venerdì, luglio 29, 2022

Luglio 2022. il meglio del mese



A metà dell'anno buone cose con gli album di Fantastic Negrito, Ben Harper, Lazy Eyes, Graham Day, Miles Kane, Hoodoo Gurus, Liam Gallagher, Martin Courtney, Viagra Boys, Tambles, Black Midi, Spiritualized, Yard Act, Elvis Costello, JP Bimeni and the Black Belts, Shirley Davis and the Silverbcaks, Dedicated Men of Zion, Electric Stars, St.Paul and the Broken Bones, Abiodun Oyewole, York, PM Warson, Joe Tatton Trio, Jamie T.
Mentre tra gli italiani Bebaloncar, Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, Sacromud, Assalti Frontali, Temporary Lie-Cesare Malfatti e Georgeanne Kalweit, Bastard Sons of Dioniso, Organ Squad, The Cleopatras, Dear, White Seed, Tin Woodman, Alternative Station, Massimo Zamboni, Dear, Agape, Almamegretta e Path


BLACK MIDI - Hellfire
La band londinese con il terzo album tocca l'apice della creatività. Un album impressionante per potenza, eclettismo compositivo e realizzativo. Come se i Primus in acido andassero a braccetto con i King Crimson di "Discipline", i Battles, l'approccio cabarettistico degli Sparks, le esplosioni jazz noise di John Zorn. Il tutto con intermezzi orchestrali, un approccio Zappiano e mille altre bizzarrie, costruite con sapienza, creatività spiazzante e grande senso dell'humor e della spettacolarizzazione della musica.

MARTIN COURTNEY - Magic sign
Il leader dei favolosi Real Estate si concede un secondo album solista all'insegna di uno stupendo jingle jangle rock, sognante, immerso nei profondi 60's Byrdsiani, in melodie Beatlesiane, in canzoni di superba fattura. Bello e super cool.

JACK WHITE - Entering heaven alive
A pochi mesi di distanza dell'ottimo "Fear of the dawn", torna con un nuovo album (in cui suona praticamente tutti gli strumenti) il grande Jack.
Questa volta i toni sono soffusi, bluesy, poca violenza sonora, tante ballate acustiche ma sempre con un tocco di genialità "storta", di imprevedibilità compositiva.
Come sempre livelli altissimi.

VIAGRA BOYS - Cave world
Al terzo album la band svedese fa un centro perfetto mischiando il classico post punk che li ha caratterizzati con mille altre influenze, portando con sé James Williamson degli Sleaford Mods, andando di elettronica, di chitarre devastanti, Prodigy e Nick Cave in un solo abbraccio, perfino Suicide, Devo e i P.I.L.
Grande disco.

BEN HARPER - Bloodline maintenance
Blues, soul, funk, gospel, country, black music. Ben suona quasi tutto, anche il basso che fu prerogativa di Juan, l'amico e membro della band recentemente scomparso da cui l'album è ispirato. Le canzoni guardano ai maestri del soul dei 70, sono intense e profonde e portano questo album a livelli di assoluta eccellenza.

JAMIE T - The theory of whatever
Mancava da un lustro il cantautore di Wimbledon. Pregevole il nuovo album che mischia un'attitudine alla Billy Bragg con potenti brani rock in odore di punk, un approccio vocale tra Fall e rap, ballate quasi beatlesiane, episodi che trasudano umori Brit Pop e tanto altro. Album di grandissimo livello.

BUZZCOCKS - Senses out of control
In attesa del nuovo album, i Buzzcocks di Steve Diggle, orfani di Pete Shlley che ci ha lasciati nel 2018, tornano con un ep di tre brani che ripercorrono la consueta linea power pop/punk rock tracciata dal 1977. Niente di nuovo, ovviamente, ma perché privarsi di cose così belle e corroboranti?

ASSALTI FRONTALI - Courage
Migliaia di "rapper" hanno conquistato i gusti delle nuove generazioni ma solo una piccola parte conosce gli ABSOLUTE BEGINNERS, gli ASSALTI FRONTALI ( ASSALTI FRONTALI OFFICIAL PAGE). Quando nel 1990 comprai "Batti il tuo tempo" degli ONDA ROSSA POSSE il (mio) mondo cambiò di nuovo...per me uno dei 10 dischi italiani di sempre. Li seguo da allora, li seguirò sempre.
Gli ASSALTI FRONTALI sono ancora qui, nelle strade, a parlarci di quello che succede, adesso e ora, come i toaster giamaicani o i griot africani.
"Courage" è un nuovo disco, importante, profondo, immediato, urgente, attuale, moderno nella sua classicità sonora.

THE DINING ROOMS - Turn to see me
Torna lo spettacolare progetto di Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti, come sempre supportati da un buon numero di collaboratori, con il nono capitolo della saga Dining Rooms. Che si muove alla perfezione nella modernità sonora, attingendo da jazz, hip hop, nu soul ("Desire" è un vero e proprio malinconico e romantico gioiello di modern soul), elettronica, trip hop). I riferimenti si mischiano, sovrappongono, alimentano l'uno con l'altro. La classe del consolidato duo fa il resto e, ancora una volta, piazza un loro album nel probabile novero dei migliori dischi dell'anno.

PENZA PENZA - Neanderthal Rock
Arrivano dall'Estonia e suonano un funk torrido, psichedelico e tribale (la title track è una sorta di Stooges mette Funkadelic), primitivo e crudo. Spontanei e diretti, travolgenti.
Ascolto album:
https://www.youtube.com/watch?v=j34kFCoQAr0

THE TAMBLES - Scraping by
Il secondo album della band olandese è una gioia per tutti gli amanti del 60's garage beat più viscerale.
Ci sono anche primitivo rock 'n' roll, un pizzico di psichedelia, power pop, sprazzi soul, i primi Beatles.
Un lavoro di grandissima energia e qualità.

PAOLO NUTINI - Last Night in the Bittersweet
Al quinto album il cantautore britannico scrive una sorta di suo "Album Bianco" in cui, nell'arco di sedici brani, esplora una lun ga serie di ambiti sonori tra ballate acustiche, brani pop, soul, momenti quasi kraut, sperimentazione, rock epico. Non tutto è riuscito ma l'album è stimolante e riuscito.

MUSH - Down tools
La band di Leeds scartavetra con le chitarre che accompagnano una voce monocorde e canzoni sghembe. Un mix piuttosto personale tra Wire, Fall, That Petrol Emotion, Monochrome Set.
Affascinanti.

NICK CAVE - Seven psalms
Gli ultini album di Nick Cave sono stati all'insegna di sofferte e lugubri atmosfere, sospese, liquidi, solenni. Con il nuovo album si spinge ancora più in là con un lungo strumentale e brani di spoken word, suggestivi e cupi. Solo per i completisti.

THE SHARP CLASS - Tales of a teenage mind / I've got it coming
Arrivano da Nottingham, classico trio chitarra/basso/batteria, teenagers, i Jam e i Chords come riferimento principale, attitudine mod, energia, piglio clean,cool and hard. Semplicemente fantastici. All'attivo tre precedenti singoli e un ep che li raccoglie "Keep the flame alive".

