giovedì, ottobre 13, 2005

La Kabardino Balkaria


Gli eventi che stanno accadendo in queste ore
in Russia ci permettono un altro viaggio in un luogo "estremo" dopo la Transnistria e il Somaliland

Repubblica autonoma (12.500 km2, 760.000 ab., capoluogo Nalčik) tra il crinale del Caucaso e il bassopiano caspico. Il territorio è diviso in due zone: la Balcaria, a sud, e la Cabardia, a nord. Agricoltura (mais, frutta), allevamento bovino e ovino.

da www.peacereporter.net
In Cabardino-Balcaria è attivo da due anni il gruppo armato islamico Yarmuk, che già lo scorso dicembre assaltò gli uffici della polizia anti-droga di Nalchik. In quell’azione i guerriglieri uccisero quattro agenti e sottrassero dall’armeria un'ottantina di fucili mitragliatori, centottanta pistole e molte casse di munizioni, prima di dare alle fiamme l'edificio.
In quell’occasione il gruppo rivendicò l’azione con un comunicato in cui si affermava: "Non è un segreto che il commercio della droga nella nostra repubblica sia gestito, non combattuto, dall’amministrazione locale con la copertura dei servizi segreti russi. Quest’attività criminale sta favorendo la tossicodipendenza tra la nostra gente. E soprattutto tra i nostri giovani. Per la sharìa i trafficanti di droga vanno puniti con la pena di morte".

L'origine del nome Yarmuk. Yarmuk è il nome di un fiume, affluente del Giordano, che divide la Siria dalla Giordania. Per i musulmani questo nome evoca una battaglia che tredici secoli fa fu decisiva per l'espansione dell’Islam in Medioriente. Il 30 agosto dell’anno 636 d.C., infatti, le armate arabe, approfittando di una tempesta di sabbia, passarono il fiume Yarmuk travolgendo l'esercito bizantino dell'imperatore Teodoro, conquistando la Siria e aprendosi la strada per la conquista della Palestina, che sarebbe avvenuta quattro anni più tardi.

Jihad dall'agosto 2003.

Questo gruppo aveva annunciato nell’agosto 2003 l'inizio della jihad contro il "tirannico e corrotto regime fantoccio" della Cabardino-Balcaria accusandolo di essere nient’altro che un'organizzazione che "opprime, intimidisce e sfrutta la popolazione per i propri interessi criminali", facendo crescere "povertà, disoccupazione, alcolismo, tossicodipendenza, criminalità, prostituzione e depravazione" nella repubblica, e portando avanti una brutale politica di repressione della religione islamica, con la persecuzione poliziesca dei fedeli islamici e con la chiusura delle moschee.

Reazione alla repressione.

Un quadro, purtroppo, non distante dalla drammatica realtà socio-economica della Cabardino-Balcaria, dove i giovani disoccupati che non si danno alla droga e all'alcol diventano facile preda della crescente propaganda del radicalismo islamico di matrice wahabita. Un radicalismo estraneo alla tradizione sufi e moderata dell’Islam caucasico, ma sempre più diffuso tra le nuove generazioni afflitte dalla povertà. Un fenomeno al quale le autorità locali, su ordine di Mosca, reagiscono solo con una repressione durissima che non ha altro effetto se non quello di alimentare il fuoco dell'estremismo.

A caccia di Basayev.

Tutto è cominciato nell'estate del 2003, quando nella repubblica si diffuse la voce che il famigerato signore della guerra ceceno, Shamil Basayev, si era nascosto a Baksan, un piccolo villaggio nella foresta. Quando, il 24 agosto 2003, la polizia andò a controllare, venne attaccata da un gruppo di guerriglieri, uno dei quali si fece saltare in aria con una carica esplosiva.
Nelle settimane successive il governo locale avviò una campagna di arresti di massa nelle moschee della piccola repubblica, che poi vennero chiuse.

Arresti di massa, pestaggi e torture.

"Anche mio figlio era stato arrestato in quei giorni", racconta Aminat Kardanova. "Aveva solo vent’anni. Lo hanno picchiato brutalmente. Era solo uno studente, e andava in moschea di rado. Purtroppo, perché ora non ci va più: sta tutto il giorno in strada, e ha anche cominciato a drogarsi".
Negli stessi giorni, bande di ragazzi protetti dalla polizia organizzarono un vero e proprio pogrom contro gli studenti universitari di origine cecena, scappati in questi anni dalla guerra.
Tra il 15 e il 17 settembre 2003, centinaia di universitari ceceni vennero assaliti nei dormitori del'ateneo di Nalchik, per le strade, all’uscita dai cinema e dal teatro.

L'Emirato del Caucaso del Nord.

Da allora, nonostante la chiusura delle moschee e l'incarcerazione di molti leader islamici locali, l'estremismo anti-governativo non ha fatto che aumentare.
Lo Yarmuk ha evidentemente fatto proseliti. E ora ha fatto anche scorta di armi, ed è pronto per varcare un nuovo Yarmuk, lanciandosi alla conquista di un'altra provincia da inglobare nell' Emirato islamico del Caucaso settentrionale sognato da Shamil Basayev. Ma rischiando solo di trasformare la Cabardino-Balcaria in una nuova Cecenia.

martedì, ottobre 11, 2005

Polli , Lapi , i prodi berlusconi e il Pakistan

Tre anatre sono morte per l’influenza aviaria e mille tacchini sono stati soppressi in Turchia.
Lapo si è bombato di speedball insieme a tre trans (lo stile Fiat !)

Prodi e Berlusconi che cazzo ce ne frega delle puttanate che hanno detto !
Tanto non servono al popolo italiano ma solo a loro.

Nei telegiornali queste notizie hanno preceduto i 30.000 morti del terremoto in Pakistan (metà dei quali bambini....)

lunedì, ottobre 10, 2005

Il Somaliland

Dopo la Transnistria (vedi post del 4 ottobre) prosegue il viaggio immaginario nei posti "estremi" , luoghi isolati , non riconosciuti dalle autorità internazionali.
Tocca al Somaliland , a nord della Somalia

La Repubblica del Somaliland è stata conosciuta come Protettorato del Somaliland sotto l'Impero britannico dal 1884 fino al 26 giugno 1960, quando ha ottenuto la propria indipendenza dalla Gran Bretagna. Il 1 luglio 1960 si è unita all'ex Somalia Italiana per formare la Repubblica di Somalia. L'unione non ha funzionato secondo le aspirazioni della gente e lo sforzo ha portato a una guerra civile dal 1980 in poi e all'eventuale collasso della Repubblica Somala. Dopo il crollo della Repubblica Somala, la gente del Somaliland ha tenuto un congresso con il quale ha deciso di ritirarsi dall'unione con la Somalia e reintegrare la sovranità del Somaliland.

Il Somaliland, una delle tante regioni semi autonome della Somalia, è ancora in attesa di un riconoscimento diplomatico internazionale.
Fino ad oggi, il conflitto politico e civile ha causato oltre 500.000 vittime e più di un milione di profughi.
La regione, sita nell'area est-centrale del continente africano, è prevalentemente arida. Negli ultimi sette anni le piogge sono state scarse, al di sotto della media, causando gravi problemi alla popolazione.
Pochi hanno accesso ad acqua potabile e, a causa della siccità, gli animali muoiono.
Le persone perdono, così, un'importante fonte di cibo e reddito.

venerdì, ottobre 07, 2005

Un Paese sempre più in miseria Otto milioni di poveri in Italia


da Unita.it.

Poveri, sempre più poveri.
E al sud anche in tanti, di poveri: l’11,7% delle famiglie italiane si trova sotto la soglia della povertà, ma al sud la percentuale sale al 25%.
Una famiglia su quattro nel meridione d’Italia dunque è povera.
Per capirci, visto che le percentuali non sempre riescono a spiegare, sono sette milioni e 588 mila gli italiani considerati poveri.
Ma per la maggioranza non c'è allarme.

mercoledì, ottobre 05, 2005

Carlo Giuliani fu ammazzato. Il medico legale: il colpo fu diretto

da Unita.it

Carlo Giuliani fu ammazzato.
Il medico legale: il colpo fu diretto
Carlo è stato ammazzato.
A questa conclusione è giunto il medico legale che al processo per i fatti di Genova 2001, in cui morì Carlo Giuliani durante il G8, è stato ascoltato come teste.
Il colpo di pistola che ha ucciso Giuliani fu un colpo «diretto» e non deviato da corpi estranei. Inoltre, si è saputo che il frammento di pallottola ritrovato sul corpo di Giuliani non fu più ritrovato.
Marco Salvi, medico legale appunto e ctu della procura, deponendo nella sessantesima udienza del processo ai 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova. Salvi ha così smentito la tesi che il colpo sparato dal carabiniere Placanica fu deviato da un calcinaccio e per questo colpì mortalmente Giuliani. Al termine dell'udienza, il pool degli avvocati della difesa ha chiesto copia integrale degli atti del dibattimento. Non è escluso che possa essere richiesta la riapertura del fascicolo per l'omicidio Giuliani.
Marco Salvi, autore della perizia sul carabiniere Mario Placanica e coestensore del referto autoptico sul corpo di Carlo Giuliani, è stato ascoltato dal tribunale sulle ferite riportate da Mario Placanica ed esaminate circa una settimana dopo l'accaduto.
La difesa però aveva chiesto di poterlo ascoltare anche sulla perizia Giuliani per verificarne l'attendibilità, poiché l'autopsia «fu bollata come “superficiale” dal pm Silvio Franz, che chiese e ottenne l'archiviazione» del procedimento relativo ai fatti di piazza Alimonda. Dopo una lunga camera di consiglio, il tribunale ha autorizzato le domande sull'autopsia.
Salvi ha risposto alle domande dell'avvocato Ezio Menzione, ricordando come la Tac in total body cui fu sottoposto il corpo di Carlo Giuliani «evidenziò un frammento radio-opaco nel cranio del ragazzo», frammento «assolutamente metallico, della pallottola esplosa», che poi «non fu più trovato durante l'autopsia».
Il medico legale è poi tornato sulla questione dello sparo che uccise Carlo Giuliani. Dopo essersi detto convinto che lo sparo fu diretto e non deviato, come invece sostenuto da altro anatomopatologo, Carlo Torre, Salvi ha dichiarato che il punto di fuoco era più alto, rispetto al bersaglio, di circa 10 centimetri, e che lo colpì con una traiettoria inclinata da destra - alto a sinistra - basso, entrando nella regione sottorbitale destra e uscendo dall'occipite sinistro.
Il procedimento per l'omicidio Giuliani venne archiviato il 5 maggio 2003 dal gip Elena Daloiso su richiesta del pm Franz, con l'opposizione della parte offesa.
Il gip ritenne che Placanica sparò in aria e che il colpo di pistola venne deviato da un «bersaglio intermedio», un calcinaccio che si trovava a «un metro e 90 dal suolo».
«La perizia di cui si sono conosciuti i risultati finali, conferma definitivamente quanto da sempre sostenuto dai difensori della famiglia Giuliani e cioè che Carlo è stato colpito da un colpo d'arma da fuoco diretta contro di lui e non da un proiettile deviato da un sasso scaturito dalla fantasiosa ricostruzione di alcuni consulenti tecnici». Così l'avv. durante le manifestazioni di Genova, interviene, dopo la deposizione del medico legale della procura, per chiedere un nuovo processo per il suo omicidio.
«Di fronte a questa nuova e decisiva emergenza processuale si impongono, a questo punto –precisa Giuliano Pisapia, legale della famiglia del giovane ucciso - nuove indagini, la riapertura del processo per poter pervenire a quello che è sempre stato il nostro obiettivo e cioè conoscere la verità e ottenere giustizia».

