Siamo oltre la metà del 2026.
La lista di ottimi dischi si allunga: Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
THE ROLLING STONES - Foreign Tongues
Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues, cantata da Keith.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.
JACK WHITE - Frozen Charlotte
Difficile che Jack White deluda o lasci perplessi.
A patto che si conosca bene il soggetto e lo si apprezzi a prescindere.
Il settimo lavoro solista (se ci mettiamo anche White Stripes, Raconteurs e Dead Weather il numero sale vertiginosamente) ci propone il consueto acido, aspro, sporco mix di blues, rock, Led Zeppelin, Hendrix, funk, punk, con riff scarni e crudi, ossessivi, ipnotici.
Canzoni brevi (tutte intorno ai 3 minuti, anche meno), secche, immediate ma allo stesso elaborate, piene di improvvisi stacchi ritmici e dal suo inimitabile stile chitarristico e vocale.
"Frozen Charlotte" prosegue un cammino di costante altissima qualità e travolgente impeto sonoro.
Avercene di Jack White.
FANTASTIC NEGRITO - Alive!
I concerti del funk rocker americano sono sempre uno spettacolo di "musica totale", in cui confluiscono fusion, blues, rock, punk, jazz, latin, gospel, James Brown, Prince, Led Zeppelin, Santana, Robert Johnson, Sly and the Family Stone.
Il suo primo Live lo documenta alla perfezione, dando spazio particolare all'aspetto più (hard)rock che a quello "black". Notevole (con anche un ottimo inedito) e come ci tiene a sottolineare: Queste registrazioni non sono perfette. Sono umane. In un mondo che si sta dirigendo verso l’artificialità in ogni sua forma, volevo creare qualcosa di innegabilmente vivo.
DATURA4 - High On the Low Brow
Sesto album per la splendida creatura di Dom Mariani, una favolosa cavalcata all'interno dello scibile rock anni Sessanta/Settanta, spaziando da solidi rock blues ai Deep Purple dei primi anni 70 ("Another Fool's Gate"), folate proto prog psichedelico, freakbeat, deep blues, Faces/Humble Pie, perfino Motorhead ("On The Rebound" è una "Ace Of Spades" garage) o Jack White.
Album di alto livello e godibilissimo.
Non dirà nulla di nuovo ma ce ne importa qualcosa?
THE STROKES - Reality Awakes
Ho accolto con molte perplessità i primi ascolti del settimo album della band NewYorkese.
Ma l'album è poi progressivamente "cresciuto" e si rivela un ottimo lavoro, con alcuni brani "irresistibili" ("Going to Babble On", "Going Shopping", il funk di "Fruits of Conquest") e il resto comunque sempre di ottimo livello.
Un disco che funziona sia a livello compositivo che nel generale mood decadente/scanzonato (incluso l'autotune sulla voce di Julian Casablancas).
YARD ACT - You're Gonna need a Little Music
La band di Leeds cresce di album in album.
Il terzo lavoro sposta ancora di più la dimensione originaria post-punk verso altri lidi, attingendo anche da Beck, Arctic Monkeys, XTC, un po' di Britpop sparso e tanto altro.
Forse alla fine si perde un po' di personalità ma il disco è buono e alla fine convince.
LENNY KAYE - Goin' Local
Alla soglia degli 80 anni Lenny Kaye all'esordio nella carriera solista.
"Goin' local" ha poco del curatore di "Nuggets", con cui in tanti siamo cresciuti e non molto nemmeno del Patti Smith Group, di cui è stato sempre l'anima sonora (talvolta anche compositiva).
I brani si muovono tra ballate "americane" dolenti, Lou Reed, Bob Dylan e dintorni.
La title track è bella tirata ed energica, con un ottimo groove Stones, il resto dell'album discreto.
THE JUKEEZ - Greatets Beats
Il trio canadese alle prese con un terzo album esplosivo in cui mischia alla perfezione il più classico garage punk con frustate tra Fuzztones, Lime Spiders e Ramones.
Suoni potenti, grandi canzoni, una cover in francese di "Mongoloid" dei Devo, perfetti!