PRONTI ATTENTI VIA! - Ma non sei tu
La band reggiana traduce il consueto nome di Ready Steady Go! e riarrangia brillantemente in italiano sei, più o meno oscuri, brani degli anni 60, di Kinks , Action, Moody Blues, Turtles, Mx Frost and the Troopers, Billy J Kramer portando una ventata di puro e semplice suono beat. Il tutto fatto con estrema competenza, stile, gusto, aderenza all'attitudine originale.

PELUQUERIA HERNANDEZ - Volume 4
Torna, con il quarto album (titolo e copertina citano volutamente i famosi volumi del sassofonista Fausto Papetti), la band veronese ed è di nuovo festa. Il loro mix di suoni latini, lounge, reggae, funk, soul, ritmi caraibici, richiami alle colonne sonore morriconiane e/o polizieschi anni 60 e70, prevalentemente strumentale, è come sempre divertente, coinvolgente, gustosissimo.
Composizione e arrangiamenti, come è loro abitudine, molto curati ma ciò che spicca è l'originalità (unicità è forse più appropriato) dell'interessantissima proposta.

ALMAMEGRETTA - Senghe
La band partenopea si conferma come tra le realtà più interessanti e al passo con il suono del nostro tempo. La loro miscela di influenze mediterranee, elettronica, nu funk, dub, reggae, world music, tematiche sociali è come sempre coinvolgente, d’avanguardia, fresco, attuale, moderno, pulsante. Un altro eccellente capitolo di una grande storia artistica.

BASEBALL GREGG - A life designed for fun
Un delizioso ep di quattro brani per il duo italo/californiano, preludio al nuovo album "Pastimes" in uscita in autunno. Atmosfere dolcemente acustico psichedeliche che evocano Rain Parade, Beach Boys, la California flower power dei Mamas and Papas. Eccellente.

A.S.E - Oltre / Luce
La band di Alessandria, guidata da Paolo Merenda, torna con un singolo dalla confezione originale e curatissima, mixato e prodotto dal mitico Don Zientara (già con Fugazi, Bad Brains, Scream e buona parte del catalogo Dischord Records). Punk rock di gusto "californiano" mid tempo di grande impatto e potenza. Allegata una raccolta di racconti dello stesso Merenda,come sempre tra il distopico e il crudo.

ASCOLTATO ANCHE:
MONDAY MICHIRU (gradevole nu soul jazz), NATURAL YOGURT BAND (ottimo funk strumentale).

LETTO

BRENDAN MULLEN - Lexicon Devil
I Germs sono stati tra i gruppi più devastanti della scena punk americana, padri putativi dell'hardcore punk, una vita breve e tragica, il cantante Darby Crash morto suicida con un'overdose a 22 anni, il chitarrista Pat Smear finito poi con Nirvana e Foo Fighters in situazioni più tranquille e salubri.
Attraverso le testimonianze di decine di protagonisti di quel breve periodo di vita della band (1977/1980), il libro (tradotto alla perfezione da Andrea Valentini) ripercorre una storia di degrado psicofisico, violenza, eccessi inimmaginabili ma anche di musica, creata e suonata in circostanze estreme ma assurta, con il loro unico album G.I. a pietra miliare di un'epoca e di un genere.
Darby Crash (e Pat Smear) si riempiono di acidi e ogni altra sostanza ogni giorno, sono fan di Queen, Bowie e Yes, sono disperati, violenti, senza futuro e dediti alle peggiori perversioni, insieme al "Circle One", il giro di amici altrettanto disperati.
Sarà una progressiva discesa verso gli inferi.
Ogni concerto è devastante, deragliante, brutale.
La dipendenza di Darby, lo scioglimento della band, l'effimera e breve esperienza con la Darby Crash Band, l'ultimo concerto di reunion dei Germs (il migliore di tutti), il suicidio.
Un libro tragico, violento, feroce.

CARMINE AYMONE/MICHELANGELO IOSSA/RICCARDO RUSSINO - La grande storia di Paul McCartney
Oltre 60 anni di una delle vicende più fulgide e di successo nella storia della musica pop non sono facili da condensare.
Ci riesce questo libro, scritto a sei mani, che in maniera esaustiva ma allo stesso tempo agile e veloce, racconta Paul dai Quarrymen ai giorni nostri, tra capolavori, sperimentazioni, gioie e dolori coniugali, aneddoti, dettagli, curiosità, la lunga lista di collaborazioni, un'ottima scelta fotografica.
Il racconto non è celebrativo ma, anzi, cosa apprezzabilissima, non risparmia critiche e giudizi severi sulla non sempre esaltante carriera solista.
Interessante il capitolo che descrive il potere economico di Paul, da cui riporto alcuni stralci.
E quanto l'interesse speculativo vada di pari passo con i suoi gusti musicali.
"MPL (McCartney Productions Ltd) Communications è la denominazione della scoietà-ombrello che tutela e curabgli interessi commerciali di McCartney.
La società detiene la proprietà, il controllo e la tutela di oltre 25.000 canzoni dagli inizi del secolo XX ad oggi (jazz, musical, swing, repertori bandistici, pop d'autore, rock n roll, tango, blues country, Wings e McCartney).
Esercita inoltre il controllo di 25 diverse società editrici sussidiarie nonché della quota editoriale dei brani composti con Lennon per i Beatles.
MPL controlla gli interi repertori di Fats Waller, Louis Jordan, Bessie Smith, Jerry Roll Morton, Carl Perkins, Buddy Holly.
Tra i brani della MPL Les feuilles mortes, Stormy weather, Let the good times roll, Route 66, Everybody needs somebody to love, Arrivederci Roma".
Nell'arco della sua carriera Paul McCartney ha firmato da solo o con altri autori 1.000 canzoni e poco meno di 200 di esse sono entrate nelle classifiche di tutto il mondo.
Con un patrimonio personale di circa un miliardo e 200 milioni di dollari, Paul Mccartney è il musicista più ricco del music businness.
Con i Beatles ha raggiunto la soglia dei due miliardi e 400 milioni di dischi venduti a cui si aggiungono vari altri formati e lo steaming che si attesta su due miliardi di ascoltatori.
Nella carriera solista ha venduuto 100 milioni di singoli e 700 milioni di album.
Più di cinque abitanti su sette nel pianeta ha a casa almeno una canzone di Paul.

UMBERTO SEBASTIANO - Il mondo finirà di notte
Un romanzo di formazione, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dal sapore acre e drammatico, sorta di "Quadrophenia" dalle tinte oscure.
Protagonista un giovane mod nella Pordenone pulsante del Great Complotto, nei primi anni Ottanta. Una storia d'amore giovanile si intreccia alla musica (con riferimenti precisi alla scena mod e alle band e ai personaggi pordenonesi dei tempi), alle sottoculture, a citazioni colte.
Umberto Sebastiano (già redattore de L'Unità, Duel, Nocturno, autore per Rai e Mediaset) scrive molto bene e in modo molto coinvolgente.
Il libro scorre fluido, tra colpi di scena, suspence e un finale tanto travolgente quanto inaspettato.