martedì, ottobre 04, 2005

La Transnistria


Il fascino dei luoghi estremi : la Transnistria , il Kosovo , il Laos , la Corea del Nord , il Bhutan , il Somaliland , lo Swaziland , Papua Nuova Guinea , Il Suriname , il Belize , il Gambia , Vanuatu , la Mongolia , il Nagorno Karabakh.
Da oggi incomincia su questo blog un viaggio informale e saltuario verso gli estremi del mondo (se avete qualcosa da segnalarmi , mi vado a documentare)

da Repubblica.it

La "repubblica autoproclamata" di Transnistria ha una bandiera,una moneta, e alle frontiere uomini in divisa dell'ex Armata rossa

Nello Stato che non esistetra gangster e statue di LeninTra l'Ucraina e la Moldova una striscia di terraè controllata da un ex agente del Kgb
dal nostro inviato LUCA FAZZO

Il presidente Igor Smirnov, padre e padrone dello Stato clandestino di Transnistria, si materializza quando mancano cinque minuti all'inizio della partita.
Prima di lui si materializzano le sue guardie del corpo.
Bloccano spalle al muro chi in quel momento si trova sulla scalinata che porta agli spalti.
Poi appare Smirnov. Alto, malfermo sulle gambe, lo stomaco gonfio, un cappello da baseball. Questo è il cuore del suo regno, lo stadio da sogno costruito per dare al mondo un segnale di forza e di potere. Per dire al mondo che la Repubblica di Transnistria, il paese che nessun paese riconosce, esiste sul serio. Che è uno Stato vero e non un accozzaglia di reduci e di trafficanti.
Ma né Smirnov né il suo stadio perfetto danno un'impressione di forza. Lo stadio è vuoto.
I riflettori illuminano a giorno le gradinate deserte. Qualche sparuta decina di tifosi dove potrebbero sederne ventimila. I proclami dello speaker risuonano nel vuoto.
Smirnov arranca sulle scale, va a rinchiudersi dietro le vetrate della sua tribuna privata.
Accanto a lui, un uomo non alto, con le spalle quadrate.
Qui si fa chiamare Sevtov, ma il suo vero nome è Antufeev. Come il suo capo, viene dalle fila del Kgb, la vecchia intelligence sovietica. Prima di arrivare qui, nella repubblica autoproclamata di Transnistria, lo Stato che batte moneta, che sventola una bandiera ed un esercito ma che per il mondo non esiste, Sevtov-Antufeev stava a Riga.
Un giorno quattro giornalisti troppo curiosi furono ammazzati, e Antufeev dovette cambiare aria. Così anche lui è riparato qui, nei quattromila chilometri quadrati di campagna e di miseria dove da quindici anni non esiste altra legge che quella del partito comunista e del suo presidente. Dove politica, esercito, affari, televisione e telefoni sono nelle mani di Smirnov, il colosso siberiano arrivato qui nel 1980.
E dove il patto d'acciaio tra i relitti dell'Armata Rossa e gli emergenti della mafia russa ha creato la più grande zona franca d'Europa per traffici ad alto valore aggiunto: denaro sporco, droga e soprattutto armi, tonnellate di armi che senza controllo partono dai vecchi arsenali sovietici e dalle fabbriche di Tiraspol verso i conflitti di tutta l'area, dal Kurdistan alla Cecenia, dall'Ossezia alla Serbia.
Ovviamente, anche i buyer di al Qaeda - si legge nei rapporti dei servizi segreti moldavi - sono arrivati a fare shopping in questo ben di Dio.
Arrivare in Transnistria può essere semplice o impossibile.

Dipende dal caso, da chi sei, dall'umore del graniciero, il miliziano che ti sta davanti quando arrivi alla frontiera sul ponte sul Niestru. Fino al ponte è Repubblica di Moldovia.
Neanche trenta chilometri separano Chisinau, la capitale moldova, dal fiume e dai suoi posti di blocco. Posti di blocco, check point, dogane, agguati armati?
Cosa siano esattamente non lo sa nessuno. Perché per il mondo questa non è una frontiera.
La Moldova ufficialmente si estende anche ad est del Niestru, fino al confine ucraino.
Ma da quindici anni la Transnistria si è autoproclamata Stato. Sul ponte sventola la bandiera rosso-verde-rossa. Sui berretti dei suoi soldati brillano la falce e il martello.
Oggi è giorno fortunato, si passa. Basta lasciare giù le macchine fotografiche. Chilometri di campagna, di miseri villaggi, di muli, oche e campi di mais. Poi si arriva a Tiraspol.
Le vecchie, immense fabbriche sovietiche semiabbandonate. I palazzoni squallidi e cadenti. Le vecchie che per mangiare vendono per strada attrezzi di casa e reggiseni usati.
Fino alla dissoluzione dell'Urss, in queste strade regnava la Quattordicesima Armata sovietica. Igor Smirnov era già in zona ma faceva un altro lavoro: ufficialmente mandava avanti una fabbrica di componenti elettrici, in realtà dirigeva l'ufficio locale del Kgb.
Oggi Smirnov è il presidente. La Quattordicesima si è dissolta, anche se duemila dei suoi uomini sono ancora acquartierati da queste parti. A contare, più dei soldati russi sopravvissuti, sono però quelli che hanno cambiato mestiere, i ragazzi della Brigata Solntsevo, uno dei clan più potenti della malavita moscovita, che nella sedicente repubblica si sono acquartierati armi e bagagli.
Ma non ci sono solo i ruspanti gangster arrivati da Mosca, ad approfittare della libertà d'azione che si respira a Tiraspol e a lanciare le Ferrari e le Cayenne sulle strade dissestate di Transnistria. Balordi e trafficanti arrivano da mezza Europa.

Uno dei primi a capire le risorse della Transnistria fu Boris Birshtein, oggi celebre businessman con quattro passaporti, che qui ha affari e interessi, e qui si dice abbia aiutato i gerarchi sovietici a fare sparire una valanga di denaro prima del crollo dell'Unione. Oggi rapporti dell'intelligence italiana segnalano che anche i nostri connazionali - dopo avere colonizzato Bucarest, dopo avere invaso Chisinau - stanno sbarcando a Tiraspol.
Soldi da investire. Ragazze da esportare. Eroina in transito libero.
E armi di ogni genere, in vendita liberamente: pistole, lancia-granate Spg9 e Gnom, fucili mitragliatori Ak 47. Perché tutto questo riesca ad andare avanti è una faccenda di geopolitica da fare venire il malditesta, tra manovre russe, ucraine, moldave, rumene, europee, americane. La gente di qua dà una spiegazione più brusca: quattrini, il mare di quattrini che è messo in moto da questi traffici, e di cui sono in molti a beneficiare. Qualcuno ha calcolato che se dal porto ucraino di Ilichevsk non passassero più i container che vengono dalla Transnistria, carichi di ogni tipo di merce illegale, il porto dimezzerebbe il suo giro d'affari.
Impossibile dire quanto durerà. E quanto resisterà il potere assoluto dello zar Smirnov. Oggi Smirnov ha in mano praticamente tutto.
Suo figlio Vladimir è presidente delle dogane. L'unica società autorizzata a intrattenere rapporti commerciali con l'estero è la Sheriff, di proprietà di Smirnov. L'unica benzina in vendita è la benzina Sheriff. La compagnia di telefonia mobile è del figlio di Smirnov, quella di telefonia fissa pure. E lo Sheriff è la squadra di calcio che il presidente Smirnov possiede, e che guida indisturbata la classifica. Apparentemente Smirnov è un monarca assoluto.
Ma c'è chi dice che a tenerlo a galla, in una singolare versione di democrazia, sia il consenso dei clan che dominano il mercato del crimine. Sullo stadio di Tiraspol, mentre lo Sheriff demolisce il Nistru di Otaci, soffia il vento freddo dei Carpazi.
Chissà se, chiuso dietro i vetri blindati, pallido e gonfio, anche Igor Smirnov si chiede quanto durerà.

