bene la Spagna (a tratti) e la Germania.
Buono il Portogallo e ottima l'Italia dei quarti e semifinale.
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