MARIO FORTUNATO - Autobiografia della gaffe
Un libro molto fresco, spigliato, apparentemente leggero ma in realtà non troppo, (auto) ironico sull'etica ed estetica della GAFFE, declinata nelle sue varie modalità esecutive. Fortunato aggiunge numeroe note autobiografiche, spesso spassose e gustose.
Perfetta lettura estiva.
«A vent’anni si è così poco sé stessi da non poter essere altro.
È l’età della gaffe: il momento della vita in cui la verità non ha fatto ancora in tempo a mascherarsi».
Si immagini dunque l’autore giovane, in un pomeriggio d’inizio estate, in una sala gremita di pubblico e autorità locali, esibirsi in un convegno su “La letteratura e i giovani” utilizzando come metafora la perdita di un braccio.
Si immagini poi, seduto in prima fila, accanto al Sindaco, un editore leggendario che si agita alle sue parole, voltandosi a destra e sinistra in preda a un nervosismo e un disappunto crescenti.
Nell’anima accecata del giovane autore si fa strada l’idea che nulla è meno visibile di ciò che sta molto vicino e così si accorge che, seduto in prima fila accanto all’editore, il Sindaco è privo di un braccio. Tuttavia è a quel punto che accade l’inimmaginabile: invece di concludere il suo discorso e tacere per sempre in preda all’onta, il giovane autore precipita in un gorgo ineluttabile di ignobili riflessioni sulla scrittura come arto mancante e amputazione primaria.
Tanto che, quando gli interventi cessano, l’editore leggendario gli sussurra in un orecchio: Sei così bravo in materia che dovresti scrivere un libro sulla gaffe.
Questo libro nasce per adempiere quel lontano suggerimento.

VISTO

FESTIVAL BEAT 28 - Salsomaggiore (Parma) 7/10 luglio 2022
Breve resoconto delle due serate, di venerdì 8 e sabato 9 luglio della 28° edizione del FESTIVAL BEAT, svoltosi a Salsomaggiore.
Un evento che trascende l'aspetto meramente musicale e artistico ma entra nell'ambito dell'antropologia sottoculturale.
Che testimonia, pur con un'incoraggiante presenza di nuove leve, il concetto dell' "ultimo bagliore di un sole che muore".
Sono fiammate luminose, reflui energetici di grande impatto che dimostrano ancora tanta vitalità. Ad appannaggio di un pubblico e di protagonisti di età "avanzata" (40/60 anni).
Non è una critica, al contrario una constatazione da leggere in chiave positiva con ancora tanta voglia di fare e di esserci.
Di rifiuto di una vita superficiale, provinciale, all'inseguimento dei like e dei social, della volontà di preservare un valore culturale di una nicchia, certo, però sempre viva e propositiva.
Un plauso ad organizzatori e staff che hanno reso ancora possibile un evento di tale portata.
Tanta gente, da tutta Italia ed Europa, entusiasmo e partecipazione.
Nelle due serate segnalo la bontà della proposta degli SHIVAS, psichedelici, west coastiani, melodici, eccellenti.
Più diretti e monocordi i francesi LES LULLIES, punk rock, MC5, rock 'n' roll.
Molto bravi.
Meno convincenti JAMES LEG, troppa ruvidezza (per quanto la versione di "A forest" dei Cure abbia abbattuto un'altra barriera...quando mai Robert Smith al Beat???), francamente deludenti i BELLRAYS, band che ho sempre seguito e adorato, ma in questa versione sempre più lontana dall'anima soul e più vicina a un hard rock un po' ripetitivo e scontato (con tanto di continui assoli di chitarra, oltre a quelli, evitabili, di basso e batteria).
Salva tutto la voce e la verve di Lisa Kekaula.
Non mi aspettavo granché dai GRUESOMES, invece perfettamente consoni al concetto originario del festival: garage beat, scontato e prevedibile, ma godibilissimo.
Molto bene gli one men band, ONE HORSE BAND e WASTED PIDO: punk blues torrido e minimale.
Con i NOT MOVING LTD abbiamo suonato, come sempre, come se fosse l'ultima cosa da fare in questa vita.
In molti lo hanno capito, tanti magari no ma a noi è piaciuto molto essere lì.

Fantastic Negrito live a Gardone Riviera 21/07/2022
Spettacolare come sempre, band di qualità eccelsa, un'ora e mezza di concerto per infiammare un disponibilissimo pubblico nell' Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), non pienissimo ma caldissimo (sia per la risposta dei partecipanti che per un caldo torrido e asfissiante, quanto i rigidi controlli degli steward).
Diciotto brani suonati quasi senza pause, passando da suggestioni palesemente James Brown a canzoni che evocano lo Stevie Wonder dei 70, pause di intensissimo blues (la classica "In the pines"), ed ecco spuntare Bill Withers (nella ripresa di "Ain't no sunshine"), gospel e un lunga immersione in un groove afrobeat.
I riferimenti sono infiniti, si pesca a piene mani in ogni angolo della black music, con passaggi jazz, talvolta al limite della fusion e con momenti degni dei più complessi groove prog.
Ma quello che si evidenzia è l'immediata riconoscibilità e personalità dei brani che pur facilmente accostabili a una matrice ben definita, diventano di completo ed esclusivo marchio FANTASTIC NEGRITO.
Dall'ultimo, eccellente, "White Jesus, black problems" pesca una manciata di brani, dai precedenti album il resto, con rabbioso finale di "Lost in a crowd".
Abile performer, suono perfetto, uno degli artisti più interessanti ed entusiasmanti in circolazione.
James Small è un batterista funambolico, 23 anni, potentissimo e allo stesso tempo raffinatissimo, che fa benissimo il paio con il preciso e metronomico bassista, Jon Herrera, il bravissimo tastierista The Professor Bryan C. Simmons e un'altra eccellenza alla chitarra, Tomas Salcedo.
Si parla poco dell'incredibile capacità vocale di Fantastic Negrito in grado di passare da acutissime a profondissime note, caratterizzando spesso in modo teatrale l'esecuzione delle canzoni, mantenendo un'intonazione sempre impeccabile.
Ad aprire gli ottimi Superdownhome, duo (chitarra e batteria) tra deep blues, country, rock 'n' roll, sporcizia sonora e tanto senso dello spettacolo. Da seguire!

J.P.Bimeni live a Porretta Soul Festival 22/7/2022
Il Porretta Soul Festival è una festa.
Di popolo, di appassionati, di curiosi, di musicisti, di decine di volontari che aiutano da 34 edizioni lo svolgimento di un evento prezioso e unico in Italia (ma non solo).
Il contatto è diretto, nessuna barriera, distanza, controlli paranoici, ci si mischia, ci si diverte, in totale pace e relax.
Di scena, quando ancora deve imbrunire, J.P. BIMENI AND THE BLACK BELTS.
La backing band spagnola macina ritmiche soul e rhythm and blues con una tecnica che sfiora l'eccellenza, precisi, impeccabili, divertenti ed evidentemente divertiti.
Chitarra, basso, batteria, Hammond, sax e tromba, all'unisono, pochi fronzoli o assoli, compatti e tremendamente efficaci.
Bimeni è splendido sul palco, nipote legittimo di Otis Redding, si muove con grazia ed eleganza, coinvolge il pubblico, seduto a un paio di metri dal palco, sfodera una voce impressionante, è empatico e ci regala un'ora e venti di grande musica.
Concerto super!
Presentati dalla verve di Rick Hutton si susseguono poi le apparizioni di Mitch Woods & His Rocket 88’s, Selassie Burke, John Ellison, Chick Rodgers, accompagnati dalla backing band Anthony Paule Soul Orchestra, con cui gli artisti si alternano cantando due/tre brani a testa.
Un'altra festa rhythm and blues, soul, boogie, funk.
Grazie a GRAZIANO ULIANI per averci offerto questa nuova edizione e per avermi ospitato nella presentazione del libro "Soul. La musica dell'anima", con tanta gente, appassionata e partecipe.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà"
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Nel sito www.goodmorninggenova.org curo settimanalmente una rubrica di calcio "minore".
° Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
E' uscito il nuovo album dei NOT MOVING LTD "Love Beat" per Area Pirata con otto inediti e una cover
Si trova nei negozi, ai nostri concerti e qui:
http://www.areapirata.com/dettaglio.php?cod=5490

Prossimi concerti NOT MOVING LTD
Sabato 3 settembre: Bologna “Frida”
Venerdì 23 settembre: Frosinone


Dal 28 maggio nel Comune AltaValTidone (Piacenza) la Rassegna musicale/letteraria ROCK AROUND THE BOOK.