venerdì, settembre 30, 2005

Ritmo sovversivo


È in edicola «Ge2001»
Un cd per i processi di Genova.
Con Subsonica, Assalti Frontali, Elio, Meganoidi in tutte le edicole (e tra una settimana anche nelle maggiori librerie), Ge2001 nuova produzione della manifesto cd, i cui proventi serviranno a sostenere i processi di Genova, quattro anni dopo l'infausto G8.
Non solo, il disco è anche e soprattutto una scheggia di memoria itinerante, ricordo in costante movimento di eventi incardinati nella storia più tragica e recente dei conflitti sociali nel nostro paese, quelli che nel 2001 portarono alla morte di Carlo Giuliani, a piazza Alimonda.
Tra i 17 nomi presenti - che hanno concesso a titolo gratuito i propri pezzi - figurano Subsonica, Elio e le Storie Tese, Assalti Frontali, Sikitikis, Meganoidi, Meg, Punkreas, Bandabardò, Têtes de bois, Folkabbestia, 24grana.
Il disco (costo 8 euro), in collaborazione con Carta e Liberazione, nasce da un'idea di Supporto legale e finanzierà appunto gli avvocati del Genoa legal forum impegnati ad elaborare il complesso volume di materiali audio e video su cui si basa gran parte delle udienze. Del resto «la memoria è un ingranaggio collettivo - chiarisce Supporto Legale - e per funzionare va oliato con cura.
Il nostro intento è di impedire che 25 persone siano condannate ad anni di carcere - rischiano da 8 a 14 anni per devastazione e saccheggio - e far sì che i pestati e i torturati della Diaz e di Bolzaneto possano rivendicare i loro diritti e ottenere un risarcimento. Per impedire che ogni forma di protesta venga condannata come 'associazione a delinquere tesa al sovvertimento dell'ordine costituito'. Perché la versione che si vuol far passare, oggi come allora, è che i manifestanti abbiano subito il giusto trattamento.
Ma non esiste la distinzione tra buoni e cattivi.
Eravamo 300 mila sovversivi - e noi lo siamo ancora, molti lo sono ancora».
Tutti in piazza in quelle ore per affermare che l'altra faccia, quella pulita, della coscienza deve per forza essere «contro la globalizzazione, il neoliberismo e la guerra», come recita con insistenza una delle frasi campionate da Ondebeta che nel pezzo Abituato a dire no hanno raccolto spezzoni audio dalla tv e dai cortei.
A Genova c'era anche Militant A che ci dà giù come un rapace nel remix di Rotta indipendente. Ricorda: «Hanno fatto di tutto per bloccarci; le cariche, le torture, gli spari, e adesso vengono premiati, con soldi e carriera. Questo ci ha fatto capire che al di là delle inchieste in corso, avevano il permesso di fare quello che hanno fatto. Avevamo imboccato la strada giusta, li abbiamo spaventati. Ci riproveremo sicuramente».
E ancora: «Fra gli eroici che c'erano andati per manifestare, c'è chi si ritrova coinvolto nelle inchieste e chi cerca di lottare in altri modi. Genova è stata una punta altissima, di scontro e di sfida, però non è riuscita a replicarsi, in seguito. Per questo ci ripenso con un po' di invidia, ripenso alla purezza dello scontro di quel 2001, contro la corruzione e contro l'ipocrisia».
Gli fa eco C-Max dei Subsonica, gruppo che per sostenere i processi di Genova ha anche donato parte degli incassi di un concerto: «Genova ha rappresentato una sorta di grado zero nel quale oltre alla violenza subita si sono fatti i conti con i meccanismi della comunicazione di regime, termine per nulla fuori luogo riferito a quei giorni».
Come se è il brano dei Subsonica presente in Ge2001 - un rockaccio indolente che macina battute hip hop e aperture melodiche; risponde la Bandabardò con La fine di un Pierrot, inno combat folk anti-Berlusconi; e poi il solito Elio con Supergiovane (live in Carpi), lo swing notturno di Abbasso Nixon (Têtes de bois), il suono elettro-fragile di Meg (Parole alate), il rumore dei Sikitikis, capaci nel disco d'esordio di ben più efficaci intuizioni surf&lounge.
Maggiori informazioni su www.supportolegale.org

martedì, settembre 27, 2005

Parlamento, la Lega fa lo scambio di coppie

da www.corriere.it

Ballaman e Balocchi si assumono le mogli

Sorpresa: gli scambisti sono sbarcati in politica. Certo, non gli scambisti a luci rosse dei club privé. Almeno che si sappia.

Ma due deputati leghisti, forse per marcare una innovazione padana nei confronti del vecchio nepotismo partitocratico, si sono scambiati davvero le mogli.
Ognuno ha assunto in ufficio, a spese dello Stato e quindi di noi cittadini, la moglie dell'altro.
Una bella pensata che, aggirando gli stucchevoli paletti di una legge bigotta contro il familismo, apre nuovi orizzonti al mantenimento di figli e cugini, generi e cognati, zie e concubine.
Senza più il fastidioso ingombro di provvedere al vitto e alloggio dei propri cari, comodamente collocati a carico delle pubbliche casse.
I protagonisti della nostra storia, che pare fosse nota a un mucchio di addetti ai lavori rigorosamente omertosi ma non ai cittadini, sono Maurizio Balocchi ed Edouard Ballaman.
Due personaggi piuttosto noti.
Il primo è sottosegretario agli Interni, il secondo questore della Camera. Il primo, un genovese di nascita fiorentina, è stato il fondatore dell'Associazione italiana amministratori di condomini, è parlamentare dal 1992 e della Lega è stato il segretario amministrativo. Il secondo, nato in Svizzera ma cresciuto a Pordenone, è un commercialista finito spesso sui giornali. Prima per aver dato fuoco in diretta tivù al concordato fiscale del governo Dini.
Poi per aver battuto Vittorio Sgarbi nell' uninominale anche grazie a volantini in cui invitava i cattolici a votare per lui (insegnante in una scuola salesiana) e non per gli avversari giacché uno era «comunista» e l'altro un «noto libertino frequentatore di pornostar». Quindi per aver proposto per due volte l'abolizione del «made in Italy» da sostituire al Nord con «made in Padania. Per non dire delle sparate sul diritto di Pordenone a diventare una provincia autonoma o di un'intervista al «Sole delle Alpi» dove alla domanda su cosa detestava rispondeva: «Il tricolore».
Amici da anni, i due hanno vissuto insieme almeno tre avventure finanziarie. La prima fu la tentata speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria, che vide come progettista il futuro presidente del consiglio regionale veneto Enrico Cavaliere e come investitori nella «Ceit srl» un sacco di esponenti del Carroccio, a partire dalla moglie di Umberto Bossi: un'operazione disastrosa, finita con la sparizione di due miliardi, il fallimento e la decisione del pm Paolo Luca di contestare all'intero consiglio di amministrazione la bancarotta fraudolenta e il falso, «per aver segnato sui libri contabili della società che le quote ammontavano a cento mila lire, quando in realtà le azioni costavano dai quaranta milioni in su». La seconda fu la fondazione, ancora con soci leghisti come Stefano Stefani e il solito Enrico Cavaliere, della società «Santex» per gestire il casinò dell'Hotel Istria di Pola.
Una vicenda chiusa con la vendita delle quote.
A chi? Giuseppe Ragogna e Stefano Polzot, nel libro «L'aquila tradita», scrivono che «secondo alcuni periodici croati sarebbero state cedute a Moshe Leichner e al figlio Zvi, due americani di origine israeliana arrestati a Los Angeles per una presunta truffa valutaria da 77 milioni di dollari ai danni di un centinaio di risparmiatori ». La terza avventura fu quella delle sale Bingo. Maurizio Balocchi puntò sulla «Bingonet», della quale era amministratore unico e azionista di maggioranza.
Il secondo, allora vicepresidente della commissione Finanze, sulla «Cristallina», una sua creatura che riuscì a ottenere la concessione di quattro sale: a Pordenone, Treviso, Belluno e Trieste. «Che male c'è?», rispose a chi sollevava perplessità. E spiegò: «Quando ho saputo che gli imprenditori romani volevano venire qui a far soldi mi sono attivato affinché la gestione fosse targata Destra Tagliamento».
Finì malissimo.
Fallì la «Bingonet», nonostante lo sconcertante prestito avuto dalla padana «Credieuronord», la banca di cui Balocchi era consigliere d'amministrazione (!) e i cui soci, piccoli risparmiatori leghisti rovinati, deliberarono «un' azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali per il risarcimento dei danni». E fallì, anche qui con uno strascico di denunce di soci che si ritenevano truffati, pure la «Cristallina». La quale, nata con un capitale di 20 milioni di lire, aveva puntato a rastrellare 14 miliardi e distribuito quote per oltre 4. Ma tra tante disavventure, almeno un'idea è stata per entrambi un affare. Quella che i due ebbero subito dopo la vittoria elettorale del 13 maggio 2001, quando la possente ondata liberale e liberista avrebbe dovuto spazzare il vecchio sistema clientelare del passato: perché non fare cambio delle mogli? Professionalmente, si capisce.
E così, detto fatto, alla metà di giugno il neosottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian, da quattro anni signora Ballaman. E contemporaneamente, la stessa settimana, il neoquestore della Camera Edouard Ballaman arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace, cioè la nuova compagna che a Balocchi, separato dalla prima moglie, avrebbe di lì a poco dato un figlio di nome Riccardo.
Dicono ora, nel piccolo mondo della politica, che erano in tanti a sapere.
Come in tanti sapevano della scelta del sottosegretario azzurro alla sanità Elisabetta Casellati di assumere come capo della segreteria sua figlia. O del figlio Riccardo e del fratello Franco di Umberto Bossi mandati a fare i consiglieri a Bruxelles e fatti rientrare solo dopo lo scoppio dello scandalo. E in tanti ammiccano che insomma, i casi di «aiutini» tra parenti di questa Seconda Repubblica che avrebbe dovuto chiudere con le antiche botteghe familiste, sono diversi.
E alludono a chi ha imbarcato mogli e chi cugini, chi cognati e chi amanti e insomma «è sempre andata così». Ecco: fosse davvero così, sarebbe bello se per una volta, a destra o a sinistra, qualcuno facesse «outing» prima di essere scoperto.
Ma c'è da sperarci?
Gian Antonio Stella
27 settembre 2005

venerdì, settembre 23, 2005

Buon weekend dall'Iraq democratico


IL FILO NERO TERRORISTA DA GROUND ZERO A BASRA
(e il silenzio dei giornali di sinistra italiani)
da un articolo di Fulvio Grimaldi