AA.VV. - Le Beat Bespoke Volume 11 – Tailor Made Cuts – Compiled By Rob Bailey
L'undicesimo capitolo della fortunata compilation curata da Rob Bailey.
Le note attribuiscono le canzoni all'ambito "mod" ma è più corretto parlare del cosiddetto freakbeat, vicino alla psichedelia più ruvida tardo Sixties di origine americana (i gruppi sono tutti di provenienza statunitense tra il 65 e il 69), vicina alle atmosfere di "Nuggets".
I brani sono rari, le band oscurissime, l'ascolto è comunque interessante e molto gradevole.
BLOODY RIOT – Rivoltiamo
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, torna la band romana, con un album devastante. Hardcore evoluto, spietato, travolgente. Suoni stupendi, attitudine immutata, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive. Sono passati tanti anni ma non sono cambiate, purtroppo, le motivazioni contro cui si scagliava la scena punk/hardcore del tempo. Ritornano oggi come allora: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale. I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti. Album super!
SALIN - Rammana
Lei (Cheewapansri il cognome) è una (fenomenale) batterista thailandese che mischia influenze indocinesi con afro beat, funk, soul, fusion, jazz.
Il nuovo album "Rammana" contiene suoni, suggestioni, atmosfere di estrema eleganza, insolite (per noi occidentali) ma ricchissime di nuovi groove.
SPONTANEUS MUSIC LIVE - SML
Album complesso, cerebrale e (apparentemente) "difficile".
Due lunghe suite, improvvisate su loop ritmici ipnotici, con variazioni e sperimentazione, tra spiritual jazz, funk e il Miles di "On The Corner" con le sue contaminazioni afrofunk.
Gli SPONTANEUS MUSIC LIVE sono Anna Butterss, Jeremiah Chiu, Josh Johnson, Booker Stardrum e Gregory Uhlmann.
Album molto intrigante.
THE BELMARKS - Hand Me the Keys
Formati da membri della scena di Detroit (Articles, Beggars, Roots Vibrations, Sights, Solid Eights, Tellways) ci deliziano con un ep di puro e semplice rocksteady/ska con quattro brani praticamente perfetti.
https://thebelmarks.bandcamp.com/album/hand-me-the-keys
TAXI GIRLS - Static
Molto piacevole l'esordio del trio canadese, tra punk rock, un po' di grintoso beat stile prime Go Go's e poi Pandoras, Runaways, The Donnas, la grinta delle L7. Un ascolto davvero rinfrescante.
THE AGGROLITES - Super Atomic
Il "dirty reggae" della band maericana, intriso di soul e altre benefiche influenze, ci regala un ottimo album, nel loro classico stile. Poche le novità ma non sono richieste, quando si mantiene fede a uno stile impeccabile e pieno di ottime canzoni.
SUKI WATERHOUSE - Loveland
Pop di grande classe e raffinatezza, virato talvolta verso il soul e un gusto che riporta agli inglesi Primitives e agli svedesi Cardigans. Niente di imperdibile ma ci sono almeno tre/quattro brani di grande qualità.
SIR PETROL - Evil Design
Esordio affascinante, intrigante e avvolgente per Rebecca Magri, con un album dalle mille sfaccettature sonore. Si passa da volute psichedeliche a elettronica, tribalismi, trip hop, intermezzi quasi punk rock (Swallow and destroy), scarne e aspre note blues (Sonny Boy). Il tutto costruito con grande sapienza compositiva ma soprattutto produttiva, nella scelta dei suoni, nell'uso della strumentazione (Rebecca è polistrumentista) che accende di colori inconsueti ogni brano. Un lavoro di altissima qualità.
GIORGIA FARAONE - Primo tempo
La cantautrice salentina all'esordio con un ep di sei brani, raffinatissimo, elegante, dalle atmosfere soffuse e avvolgenti, in cui si sposano elettronica, nu soul, carezze jazz (Meno problemi), groove hip hop/funk (Cento felpe) e reggae (Fuoco). Canzoni di grande maturità stilistica e compositiva, voce pulita e suadente. Un lavoro eccellente.