Il programma:
https://tonyface.blogspot.com/2022/05/rock-around-book.html


Il nuovo, quarto, volume di COMETA ROSSA EDIZIONI è a cura di ROBERTO CALABRO' (scrittore e giornalista) e dedicato a "Exile on main street" dei ROLLING STONES nel 50° anniversario dell'uscita.

Ogni uscita di Cometa Rossa coincide con una ricorrenza precisa.
Il libro ricostruisce nel dettaglio la genesi del capolavoro degli Stones, dai brani lasciati fuori dai dischi precedenti all'irripetibile magia di Villa Nellcôte fino alle session finali a Los Angeles.
Contiene un'intervista esclusiva a MICK TAYLOR, recensioni originali dell'epoca (inglesi, americane, italiane), contributi di Dome La Muerte, Ferruccio Quercetti, Paolo Barone, Fabio Redaelli, il sottoscritto.
Di nuovo nella collana 100 CLUB (100 copie numerate e autografate di libri che non saranno mai più ristampati).
Il libro si troverà esclusivamente (non chiedetene copie a me, non ne ho!) presso la distribuzione di HellNation.

hellnation64@gmail.com

https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828

giovedì, luglio 28, 2022

Get Back. Dischi da (ri)scoprire


Speciale THE STRANGLERS.
Una delle band più originali e anomale uscite dalla scena punk, alla quale sono stati tangenti in virtù di un sound e un approccio filosofico/estetico poco ortodosso perfino in un ambito in cui la regola era che non ci fossero regole.
Aggressivi tanto quanto romantici, oscuri, esoterici, raffinati, hanno continuato ad evolversi e a cambiare riuscendo a mantenere intatta la loro riconoscibilità artistica.

Rattus Norvegicus (1977)
No more heroes (1977)
Black and white (1978)
Live (X)cert (1979)
La trilogia "punk" mette le carte in tavola le caratteristiche sonore peculiari della band: basso roboante, voce in equilibrio tra lo sguaiato e ricami melodici, tastiere doorsiane, batteria metronomica, testi provocatori e scarsamente "politically correct" (arriveranno accuse di fascismo - JJBurnell aveva militato nell'estrema destra- e misoginia mai, astutamente, smentite), vari guai con la legge, concerti aggressivi. Tre album in un anno, minacciosi, originali, potenti, alcuni classici destinati a entrare nella storia ("No more heroes", "Hangin around", "Peaches", "Nice and sleazy" tra le altre).
Il furioso live chiude simbolicamente la prima parte di carriera, pur essendo un lavoro un po' confuso dal semplice valore di testimonianza di un'epoca.

The Raven (1979)
The Meninblack (1981)
Il passaggio dalla dimensione più ruvida a una più matura, intellettuale e con sonorità vicine a new wave ed elettronica, ritmiche meno furiose e più sintetiche. Rimane il piglio degli esordi ma più stemperato e ricercato con spazio a sperimentazione.
I testi guardano a mitologia, esoterismo, alieni (The Meninblack è un concept su visitatori da altri pianeti e visioni bibliche). JJ Burnell dichiarerà che "The meninblack" è frutto delle loro esperienze conl'eroina. Più tradizionale "The raven", decisamente anomalo "The Meninblack".

La Folie (1981)
Scottata dallo scarso successo dei precdenti due album la band devia ancora, questa volta verso una dimensione (apparentemente) più pop.
In realtà il tono rimane sempre rivolto alla sperimentazione, all'elettronica, al kraut rock pur se con atmosfere più soft e gradevoli, in particolare nella epica "Golden brown" che consegna loro un grandissimo successo (nonostante sia un brano dedicato all'eroina...).

Feline (1983)
Un piccolo capolavoro che sposta le coordinate sonore della band un passo oltre. Sinuose ballate elettroniche, eleganza, raffinata decadenza Loureediana, atmosfere sensuali.

Aural Sculpture (1984)
Dreamtime (1986)
10 (1990)
Nonostante qualche buon colpo piazzato qua e là ("Always the sun", "So nice in Nice", "Sweet small of success") gli ultimi tre album con il chitarrista e cantante Hugh Cornwell sono episodi piuttosto confusi. Batterie programmate, sonorità sempre più sintetiche, arrangiamenti pomposi ed enfatici, scarsa ispirazione.

Stranglers in the night (1992)
About time (1995)
Coup de grace (1998)
Hugh Cornwell lascia la band che riparte da Paul Roberts alla voce e John Ellis (ex Vibrators, Peter Gabriel, Peter Hammill). I risultati non sono di particolare rilievo. Il cambiamento ha trasformato la band in una normale rock band che conserva solo vaghi riferimenti all'antica personalità. Gli album sono di una povertà d'ispirazione sconfortante, la band è, discograficamente allo sbando.

Norfolk Coast (2004)
Suite XVI (2006)
Giants (2012)
Dark matters (2021)
Perse ormai le speranze di ritrovare una band ormai persa, sei anni dopo l'ultimo album JJBurnell riprende le redini del convoglio e con il nuovo chitarrista Baz Warne che aveva sostituito John Ellis restituisce dignità allo storico nome con un album di buona qualità come Norfolk Coast, ottimi brani che tornano a fare ascoltare le caratteristiche che avevano reso famoso il gruppo. Niente di indimenticabile ma brani grintosi, diretti, minimali.
Stesso discorso per Suite XVI e che segna l'uscita, polemica, di Paul Roberts dal gruppo. Si torna alle origini, con freschezza, buona canzoni a la giusta attitudine. Effetto ribadito nell'ottimo Giants del 2012. Anche Dark matters, pubblicato nove anni dopo il precedente, il primo senza il batterista ultra ottantenne Jet Black, ritiratosi dalle scene, l'ultimo con il tastierista Dave Greenfiled, morto per Covid poco tempo prima, è un ottimo lavoro.

mercoledì, luglio 27, 2022

Umberto Sebastiano - Il mondo finirà di notte


Un romanzo di formazione, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dal sapore acre e drammatico, sorta di "Quadrophenia" dalle tinte oscure.

Protagonista un giovane mod nella Pordenone pulsante del Great Complotto, nei primi anni Ottanta.
Una storia d'amore giovanile si intreccia alla musica (con riferimenti precisi alla scena mod e alle band e ai personaggi pordenonesi dei tempi), alle sottoculture, a citazioni colte.

Umberto Sebastiano (già redattore de L'Unità, Duel, Nocturno, autore per Rai e Mediaset) scrive molto bene e in modo coinvolgente.

Il libro scorre fluido, tra colpi di scena, suspence e un finale tanto travolgente quanto inaspettato.