DA LEGGERE COMPLETAMENTE (è lunghissimo) MA ESTREMAMENTE ESAURIENTE
su www.comedonchisciotte.org

ps:
Basra è la località Iraqena dove due dei servizi segreti inglesi sono stati beccati con l'auto carica di esplosivo.
Imprigionati sono stati "liberati" dai commilitoni inglesi con i carriarmati , attaccati dalla folla inferocita.
L'episodio gravissimo e chiarificatore dello stato delle cose in Iraq è passato pressochè sotto silenzio sulla stampa italiana ed estera
(Baghdad, 23 settembre - Un portavoce della polizia irachena di Bassora ha detto che i due agenti provocatori, di nazionalità britannica, arrestati dalla polizia locale "pianificavano di far esplodere delle bombe in un luogo santo sciita" in città. Secondo il portavoce, citato dalla stampa irachena, di cui riferisce l'Ansa, i due "lavoravano per il Mossad e le armi e gli esplosivi in loro possesso sarebbero dovuti servire a provocare il caos")

Guerra globale al terrorismo, o fiaba per lobotomizzati?
Abbiamo alle spalle in questo paese una serie di stragi, tutte di Stato, tutte con dentro fino al collo i servizi segreti con sulle spalle gli avvoltoi Cia e Mossad.
Tutte servite a normalizzare, reprimere, stroncare, avviare verso l’autoritarismo e la liquidazione del dissenso nell’era dell’arricchimento dei ricchi e dell’impoverimento di tutti gli altri.
A Cuba, nel giugno scorso, si è tenuto uno sconvolgente convegno di quattro giorni – e non bastavano – sul terrorismo. Vittime, congiunti, testimoni, investigatori. Terrorismo per mezzo secolo e più tutto yankee, dall’America Latina del Piano Condor, delle dittature, dei desaparecidos, di Posada Carriles, della Scuola delle Americhe, fino al terrorismo cosmico dell’Iraq e del Medio Oriente.
Fino agli orribili attentati che stanno preparando per evitare che la loro barca di teschi e tibie vada rovesciandosi e possa essere ancora guidata a sventrare pezzi di mondo.

Questa è gente che utilizza il terrorismo anche per far fruttare le catastrofi “naturali”: aprire, con la dinamite contro gli argini (udita da decine di testimoni) il passo a Katrina verso i quartieri neri, latinos, poveri di New Orleans e deviarla dai quartieri ricchi; annegare la “plebaglia” e lasciarla morire di fame, sete, incuria negli ospedali;
con la FEMA (Federal Emergency Management Authority), militarizzata da Oliver North e gestita da un trafficante di cavalli amichetto di Bush, tagliare le comunicazioni sopravvissute e impedire l’arrivo di soccorsi;
sparare al genio civile (4 morti) che si apprestava a riparare la falla;
inventarsi saccheggiatori tra chi attingeva a negozi sommersi per il pane che il governo non faceva arrivare, per giustificare l’irachizzazione della città;
disperdere ai quattro venti sotto la punta dei fucili la popolazione socialmente e razzialmente inadeguata, perché non possa rivendicare alcun ritorno e consentire alla già appaltata Halliburton del vice-gangster Cheney di ricostruire una città a misura di iperdotati economici e evangelici fanatici della sicurezza e dell’eliminazione fisica dei diversi;
approfittare del tutto per collaudare un apparato predisposto per imporre la legge marziale, stroncare rivolte e proteste, instaurare definitivamente con un Patriot Act III la dittatura e impedire, non funzionando più la manomissione dei voti che ha consacrato due volte l’utile idiota, che questa elite possa essere privata del potere.
E c’è chi preferisce chiudere gli occhi davanti alle voragini di menzogne che si sono aperte sull’11 settembre, sul 7 luglio di Londra, su tutti gli attentati in cui, guarda un po’, sono sempre morti tutti gli “attentatori”.
C’è chi preferisce non vedere, non capire, non accettare l’enormità del crimine e continuare a vivere in una fiaba, piuttosto che affrontare i veri terroristi.
Presto o tardi si sveglierà.
Lobotomizzato.

mercoledì, settembre 21, 2005

La determinazione

Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell'istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione.
D'altra parte se pensate "non funzionerà mai", proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà verso il fallimento.

Daisaku Ikeda da "Giorno per giorno"

mercoledì, settembre 14, 2005

Not Moving


Pubblicità progresso :
è attivo il sito
www.notmoving.net

Ancora un po' da costruire ,
ma dateci un'occhiata ogni tanto.

Mentre prosegue il blog:
www.not-moving.blogspot.com

martedì, settembre 13, 2005

I libri di testo

da BeppeGrillo.it

Altroconsumo ha denunciato nei giorni scorsi il caro libri, che alle famiglie costa circa otto milioni di euro in più,inviando a Letizia Moratti una richiesta di intervento.
Se la Moratti non interverrà Altroconsumo ha annunciato che farà ricorso al Tar.
Alcune domande:perchè i libri costano di più?Perché i libri costano comunque troppo?

E, infine, perché i libri?
I libri di testo dovrebbero costare poco o nulla.

Fantasie?
Digitalizziamo i libri, rendiamoli disponibili agli studenti in rete.
Non pagheremmo nulla per la carta, nulla per la distribuzione, e l’anno successivo gli aggiornamenti sarebbero fatti sui testi precedentemente digitalizzati.

Anche se il teorema di Pitagora e la Divina Commedia non dovrebbero cambiare tutti gli anni.
Certo, gli studenti dovrebbero disporre di un pc, le scuole essere dotate un collegamento in rete,gli insegnanti essere messi nelle condizioni di lavorare con le nuove tecnologie.
Non stiamo parlando, come è chiaro, dell’Italia.
Ma questo non era il governo delle tre I?

Due non me le ricordo più, la terza forse era Internet.

venerdì, settembre 09, 2005

Uragani

Fidel Castro , Cuba comunista , i diritti umani ....
Bush , America , libertà , giustizia , i diritti umani....

Marjorie Cohn in un pezzo dal titolo "The Two Americas":

"Nel settembre dello scorso anno un uragano di categoria 5 ha spazzato la piccola isola di Cuba con venti di 250 chilometri orari.
Più di 1,5 milioni di cubani sono stati evacuati in zone sicure prima dell’arrivo dell’uragano.
Sono state distrutte 20.000 case, ma non c’è stato nessun morto.
Qual è il segreto di Fidel Castro?
Secondo il Dr. Nelson Valdes, professore di sociologia all’Università del New Mexico e specializzato in America Latina, 'tanto per cominciare, l’intera difesa civile è radicata nella comunità.
La gente sa in anticipo dove deve andare.''I capi cubani vanno in TV e prendono in mano la situazione,' ha detto Valdes.[...]
Limitarsi a pigiare la gente in uno stadio è impensabile' a Cuba.
'In tutti i rifugi è presente personale medico del quartiere. A Cuba i medici di base prendono parte all’evacuazione con i loro assistiti, e sanno già, per esempio, chi può avere bisogno di insulina.
'Vengono portati via anche gli animali, gli apparecchi TV e frigoriferi, 'così che le persone non esitino ad andarsene per timore che qualcuno rubi le loro cose.
'Dopo l’uragano Ivan il Segretariato Internazionale delle Nazioni Unite per la Riduzione dei Disastri ha citato Cuba come un modello per la preparazione agli uragani.
Il direttore dell’ISDR Salvano Briceno ha detto:
'Il sistema cubano potrebbe facilmente essere applicato ad altri paesi con condizioni economiche simili e perfino a paesi con risorse più ingenti che però non riescono a proteggere la popolazione come fa Cuba.'[...]
Quando l’Uragano Ivan ha colpito Cuba non è stato imposto nessun coprifuoco.
Non ci sono stati saccheggi o violenze.
Tutti erano nella stessa barca.
Fidel Castro, che ha paragonato i preparativi del governo per l’Uragano Ivan ai preparativi per l’invasione degli Stati Uniti a lungo temuta, ha commentato: 'Ci prepariamo a questo da 45 anni.'"

giovedì, settembre 08, 2005

Le guerre mentono

Le guerre mentono
di EDUARDO GALEANO
da il Manifesto.it

Ma il motivo... disse il signor Duval.
Un uomo non uccide per niente.-
Il motivo? rispose Ellery, stringendosi nelle spalle-.
Lei il motivo lo conosce.
(Ellery Queen, «Avventura nella Casa delle Tenebre»)