DON ANTONIO - Dopo Tutto
Il quinto album del musicista romagnolo ne coglie appieno la maturità artistica, stilistica e compositiva. Antonio Gramentieri, alias Don Antonio, ha collaborato negli anni con grandi artisti italiani come Nada e Vinicio Capossela, e internazionali (Alejandro Escovedo, Dan Stuart, Hugo Race), calcando centinaia di palchi tra Europa, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Europa, Scandinavia e Balcani.
In Dopo Tutto accarezza le corde della chitarra, sussurra in ballate ammantate di blues, alt folk, country (nel consolidato stile di Jeff Tweedy o Calexico), abbracciando spesso e volentieri la migliore tradizione della canzone d'autore italiana (da De Andrè a De Gregori, passando per Fossati e il primo Bennato).
Tanta sostanza e poesia, arrangiamenti raffinatissimi, classe ed eleganza.
MARCO BENEVENTO – Glera
Il pianista italo americano ci delizia con un album ricchissimo di influenze, groove e spunti sonori di altissima qualità. La gamma ispirativa poggia le fondamenta sul jazz, in alcune delle sue più ampie variabili e contaminazioni: dal funk (Catoni), al soul, ai chiari riferimenti alle colonne sonore poliziesche anni 70 ((Sprezzatura), lounge, alla sexy Mina dei 70 (Quattro Passi con la voce sensuale di Chiara Civello), allo psych pop. Album gustosissimo, suonato a livelli di pura eccellenza, con un superbo livello compositivo.
ALESSANDRO FERRETTI – Basta Walter!
Brillante esordio per il cantautore bolognese, cresciuto artisticamente con Paul McCartney e Brian Wilson in costante sottofondo. E si sente. Anche se le influenze si trasformano in una elegante e ricercata forma di Britpop che guarda alla vena compositiva di Noel Gallagher, non disdegna i primi Blur e prende vie molto personali, che portano talvolta alla scrittura del Maurizio Vandelli con l' Equipe 84 dei tardi anni Sessanta. Molto interessante, ben prodotto, con i suoni giusti. Da tenere d'occhio.
THE BARIGOZZI GROUP - Woman's Colours
Preziosa ristampa di un "disco perduto" negli anni 70 della musica library, per insonorizzazioni e colonne sonore. Il flautista Giancarlo Barigozzi, insieme al chitarrista Sergio Farina e il pianista Oscar Rocchi, alle prese con deliziose sonorità tra funk e quello che poi verrà adorato nella scena acid jazz. Ogni brano (strumentale) richiama, con grazia, parti del corpo femminile, Violet Lips, Yellow Fingers, Blue Hair. Un gioiello di groove ancora fresco e attualissimo.
ScrimShanKers aka SSK THE BAND – s/t
La band pavese ha una lunga storia che risale ai primi anni Ottanta, quando orbitava nel giro garage/beat/psichedelico nostrano come Scrimshankers. Dopo anni di pausa, sono tornati con una formazione quasi fedele alle origini, pubblicando quattro nuovi brani, ora raccolti su supporto fisico. Cambia anche il nome e il sound si adatta alla maturità artistica raggiunta. Le radici sono le stesse: rock, blues, psichedelia. Si perde volutamente l’ardore dei tempi, virando verso atmosfere più introspettive, che guardano a Neil Young, Wilco, Giant Sand con alcune inflessioni armoniche che ricordano il Bowie dei primi anni Settanta. Il tutto ben fatto, curato e intrigante.
KLAXON – 100Celle City Rockers
Preziosa ristampa in vinile di un gioiello degli anni 90 punk italiani, a cura di HellNation, nel trentennale della pubblicazione. 100Celle City Rockers conserva la freschezza, l’energia e la rabbia dei tempi, tra punk rock, suggestioni Clash, un impatto poderoso, grazie anche a testi di primissima qualità. Per chi non avesse ascoltato la versione originale, un’eccellente occasione per mettere le mani su un lavoro essenziale per gli amanti dell’ambito.