Umberto Sebastiano
Il mondo finirà di notte
Nutrimenti
286 pagine
17 euro

martedì, luglio 26, 2022

Brendan Mullen - Lexicon Devil


I Germs sono stati tra i gruppi più devastanti della scena punk americana, padri putativi dell'hardcore punk, una vita breve e tragica, il cantante Darby Crash morto suicida con un'overdose a 22 anni, il chitarrista Pat Smear finito poi con Nirvana e Foo Fighters in situazioni più tranquille e salubri.

Attraverso le testimonianze di decine di protagonisti di quel breve periodo di vita della band (1977/1980), il libro (tradotto alla perfezione da Andrea Valentini) ripercorre una storia di degrado psicofisico, violenza, eccessi inimmaginabili ma anche di musica, creata e suonata in circostanze estreme ma assurta, con il loro unico album G.I. a pietra miliare di un'epoca e di un genere.

Darby Crash (e Pat Smear) si riempiono di acidi e ogni altra sostanza ogni giorno, sono fan di Queen, Bowie e Yes, sono disperati, violenti, senza futuro e dediti alle peggiori perversioni, insieme al "Circle One", il giro di amici altrettanto disperati.
Sarà una progressiva discesa verso gli inferi.
Ogni concerto è devastante, deragliante, brutale.
La dipendenza di Darby, lo scioglimento della band, l'effimera e breve esperienza con la Darby Crash Band, l'ultimo concerto di reunion dei Germs (il migliore di tutti), il suicidio.

Un libro tragico, violento, feroce.

Se metti insieme il garage rock degli anni 60 e il glam dei settanta, ottieni -oh! - il punk rock. Il punk rock californiano ha le sue radici in due elementi: il garage rock dei 60, di gruppi come Count Five, Music Machine, Standelles, mescolato al glam rock di Alvin Stardust e T.Rex. (Kim Fowley)

Ci ritrovammo tutti lì (al Masque, mitico locale autogestito di L.A.) perché eravamo cresciuti in ambienti davvero incasinati, in un modo o nell'altro - chi arrivava dai sobborghi di Covina, chi, come me, da Palm Springs con un padre che faceva parte di una gang.
Penso che tutti noi siamo arrivati al punk spinti da un'infelicità generalizzata e con la necessità di dare sfogo a tante cose.
Io avevo già tentato di suicidarmi un paio di volte. Il punk rock per me non era una cosa leggera e divertente, ma un ambiente estremamente cupo.
(Nicole Panter, ex manager dei Germs, insegna alla Cal Arts).

Subito non capii che molti di questi ragazzini punk più giovani arrivavano da famiglie davvero incasinate...situazioni al limite...ed erano lì in cerca di una famiglia surrogata.
Non avevo capito quanto fossero davvero disperate molte di quelle persone.
(Judith Bell)

Mi piaceva il magnetismo sociale dei Germs...quella sorta di presenza aliena che possedevano..era come se Darby avesse una specia di potere ipnotico e gli piaceva usarlo.
Sembrava pazzesco che questo ragazzino incasinato esercitasse un tale potere sulle persone.
Era come se avesse una conoscenza intuitiva della psicologia comportamentale a livelli piuttosto avanzati.
(Geza X)

I Black Flag avevano questa etica del lavoro paleolitica.
Si facevano un culo enorme, notte e giorno, 24 ore al giorno.
Ai Germs a malapena riusciva di alzarsi dal letto la mattina.
(Don Bolles, batterista dei Germs)

I Germs non ebbero la minima chance di sopravvivere fin dal primo giorno. Non c'era assolutamente la possibilità di un successo su ampio raggio. (Brendan Mullen)

Per me l'idea del punk era legata alla creazione di una nuova arte e una nuova cultura; rimpiazzare qualcosa di brutto con con cose bellissimee e creare una comunità - cosa che nessuno di noi aveva mai sperimentato, perché venivamo da famiglie disastrate.
La comunità punk fu un po' la prima vera famiglia per molti che non ne avevano mai avuta una, ma a un certo punto iniziò a emergere una mentalità idiota da branco.
(Exene Chervenka, cantante degli X)

Brendan Mullen
Lexicon Devil. La breve vita e la rabbia senza tempo di Darby Crash e dei Germs
Hellnation Libri
Pag. 380
euro 28

lunedì, luglio 25, 2022

Alan Lomax e le controversie blues


Riprendo l'articolo pubblicato sabato scorso nelle pagine di Alias del Manifesto.

Muddy Waters sentì per la prima volta la sua voce registrata nel 1941, quando il ricercatore e etnomusicologo Alan Lomax, accompagnato da John Work, afroamericano, membro della Fisk University, arrivò nella piantagione di cotone di Stovall, in Mississippi, dove il futuro re del blues lavorava. Quando gli dissero che due uomini lo stavano cercando, Muddy pensò di nascondersi.
”Hanno scoperto che vendo whisky illegalmente”.
Non si trattava di questo, Lomax voleva semplicemente registrare le canzoni di Muddy Waters (anche se gli promise venti dollari che non gli diede mai), immortalare il blues più puro e vicino alle origini, quello suonato in una piantagione di cotone, con una chitarra sgangherata, da un musicista non professionista.

Alan Lomax con il padre John condusse una lunga ricerca, concentrata prevalentemente negli Stati Uniti del sud, di musica blues, cercandone interpreti nelle prigioni e nelle piantagioni, scoprendo talenti come Leadbelly e il già citato Muddy Waters.
Il materiale raccolto è conservato nell'Archive of American Folk Song nella Biblioteca del Congresso. Lavorò anche con Woody Guthrie e registrò materiale anche in Inghilterra, Italia e Spagna (durante il regime franchista a cui era riluttante e ostile, essendo ideologicamente molto vicino alle dottrine marxiste).

L'opera di Lomax è stata senza dubbio benemerita, ci ha consegnato un patrimonio che sarebbe andato perduto, un'eredità sonora e culturale di inestimabile valore.

E di questo non possiamo che essergliene grati. Anche in considerazione del fatto che nei tempi in cui incominciò il suo lungo e problematico lavoro, la cultura afroamericana interessava a pochi.

Ma l'approccio, la modalità di criterio nella scelta, molto precisa e selettiva del materiale, non è esente da dubbi e critiche.

Karl Hagstrom Miller, autore del libro Segregating Sound: Inventing Folk and Pop Music in the Age of Jim Crow, sottolinea: Quando Lomax si presentava in una comunità nera, non chiedeva: 'Fammi sentire le canzoni che ti piace cantare'. Voleva invece che gli venissero eseguite quelle che corrispondevano alla sua idea di folk, musica popolare e di blues.
Canzoni antiche e oscure con caratteristiche ben precise. Non era interessato, ad esempio, a canzoni di successo o di chiesa. Di conseguenza quello che hai l'opportunità di ascoltare in queste registrazioni non è ciò che piaceva agli afroamericani della classe media o quelli più abbienti, borghesi o agli afroamericani urbanizzati".

Lomax concentrò le sue ricerche nelle carceri e nei luoghi di lavoro rurali.

Lui stesso dichiarò:
”Le comunità nere erano semplicemente troppo difficili per lavorare con una certa efficienza e quindi mio padre ha avuto la grande idea che probabilmente tutte le persone peccaminose le potessimo trovare in prigione. E infatti lì le abbiamo trovate, con il loro incredibile corpo musicale".