Le guerre dicono di esserci per nobili ragioni: la sicurezza internazionale, la dignità nazionale, la democrazia, la libertà, l'ordine, il mandato della Civiltà o la volontà di Dio.
Nessuno ha l'onestà di confessare: «Io uccido per rubare».
In Congo, nel corso della guerra dei quattro anni che è in sospeso dalla fine del 2002, sono morti non meno di tre milioni di civili.
Sono morti per il coltan, ma neppure loro lo sapevano.
Il coltan è un minerale raro, e il suo strano nome designa la mescolanza di due rari minerali chiamati columbio e tantalio. Il coltan valeva poco o nulla, finché si scoprì che era imprescindibile per la fabbricazione di telefoni cellulari, navi spaziali, computer e missili; e allora è diventato più caro dell'oro.Quasi tutte le riserve conosciute di coltan sono nelle sabbie del Congo.
Più di quarant'anni fa, Patricio Lumumba fu sacrificato su un altare d'oro e di diamanti.
Il suo paese torna ad ucciderlo ogni giorno.Il Congo, paese poverissimo, è molto ricco di minerali, e questo regalo della natura continua a rivelarsi una maledizione della storia
Gli africani chiamano il petrolio «merda del diavolo».
Nel 1978 venne scoperto il petrolio nel sud del Sudan.
Si sa che sette anni dopo le riserve erano già più del doppio, e la maggior quantità giace nell'ovest del paese, nella regione del Darfur. Là, di recente, c'è stata, e continua a esserci, un'altra strage.
Molti contadini neri, due milioni secondo alcune stime, sono fuggiti o sono stati uccisi dai proiettili, dai coltelli o dalla fame, al passaggio delle milizie arabe che il governo appoggia con carri armati ed elicotteri. Questa guerra si traveste da conflitto etnico e religioso fra i pastori arabi, islamici, e i contadini neri, cristiani e animisti.
Ma il fatto è che i villaggi incendiati e i campi distrutti erano dove adesso cominciano ad ergersi le torri petrolifere che perforano la terra. La negazione dell'evidenza, ingiustamente attribuita agli ubriachi, è la più nota abitudine del presidente del pianeta, che, grazie a dio, non beve nemmeno un goccio.
Lui continua ad affermare che la sua guerra in Iraq non ha niente a che vedere con il petrolio.«Ci hanno ingannato occultando sistematicamente informazione», scriveva dall'Iraq, nel lontano 1920, un certo Lawrence d'Arabia: «Il popolo inglese è stato portato in Mesopotamia per cadere in una trappola dalla quale sarà difficile uscire con dignità e con onore».Lo so che la storia non si ripete, ma a volte ne dubito.
E l'ossessione contro Chávez?
Non ha proprio niente a che vedere con il petrolio del Venezuela questa campagna forsennata che minaccia di uccidere, in nome della democrazia, il dittatore che ha vinto nove elezioni pulite?
E le continue grida d'allarme per il pericolo nucleare iraniano non hanno proprio niente a che vedere con il fatto che l'Iran contenga una delle riserve di gas più ricche del mondo?
E se no, come si spiega la faccenda del pericolo nucleare?
È stato forse l'Iran il Paese che ha gettato le bombe nucleari sulla popolazione civile di Hiroshima e Nagasaki?L'impresa Bechtel, con sede in California, aveva ricevuto in concessione, per quarant'anni, l'acqua di Cochabamba.
Tutta l'acqua, compresa l'acqua piovana. Non appena si fu installata, triplicò le tariffe.
Scoppiò una rivolta popolare e l'impresa dovette andarsene dalla Bolivia.Il presidente Bush si impietosì per l'espulsione, e la consolò concedendole l'acqua dell'Iraq.
Davvero generoso da parte sua. L'Iraq non è degno di essere distrutto solo per la sua favolosa ricchezza petrolifera: questo paese, irrigato dal Tigri e dall'Eufrate, si merita il peggio anche perché è la pozza d'acqua dolce più ricca di tutto il Medio Oriente.
Il mondo è assetato. I veleni chimici imputridiscono i fiumi e la siccità li stermina, la società dei consumi consuma sempre più acqua, l'acqua è sempre meno potabile e sempre più scarsa.
Tutti lo sanno: le guerre del petrolio saranno, domani, guerre dell'acqua.In realtà, le guerre dell'acqua sono già in corso. Sono guerre di conquista, ma gli invasori non gettano bombe, né fanno sbarcare truppe.
I tecnocrati internazionali, che mettono i paesi poveri in stato d'assedio ed esigono privatizzazione o morte, viaggiano in abiti civili.
Le loro armi, mortali strumenti di estorsione e di castigo, non si vedono e non si sentono.
La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, due ganasce della stessa morsa, hanno imposto, in questi ultimi anni, la privatizzazione dell'acqua in sedici paesi poveri.
Fra essi, alcuni dei più poveri del mondo, come il Benin, la Nigeria, il Mozambico, il Ruanda, lo Yemen, la Tanzania, il Camerun, l'Honduras, il Nicaragua...
L'argomento era irrefutabile: o consegnano l'acqua o non ci sarà clemenza per i debiti o nuovi prestiti.
Gli esperti hanno anche avuto la pazienza di spiegare che non lo facevano per smantellare sovranità nazionali, bensì per aiutare la modernizzazione dei paesi che languivano nell'arretratezza per l'inefficienza dello stato.
E se le bollette dell'acqua privatizzata non potevano essere pagate dalla maggioranza della popolazione, tanto meglio: magari così si sarebbe finalmente svegliata la loro assopita volontà di lavoro e di superamento personale.
Chi comanda in democrazia?
I funzionari internazionali dell'alta finanza, che nessuno ha votato?
Alla fine dell'ottobre dell'anno scorso, un referendum ha deciso il destino dell'acqua in Uruguay.
La maggior parte della popolazione ha votato, con una maggioranza mai vista, confermando che l'acqua è un servizio pubblico e un diritto di tutti.
È stata una vittoria della democrazia contro la tradizione dell'impotenza, che ci insegna che siamo incapaci di gestire l'acqua o qualsiasi altra cosa, e contro la cattiva fama della proprietà pubblica, screditata dai politici che l'hanno usata e maltrattata come se ciò che è di tutti non fosse di nessuno.
Il referendum dell'Uruguay non ha avuto nessuna ripercussione internazionale.
I grandi media non sono venuti a conoscenza di questa battaglia della guerra dell'acqua, persa da quelli che vincono sempre; e l'esempio non ha contagiato nessun paese del mondo.
Questo è stato il primo referendum dell'acqua e finora, che si sappia, è stato anche l'ultimo.

Qualche link interessante

http://italy.indymedia.org/
Il sito italiano di Indymedia
Tanti commenti inutili ma tante notizie libere ed interessanti

www.beppegrillo.it
Non c'è bisogno di presentarlo.
Antagonista con la testa

www.comedonchisciotte.org
Molte verità nascoste

http://boywhoheardmusic.blogspot.com/
Il blog di Pete Townshend relativamente al nuovo progetto letterario omonimo

martedì, settembre 06, 2005

da Beppe Grillo.it

Unione e Polo assomigliano sempre di più ai lottatori di wrestling, fanno finta di pestarsi senza pietà e poi escono a prendere un aperitivo insieme.
E’ in atto una emigrazione di politici del Polo a quelli dell’Unione, e sembra che sia un esodo di proporzioni bibliche.
Prodi e l’Unione, cristianamente, li accolgono come figliol prodighi insieme al loro pacchetto di voti (ma il vitello grasso non saremo per caso sempre noi?).
Qualche transfuga ripreso dall’articolo di ieri di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera:
- Roberto Caputo, vicesegretario di Forza Italia di Milano-

Filadelfio Basile, senatore di Forza Italia-
Dorina Bianchi, deputato UDC-
Pietro Fuda, presidente della provincia di Reggio Calabria-
Marco Di Stefano, ex leader romano dell’UDC.
La stessa cosa era avvenuta alle elezioni del 2001 con la trasformazione di deputati, senatori e consiglieri regionali e provinciali ulivisti in polisti. Miracolo!
Alle prossime elezioni ci ritroveremo nella situazione di votare l’opposizione per ritrovarci lo stesso candidato di prima.
Ma noi non contiamo proprio nulla?

Si candidano, si riciclano, si referenziano uno con l’altro.
Pubblicherò nei prossimi giorni il nome dei trasformisti in un box che terrò aggiornato nel blog fino alle prossime elezioni.
Vi suggerisco fin d’ora di non votarli e di non farli votare.
Basta con le prese per il culo!

A bigger bang


Saranno vecchi e ripetitivi finchè volete , ma gli Stones hanno fatto un nuovo album eccellente.
16 brani , non tutti al top , ma in gran parte assolutamente stupendi......
Tra i migliori "This place is empty" cantata da Keith , "Sweet neo con" (contro Bush , l'assassino) , "Rough justice" , "Rain fall down" e il grandissimo Delta blues "Back of my hand".

venerdì, settembre 02, 2005

Qualcosa di bello , di carino e di brutto

IL BELLO

Supergrass - Road to Rouen
Il nuovo stupendo album beatlesiano in ogni nota.Superbeatles !
Oasis - The importance of being idle
Il nuovo singolo (con un grande video) con due ottimi inediti
Ordinary Boys - Brassbound
Non è più tanto nuovo ma è sempre un grande album
Paul Weller - As is now
Uscirà in ottobre ma dai primi due singoli sarà una gran bella cosa

In ottobre arrivano in tour Paul Weller , Oasis e White Stripes , tutti nel giro di dieci giorni !!!

IL CARINO

Black Rebel Motorcycle Club - Howl
Un po' Stones dei 70's , un po' Black Crowes , un po' Primal Scream .
Super Furry Animals - Love kraft
Suona molto psycho , primi Pink Floyd , ultimi Small Faces . Elegante , cool.

IL BRUTTO

Se ne è andato R.L.Burnside uno dei più grandi bluesman ancora viventi
New Orleans intanto annega (e speriamo che si tiri dietro anche Bush e la sua amministrazione assassina)

mercoledì, agosto 31, 2005

Occhio agli americani ! La fine di Nicola Calipari

Come passò le sue ultime ore Nicola Calipari?
«In realtà negli ultimi giorni della trattativa la notizia più preoccupante arrivava da Baghdad e riguardava il contingente dell’esercito Usa, definito molto pericoloso: pare avessero causato sette morti in quattro giorni, gente dal grilletto facile.
La parola d’ordine è: occhio agli americani!».
Lo scrivono i componenti della «squadra di Nicola», cioè i funzionari e gli agenti del Sismi che lo affiancarono sino alla tragica conclusione della «trattativa» per liberare Giuliana Sgrena.
Il testo redatto dei colleghi di Nicola è contenuto nel libro "Nicola Calipari, ucciso dal fuoco amico" che sarà in edicola assieme a l'Unità sabato prossimo 3 settembre.
Si tratta di un documento importante, scritto da un gruppo di funzionari il cui legame con il loro «capo» sacrificato dal «fuoco amico» ha fruttato negli ambienti dell'intelligence militare un soprannome collettivo: i Calipariani.