LIBRI
Alessio Cacciatore / Giorgio Di Berardino - Boys in the band. Dal post-brit pop all'alternative rock
Già autori dei seminali "Britannica" e "Oasis. La rivoluzione del rock inglese", oltre ad altre pubblicazioni, Cacciatore e Di Berardino, tornano con un libro molto interessante, dedicato al post Brit Rock, dal 1998 al 2008, fase mai troppo analizzata.
In questo caso sviscerata in ogni sua componente, dai "grandi nomi" (Radiohead, Coldplay, Strokes) alla seconda fascia (Interpol, Franz Ferdinand, Yeah Yeah Yeahs) fino a un'infinità di nomi "minori" (che arrivarono spesso al vertice delle classifiche con album eccellenti), da Kaiser Chiefs a Doves, Travis, Belle & Sebastian, Libertines, Babyshambles, Coral, Little Barrie, Bloc Party e decine di altri.
In aggiunta centinaia di piccole realtà, analizzate e indicizzate.
Un lavoro certosino e completo che, per chi ha vissuto in tempo reale il periodo, consente di riscoprire nomi dimenticati o archiviati frettolosamente (da I Am Kloot a The Fratellis o The Enemy).
Su tutti il capolavoro dei Last Shadow Puppets The Age of the Understatement del 2008 che ancora riluce!
Luca Garrò - Johnny Cash. L'Uomo in Nero
L'Uomo in Nero, devoto al Signore e allo stesso tempo immerso in un vortice di autodistruzione che lo portò ripetutamente sull'orlo della morte, amato dalle comunità religiose, dal mondo country ma anche da quello rock, da quello conservatore a quello dell'America radicale e contestatrice, un vero patriota ma che non esitava a metterne in luce le contraddizioni e le mancanze del suo paese.
Johnny Cash ha vissuto mille vite, è morto e rinato più volte, è sempre stato indefinibile e inclassificabile, lasciando capolavori sonori unici ed esclusivi.
Il libro di Garrò ne ripercorre dettagliatamente la vita, artistica e personale (inscindibili), con molta cura e varie citazioni dalla sua autobiografia.
Un testo esaustivo e ben fatto.
Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day
Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
Stefano Alghisi - Ormond Bar. Le sirene di Joyce
Il disegnatore/fumettista Stefano Alghisi rivisita (parzialmente e personalmente, con opportune modifiche e ammodernamenti) l'episodio "Le sirene " da "L'Ulisse" di Joyce.
Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce.
Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).
Sinuoso e affascinante.
Giuseppe Defelici - Anno 1975. Un'estate a Londra
Defelici racconta, brevemente, di un'estate del 1975 al cospetto dei Pink Floyd a Knebworth (con anche Steve Miller Band e Captain Beefheart), il tutto intriso delle tipiche avventure di giovanissimi ragazzi piombati nelle magiche, quanto aspre, per certi aspetti, atmosfere londinesi.
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.
l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Sex Pistols. La rivoluzione punk
Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).
Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.
Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.
In edicola a 12.90 euro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 31 luglio: GoDown Festival Cervia “Planet Rock”
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"

Trovo il disco degli Strokes sia inutile (autotune compreso), indie pop trascurabile. Il fatto che loro siano stati una delle migliori garage band di inizio secolo sembra non interessi più a nessuno. La chiamano crescita artistica. Ma quando mai. Grazie per le tante altre dritte.
RispondiEliminaGiorgio
Ai primi ascolti ho avuto la stessa impressione, Giorgio. Poi mi sono ricreduto. Non è un capolavoro ma ascolto un bel po' di canzoni molto volentieri ("Go shopping" stupenda)
RispondiEliminaio mi sono messo ad ascoltare questo, con le nuove uscite faccio fatica ad entusiasmarmi (son vecchio):
RispondiEliminahttps://www.youtube.com/watch?v=Hv0zHElGYbo&list=RDHv0zHElGYbo&start_radio=1
Bravissimi i Views, ci suonammo nel 1987 con i Not Moving e ne uscì questo album live: https://www.discogs.com/it/release/1694067-Various-Rockbeef
RispondiEliminache meraviglia!
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