Anche perché non c'era molta disponibilità, se non parecchia riluttanza e diffidenza, da parte degli afroamericani, vedi l'episodio iniziale di Muddy Waters, a “cedere” la loro cultura a un bianco con un registratore (in tempi in cui la maggior parte delle persone aveva scarsa dimestichezza con queste “novità tecnologiche”).
In prigione, con l'avvallo e la collaborazione delle autorità era tutto più facile. Lo stesso Lomax, esplicitamente, senza alcun dubbio morale, riportava nei suoi appunti:
“La guardia è uscita, spingendo un negro con un vestito a strisce con la punta del suo fucile.
Il poveretto, evidentemente temendo di essere punito, tremava e sudava con estrema paura. La guardia lo ha spinto davanti al nostro microfono”.


Non è improbabile che molte delle sue “prison songs” siano state registrate in queste condizioni di violenta sudditanza. Il prigioniero, magari isolato da anni, era per il ricercatore l'epitome della “purezza” artistica, autentica, non contaminata da influenze esterne.

Nel contesto si inserisce anche un ulteriore tassello culturale, come sottolinea la professoressa Dwandalyn Reece, curatrice musicale presso lo Smithsonian's National Museo di storia e cultura afroamericana: “In realtà le persone, bianche e nere, cantavano l'uno la musica dell'altro, a causa della stretta vicinanza che le due culture, pur così diverse, avevano, vivendo l'una accanto all'altra. E' inevitabile che la musica e le espressioni culturali che producevano fossero intrecciate e interconnesse”.

Karl Hagstrom Miller approfondisce meglio il concetto, apparentemente cinico ma assolutamente corrispondente alla realtà: "I proprietari bianchi di schiavi e gli schiavi neri vivevano insieme e lavoravano insieme nella piantagione.
I musicisti neri suonavano i valzer e le gighe alle feste dei bianchi. Negli anni '30 dell'Ottocento, neri e bianchi andavano insieme a incontri di “rinascita” nei campi, dove inni cristiani si mescolavano a pratiche religiose e musicali africane per creare le canzoni che conosciamo come spiritual. Negli anni 1880 e '90, si è creata un'industria musicale a livello nazionale, molto prima dell'avvento della radio. In sostanza c'era una differenza tra ciò che i folkloristi stavano cercando e ciò che le persone stavano effettivamente ascoltando”.

Dwandalyn Reece aggiunge un ulteriore spunto di riflessione, affermando che quelle scelte musicali, pur in buona fede, evidenziavano stereotipi negativi e pericolosi. Le scelte artistiche di Lomax suggerivano che "gli afroamericani sono criminali, analfabeti, non sono persone serie, non sono intelligenti.
Quella ricerca di 'autenticità' spinge su una divisione di ciò che un afroamericano può o non può essere".


Sempre paradossalmente e involontariamente, nel momento in cui il movimento per i diritti civili stava cercando di affermarsi, riunendo bianchi e neri in una causa comune, Lomax ha tracciato una linea netta tra la musica bianca e la musica nera che, con l'aiuto delle case discografiche, ha contribuito a tenere separate le due parti.
E' stato in qualche modo sottolineato come il suo operato sia diventato una sorta di brand attraverso il quale ha costituito una “narrazione” e una “costruzione” popolare che però non raccontano tutta la realtà della musica folk afroamericana. Altrettanto criticata la modalità con cui si è sostanzialmente appropriato del copyright delle registrazioni, senza pensare a corrisponderne una parte agli autori ed esecutori dei brani. Una particolarità tranquillamente in uso ai tempi e protrattasi anche nella scena inglese degli anni Sessanta dove non si contano i brani palesemente “presi in prestito” dai classici blues ma poi firmati da molti dei principali protagonisti di quegli anni.

Robert Gordon, autore della biografia “Muddy Waters. Dal Mississippi Delta al blues di Chicago” sottolinea:
“Grave è il rifiuto di Lomax di riconoscere il contributo altrui, in particolare quello di un afroamericano (l'aiutante John Work, nello specifico, sempre escluso da ogni tributo al suo lavoro) le cui idee, la cui ricerca, le cui conoscenze, sono risultate fondamentali per il conseguimento dei risultati da lui stesso perseguiti. I bluesmen erano di gran lunga più generosi e fluidi nello scambio di ispirazioni e conoscenze artistiche. Lomax ha registrato la cultura del blues ma non ha assorbito lo spirito di collaborazione che aveva fatto fiorire quella cultura”.

Alan Lomax era un uomo del suo tempo, con un comportamento che ai nostri giorni può apparire contraddittorio e lontano dalla “correttezza politica” a cui siamo abituati.
Rimane l'opera importantissima che ci ha lasciato e per la quale non sarà mai ringraziato sufficientemente.
“La funzione primaria della musica è quella di ricordare all'ascoltatore che appartiene a una certa parte del genere umano, viene da una certa regione, appartiene a una certa generazione. La musica di casa tua è un simbolo immediato per tutte le emozioni più profonde che le persone della tua parte di mondo condividono." (Alan Lomax)

sabato, luglio 23, 2022

J.P.Bimeni live a Porretta Soul Festival 22/7/2022


Il Porretta Soul Festival è una festa.
Di popolo, di appassionati, di curiosi, di musicisti, di decine di volontari che aiutano da 34 edizioni lo svolgimento di un evento prezioso e unico in Italia (ma non solo).

Il contatto è diretto, nessuna barriera, distanza, controlli paranoici, ci si mischia, ci si diverte, in totale pace e relax.

Di scena, quando ancora deve imbrunire, J.P. BIMENI AND THE BLACK BELTS.
La backing band spagnola macina ritmiche soul e rhythm and blues con una tecnica che sfiora l'eccellenza, precisi, impeccabili, divertenti ed evidentemente divertiti.
Chitarra, basso, batteria, Hammond, sax e tromba, all'unisono, pochi fronzoli o assoli, compatti e tremendamente efficaci.
Bimeni è splendido sul palco, nipote legittimo di Otis Redding, si muove con grazia ed eleganza, coinvolge il pubblico, seduto a un paio di metri dal palco, sfodera una voce impressionante, è empatico e ci regala un'ora e venti di grande musica.
Concerto super!

Presentati dalla verve di Rick Hutton si susseguono poi le apparizioni di Mitch Woods & His Rocket 88’s, Selassie Burke, John Ellison, Chick Rodgers, accompagnati dalla backing band Anthony Paule Soul Orchestra, con cui gli artisti si alternano cantando due/tre brani a testa.
Un'altra festa rhythm and blues, soul, boogie, funk.

Grazie a GRAZIANO ULIANI per averci offerto questa nuova edizione e per avermi ospitato nella presentazione del libro "Soul. La musica dell'anima", con tanta gente, appassionata e partecipe.

venerdì, luglio 22, 2022

Fantastic Negrito live a Gardone Riviera 21/07/2022


Prime tre foto da "BresciaOggi".

Spettacolare come sempre, band di qualità eccelsa, un'ora e mezza di concerto per infiammare un disponibilissimo pubblico nell' Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), non pienissimo ma caldissimo (sia per la risposta dei partecipanti che per un caldo torrido e asfissiante, quanto i rigidi controlli degli steward).