giovedì, agosto 25, 2005

La musica che gira intorno


In liquefazione il Link Quartet (di cui uscirà però in autunno un CD live + DVD con tutta la storia dal 1993 ad oggi) , sabato sono iniziate le registrazioni di un nuovo lavoro (album , ep ? , 45 ? cassetta ?) di Lilith dopo nove anni di stop.
Per adesso due brani , l'uno donatoci da Tav Falco , "Secret Rendez Vous" , (www.limbos.org/tavfalco/) , un tango n roll come solo lui poteva fare e a cui hanno reso omaggio in un'emozionante versione le sottoscritt/moi alle percussioni (maracas e un altro bagaglio che si dovrebbe chiamare guiro che fa gnicco trr , gnicco trr , presente ?) , Luigi Betty Blue Milani alla chitarra acustica e Apollo Negri al piano anni 20 dello Studio Elfo (www.elfostudio.com). Risultato: i Los Lobos incontrano Willy De Ville con Marianne Faithfull che guarda e i White Stripes dell'ultimo album che ascoltano.
Poi io e Apollo abbiamo registrato una versione di "I need somebody" di Iggy and the Stooges , versione piano e batteria (con tre timpani) direttamente ispirati (e microfonati) dai White Stripes.
Il tutto con l'idea di "buona alla prima" .
E in effetti abbiamo registrato una volta sola/una versione sola per ottenere un blues sufficientemente storto e sgangherato che Tom Waits ci andrebbe a nozze (se non fosse già sposato , che Manitù abbia in gloria Kathleen Brennan).
Molta soddisfazione , c'è un mood , c'è un feeling , c'è un suono che si cattura solo una volta nella vita e quella volta è stato proprio verso le 16 di quel 20 agosto 2005. Never again. E oltretutto abbiamno risparmiato un casino sulle spese di studio di registrazione.

Intanto ho spedito alla GoDown Records (www.godownrecords.com) il master definitivo del live dei Not Moving (www.not-moving.blogspot.com) che vedrà la luce a novembre con relativo DVD con fatti e misfatti del passato che fu .
E a novembre se esiste un dio dei miserabili , la mummia della band uscirà dal loculo per un breve e irripetibile reunion (www.blitzstudio.it) tour lungo lo stivale (shiny shiny shiny boots of leather...)

da : La musica che gira intorno (Ivano Fossati)

Sarà la musica che gira intorno
quella che non ha futuro
Sarà la musica che gira intorno
saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro.
Ma uno che tiene i suoi anni al guinzaglio

e che si ferma ancora ad ogni lampione
o fa una musica senza futuro o
non ha capito mai nessuna lezione

martedì, agosto 23, 2005

La vita secondo Woody Allen

"... La cosa più ingiusta della vita è come finisce.
Voglio dire: la vita è dura e impiega la maggior parte del nostro tempo...
Cosa ottieni alla fine? La morte.
Che significa???!!!
Che cos'è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto?
Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato.
Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva il pensiero.
Poi, in un ospizio dal quale si viene buttati fuori quando si diventa troppo giovani.
Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant'anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione.
Seguono: feste, alcool, erba e il liceo.
Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell'orgasmo..."
WOODY ALLEN

lunedì, agosto 22, 2005

Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo

da Corriere.it del 22 agosto 2005

Putin sarà pure amico di Berlusconi ma anche un vecchio navigatore internazionale come Giulio Andreotti, che certo non è un oppositore trinariciuto, non capisce: «Perché lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi dovremmo pagarlo noi e non i miliardari moscoviti che si comprano le squadre di calcio?».
Totale della somma da scucire: 360 milioni di euro.
Cinque volte i soldi dati ai Paesi colpiti dallo tsunami che fece 288 mila morti.
Dettaglio curioso: il governo fa bella figura con Mosca tirando fuori 8 milioni di euro, parte dei quali già usati per un party astronomico, gli altri 352 sono sul gobbo dei governi futuri. Li trovino loro, i denari.
Sia chiaro: la rimozione delle armi di distruzione di massa degli anni della guerra fredda va fatta nell’interesse di tutti. Ed è giusto che tutti se ne facciano carico.
Italia compresa, nonostante siano anni di vacche così magre che Palazzo Chigi ha deciso tagli traumatici perfino alla cooperazione o alle organizzazioni no-profit contro la fame o le malattie nei Paesi più poveri. Ma proprio per questo ogni euro deve essere speso nella massima trasparenza. Cosa che in questa faccenda non accade affatto.
Per capirci qualcosa, bisogna tornare indietro di un paio di anni. Siamo ai primi di novembre 2003.
A Roma è in corso il vertice Ue-Russia.

Quello in cui il Cavaliere, interrompendo Putin nella conferenza stampa («Scusa Vladimir, adesso parlo io») prende le difese della repressione russa in Cecenia, sotto accusa in Europa, parlando di «leggende ».
Una sortita che gli procurerà la prima censura votata dal Parlamento europeo a un presidente di turno: «Si deplorano le dichiarazioni...».
In questo contesto, il premier firma un accordo che perfeziona un impegno preso nel G8, in base al quale l’Italia smantellerà, appunto, un certo numero di sommergibili nucleari russi.
Chi se ne occuperà? La Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), un’azienda che, nata da una costola dell’Enel, incorpora dal ’99 le competenze sulle centrali nucleari italiane.
Un gesto di generosità utile nei rapporti internazionali e pure conveniente. Lo sterminato territorio russo, ha infatti spiegato mesi prima il generale Carlo Jean (l’ex consigliere militare di Cossiga messo alla presidenza della Sogin con la benedizione di Antonio Martino, suo collega alla Luiss) potrebbe raccogliere «in cambio» le scorie nucleari italiane che non sappiamo dove mettere. Macché: manco il tempo di firmare e la contropartita cade: «La possibilità di esportare i materiali radioattivi in Russia non è più praticabile», spiega il generale, perché Mosca «si è allineata alla normativa internazionale e rifiuta qualunque ipotesi di stoccaggio permanente». Non bastasse, il progetto, che ha bisogno del via libera parlamentare, va a sbattere in una serie di difficoltà.
Anche dentro la destra, dove ad esempio Bruno Tabacci (Udc) o Stefano Saglia e Tommaso Foti (An) scalciano perché l’accordo va solo a beneficio dei russi. Per non dire della sinistra che, sia pure con qualche ambiguità lobbistica, è contraria.

Coi verdi, contrarissimi, in prima fila. Non bastasse ancora, emergono difficoltà pratiche: non ci sono i soldi.
E tutti i tentativi di rastrellarli (compreso quello del ministro Antonio Marzano di infilare nel 2004 nel decreto sulla competitività, alla chetichella, un comma per istituire un commissario ad acta) vanno a vuoto. Colpa del nuovo ministro Siniscalco, che avendo la competenza in materia visto che la Sogin appartiene al 100% al Tesoro ed è finanziata con lo 0,7% delle bollette elettriche, avoca a sé la pratica: «Fatemi capire». Rimasto al palo, Jean non si perde d’animo.
E dopo avere evidentemente avuto un via libera dall’alto, decide di giocare d’anticipo e, nonostante l’accordo non sia stato ancora ratificato, apre un ufficio a Mosca. E qui cominciano i guai. Sede di alto rango. Affitto da capogiro.
Dipendenti in quantità (una ventina, pare, tra i quali la sorella del direttore del personale Maurilio Fraboni) non solo lautamente pagati ma lautamente premiati da una ulteriore diaria di 300 euro al giorno, voce che da sola genera un costo di oltre 2 milioni l’anno. Insomma: un debutto alla grande. Come alla grande, stando alle contestazioni fatte in consiglio di amministrazione da Carlo Togni, capo di gabinetto di Altero Matteoli e vice-presidente della Sogin, è la festa (alla quale lui non va, come il rappresentante del Tesoro Fernando Carpentieri) data per brindare al progetto alla presenza di un sacco di gente come il sottosegretario azzurro Giovanni Dell’Elce e il responsabile dell’energia leghista Massimo Polledri. Uno strabiliante galà che, rivaleggiando con quello voluto a suo tempo dallo Scià per i 2.500 anni dell’impero persiano con l’ingaggio di centinaia di camerieri del parigino Chez Maxim, del Palace di Saint Moritz e dell’Hotel de Paris di Montecarlo, sarebbe costato 400 mila euro. Fatto sta che a marzo di quest’anno l’Autorità per l’Energia e la Corte dei Conti iniziano a chiedere chiarimenti su come la Sogin spenda i soldi.Ametà aprile, l’Autority contesta con una delibera alla Sogin 4,8 milioni di euro di spese, pare tutte relative alla sede di Mosca, perché per coprirle sarebbero stati utilizzati i soldi delle bollette Enel.
La società fa ricorso al Tar contestando all’Autorità il potere di censura mentre Jean sostiene che le attività di Mosca sarebbero state finanziate col fondo di 400 milioni di euro che la Sogin aveva in cassa già nel 1999, avendo ceduto i propri impianti all’Enel. Ma il Tesoro blocca il bilancio. E nel Cda Togni e Carpentieri piantano una grana tale che l’assemblea viene rimandata all’inizio di settembre. Anche perché il Cda è in scadenza: chi gestirà i soldi in arrivo?

Perché, stavolta, i soldi arrivano davvero. E non solo per il caviale. Con una improvvisa accelerazione, infatti, la Camera ratifica l’accordo e lo passa al Senato dove, il 28 luglio, ha addirittura la precedenza (nonostante la battaglia frontale del verde Stefano Boco, i dubbi della Margherita e le perplessità dell’Udc che si astiene) sul decreto anti-terrorismo dopo le bombe di Londra. Altri sei giorni (sei!) e il ministro Claudio Scajola firma la convenzione che affida alla stessa Sogin, senza gara, la gestione di tutta l’operazione.
Ma non è tutto.
L’accordo, oltre a stabilire che 8 milioni saranno tirati fuori adesso e 352 negli anni successivi, «riconosce alla Sogin annualmente un importo aggiuntivo pari al 25% del totale dei costi. Tale importo comprende un’aliquota del 20% destinata alla copertura dei costi per le attività di promozione, di controllo e ispezione svolte dallo stesso ministero».
Cosa vuol dire? Boh... Perché il Tesoro deve pagare quella quota in più a una società che è sua? Boh... E il restante 5%? Boh...
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
22 agosto 2005

Nascono e muoiono

Il 21 agosto del 1964, a Yalta, muore Palmiro Togliatti.
Lascia uno scritto incompiuto, che si chiamerà memoriale di Yalta, e che contiene - seppure con molte prudenze - i presupposti della rottura tra il partito comunista italiano e l'Urss.
Togliatti è stato per 37 anni (dal 1927 fino alla morte) il capo indiscusso del Pci.
Ha raccolto l'eredità di Gramsci, dopo il suo arresto, e ha guidato il partito per vie impervie, prima durante il fascismo, quando era un partito clandestino, e poi nella grande esperienza della democrazia. A Togliatti si imputano una colpa e diversi meriti.
La colpa è quella di non avere denunciato lo stalinismo nei bui anni' 30 e '40.
I meriti principali sono quattro:
avere costruito il più grande partito comunista di massa dell'occidente;
avere traghettato milioni di lavoratori italiani alla democrazia;
avere contribuito in modo decisivo alla stesura di una delle Costituzioni più avanzate della storia dell'uomo;
avere guidato una politica di lotte e rivendicazioni che è stata fondamentale per la costruzione, in Italia, dello stato sociale e di un significativo impianto di diritti

Il 22 agosto del 1917 nasce John Lee Hooker (morirà il 21 giugno del 2001).
Uno dei più grandi bluesman della storia assieme a Robert Johnson , Muddy Waters , Junior Kimborough , Willie Dixon e pochi altri.
Album come "Fried chicken and beer" , "The cream" , "Live at the Café au Go-Go" , "Hooker n Heat" brani come "Boom boom" , "Boogie chillen" , "One Bourbon, One Scotch, One Beer" , "Dimples" rimangono nella storia della musica.

giovedì, agosto 18, 2005

Belle le vacanze !

Belle le vacanze !
Tra Spagna (Gijon ,Asturie , bellissima città , con vento , sidro , bel mangiare e buon suonare con il Link Quartet e buon vedere i redivivi Yardbirds) e l' Appennino piacentino , su , in alto , dopo Ferriere dove girano i cinghiali nell'orto.

Per un bentornato non c'è di meglio che rubare una pagina al sito di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it) del 13 agosto e vedere quello che ci aspetta nell'economia italiana prossimamente (vi risparmio Riotta sul Corriere che prevede foschi orizzonti con milioni di morti e catastrofi varie a causa dell'influenza dei polli)
Come non si fa ad essere ottimisti ??

" In una tabella semplice-semplice il Sole 24 Ore ha riportato i debiti finanziari delle più importanti società italiane al 31 marzo del 2005.
Vediamo cosa dice la tabellina partendo dai debiti finanziari, una piccola classifica delle società più indebitate:
1a Telecom Italia, 50.756 milioni di euro (non dubitavo),

2a Fiat, 32.121 milioni di euro (lo sapevo),
3a Enel, 25.666 milioni di euro (ho capito perché è andata in Borsa!),
4a Autostrade, 10.049 milioni di euro (tutti debiti dei Benetton?)
Telecom, Enel e Autostrade si reggono (con le stampelle) su tre fattori:

- monopolio di fatto,
- incassi continui,
- tariffe superiori alla media europea.
Ma, lo capisce chiunque, non possono durare con questi debiti e con questi manager.
Infatti, se l’indebitamento viene confrontato con il
capitale netto delle società (in altri termini quanto valgono) si ha la seguente classifica:
1a Fiat con un mostruoso 594,4%,

2a Autostrade con un altrettanto mostruoso 538,5%,
3a Telecom Italia con 239,5%,
4a Enel con il 128,1%.
Forse questo è l’ordine in cui nel tempo queste società falliranno.

Ma in realtà sono già tutte fallite."

venerdì, luglio 29, 2005

Libri per le vacanze


Il blog va in vacanza per un tot.
Un consiglio personale su un po' di libri da leggere e una foto dell'altro ieri tanto per gradire

“Confesso che ho vissuto” Pablo Neruda
Un capolavoro di poesia e militanza
“L’ultimo giro di giostra” Tiziano Terzani
Semplicemente tra i libri più belli che abbia mai letto
“La pelle” Curzio Malaparte

Crudo , sincero , disperato e decadente
"La vita mistero prezioso" Daisaku Ikeda
C'è dentro tutto quello che serve per capire il mistero della vita (e della morte)
“La noia” Alberto Moravia

Il meglio di Moravia (stupendo anche il film tratto dal libro)
“Il giardino dei Finzi Contini” Giorgio Bassani
Malinconico e intensissimo

“Il deserto dei Tartari” Dino Buzzati
Un classico
“1984” George Orwell
Di orwell andrebbe letto tutto
“Absolute beginners” Colin Mc Innes
Come sono nati i mods
“Alta fedeltà” Nick Hornby

Mi ci sono riconosciuto tantissimo
“Il lercio” Irwin Welsh

Uno degli scritti più bastardi e più geniali degli ultimi anni

giovedì, luglio 28, 2005

Le sopracciglia

"Le sopracciglia" di Gianfranco Ravasi da "L'Avvenire" del 28-07-2005

Furono dati gli occhi a un cieco: subito chiese di avere anche le sopracciglia.

Durante una cena in casa di amici mi viene presentato un signore della Georgia....vengo, così, a conoscenza di un aforisma georgiano
La sua incisività è indubbia e colpisce un difetto che un po’ tutti ci trasciniamo dietro, quello che ci rende incontentabili.
Vogliamo, esigiamo, pretendiamo, reclamiamo, richiediamo senza sosta, quasi tutto ci fosse dovuto.
L’insoddisfazione non ci permette neppure di godere quello che abbiamo ottenuto perché, subito dopo, siamo pronti a protestare perché desidereremmo qualcos’altro.
È, questo, un vizio che riguarda non solo il possesso ma anche l’intelligenza: vorremmo capire e risolvere tutto.
Riguarda la stessa vita: se abbiamo un dolore, ci lamentiamo; se passa, ci sembra poca cosa la serenità; se siamo soli, vorremmo una presenza; quando abbiamo una persona accanto, ci annoiamo.
La litania potrebbe proseguire all’infinito.
Non conosciamo il gusto della semplicità, del poco, della sobrietà, dell’essenzialità, dell’essere appagati anche nelle piccole cose e nella quotidianità.
È l’atteggiamento illustrato dall’autore sacro nel delizioso quadretto del Salmo 131:
«Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia».
È questa pace interiore, libera da tensioni incessanti, il dono più prezioso.

mercoledì, luglio 27, 2005

In ricordo di Tiziano Terzani


Il 28 luglio del 2004 Tiziano Terzani ha lasciato il suo corpo.
Personalmente lo ritengo il miglior scrittore , poeta , giornalista , intellettuale italiano dell'ultimo mezzo secolo con Pasolini e De Andrè.
"Un altro giro di giostra" è tra i migliori libri di sempre.

lunedì, luglio 25, 2005

Stefano Benni

da Stefano Benni.it

Il mondo si divide in:
quelli che mangiano la cioccolata senza pane
quelli che non riescono a mangiare la cioccolata se non mangiano anche il pane
quelli che non hanno la cioccolata
quelli che non hanno il pane

(Dai detti celebri di nonno Socrate)

venerdì, luglio 22, 2005

Ricordando Indro Montanelli

Se ne andava quattro anni fa Indro Montanelli , il più grande giornalista italiano di tutti i tempi (con Tiziano Terzani , Ettore Mo , Enzo Biagi , PierPaolo Pasolini e pochi altri...).
Mi piace ricordarlo con un brano da una delle sue interviste più famose che rilasciò nel 2001 a Curzio Maltese
Le sue risposte alle Lettere al Corriere continuano a mancarmi

" Gli italiani non sanno andare a destra senza manganello.
Non amano la destra seria e non l'hanno mai amata, prima e dopo il fascismo.
Pensa alla grande destra risorgimentale, ai Sella, agli Spaventa.....
E pensa alla parabola di De Gasperi.
No, la destra liberale in Italia è stata sempre impopolare, una minoranza odiata e derisa.
Gli andava bene Mussolini e gli va bene Berlusconi.
Che cos'hanno Berlusconi e i suoi alleati in comune con la destra liberale, legalitaria?
Nulla..... La destra è incompatibile con il «parabolismo», la ciarlataneria e Berlusconi è un parabolano, un grande ciarlatano.....
La capacità di menzogna di Berlusconi è quasi commovente.
Perché il primo a credere alle sue menzogne è lui...».