Diciotto brani suonati quasi senza pause, passando da suggestioni palesemente James Brown a canzoni che evocano lo Stevie Wonder dei 70, pause di intensissimo blues (la classica "In the pines"), ed ecco spuntare Bill Withers (nella ripresa di "Ain't no sunshine"), gospel e un lunga immersione in un groove afrobeat.
I riferimenti sono infiniti, si pesca a piene mani in ogni angolo della black music, con passaggi jazz, talvolta al limite della fusion e con momenti degni dei più complessi groove prog.
Ma quello che si evidenzia è l'immediata riconoscibilità e personalità dei brani che pur facilmente accostabili a una matrice ben definita, diventano di completo ed esclusivo marchio FANTASTIC NEGRITO.

Dall'ultimo, eccellente, "White Jesus, black problems" pesca una manciata di brani, dai precedenti album il resto, con rabbioso finale di "Lost in a crowd".
Abile performer, suono perfetto, uno degli artisti più interessanti ed entusiasmanti in circolazione.

James Small è un batterista funambolico, 23 anni, potentissimo e allo stesso tempo raffinatissimo, che fa benissimo il paio con il preciso e metronomico bassista, Jon Herrera, il bravissimo tastierista The Professor Bryan C. Simmons e un'altra eccellenza alla chitarra, Tomas Salcedo.
Si parla poco dell'incredibile capacità vocale di Fantastic Negrito in grado di passare da acutissime a profondissime note, caratterizzando spesso in modo teatrale l'esecuzione delle canzoni, mantenendo un'intonazione sempre impeccabile.

Ad aprire gli ottimi Superdownhome, duo (chitarra e batteria) tra deep blues, country, rock 'n' roll, sporcizia sonora e tanto senso dello spettacolo. Da seguire!

giovedì, luglio 21, 2022

PAT BOONE - In a metal mood: No more Mr. Nice guy
PAUL ANKA - Rock swings


PAT BOONE - In a metal mood: No more Mr. Nice guy
Nel 1997 il crooner PAT BOONE, noto integralista cristiano e irriducibile Repubblicano dalle idee di estrema destra, inodossa un giubbotto di pelle e riprende una serie di brani provenienti dalla sempre odiata scena hard metal e li ripropone in chiave swing jazz con tanto di big band di fiati. Al suo fianco rappresentanti del genere come Ritchie Blackmore e Ronnie James Dio oltre e una lista di grandi nomi da Dweezil Zappa a Sheila E. al batterista Gregg Bissonette.
Si cimenta con classici come “Smoke on the water” e “Paradise city” dei Guns N Roses e pure Judas Priest, Van Halen, Metallica, Ozzy, chiudendo con una buona “Stairway to heaven”.


PAUL ANKA - Rock swings
Nel 2005 PAUL ANKA ripete la medesima operazione, concentrandosi su un più ampio spettro “rock” e pop da Lionel Richie a Bon Jovi, via Spandau Ballet e Pet Shop Boys.
Raffinato e curato, raggiunge altissimi livelli con versioni riuscitissime di “Smells like a teen spirit” dei Nirvana, “Wonderwall” degli Oasis, “Jump” dei Van Halen, una dolcissima "Black hole sun" dei Soundgraden e una reinterpretazione super lounge di “Love cats” dei Cure. Voce super, album godibilissimo.

mercoledì, luglio 20, 2022

Sergio Ferri


Con il fotografo concittadino SERGIO FERRI ci si incrocia ogni tanto qua e là, su strade comuni, da lungo tempo.

Il suo recente lavoro merita un grande plauso.

All'interno del progetto “Comunità sicure” del Comune di Piacenza (che ha raggruppato tante realtà come il Laboratorio di Strada insieme al gruppo Educatori di Strada, la Cooperativa sociale L’Arco, la Comunità Sociale Papa Giovanni XXIII Onlus insieme agli operatori del progetto Ops, l’Associazione Genitori per Piacenza e Fabbrica&Nuvole odv) Sergio Ferri ha fotografato una cinquantina di ragazzi dai 14 ai 25 anni che vivono il quartiere Farnesiana di Piacenza, abitualmente definito (liquidato) come "difficile".

In cui i giovani creano nuove radici nel quartiere stesso, che diventa forma identitaria.

Nei suoi ritratti la società italiana che cambia, che è già cambiata, nonostante la cecità (ipocrita) di una parte della politica e della società stessa.

lunedì, luglio 18, 2022

James Brown in Italia. Aprile 1971


Dal programma RAI "Protagonisti alla ribalta", con il commento dell'attrice Martitia Palmer, la spettacolare esibizione di JAMES BROWN (con una band stratosferica, con il 18enne Bootsy Collins al basso e altre eccellenze) al Palasport di Bologna nell'aprile 1971.

"Ha tutti i requisiti dell'eroe popolare negro americano, infanzia poverissima, cantore di spirituals, i canti spirituali negri..."
...ritmi ancestrali, anzi primordiali, non solo africani, si fondono in una balletto fanatstcio, verniciato da poche frasi melodiche, di pochi accordi..."


https://www.youtube.com/watch?v=HIvrfWGGSwU&t=148s

James Brown: vocals, organ
Bobby Byrd: MC, vocals, organ
Darryl "Hasaan" Jamison: trumpet
Clayton "Chicken" Gunnells: trumpet
Fred Wesley: trombone
St. Clair Pinckney: tenor saxophone
Phelps "Catfish" Collins: lead guitar
Hearlon "Cheese" Martin: rhythm guitar
William "Bootsy" Collins: bass guitar
John "Jabo" Starks: drums
Don Juan "Tiger" Martin: drums

Soul Power
Brother Rapp
Aint It Funky Now?
Sunny
Bobby Byrd - I Need Help (I can't Do It Alone)
There Was A Time
Sex Machine
Papa's Got A Brand New Bag
I Got The Feeling
Give It Up Or Turn It Loose
It's A Man's Man's World
Please Please Please
Super Bad
Get Up, Get Into It, Get Involved

Il 21 aprile James Brown apparve a "Teatro 10" a RAI UNO presentato da Alberto Lupo con un quarto d'ora di fulminante live.

https://www.youtube.com/watch?v=XqInbiWH_vw

Give It Up or Turn It Loose
Sex Machine
It's A Man's Man's Man's World
Soul Power
Get Up, Get Into It, Get Involved
Sunny (outro)

Filadelfia


Foto prese dal web
1 sommossa totale in Centro quando hanno ucciso George Floyd
2 nord città
2 ragazzo in Centro con cartello ironico (protesta) ne trovi tanto a Philly che lo fanno
4 panoramica downtown

Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.

L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui
:

https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York

Philadelphia

Se siete a New York City per poco tempo e volete vedere un'altra grande citta' senza bruciarvi troppi giorni o prendere un altro aereo, la scelta piu' semplice puo' essere Philadelphia.

Ci sono autobus che partono ad ogni ora da Chinatown in NYC e in un'ora e 50 minuti ci si ritrova in Chinatown a Philadelphia al prezzo di circa 10/15 $ (prezzo variable), servizio disponibile tutti i giorni e si puo' viaggiare ad ogni ora giorno e notte.

Si puo' partire la mattina presto passando attraverso lo stato del New Jersey, per il Delaware per infine arrivare in Pennsylvania per poi tornare la sera.
Altre citta' come Boston o Washington DC sono molto piu lontane e richiedono minimo 5 ore.

Philadelphia e' una delle citta' piu vecchie degli Stati Uniti (1682) e anche una delle piu pericolose.