Sei convinto che prima o poi gli italiani se ne accorgeranno?
«Sì, ma devono andare a sbattere.
Ci libereremo di Berlusconi come del vaiolo, con il vaccino.
E l'unico vaccino è che provi a governare.....

martedì, luglio 19, 2005

Il figlio di Vargas Llosa riscrive la storia di Ernesto Guevara, dipingendolo come un criminale.Luis Sepulveda gli risponde

I deliri del Che del piccolo Alvarito Llosa
Alvarito, oh Alvarito
di Luis Sepulveda (da "Il Manifesto" del 17 luglio)

Il figlio di Vargas Llosa riscrive la storia di Ernesto Guevara, dipingendolo come un criminale. Ignorando che la principale preoccupazione del Che fu quella di evitare alla popolazione civile di finire ostaggio della guerra

Ci sono tipi che, a leggere quello che scrivono o a sentire quello che dicono, ci spingono a porci una domanda cruciale: da che uovo è uscito quel passerotto?
Senza offesa per i passeri e gli ornitologi, Alvaro Vargas Llosa, «Alvarito», è un passerotto uscito dall'uovo della frustrazione sofferta da quelli che hanno un papà che è un grande scrittore e vogliono mettersi in luce anche loro come letterati o giornalisti.
Alvarito si trova bene a Miami, papà gli ha trovato un lavoro da giornalista e lui dalla terra di Jeb Bush scrive, o almeno così assicura dalla sua singolare mediocrità di tonto viziato dall'editoriale che è poi la stessa in cui papà pubblica i suoi libri.
Stranamente è un'impresa che, in questi tempi di concentrazione dei mezzi di comunicazione in pochissime mani, appartiene allo stesso proprietario di radio spagnole in cui il papà di Alvarito, e lo stesso Alvarito, commentano gli accadimenti da un punto di vista il più possibile di destra e, altra curiosità, appartiene allo stesso proprietario della Cnn in spagnolo e al giornale di maggior tiratura in cui il papà di Alvarito e lo stesso Alvarito scrivono le loro odi ultra-conservatrici in nome del «liberalismo» e della libertà di mercato come unica etica possibile.
Qualche anno fa Alvarito ebbe con suo papà un interessante scambio intellettuale, di alto livello. «Papi, voglio diventare scrittore, dammi una mano».
Papà gli diede una mano e il pargolo pubblicò un oggetto, con forma di libro, intitolato «Manuale del perfetto idiota latinoamericano».
Nelle sue pagine piene di errori, tutti noi che abbiamo preso le difese dei valori democratici in America latina, da Garcia Marquez e Cortazar fino alle vittime delle dittature, eravamo qualificati come «idioti al servizio del castrismo».
Adesso, da Miami, Alvarito scrive sul Che. Su Ernesto Guevara.
Sul comandante Ernesto Che Guevara, che è molto più di una moda, di una marca o di una maglietta.
Sostiene Alvarito, in un articolo pubblicato su The New Repubblic, che è normale che i fedeli di un culto non conoscano la vera storia dell'eroe che ha fondato quel culto. E sembra che lui sì che la conosca, grazie alle straordinarie fonti di informazione offerte da Miami e dai gusanos della Fondazione Cubano-Americana.
La spazzatura scritta da Alvarito non merita risposta, neppure i suoi tentativi di infangare con i dubbi - semina dubbi che qualcosa rimane, deve aver detto Goebbels - Frei Betto e Leonardo Boff, dal momento che entrambi hanno alle spalle un valore etico che parla da solo.
Invece conviene soffermarsi su questo nuovo tentativo - uno in più - di screditare l'immagine e il ricordo del comandante Ernesto Che Guevara, un uomo che, anche se questo pesa molto a tutti gli Alvaritos del revisionismo storico, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che credono in un altro mondo possibile, in un'altra realtà possibile, in una società più giusta e più generosa.
Il Che partecipò alla guerra rivoluzionaria a Cuba, combatté insieme ai cubani - non insieme ai russi o ai cinesi o i marziani - contro la dittatura di Fulgencio Batista, un dittatore inventato dal dipartimento di Stato degli Stati uniti.
In guerra si uccide o si muore - che ci piaccia o no - e lo stesso Che si incaricò di ricordarlo a una maestra rurale che andò a visitarlo nella scuola di Vallegrande, in Bolivia, poche ore prima che lo assassinassero, per ordine degli Stati uniti.
Se Alvarito e tutti gli Alvaritos della new age fossero dotati di una minima capacità di intendere, nonché di leggere i trattati della guerra rivoluzionaria e i diari scritti dal Che, scoprirebbero che la sua grande preoccupazione fu quella di rendere meno cruenta la guerra di liberazione; che la guerra di guerriglia concepita dal genio strategico del Che cercava di evitare, prima di tutto, che la popolazione civile finisse come ostaggio degli eserciti mantenuti e diretti da ufficiali degli Stati uniti.
Il Che è stato l'uomo più universale dell'America latina.
Gli toccò vivere l'epoca atroce in cui le prospettive di vita della popolazione del Centramerica e dei Caraibi arrivavano appena ai 40 anni, l'epoca in cui la denutrizione era endemica e l'analfabetismo era accettato come il prezzo da pagare per il fatto di vivere in una società divisa in classi. E agì di conseguenza. Si mise in gioco.
Morì in un'azione di coerenza etica.
Oggi, a più di trent'anni dalla sua morte, possiamo essere d'accordo o no con le sue analisi della società latinoamericana o africana, ma nessuno può negare che il Che ha marcato più di una generazione ridando loro un orgoglio che gli Alvaritos non possono capire: l'orgoglio di vivere in piedi, l'orgoglio di essere padroni del proprio destino, l'orgoglio di essere protagonisti attivi della propria storia.
Per infangare la memoria del Che, gli Alvaritos si avvalgono di testimonianze che loro stessi sono andati a cercare fra la gente dell'esilio cubano - lamentabile come tutti gli esili -, ma ignorano le testimonianze di quelli che l'accompagnarono e che sarebbero disposti ad andare di nuovo in montagna con lui.Conosco due persone in Cile, sono figli di Augustin Carrillo, il «Comandante Gonzalo» dell'Esercito di liberazione nazionale della Bolivia, morto in combattimento contro i Rangers sulle montagne del Teoponte.
Venerano il ricordo di loro padre, che perdettero quando avevano tre e cinque anni.
Ma i loro visi si riempiono d'orgoglio quando dicono: «Mio padre ha combattuto con il Che».
In ogni giovane che crede che un altro mondo è possibile, in ogni individuo che crede in una società migliore, più giusta e più etica, lì sta l'esempio del Che, molto di più che un'icona culturale di sinistra o una figura romantica.
Il suo esempio si traduce in un breve paragrafo dei «Passaggi della Guerra rivoluzionaria»:
«Il livello più alto dell'umanità è la dedizione, è la rinuncia al benessere personale quando la maggioranza vive nella miseria, è capire che la rivoluzione è un atto trasformatore della società perché le sue decisioni future siano orientate verso il benessere della specie umana.
Quando si capisce questo e si raggiunge quel livello più alto della specie umana, allora si è un rivoluzionario. E il dovere di ogni rivoluzionario è fare la rivoluzione».

Il comandante Ernesto Che Guevara è ancora qui e ci resterà fino a che la società avrà bisogno di trasformazioni.
I miserabili e gli Alvaritos saranno dimenticati, per molto che scrivano e siano i figli viziati del potere monopolistico delle comunicazioni.

giovedì, luglio 14, 2005

Dell'Utri, le motivazioni della condanna: per trent'anni mediatore tra mafia e Fininvest

dall' Unità del 14/7/2005

Marcello Dell’Utri è stato per trent'anni anni mediatore tra Cosa Nostra e la Fininvest.
Per questo il tribunale di Palermo lo ha condannato nei mesi scorsi a nove anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa.
Lo afferma la motivazione della sentenza, depositata mercoledì e che chiama in causa anche il patron della Fininvest, Silvio Berlusconi che era a conoscenza dell’attività del suo fido.
Dell’Utri ha in particolare «chiesto ed ottenuto dal capo mandamento mafioso Vittorio Mangano favori, promettendo anche appoggio in campo politico e giudiziario». Mangano è il preteso stalliere della villa di Arcore di Berlusconi. In realtà, scrivono i giudici, l’uomo era stato “assunto” per garantire le relazioni tra Fininvest e l’organizzazione mafiosa.

venerdì, luglio 08, 2005

London calling

London calling to the faraway towns
Now that war is declared and battle come down
(Londra chiama le città lontane
Ora che la guerra è dichiarata e la battaglia è in corso)

'Cos London is drowing and I live by the river
(Perché Londra sta annegando ed io vivo vicino al fiume)

da "London Calling" - Clash - 1979

giovedì, luglio 07, 2005

Il gran raduno

Il gran raduno di Massimo Serafini da "Il Manifesto" del 6/7/2005

Vengono pomposamente chiamati «i potenti della terra» gli otto capi di stato che si riuniscono, da oggi, a Edimburgo.
Dovrebbero discutere e soprattutto prendere qualche decisione utile per governare il clima impazzito e la povertà che si diffonde.
Tantissimi, non solo quelli che protestano nella città scozzese, non li considerano né potenti, ma soprattutto in grado di governare i cambiamenti climatici o combattere la povertà, per la semplice ragione che per mettere a posto il clima e non avere poveri bisogna mettere in discussione e non difendere quella globalizzazione liberista che invece li alimenta.
Come ogni G8, anche questo lascerà che i poveri crescano e che la terra si surriscaldi, producendo come ogni volta solo repressione (oltre alle botte siamo tornati alla pratica degli arresti preventivi) e ulteriore esasperazione, che mi auguro diventi ribellione diffusa e conflitto.

martedì, luglio 05, 2005

Top black

Alcuni album di black music da avere

James Brown - Live at the Apollo
Pura dinamite funk soul !
Aggiungere una compilation con le migliori cose dai 60's e dai primi 70's
Aretha Franklin - Live At Fillmore West
Un super megalive del 1971 con una band super con Billy Preston , King Curtis e Ray Charles come ospite. Il soul all'ennesima potenza.
Ci sono anche "Lady soul" e "Aretha arrives" di qualche anno prima con gemme fantastiche.
Otis Redding - Otis blue
A parte le compilations piene di ogni ben di dio , "Otis blue" del 1965 è il meglio del grande e sfortunato Otis con dei grandi megaclassici
Marvin Gaye - What's goin on
Un classico del soul più raffinato
Steve Wonder - Talking book
Secondo me il suo migliore anche se in molti indicano "Songs of the key of life" o "Innervisions" pur eccellenti (senza dimenticare la proiduzione rythm and soul dei 60's)
Gil Scott Heron - The revolution will be not televised
Poeta e musicista , ha raggiunto il top con "The bottle" e con la title track di questo grande album
Ray Charles - Doing this thing
Di lui ci sono da cercare più che altro le compilations del periodo Atlantic (50's/60's) con tutte le piccole gemme , ma questo album de l1969 è comunque eccellente con la superba "Finder keepers , loosing weepers"
Temptations - Gettin ready
Anche per loro un bel "Best of" rende la miglior giustizia ad una lunghissima carriera , ma quest'album de l1969 ne riasume al meglio i tratti principali
Sly and the Family Stone - Stand
Se "There'a riot goin on" di un paio di anni dopo (1971) è quello artisticamente più importante "Stand!" è quello più vitale , più rythm and blues , più energico. Consigliato anche un bel greatest hits
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