Con poco piu di un milione e mezzo di abitanti questa metropoli offre molti parchi e boschi, tantissimo verde al punto che molte zone residenziali esterne al centro sono impossibili da vedere dalle varie tangenziali per via dei boschi che coprono totalmente questi quartieri.

Due fiumi lo Schuylkill praticamente una piccola oasi con moltissimo verde e il Delaware piu grosso e portuale che divide il confine con lo stato del Delaware.
Scelta come location per moltissimi film (Blow Out, The Sixth Sense, Rocky, Twelve Monkeys, ecc) alla pari di New York City anche perche' piu economica per le riprese.

Qualche negozio di dischi in downtown:
Long in the Tooth
Repo Records
Borderline Records and Tapes
Sit & Spin Records
Philadelphia Record Exchange
Brewerytown Beats

Al 407 E Girard Av trovare il mitico negozio di chitarre e strumenti musicali liuteria DiPinto Guitars.
Inoltre Filadelfia è la patria del Philly Sound (Philadelphia Soul)

Una scena musicale punk fortissima e una delle scene di skaters insieme a Washington tra le piu' grosse di tutta la est coast, ci sono piu skate park rispetto a NYC.

A Philadelphia tutto e' un pochino piu economico rispetto a NYC.
Per salire su qualche grattacielo come il Comcast Technology Center (342 metri) ad esempio qui sono gratuiti rispetto alla Grande Mela dove paghi minimo 50 dollari per salire sull'Empire State Building.

Philly e' anche una delle piu' pericolose degli States un consiglio non andare ASSOLUTAMENTE nei quartieri a nord della citta' molto pericolosi, con gente armata fuori casa.

Distante dal centro citta', la parte nord e' un vero ghetto dove le sparatorie sono all'ordine del giorno e la discriminazione nei confronti degli Afro-Americani da parte della polizia è altissima, una vera guerra.
Piu un altissimo numero di tossicodipendenti e senzatetto ne fanno un non luogo.
Ultima droga diffusa il "Tranq Dose" oppioide veterinario che sta devastando tossicodipendenti da strada (per via del basso costo).

Quindi! se volete provare l'ebrezza del pericolo...
Let's Go

sabato, luglio 16, 2022

Mario Fortunato - Autobiografia della gaffe


Un libro molto fresco, spigliato, apparentemente leggero ma in realtà non troppo, (auto) ironico sull'etica ed estetica della GAFFE, declinata nelle sue varie modalità esecutive.
Fortunato aggiunge numerose note autobiografiche, spesso spassose e gustose.
Perfetta lettura estiva.

«A vent’anni si è così poco sé stessi da non poter essere altro.
È l’età della gaffe: il momento della vita in cui la verità non ha fatto ancora in tempo a mascherarsi».
Si immagini dunque l’autore giovane, in un pomeriggio d’inizio estate, in una sala gremita di pubblico e autorità locali, esibirsi in un convegno su “La letteratura e i giovani” utilizzando come metafora la perdita di un braccio. Si immagini poi, seduto in prima fila, accanto al Sindaco, un editore leggendario che si agita alle sue parole, voltandosi a destra e sinistra in preda a un nervosismo e un disappunto crescenti.
Nell’anima accecata del giovane autore si fa strada l’idea che nulla è meno visibile di ciò che sta molto vicino e così si accorge che, seduto in prima fila accanto all’editore, il Sindaco è privo di un braccio.
Tuttavia è a quel punto che accade l’inimmaginabile: invece di concludere il suo discorso e tacere per sempre in preda all’onta, il giovane autore precipita in un gorgo ineluttabile di ignobili riflessioni sulla scrittura come arto mancante e amputazione primaria.
Tanto che, quando gli interventi cessano, l’editore leggendario gli sussurra in un orecchio: Sei così bravo in materia che dovresti scrivere un libro sulla gaffe.
Questo libro nasce per adempiere quel lontano suggerimento.


Mario Fortunato
Autobiografia della gaffe
Neri Pozza Editore
160 pagine
euro 14.50

venerdì, luglio 15, 2022

Carmine Aymone / Michelangelo Iossa / Riccardo Russino - La grande storia di Paul McCartney


Oltre 60 anni di una delle vicende più fulgide e di successo nella storia della musica pop non sono facili da condensare.
Ci riesce questo libro, scritto a sei mani, che in maniera esaustiva ma allo stesso tempo agile e veloce, racconta Paul dai Quarrymen ai giorni nostri, tra capolavori, sperimentazioni, gioie e dolori coniugali, aneddoti, dettagli, curiosità, la lunga lista di collaborazioni, un'ottima scelta fotografica.
Il racconto non è celebrativo ma, anzi, cosa apprezzabilissima, non risparmia critiche e giudizi severi sulla non sempre esaltante carriera solista.

Interessante il capitolo che descrive il potere economico di Paul, da cui riporto alcuni stralci.
E quanto l'interesse speculativo vada di pari passo con i suoi gusti musicali.

"MPL (McCartney Productions Ltd) Communications è la denominazione della scoietà-ombrello che tutela e curabgli interessi commerciali di McCartney.
La società detiene la proprietà, il controllo e la tutela di oltre 25.000 canzoni dagli inizi del secolo XX ad oggi (jazz, musical, swing, repertori bandistici, pop d'autore, rock n roll, tango, blues country, Wings e McCartney).
Esercita inoltre il controllo di 25 diverse società editrici sussidiarie nonché della quota editoriale dei brani composti con Lennon per i Beatles.
MPL controlla gli interi repertori di Fats Waller, Louis Jordan, Bessie Smith, Jerry Roll Morton, Carl Perkins, Buddy Holly.
Tra i brani della MPL Les feuilles mortes, Stormy weather, Let the good times roll, Route 66, Everybody needs somebody to love, Arrivederci Roma".


Nell'arco della sua carriera Paul McCartney ha firmato da solo o con altri autori 1.000 canzoni e poco meno di 200 di esse sono entrate nelle classifiche di tutto il mondo.

Con un patrimonio personale di circa un miliardo e 200 milioni di dollari, Paul Mccartney è il musicista più ricco del music businness.

Con i Beatles ha raggiunto la soglia dei due miliardi e 400 milioni di dischi venduti a cui si aggiungono vari altri formati e lo steaming che si attesta su due miliardi di ascoltatori.

Nella carriera solista ha venduuto 100 milioni di singoli e 700 milioni di album.

Più di cinque abitanti su sette nel pianeta ha a casa almeno una canzone di Paul.

Carmine Aymone / Michelangelo Iossa / Riccardo Russino
La grande storia di Paul McCartney
Hoepli
256 pagine
21 euro

giovedì, luglio 14, 2022

Malick Sidibé


Malick Sidibé è nato nel 1936 in Mali, in un villaggio a circa 300 chilometri da Bamako.
Nel 1955 si innamora della fotografia. Nel 1962 apre lo Studio Malick nel quartiere popolare di Bagadadji.

E' considerato il più importante fotografo africano.

Immortalò la gioventù del Mali all'indomani dell'indipendenza del 1960, in piena esplosione di speranze per il futuro.
Che non sarà roseo.

La Biennale d’arte di Venezia del 2007 lo consacra con il Leone d’Oro alla carriera, ennesimo riconoscimento alla sua attività.
Continua a vivere e lavorare a Bamako.